9 maggio 1978 – 9 maggio 2016

38° Anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato

La memoria e l’impegno

Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo

 

VENERDI 6 MAGGIO

ore 16,30, presso la sala civica del comune di Cinisi, Convegno Antiracket: Il coraggio di dire NO, organizzato dai giovani Democratici. Interverranno: Elena Ferraro, imprenditrice antiracket di Castelvetrano; Gianluca Calì, imprenditore antiracket di Altavilla; Santi Palazzolo, imprenditore antiracket di Cinisi; modera Giuseppe Leone.

ore 18,30, presso la sala civica del comune di Cinisi, presentazione del libro di Gabriella Ebano, Insieme a Felicia. Il coraggio nella voce delle donne, Navarra editore. Interverranno: Franca Imbergamo, magistrato); Cristina Cucinella, Casa Memoria; Felicia Vitale nuora di Felicia Bartolotta Impastato; Anna Puglisi, Centro Impastato di Palermo; Lucia Sardo, attrice; saranno presenti l’autrice Gabriella Ebano e l’editore Ottavio Navarra; modera Silvana Polizzi, giornalista Rai.

SABATO 7 MAGGIO

ore 10,00, presso la sala civica del comune di Cinisi, a cura dell’Associazione Peppino Impastato di Cinisi: presentazione del documentario sul nostro territorio ed in particolare sull’ambiente marino costiero del golfo di Castellammare da Cinisi a San Vito Lo Capo, e proposte di risanamento e recupero di alcuni siti tra cui Spiaggia San Cataldo. E’ previsto l’intervento di esperti (tecno-scientifico, legale, politico) e un dibattito sulle proposte di recupero.

ore 16,00, presso Casa Memoria, Premiazione “II Memorial Peppino Impastato, Torneo di Calcio organizzato, dalla scuola calcio Acd Città di Cinisi.

Ore 17:30, Presso la sala civica del comune di Cinisi, convegno organizzato dall’Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato Onlus su “9 maggio 1978 – Una tragedia italiana”. Verranno trattati, per la prima volta dopo 38 anni, due avvenimenti tragici accaduti nello stesso giorno in un momento difficile per la storia del nostro Paese. Saranno presenti: Agnese Moro, figlia di Aldo Moro; Giovanni Impastato, fratello di Peppino; la giornalista-scrittrice Rita Di Giovacchino; Gianfranco Donadio, commissioni parlamentari Moro e Impastato; Giovanni Russo Spena, presidente del comitato sul depistaggio per il delitto Impastato, 1998, presso la Commissione antimafia; Umberto Santino, presidente del Centro siciliano di documentazione G. Impastato. Coordinerà l’incontro il giornalista Francesco La Licata.

A seguire un dibattito sulla storia e la memoria di Peppino Impastato a cura dell’ Associazione Peppino Impastato.

DOMENICA 8 MAGGIO

Ore:10,00, Tappa della terza edizione della “Moto Passeggiata alla Memoria”, intitolata quest’anno “Io sono Impastato di Legalità”, organizzata dal Moto Club Polizia di Stato delegazione di Palermo “Ruote libere”, che unisce simbolicamente il 9 maggio 1978, morte di Peppino, all’eccidio di Portella della Ginestra dell’1 maggio 1947. Per l’occasione sarà depositata sul luogo dell’omicidio una corona di fiori in memoria di Peppino.

Ore 10:30, presso la sala civica del Comune di Cinisi, Conferenza su “Diritti umani e legalità -Testimonianze dalle ingiustizie del mondo di oggi a cura di Casa Memoria e AfrikaSì Onlus. I relatori saranno i responsabili di Casa Memoria, di AfrikaSì Onlus e rappresentanti di associazioni che si occupano di migranti e diritto alla casa. Saranno proiettati due brevi video. Intervengono Giovanni Impastato Casa Memoria; Alessandra Tiengo, Presid. AfrikaSì Onlus; Fulvio Vassallo Paleologo, Ass. Diritti e frontiere; Nino Rocca, Comitato di lotta per la casa 12 luglio; Coordinerà l’incontro la giornalista e scrittrice Mimma Scigliano.

Ore 13,00, presso Pizzeria Impastato SS.113, contrada Valle Cera, pranzo per raccolta fondi a sostegno del progetto “La memoria e il presente” con Casa Memoria Impastato e Ass. Officina Rigenerazione (Per info: 3209434963).

Ore 16,00, presso la sala civica del comune di Cinisi, Seminario su Mafia e Antimafia dal maxiprocesso ad oggi, organizzato dal Centro Siciliano di documentazione G. Impastato di Palermo. Introduce e coordina: Umberto Santino Presidente del Centro Impastato. Interverranno: il presidente di Corte d’Assise Angelo Pellino, la docente di Sociologia Alessandra Dino, il presidente di Libero Futuro Enrico Colajanni, il vicepresidente del Centro Impastato Ferdinando Siringo.

Ore 17,30, Seconda Premiazione II° Memorial Peppino Impastato presso Casa Memoria

Ore 21,00, presso l’Atrio comunale del comune di Cinisi saranno protagonisti la musica di Federico Cimini e il teatro di Giulio Cavalli.

LUNEDI 9 MAGGIO

Ore: 10,30, presso il casolare in via Sandro Pertini, vicolo 9 Maggio 1978, presidio di protesta per l’esproprio del casolare dove fu assassinato Peppino Impastato. Interventi da parte delle associazione che sostengono la nostra causa e performance con interventi teatrali e musicali degli attori del teatro Proskenion di Reggio Calabria.

Ore 17,00, Corteo storico del 9 maggio da Radio Aut di Terrasini a Casa Memoria Cinisi. Interventi a conclusione del corteo.

Ore 21.00, presso l’Atrio comunale del Comune di Cinisi, VI° edizione del premio “Musica e Cultura”. Saranno presenti la Comunità San Benedetto al Porto di Genova fondata da Don Andrea Gallo e il vignettista Vauro ai quali verrà assegnato il premio che ritireranno nella stessa serata.

La serata si concluderà con una performance dell’artista Annalisa Insardà.

MARTEDI 10 MAGGIO

Ore 21,00, su Rai1 verrà trasmesso il film “Felicia Impastato” di Gianfranco Albano, con Lunetta Savino che interpreta Felicia.

Siamo contenti di comunicare che la Rai ha accettato la nostra proposta di trasmettere in prima visione nazionale il film su mamma Felicia in questo giorno, in continuità con le iniziative del “9 Maggio in memoria di Peppino Impastato”.

Eventi sportivi

Tanti anche gli eventi sportivi tra i quali, la biciclettata organizzata dalla cooperativa Libera-Mente, che gestisce il bene confiscato “Fiori di Campo” a Marina di Cinisi e dall’Associazione Margi Biker, e il campionato di calcio per i bambini II° Memorial Peppino Impastato, Torneo di Calcio organizzato dalla scuola calcio Acd Città di Cinisi.

Mostre che saranno aperte al pubblico dal 6 al 15 Maggio 2016

Il filo rosso della memoria- Racconto artistico dedicato a Felicia e Peppino Impastato. Mostra pittorica di Pino Manzella. La mostra itinerante organizzata da Cgil Ravenna, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Cgil Forlì, Coordinamento Libera Ravenna, Presidio Giuseppe Letizia Libera Forlimpopoli, Presidio Libera Forlì e Anpi Bagnacavallo, dopo aver percorso l’Emilia Romagna arriva a Cinisi, presso sala Civica Comunale

“Ciao Guido – I viaggi”, fotografie di Guido Orlando. L’ Ass. AsaDin, l’Ass.Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, l’Ass.ne Peppino Impastato e La famiglia Orlando presentano una interessante esposizione di scatti fotografici di Guido Orlando, fotografo professionista, compagno di Peppino e cofondatore di Casa Memoria, scomparso qualche anno fa, che raccontano l’anima, la quotidianità, la storia dei luoghi visitati, le emozioni, i sorrisi, la gente.

“LIFE IN THE SLUM” Through our eyes, testimonianze dalle ingiustizie del mondo di oggi. Life in the slum è il frutto del percorso di studio e di lavoro di ragazze e ragazzi che vivono negli slum (baraccopoli) di Nairobi. AfrikaSì Onlus ha accolto la richiesta di alcuni giovani che, incuriositi dalla macchina fotografica, hanno espresso la volontà di avvicinarsi al mondo della fotografia.

Io non ritratto”- Peppino Impastato una storia collettiva. Compagne, compagni,amici e familiari di Peppino ritratti oggi dai fotografi dall’Associazione AsaDin. Presso Sala Civica Comune di Cinisi.

Dal 6 al 9 maggio il Camper di Radio 100 Passi sosterà di fronte l`ex casa Badalamenti, intervisterà alla radio gli ospiti presenti per le iniziative e trasmetterà in diretta web il discorso conclusivo del corteo e i concerti con una postazione in piazza Vittorio Emanuele Orlando di Cinisi.

 

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Segreteria

Ass. Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato Onlus

C.so Umberto I 220, 90045, Cinisi

contatti;  cell. 334 1689181/ tel. 091 866 6233

sito internet: www.casamemoria.it

 

9 maggio 1978 – 9 maggio 2015 

37° Anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato

La memoria e l’impegno

Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo

 

MERCOLEDI 6 MAGGIO

ORE 21:00, presso Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato; Spettacolo teatrale: “Illegalità, mafia, corruzione…e la politica?” Organizzato dal Gruppo scout di Cinisi: 1 Branca Rys clan “Croce del sud”.

 

GIOVEDI 7 MAGGIO

ORE 21:00, presso Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato. Proiezione film – documentario “Come il fuoco sotto la brace”. Segue incontro dibattito con il regista Giuseppe Firrinceli e  ATTIVISTI NO – MUOS.

 

VENERDI 8 MAGGIO

ORE 11:00, presso la Sala Civica del Comune di Cinisi: presentazione del libro fotografico 9 Maggio 1978 sul delitto di Peppino Impastato, con fotografie di Paolo Chirco e testimonianze dei suoi compagni di lotta. Ed. Casa Memoria. Organizzata da Casa Memoria, Centro Impastato di Palermo, Associazione Peppino Impastato di Cinisi.

A seguire presentazione mostre: “State Secret” di Calogero Russo; “Ouragan” di Riccardo Scibetta. Verranno esposte le foto presentate al premio fotografico Peppino Impastato ed. 2014.

ORE 15:00, presso la Sala Civica del Comune di Cinisi, convegno sui beni confiscati. Corso di formazione per avvocati, organizzato dal Comune di Cinisi, Libera e Cooperative beni confiscati.

ORE 18:30, presso il Cine Alba, Corso Umberto I, prima proiezione, organizzata da Casa Memoria in collaborazione con LabNovecento45 di Cinisi, del film  “La Trattativa” di Sabina Guzzanti. Dopo la proiezione dibattito con Sabina Guzzanti.

ORE 21:00, presso il Cine Alba, seconda proiezione del film “La Trattativa” di Sabina Guzzanti. Segue dibattito con Sabina Guzzanti.

 

SABATO 9 MAGGIO

ORE 9:30, presso Ex Casa Badalamenti, incontro organizzato dal Coordinamento dei comitati NO – MUOS con comitati e resistenze territoriali.

ORE 11:00, presso la Sala Civica del Comune di Cinisi, presentazione del libro L’altra resistenza. Storie di eroi antimafia e lotte sociali in Sicilia di Giuseppe Carlo Marino e Pietro Scaglione, prefazione di Luigi Ciotti, Ed. Paoline, con la presenza del vescovo di Monreale Michele Pennisi, organizzata dall’Azione Cattolica Diocesana di Monreale in collaborazione con le Associazioni parrocchiali di Cinisi.

ORE 15.00, biciclettata da Capaci ai luoghi dove Peppino ha vissuto e lottato, fino a Radio Aut, punto di partenza del Corteo. Organizzata dalla Cooperativa Libera-mente.

ORE 17:00, corteo da Radio Aut (Terrasini) a Casa Memoria con interventi conclusivi a Casa Memoria Impastato.

Il sindaco di Cinisi ha annunciato che dopo il corteo verrà rimossa la targa della via intitolata a Salvatore Badalamenti, fratello di Tano Badalamenti.

ORE 20.00, presso l’atrio del Comune di Cinisi, spettacolo teatrale “Salsi colui Storie sepolte”, Teatro Proskenion in collaborazione con l’Osservatorio sulla ‘ndrangheta, del progetto Onda d`urto, sostenuto da Fondazione Con il SUD.

ORE 21.30, presso la piazza Vittorio Emanuele Orlando di Cinisi, V Edizione del Premio Musica e Cultura; premiazione della II edizione del Concorso fotografico Peppino Impastato. Concerto di Cassandra Raffaele e della band Malmaritate.

 

DOMENICA 10 MAGGIO

ORE 10:30, presso Radio 100 passi Ex Casa Badalamenti, presentazione in diretta radio del libro Io sono Peppino,di Simona della Croce, Edizioni Zem. Con l’autrice interverranno Giovanni Impastato, Danilo Sulis e Claudio Porchia, presidente del Centro Impastato di Sanremo (IM).

ORE 11:00, presso la Sala Civica del Comune di Cinisi;, convegno sull’immigrazione organizzato da Casa Memoria, Centro Impastato e associazioni antirazziste. Modera l’incontro Fulvio Vassallo Paleologo (L’altro diritto – Sicilia).

Dall’8 al 10 maggio si disputerà nel campo sportivo di Cinisi il “1° Memorial Peppino Impastato”, manifestazione di calcio giovanile organizzata dalla scuola calcio Acd Città di Cinisi in collaborazione con l’associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato.

ORE 17:30, presso Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato: Premiazione torneo di calcio “Memorial Peppino Impastato”.

ORE 19:00, presso l’atrio del Comune di Cinisi: Spettacolo Reading “L’urlo di Maggio”, tratto dal libro 9 maggio ’78. Il giorno che assassinarono Aldo Moro e Peppino Impastato di Carmelo Pecora.

ORE 21:30, presso la Piazza Vittorio Emanuele Orlando di Cinisi: spettacolo-Concerto di Marco Ligabue e la compagnia teatrale NoveTeatro di Novellara.

Dall’8 al 10 maggio Trenino della legalità verso i luoghi della memoria messo a disposizione dei partecipanti. Il 9 e 10 maggio dalle 18,30 alle 24,00.
Degustazione prodotti eno-gastronomici del territorio e delle cooperative di Libera; mostra mercato artigianale locale.

Presso “Fiori di Campo”, a Marina di Cinisi, struttura ricettiva gestita dalla Cooperativa Libera-Mente, sarà possibile pernottare. La Cooperativa organizzerà anche un campeggio per i viaggiatori che arriveranno a Cinisi per l’occasione.

Hotel Cala Rossa by Seaclub via Calarossa, Terrasini. info@hotelcalarossa.it Tel. 0918686189.

 

9 maggio 2013 

35° Anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato

LA MEMORIA E L’IMPEGNO

Cinisi 8 Maggio 2013

Ore 16.00: presso l’ aula Civica in Piazza V. E. Orlando Cinisi convegno sull’efficienza delle amministrazioni democratiche, organizzato dal PD di Cinisi

ore 18.00: Presentazione del rapporto di Avviso Pubblico “Amministratori sotto tiro” con l’intervento del presidente di Avviso Pubblico Andrea Campinoti, di Umberto Santino, di Giovanni Impastato e di alcuni Sindaci presenti alla manifestazione.

Ore 21.00: Chiesa Redemptoris Mater in contrada Piano Peri “Veglia di preghiera per la Legalità e la Giustizia sociale”, presieduta da Monsignor Alessandro Plotti, vescovo di Trapani.
Organizzata dall’Azione Cattolica di Cinisi.
Cinisi, 9 Maggio 2013

Alle 9.30: Ritrovo e partenza del corteo degli studenti dell’Ist. Comprensivo di Cinisi e di altre scuole provenienti da tutta Italia.

Ore 10.30: ” Inaugurazione della Casa-museo Casa Memoria Felica e Peppino Impastato”
Interventi di: Giovanni Impastato, Rosario Crocetta, Presidente della Regione Siciliana, Claudio La Camera, Umberto Santino. Nell’occasione verranno inaugurate altre pietre d’inciampo dedicate a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Boris Giuliano, Carlo Alberto dalla Chiesa alla presenza dei familiari.

Alle 12,00: iniziativa pubblica in contrada Feudo presso il casolare, dove è stato assassinato Peppino Impastato, con la partecipazione del Presidente della Regione Rosario Crocetta, delle istituzioni e delle associazioni.

Ore 14.00: Laboratori Tematici presso la sala civica del comune di Cinisi:
Le parole e la geografia della mafia.
Buona prassi delle amministrazioni locali (sindaci appartenenti ad Avviso Pubblico)
La forza dell’ironia e della satira

Ore 17.00 corteo in memoria di Peppino Impastato da Radio Aut a Cinisi. Conclusione e interventi finali da Casa Memoria.

Ore 21.00: Atrio comunale di piazza Vittorio Emanuele Orlando Esibizione dei ragazzi dei laboratori di legalità all’interno del progetto “Ponte per la memoria”.
III° premio Musica e Cultura assegnato a Moffo Schimmenti e ai Tête de bois con la presenza di Andrea Satta. Presentazione del libro ” Musica contro le mafie” a cura di Gennaro De Rosa e Marco Ambrosi
Alloggi convenzionati:

Città del Mare Hotel village, SS, 113 Km 301,100 90049 Terrasini ( PA)
Centro prenotazioni +39 0918687555

Resident “Ciuri di Campo”, bene confiscato alla mafia, affidato alla cooperativa Liberamente, Marina di Cinisi via S. Pertini, Cinisi ( PA)
Pernottamento e colazione
Contatti: 339 2485455 3292231288
Le iniziative proseguiranno a:

Ponteranica, provincia di Bergamo, 11 Maggio

Ore 18.00: Incontro dibattito Mafia e Antimafia a Nord e a Sud, intervengono:
Giovanni Impastato, Umberto Santino e Martina Panzarasa.

Ore 20.00: rinfresco con il vino Cento Passi ad offerta libera per finanziare i costi dell’iniziativa.

Ore 21.00: Sandra Boninelli canterà delle canzoni antimafia popolari siciliane. Video clip “41 bis la vita è fuori” dedicato al Cidma. Drum circle con Drum power e Diana Teboldi – voce, forza e suono dell’antimafia con tamburi e percussioni.
Monza, 12 Maggio

Ore 9.00: Cimitero San Fruttoso, deposizione fiori in memoria di Lea Garofalo

Ore 9.30 – 12.30: Convegno “Antimafia bene comune”. Coordina Iole Garuti, pres. Sao-Omicron.
Intervengono: Giovanni Impastato, Biagio Catena Cardillo, ref. Comitato beni comuni di Monza e Brianza, Marco Fracetti, direttore osservatorio antimafia di Monza e Brianza “Peppino Impastato”, Paolo Conti, Legambiente di Desio, Dario Crippa, giornalista del Giorno.
Iseo (Brescia), 13 Maggio

Intitolazione a Peppino Impastato della Biblioteca all’interno del Circolo Arci dei Lavoratori

ore18.00: Apericena
ore 18.30: Letture tratte dal Libro “Donne di mafia”
A seguire: Intervento di Giovanni Impastato e cerimonia di intitolazione della biblioteca.

9 maggio 2012
Ricordare per continuare a lottare con Peppino e Felicia

Iniziative del Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo
per ricordare Peppino Impastato

Cinisi, 6-9 maggio 2012

6 maggio, ore 17, presso Casa Badalamenti, incontro sul tema: “Mafie e traffico di esseri umani”. Introduce e coordina Umberto Santino, intervengono: Vivian Wiwoloku, Fulvio Vassallo, Nino Rocca e altri rappresentanti del Comitato antitratta, Pietro Milazzo, Emilia Pasta. Ore 18.30, iniziativa in ricordo di Guido Orlando.

7 maggio, ore 17:00, presso Casa Badalamenti, incontro sul tema “Grandi opere, mafie e corruzione”, con la presentazione del libro di Ivan Cicconi: Il libro nero dell’alta velocità.

8 maggio, ore 17:00, presso il Salone comunale, piazza Vittorio Emanuele Orlando, presentazione della nuova edizione del libro , con Giovanni Russo Spena, Umberto Santino, Giovanni Impastato.

9 maggio, ore 17:00, partecipazione al corteo da Radio Aut (Terrasini) a Casa Memoria (Cinisi).

9 maggio 2011
Intervento di Giovanni Impastato al termine del corteo

Compagni e compagne, ma anche amici e amiche,

anche quest’anno siamo qui a Cinisi per ricordare mio fratello Peppino a 33 anni dalla sua uccisione e mia madre Felicia che ha saputo fino alla sua scomparsa, consolidare la memoria delle lotte del figlio e individuare i giusti mezzi per diffonderla, per rendere giustizia alla sua storia che era di dolore, ma anche di speranza.
Felicia ha saputo costruire un precedente, anticipare i tempi, preparare tutte le prerogative per far si che proprio la memoria sopravvivesse alla sua morte, che superasse i limiti della stessa vita.
La sua eredità che ancora permea le pareti di quella che oggi è diventata Casa Memoria Impastato ispira il nostro percorso, dà fondamento alle nostre idee, arricchisce il nostro modo di ricordare che fa sue quelle emozioni, quei sentimenti e quelle esigenze che solo una madre alla quale strappano via un figlio rivoluzionario può provare, un figlio che ha speso la sua vita contro il potere politico-mafioso e in difesa dei diritti dei più deboli e della libertà. È un misto di dolore, orgoglio, che alimenta la voglia di fare, di essere capace di stare ai suoi passi.
Il nostro percorso vuole fare dell’impegno, ma anche dell’arte, della poesia, della cultura e di ogni forma di sensibilizzazione mezzi di azione politica che sappiano apportare cambiamenti effettivi nel territorio, nelle persone, nel loro modo di prendersi cura degli altri e del loro mondo.
Rifiutiamo ogni forma di cecità o di settarismo, ogni stereotipo o infantilismo.
Fare politica vuol dire coltivare il proprio senso di responsabilità, farsi capaci di ascoltare gli altri e trovare il giusto modo di farsi capire, il giusto linguaggio.
Quest’anno deve essere per noi l’anno della svolta, l’anno in cui anche la distanza tra Peppino con la sua storia e il paese di Cinisi si riduca, finalmente; l’anno in cui possiamo cominciare a parlarci e a capirci.
Fare politica oggi per noi sull’onda di quanto realizzato da Peppino vuol dire lavorare per obiettivi raggiungibili, passo dopo passo, lungo la strada che speriamo ci conduca al cambiamento reale di questo paese. Non sono stati pochi i risultati che abbiamo raggiunto come famiglia assieme ad Anna ed Umberto del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato di Palermo ed alcuni ex compagni di Peppino, a volte anche nel pieno isolamento, a partire dalla condanna di Gaetano Badalamenti e di Vito Palazzolo e il rapporto della Commissione parlamentare antimafia che ha elencato, unico caso in Italia, i nomi e i cognomi dei depistatori, uomini delle istituzioni che hanno complottato per evitare che la verità venisse a galla, per nascondere agli occhi di tutti come la nostra sia una democrazia bloccata, come dice Umberto Santino, che non si basa su una necessaria coscienza dei diritti o capacità di individuare le giuste strategie di azione.
Sono vittorie storiche, importanti pietre miliari che non vanno dimenticate, perché il nostro percorso no, non inizia sempre da zero, ma continua, nel ricordo e nell’impegno, procede passo dopo passo e lascia il segno, un segno indelebile ed è questo quel che conta.
Il tempo non passa invano, anzi, rende più solide ed efficaci le esperienze fattive e di sostanza e vanifica ed annulla quelle che vivono di sola immagine, di soli nomi e di idolatrie o strumentalizzazioni politiche.
Casa Memoria Impastato c’è e ci sarà e spera di poter essere un punto di riferimento per il paese di Cinisi, anzi, farà di tutto per esserlo, soprattutto per le nuove generazioni, per quei giovani che ci hanno forse guardato con disprezzo o con indifferenza coi quali speriamo di iniziare un dialogo per riportare la loro attenzione su quelle che sono le vere necessità proprie e del contesto in cui vivono.
Vogliamo, nei limiti del possibile restituire loro la speranza, la voglia di riscoprirsi come soggetti agenti e fattori del proprio futuro.
Perché nel vuoto culturale ed umano che ci circonda è da lì che bisogna cominciare, evitando invasioni e forzature o inutili forme di indottrinamento politico, basate su fantocci o falsi simboli che non hanno nulla a che fare con il saper parlare alla gente.
L’impegno politico di Peppino, il suo essere un rivoluzionario comunista partiva dall’essere un uomo creativo e sensibile, non prescindeva dal fare propri quei mezzi più efficaci per farsi ascoltare, come la radio, il teatro di strada, le animazioni con i bambini del paese, i festival musicali accanto al lavoro di controinformazione, i cortei, le occupazioni, gli scontri, ecc.
Dimenticare questo vuol dire ridimensionare la sua figura, cancellare una buona parte del suo percorso, efficace proprio perché sapeva svilupparsi a 360 gradi, proprio perché evitava qualsiasi schema imposto dall’alto e qualsiasi forma di inquadramento militaristico o militantistico.
Non voler considerare questo vuol dire iconizzare Peppino, spegnere la forza della sua memoria e, nei casi peggiori, strumentalizzarla.
Non proviamo vergogna ma orgoglio nel pensare che tanti soggetti della collettività oggi possono riconoscersi nelle sue lotte, farsene ispirare, fare propri i suoi principi, persone di estrazione diversa e con origini diverse e non vogliamo che ci sia nessun dettame o nessuna supposta selezione della razza politica a riguardo.
Quando è stato il caso di difendere Peppino dalle strumentalizzazioni fasciste o dalle cancellazioni leghiste non ci siamo mai tirati indietro, ma abbiamo risposto a testa alta, e siamo stati lasciati soli proprio da coloro che oggi si credono eredi politici del suo percorso.
Allo stesso tempo vogliamo che il 9 maggio sia una ricorrenza sociale, collettiva, dove i militanti possano riconoscersi accanto a studenti, sindaci democratici che hanno ottenuto l’intitolazione di strade spesso lottando con la minoranza, ma anche bambini, mamme, cattolici, musulmani, ecc.
Il 9 maggio è una data da rispettare che nessuno può usare per propri vantaggi elettorali, personalistici o politici.
Dobbiamo essere noi i primi dal basso a rispettare questa data, prima di pretendere, se ci va di farlo, il rispetto che viene dall’alto, che certo non arriverà facilmente, visto che per l’ennesima volta il ricordo di Peppino viene cancellato dalla ricorrenza in ricordo delle vittime del terrorismo.
Il 9 maggio non è solo “cosa nostra”, ma appartiene alla collettività, come “Casa Badalamenti” non è “Casa nostra”, ma una casa confiscata al boss mafioso del paese che al paese deve ritornare, ai suoi cittadini e ai suoi abitanti.
Quel luogo merita tanto rispetto quanto la casa di Peppino perché anche quel posto porta con sé una memoria che certo deve essere come esorcizzata, ma è pur sempre una memoria.
Quel luogo non può essere destinato all’uso privatistico, ma dovrà tornare alla collettività, dovrà fornire servizi, costruire possibilità per il territorio, oltre a conservare il suo nome per l’appunto “Casa Badalamenti” come ricordo di quel che è stata e non deve essere un luogo da invadere e di cui impossessarsi.
La nostra gestione dovrà essere solo un mezzo facilitante e nient’altro.
La vittoria riguardo la confisca ci sarà soltanto nel momento in cui sarà Cinisi ad entrarvi, altrimenti, se questo non accadrà, avremo fallito tutti e grandemente.
Questo mio vuole essere un appello e non un intervento di rottura, un appello alle coscienze, un appello alla sensibilità e un appello alla responsabilità.
La memoria di Peppino e di Felicia è cosa troppo importante per essere gestita come in un gioco di ruoli.
Difficili sono gli obiettivi che ci poniamo e, quindi, è necessario essere uniti e coordinati, ma per esserlo è necessario d’altronde essere netti e chiari ed evitare revisionismi, protagonismi, stupide divisioni o selezioni, basate, quando va bene, su pregiudizi o false convinzioni.
Certo sembra strano che a dirlo sia proprio io, in rappresentanza della famiglia che, con il Centro Impastato di Palermo, ha deciso di non aderire al Forum Sociale Antimafia.
È vero, le divisioni fanno male, come gli screzi, ma fa più male la mancanza di chiarezza, di fiducia e di rispetto, che scatena tensioni, offese ed incomprensioni.
Fa più male la stagnazione della crisi, che gonfia solo i risentimenti, e per questo a volte è necessario scatenarla, lasciare che si apra al dibattito, poiché solo in questo modo si può ricominciare.
Fa più male, infine, la mancanza di riflessione e crescita politica, il lasciarsi andare agli istinti e all’emotività spesso negativa senza mostrare alcun tipo di maturità o di strategia che duri nel tempo.
È in vista di questo fine che abbiamo agito con la nostra provocazione, nella speranza che sia servita a qualcosa.
Questa è la nostra forma di resistenza, non solo a chi dall’esterno vuole cancellare la memoria o vanificare il suo effetto, ma anche verso chi dall’interno si lascia trascinare dalla distruttività e non dalla creatività.
Forse tutto questo ci porterà alla solitudine, ma è un prezzo accettabile rispetto all’importanza di ciò che vogliamo difendere.
La nostra necessità è anche quella di consolidare la memoria di ciò che è accaduto anche dopo la morte di Peppino negli ultimi 33 anni, per conservare la nostra dignità e il rispetto nei confronti dell’immane lavoro che abbiamo svolto.
Non vogliamo certo ringraziamenti, vogliamo soltanto poter continuare a lavorare, ad incontrare, a confrontarci, liberi da qualsiasi forma di strumentale condizionamento e di incatenamento.

Vi abbraccio tutti…

9 maggio 2011
Intervento di Umberto Santino

Nel mio intervento dal balcone di Casa Memoria ho riassunto brevemente i lavori di questi giorni e richiamato gli impegni delle prossime settimane, a cominciare dai referendum, che vogliono scipparci. Il referendum sull’acqua, per impedire un’ulteriore privatizzazione di un bene pubblico (è già privatizzata l’acqua minerale che beviamo ogni giorno); il referendum sul nucleare, che vogliono impedire con una manovra che è un’ulteriore mascalzonata del “delinquente abituale” Berlusconi, che ha ormai travolto ogni limite del pudore; il referendum sul legittimo impedimento, per impedire che il presidente del consiglio si sottragga ulteriormente alla giustizia, in palese violazione del principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Sono battaglie a difesa di una democrazia già abbondantemente calpestata, con un progetto di regime autoritario che negli ultimi anni si è ampiamente realizzato, in nome della legalizzazione dell’illegalità.
Le analisi e le esperienze di cui abbiamo parlato si inseriscono dentro questo contesto. Abbiamo parlato dei 150 anni dell’unità d’Italia, a partire dal libro Italia 150. L’unificazione incompiuta, e rilevato un dato di fondo: la fragilità della cultura democratica nel nostro Paese, con uno Stato unitario nato per annessione al piccolo Regno di Sardegna, la vittoria delle componenti più conservatrici e reazionarie e l’emarginazione e criminalizzazione dell’opposizione, il diritto di voto concesso a una piccolissima minoranza (l’1,9 per cento della popolazione, cioè poco più di 400 mila persone su una popolazione di 22 milioni). Si spiega con questa fragilità della democrazia la guerra civile che fu la lotta al brigantaggio meridionale, la repressone delle lotte popolari, dai caduti dei Fasci siciliani ai massacri di Bava Beccaris, e poi il fascismo, la Resistenza antifascista prontamente archiviata, la democrazia bloccata del quasi mezzo secolo democristiano, aperto dalla strage di Portella, un divario Nord-Sud che non è mai stato colmato, e ora il berlusconismo. Siamo figli di questa storia e non riusciremo a mutarla se non la conosciamo adeguatamente. Abbiamo parlato del ruolo della Chiesa cattolica, uno dei principali ostacoli non solo all’unificazione d’Italia ma alla nascita di uno Stato laico.
Abbiamo parlato di mafia e antimafia, presentando il mio libro appena uscito Don Vito a Gomorra. Mafia e antimafia tra papelli, pizzini e bestseller, sottolineando come ancora oggi l’idea più diffusa di mafia è infarcita di stereotipi. Si parla tanto di “trattativa” e sembra che sia una novità, mentre l’interazione tra mafia e istituzioni è vecchia quanto la mafia e quanto lo Stato. Sembra che tutto si riduca al complotto di cinque o sei personaggi. La complessità del fenomeno mafioso viene sacrificata a una visione semplicistica che cerca di appoggiarsi a improbabili e inconoscibili Entità.
Anche sull’antimafia circolano idee e prassi riduttive e depistanti: la parola di uno scrittore di successo e di un predicatore televisivo che dovrebbe risolvere problemi che vanno affrontati costruendo una mobilitazione corale. E qui si innestano recenti vicende, semplicemente penose, che dimostrano insieme ignoranza e malafede. Un film avrebbe riaperto il processo agli assassini di Peppino e salvato dall’oblio un “ragazzo” dimenticato. Si cancella una storia che è cominciata in questa casa, un’esperienza unica nella storia della lotta antimafia per la provenienza di Peppino da una famiglia mafiosa, la sua rottura con il padre e la parentela, tutta la sua attività e tutto l’impegno della famiglia, di Felicia, di Giovanni, di Felicetta, di alcuni compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione per salvarne la memoria da chi lo voleva terrorista e suicida e per ottenere verità e giustizia. Non permetteremo a nessuno di cancellare e sminuire questa storia. E dopo tutto quello che siamo riusciti ad ottenere, la condanna di Badalamenti e del suo vice come mandanti dell’assassinio, la relazione della Commissione parlamentare antimafia sul depistaggio delle indagini operato da esponenti della magistratura e delle forze dell’ordine, siamo pronti per dare il nostro contributo per andare ancora più in profondità, colpendo tutti coloro che hanno orchestrato un omicidio camuffato da atto terroristico per chiudere la bocca a Peppino e marchiarlo come terrorista e suicida. Lo hanno ucciso ma non sono riusciti a cancellarlo. Oggi Peppino è riconosciuto come un grande protagonista dell’antimafia, per la radicalità della sua rottura, per le sue analisi, per le sue denunce, per le sue pratiche quotidiane tese a costruire nuova cultura e nuova socialità.
In tutti questi anni abbiamo gridato innumerevoli volte: “Peppino è vivo e lotta insieme a noi. Le nostre idee non moriranno mai”. L’abbiamo gridato anche ora. Non è e non deve essere un grido consolatorio, il grido di reduci e di sopravvissuti. Le idee debbono essere idee, cioè chiavi di conoscenza e progetti di mutamento adeguati a questa fase storica.
Abbiamo parlato del quadro attuale in cui il problema dei migranti, della loro criminalizzazione si salda con un contesto dominato da guerre e violenze, come quella, stupida e feroce, che ha colpito Vittorio Arrigoni, spezzando la sua generosa azione a fianco dei palestinesi in lotta per il loro diritto elementare a una terra e a una vita di cittadini e non di esiliati e di perseguitati in patria. E detto chiaramente che la violazione del diritto alla libertà di movimento in un mondo soggetto a rapido mutamento si lega con le vocazione autoritaria che predica”sicurezza” e pratica razzismo e repressione.
Siamo chiamati a una lotta lunga e difficile per la difesa della Costituzione, della democrazia, per il diritto allo studio e al lavoro, ma la condizione necessaria è la sconfitta di Berlusconi e del suo progetto di privatizzazione delle istituzioni.
Per impegni così difficili e gravosi avremmo bisogno di raggruppare le forze, di una mobilitazione corale e unitaria. Quello che è accaduto in questi ultimi mesi e in questi giorni a Cinisi non parla certo il linguaggio dell’unità. Lo diceva Giovanni: la nostra, come Famiglia Impastato e come Centro Impastato, è stata una scelta dolorosa e difficile, ma non potevamo tollerare comportamenti che si sarebbe dovuto fare ogni sforzo per evitarli. Chi ha scritto e distribuito volantini in cui si muovevano a Giovanni accuse ridicole si autodefinisce “compagno” ma non vedo come si possa ritenere tale. Ci sono state scorrettezze, replicate anche in questi giorni, con iniziative che si sono accavallavate. Lo sappiamo perfettamente: tanti sono venuti e vengono a Cinisi per riconoscersi nell’azione di Peppino, o nell’icona mediatica che ormai si è sedimentata, ma c’è una storia, che ha visto al centro i familiari di Peppino e noi del Centro di Palermo che non può essere ignorata (quanti la conoscono veramente?) e non è stata certo colpa nostra se tanti compagni di militanza di Peppino per anni sono spariti. Giovanni diceva: la nostra è stata e vuole essere una provocazione positiva, una sfida alla chiarezza, necessaria per riprendere un cammino comune. Ci auguriamo che si faccia ogni sforzo per ricostruire un’unità che non sia di facciata e occasionale. Con questo augurio ci accingiamo ad affrontare gli impegni che ci attendono e a continuare un lavoro che è cominciato il giorno stesso dell’assassinio di Peppino ed è proseguito, giorno per giorno, per questi lunghissimi 33 anni.
Auguro a tutti di ritrovarsi dentro questo impegno che fa rivivere Peppino e dà nuovo sangue alle sue idee e alle sue esperienze.

9 maggio 2011
Ricordare per continuare a lottare con Peppino e Felicia

Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” – Palermo
Casa Memoria “Felicia e Peppino Impastato” – Cinisi
5 maggio 2011, ore 9.00
Corso Umberto I (da Casa Badalamenti a Casa Memoria)

CENTO PASSI CONTRO LA MAFIA E IL RAZZISMO
corsa a staffetta con gli alunni delle scuole elementari e medie di Cinisi in collaborazione con la Scuola di Atletica Berradi
6-7 maggio 2011, ore 18.00
Corso Umberto I (da Casa Badalamenti a Casa Memoria)

LA MORTE NUCLEARE; HURRIA – L’urlo di nessuno
incursioni teatrali di strada a cura della compagnia Ultimo Teatro sul disastro nucleare e il conflitto israelo-palestinese a sostegno della Freedom Flottilla

8 maggio 2011, ore 9.30 – 13.00
Salone Comunale

Incontri a tema:
ITALIA 150: l’unificazione incompiuta con Umberto Santino, Enrico Guarneri, Filippo Ronchi, Santina Cutrona e Elisabeth Donatello
ore 16.30 – 20.00
Salone Comunale

Incontri a tema:
Don Vito a Gomorra. Mafia e Antimafia tra papelli, pizzini, depistaggi e best-seller con Umberto Santino, Francesco La Licata, Tano Grasso, Salvo Palazzolo, Elisabeth Donatello
ore 20.30
Atrio comunale

“RE-CORDIS Felicia Bartolotta Impastato ricordata e raccontata da tre donne” video prodotto da AU5

MAFIE SUD E RESISTENZA
spettacolo teatrale della Compagnia dei merli bianchi
9 maggio 2011, ore 9.30 – 13.00
Salone Comunale

Incontri a tema (tavola rotonda):
La strage infinita. Guerre, dittature, razzismo nel XXI secolo. Migranti tra emergenza ed integrazione con Domenico Lucano, sindaco di Riace; Soumahoro Aboubakar; Gabriele del Grande; Fulvio Vassallo; Stefano Galieni; Umip (unione mediatori interculturali professionisti)
ore 16.30
Concentramento corteo presso la sede di Radio Aut in Corso Vittorio Emanuele a Terrasini
ore 17.00
partenza corteo verso Casa Memoria Impastato a Cinisi
ore 20.30
Piazza Vittorio Emanuele Orlando

Omaggio a Fabrizio De Andrè con la musica degli Ottocento

Premio “Musica e cultura in memoria di Peppino Impastato” dedicato alla canzone d’autore
in collaborazione con il Centro Felicia e Peppino Impastato di Sanremo e l’associazione “Musica e Cultura” di Cinisi

parteciperanno Pippo Pollina, Roy Paci.

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato di Cinisi
e Centro Impastato di Palermo
per il 33° anniversario dell’assassino di Peppino Impastato

La Famiglia Impastato con l’ Associazione “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” di Cinisi e il Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo, principali protagonisti della quasi trentennale battaglia seguita all’uccisione di Peppino per salvarne la memoria e ottenere verità e giustizia, e promotori di un’attività di analisi e di mobilitazione tra le più significative degli ultimi decenni, comunicano la propria decisione di non aderire al cosiddetto “Forum sociale antimafia Peppino Impastato” qualora si deciderà di organizzarlo per il prossimo mese di maggio.

Tale sofferta decisione è motivata dall’impossibilità di lavorare con alcune realtà che, impossessatesi di tale “etichetta”, non hanno poi adottato un comportamento responsabile. Non è accettabile che si ripeta quanto è accaduto lo scorso 9 maggio, quando lo storico corteo in memoria di Peppino dalla sede di Radio Aut a Casa Memoria Impastato è stato monopolizzato, senza alcuna delega, da alcuni personaggi, che hanno imposto assurde e ridicole divisioni, dando ordini non richiesti, e lo hanno in più trasformato in una curva da stadio con improperi, urla deliranti e slogan da tifoseria, costringendo molti partecipanti a dissociarsi. Ciò è poi degenerato con la contestazione ad Umberto Santino, presidente del Centro Impastato, mentre, presentando il nipote di Placido Rizzotto, legava le lotte degli ultimi anni alle lotte contadine, al Sindaco di Cinisi e a quanti salutavano i partecipanti alla manifestazione dal balcone di casa Badalamenti in occasione della consegna simbolica del bene avvenuta alla fine del corteo. Un’azione sciocca e irresponsabile, che ha rischiato di compromettere l’iter di affidamento del bene confiscato. Né è accettabile che da parte di altre realtà promotrici del Forum la necessaria serenità e condivisione sia stata spazzata via, soprattutto nell’arco dell’ultimo anno, con una serie di offese e delegittimazioni.

La Casa Memoria e il Centro di documentazione Impastato proporranno, per i giorni dal 7 al 9 maggio 2011, un proprio programma di iniziative per ricordare Felicia e Peppino in occasione del 33° anniversario della sua uccisione.

Per Casa Memoria Felicia e Giovanni Impastato

Per il Centro Impastato Anna e Umberto Santino

Forum sociale antimafia
“Felicia e Peppino Impastato” 2010

Alcune riflessioni di Umberto Santino sul Forum 2010

Cari compagni e amici,

il Forum di quest’anno è stato interessante come interventi e partecipazione ma ha fatto registrare contrasti e divisioni che non mi va di nascondere e sottovalutare.
Non ho nulla da dire su problemi di contenuto, su visioni culturali e politiche diverse, il confronto tra tesi che abbiano anche un minimo di fondamento per me è un arricchimento e non un fastidio, ma ci sono state scorrettezze che purtroppo non sono nuove ma questa volta si sono manifestate in modo più o meno eclatante.
Mi riferisco in particolare ad alcuni fatti precisi.
Pino Dicevi, dell'”Associazione Peppino Impastato”, ha pubblicato in volume la relazione che Foa tenne nel giugno del 1977 al convegno su Portella della ginestra, la prima iniziativa del Centro siciliano di documentazione fondato poco prima. La relazione era inedita, avevo pubblicato una brevissima sintesi su Repubblica Palermo in occasione della scomparsa di Foa. Durante un incontro a Cinisi, credo l’anno scorso, Dicevi mi aveva accennato en passant alla sua idea di pubblicare il testo che lui aveva registrato. Gli avevo detto che non poteva farlo dato che si trattava di materiali del Centro. Mi aspettavo che tornasse a parlarmene e avremmo potuto trovare un modo per risolvere la questione. Ora mi sono trovato il libro pubblicato senza che ne sapessimo niente e con l’esclusione del Centro.
Dicevi non è nuovo a scorrettezze di ogni genere, anche perché credo che sia rimasto alle certezze dell’emmellismo, con il vangelo sulla “linea giusta” che avevano gli agitatori del libretto di Mao, di cui a suo tempo Peppino ha subito le conseguenze.
Ho visto pure che la “Redazione di Radio Aut” ha pubblicato “Onda pazza due” con una postfazioncina di Ciotti. Sarà stata una scelta editoriale-commerciale, ma non si è pensato minimamente che così si avalla ancora una volta l’operato e il comportamento del presidente di Libera, che ignora, come ho tenuto a dire, assolutamente inascoltato, nel forum del 9, le regole più elementari dell’associazionismo democratico. Se vogliono constatarlo di persona, come ho potuto fare io, e se ci tengono tanto all’avallo di Ciotti, perché i “compagni di Peppino” non si iscrivono a Libera?
Ma questo non è nulla rispetto alla recidiva scorrettezza di Teresi, dell'”Associazione Radio Aut”, di cui ricordo l’offesa pubblica nei miei confronti durante il primo forum del 2002: “professore Santino, lei scrive libri, domani vedrà che evento!”.
L’evento è stato un’inutile e disastrosa scarpinata per campi deserti cominciata dalla sede dell’Italtel, senza la presenza di un solo operaio.
Le sue scorrettezze si sono rinnovate nel tempo e ieri hanno toccato il colmo. Prima ha cercato, senza che nessuno gli abbia dato l’incarico, di intruppare il corteo a suo piacimento, gridando ordini al microfono, con lo scopo esplicito di allontanare i “rivoluzionari” come lui, da sindaci e istituzioni, classificati tout court come nemici (anche i Cobas hanno gridato slogans come quelli su una presunta rivoluzione in atto in Grecia che non so quanti condividevano: è una gara a chi grida più forte) poi ha fatto la piazzata sotto casa Badalamenti.
Credo che la sua idea di mafia, ammesso che ne abbia una, sia quella che ignora l’aspetto criminale, che richiede necessariamente il ruolo repressivo delle istituzioni, e la identifica con il capitalismo, per cui l’unica soluzione è lo slogan: “Contru mafia e putiri c’è sulu rivoluzioni”. Avremmo dovuto abbandonare la battaglia per ottenere giustizia per l’omicidio di Peppino e non chiedere alla Commissione parlamentare antimafia di far luce sul depistaggio?
Non so cosa faccia per praticare l’antimafia sociale, quello che è sicuro è che ignora che prendersi un bene confiscato significa accettare una trafila che passa per le istituzioni. O crede che la casa di Badalamenti sia una postazione occupata con la Brigata Radio Aut?
So che nell’associazione Radio Aut (una denominazione volutamente furba che per anni ha avallato l’idea che fosse una radio e che fosse la radio di Peppino, mentre non c’era nessuna radio e lui e gli altri della sua associazione Peppino l’hanno visto solo in un film che ho aspramente criticato, ma le mie critiche sono state condivise solo da Andrea Bartolotta) ci sono altri con cui è possibile fare qualcosa (ci ho provato due anni fa, ma con esiti deludenti: alle iniziative all’Università c’erano solo dieci persone) ma le scorrettezze di Teresi sono inqualificabili e ridicole, come è ridicolo il suo abbigliamento a brache basse e con la coppoletta in tono con il giubbotto.
Fasulo ha gestito pessimamente un forum che è stato ugualmente interessante, nonostante i suoi farfugliamenti. Giorno 8 Anna e io siamo arrivati poco prima delle 9 e siamo rimasti per un’ora e mezzo in attesa dell’inizio, collaborando con Fasulo alla sistemazione della sala, alla distribuzione di volantini; c’era tutto il tempo, mentre si montavano le apparecchiature per una proiezione che ho detto e ridetto che era inopportuno fare a quell’ora, per parlare di come si sarebbe svolta la mattinata. Neppure una parola, poi si è piazzato alla presidenza e ha dato la parola senza neppure aver detto che non si sarebbe seguita la scaletta. Aveva deciso che io intervenissi di pomeriggio, senza neppure comunicarmelo in anticipo. Gli avrei detto che di pomeriggio non ci sarei stato.
Personalmente e come Centro non intendiamo collaborare con persone scorrette, la cui scorrettezza è stata incoraggiata da molti, anche da Giovanni e da Salvo Vitale, che al corteo mi diceva che “non ne poteva più di questi di Radio Aut”, ma per anni mi ha isolato nelle mie critiche espresse in più occasioni.
Nel forum del 9 hanno preso la parola molti ex di Lotta continua, i quali non si sono chiesti come mai è finita nel nulla e più d’uno in merda, mentre l’unico interlocutore serio che i familiari e i compagni di Peppino hanno trovato sono stato io che provenivo dal Manifesto palermitano, l’unico gruppo che negli anni ’70 si pose il problema dell’analisi e della lotta contro la mafia. Lc si limitò a un libretto con poche informazioni giornalistiche e qualche foto.
Ha parlato anche Danilo Sulis per Radio Cento passi. L’anno scorso sono venuti al Centro lui e un altro, che non vedevo da trent’anni e neppure ricordavo, per parlarmi del loro progetto di radio. Mi chiedevano se era possibile installare la sede della radio nel “villino Riina” assegnato al Centro, ho detto che avevamo problemi (infatti dopo non l’abbiamo preso) e in ogni caso offrivo la mia collaborazione. Non si sono fatti più vivi. Dopo il furto subito abbiamo sottoscritto per quello che possiamo. Ho rivisto Sulis al forum. Spero di rivederlo.
Per la preparazione del documento conclusivo del forum mi sono presentato a Casa memoria alle 15 e qualcosa, orario indicato nel programma, e nell’ultima stanza c’erano persone che banchettavano, cosa che sarebbe meglio evitare. Poi ho visto il testo dato a Giovanni, in cui tutto veniva rapportato al Forum, ignorando le iniziative negli anni precedenti. Ho aggiunto l’accenno alla manifestazione nazionale del 1979 e ho saputo dopo che Anna aveva aggiunto i nomi di compagni che come lei e me hanno avuto un ruolo decisivo in tutti questi anni. E non per caso ho chiesto che in casa Badalamenti salisse il nipote di Placido Rizzotto, mentre non ho capito cosa ci facesse il segretario di Rifondazione che prima non si era mai visto, né come politico né come ministro precario.
Il problema è come si continua. So che l’Associazione intitolata a Peppino e nata dopo il film ha una vita sociale stentata e non so che intenzioni abbiano i soci di essa. So che ignorano costantemente il Centro e anche il loro rapporto con l’editore Navarra, un altro dei tanti che si sono presentati sulla scena dopo il successo del film, quando Peppino è diventato “vendibile”, è gestito con la pubblicazione di cose in parte ricavate dalle nostre pubblicazioni.
Come si gestirà la casa di Badalamenti? La proposta del Centro è che essa diventi un luogo di cultura e di progettazione, con una mostra permanente (si può cominciare con l’esposizione della mostra del Centro “Ricordare per continuare”, l’unica organica), una biblioteca, un’emeroteca-videoteca, e soprattutto con un programma di iniziative. Occorrerebbe un comitato di gestione fatto da persone con la testa sulle spalle e non piena di slogan presuntamente rivoluzionari.
Se ci sono le condizioni, il Centro darà il suo contributo ma, ripeto, con le persone che hanno mostrato di essere strutturalmente scorrette, non abbiamo nulla da spartire.
Umberto Santino
Anna mi dice di consigliare ad alcuni rivoluzionari in tenuta professionale e con facce assorte in alti pensamenti di comprare un cd allegato questa settimana all’Espresso con le comiche di Stanlio e Onlio. Si facciano una settimana di terapia del riso!

APPELLO PER IL FORUM SOCIALE ANTIMAFIA
“Felicia e Peppino Impastato” 2010

Anche quest’anno il 9 maggio a Cinisi rappresenterà una fondamentale occasione per scambiarci dati, informazioni, forze, passioni, per fermarci e riflettere, per raccogliere la nostra memoria e assumerci l’impegno di continuare la lotta per la giustizia sociale nel nostro paese e nel mondo.
Occorrerà concentrare le energie e continuare il cammino, partendo dalla memoria di chi come Peppino ha saputo lottare senza remore, senza compromessi, pensando solo al bene della collettività.
Valori e ideali, i nostri, che vengono giornalmente calpestati: è stato pericolosamente abbattuto un limite per la conservazione della democrazia, che è quello della legalizzazione dell’illegalità, della legittimazione legislativa dei peggiori crimini sociali (sfruttamento, ladrocinio, riciclaggio illecito dei rifiuti tossici, devastazione ambientale) per difendere i privilegi della classe dominante.
Non dobbiamo isolarci, sfilacciare o disperdere le nostre energie ma trovare punti di comune accordo, questioni fondanti per le quali è necessario impegnarsi tutti a fondo, evitando rotture e discussioni infertili che scaturiscono dalla cura di interessi personali e dall’incapacità di confronto.
La presenza di tutte le realtà impegnate nel sociale il 9 maggio a Cinisi sarà decisiva per continuare il nostro percorso comune e, quindi, invito a partecipare chi non ha ancora vissuto questa esperienza in ricordo di Peppino, così come invito a ritornare coloro che ci hanno già incoraggiato negli anni precedenti con la loro presenza e il loro entusiasmo.
Quest’anno assaporeremo il gusto di una importante vittoria restituendo alla collettività la famosa casa dei ”cento passi”, una volta proprietà del grande capo”Tano Seduto” Gaetano Badalamenti e oggi finalmente confiscata. Con ogni probabilità questo bene verrà assegnato all’ Associazione “casa memoria Impastato” e diventerà per noi il punto di partenza e il nodo nevralgico per la strutturazione di un nuovo percorso di lotta, un’occasione in più per sottrarre terreno alla cultura mafiosa e al potere della criminalità organizzata e della politica collusa. Coloreremo l’impegno sociale con i toni forti della gioia e dell’allegria, proprio come faceva Peppino nei momenti più felici della sua vita, sostituendo i toni spenti della rassegnazione e della paura. La riappropriazione della casa di Badalamenti è una grande conquista sociale: nessuno 32 anni fa avrebbe mai immaginato potesse accadere una cosa del genere, nonostante noi lo sognassimo e nutrissimo questa speranza come un desiderio segreto.
Aprire la casa del boss, che è stato condannato all’ergastolo per l’assassinio di mio fratello Peppino, sarà un evento storico, una dimostrazione di come, con tutti i sacrifici del caso e nonostante l’assenza e i boicottaggi istituzionali, si possano ottenere risultati nella lotta alla mafia, riconquistare anche spazi di libertà nella difesa della democrazia, compiere piccoli passi che siano incoraggianti per continuare, con le idee e il coraggio di Peppino, verso la meta di un altro futuro possibile.
E’ necessario superare le proprie frustrazioni, le proprie paure, le proprie insicurezze, scendere dal piedistallo dell’autoreferenzialità e ascoltare la gente, aiutarla a riappropriarsi dei bisogni reali, quelli legati ai diritti fondamentali, ragionare con onestà e voglia di fare su tematiche come la povertà, la precarietà e la disoccupazione, l’accoglienza dei migranti e l’integrazione, la riconquista pubblica del territorio, dei beni e dei servizi. E’ necessario dialogare con le nuove generazioni, restituire loro la speranza, provocarle, dimostrare come stiano rubando loro la libertà e l’autodeterminazione. È importante suscitare in loro la riflessione sul vero concetto di legalità e su un’idea nobile della politica non limitata alle sole campagne elettorali e alla raccolta dei voti come punti premio per l’immunità. In questo senso vogliamo promuovere una concezione alta dell’impegno pubblico che non si riduca alla prassi miope e opaca delle manovre subdole, agli inciuci, ai compromessi ai quali si ha la spregiudicatezza di non attribuire più nemmeno la giustificazione della ragion di stato. La politica deve invece essere sociale, partecipata, con il gioco-forza dei movimenti, partendo dalla diffusione della consapevolezza e delle possibilità di azione autogestita. La politica dei movimenti allo stesso tempo deve saper essere non solo oppositiva, ma propositiva, con la costruzione e la messa in pratica di modelli alternativi (soprattutto economici) che con la loro efficacia conquistino il consenso della gente e sappiano sostituirsi a quelli imposti dall’alto.
Gli stessi principi valgono anche per l’impegno antimafia. Da tempo denuncio che anche fra coloro che promuovono la cultura della legalità sopravvive una certo timore nell’ opporsi ad un potere politico che oggi più che mai si sovrappone agli interessi della criminalità organizzata con una coincidenza di nomi, volti, fatti, strategie. Combattere la mafia oggi vuol dire opporsi al sistema, evitare di concedere attenuanti o coperture ai vergognosi sotterfugi che infangano la nostra Italia, cambiare dalle fondamenta lo stato di cose attuale e non tapparne i buchi.
Combattere la mafia oggi vuol dire disobbedire alle leggi che calpestano i diritti umani e la civiltà, scegliere in alcuni casi l”illegalità” pur di non sostenere la finta legalità degli illeciti. In fondo è lo stesso potere a volere questo paradosso. Del resto, è quello che è sempre accaduto nelle pagine più oscure della storia mondiale quando il sistema legale ha giustificato genocidi, stragi, dominazioni.
Sulla stessa riga oggi non sentiamo altro che parlare di leggi, decreti, norme, provvedimenti economici emanati ciecamente e senza considerare gli effetti sociali, ma solo per salvaguardare gli interessi di una classe imprenditoriale incapace che deve la sua sopravvivenza agli incentivi statali,
o delle banche che nell’attuale sistema sono il perno attorno a cui ruota un’economia sempre più lontana dai bisogni reali della popolazione mondiale. E nello scarto prodotto da questa macchina micidiale si collocano milioni di persone, le loro vite, il loro lavoro (solo in Italia si collocano due milioni di disoccupati, 20 milioni in tutta Europa, che hanno persino rinunciato alla ricerca di un impiego). Se si guarda ai vertici politici del nostro paese il quadro si fa ancora più fosco: ci “vantiamo” di avere un Presidente del Consiglio con un patrimonio familiare valutato intorno ai 10 miliardi di euro. Un uomo che si è fatto imprenditore con il denaro della mafia e politico con le connivenze criminali.

Da una analisi della situazione socio-politica italiana verrebbe quasi da gettare la spugna!
Eppure l’unico bene che avremo fin quando saremo in vita e che non possono sottrarci è la fiducia nei nostri ideali, che animano le forze del cambiamento e tutti coloro che ancora credono nella possibilità di costruire un “altro mondo possibile“.
Non mancano segnali positivi, che sono emersi dalle grandi mobilitazioni di piazza alle quale ci siamo sentiti in dovere di partecipare, come le manifestazioni finalizzate alla difesa del diritto di espressione e di libera stampa, dei diritti delle donne e dei migranti.
Un’importante occasione in cui la parte migliore d’Italia ha fatto sentire la sua presenza e la sua pressione si è presentata il 26 settembre a Ponteranica quando circa diecimila persone hanno risposto con un lungo corteo alla vergognosa decisione con la quale il sindaco leghista aveva tentato di delegittimare la figura di Peppino cancellando il suo nome dalla Biblioteca comunale, adducendo deliranti motivazioni di carattere “regionalistico”.
Il vero motivo di questo atto odioso sta invece nell’ accurato revisionismo storico che vorrebbe trascinare nell’oblio intere pagine di storia recente, come la resistenza partigiana e gli orrori della dominazione nazifascista.
L’equazione che abbiamo più volte sottolineato nei documenti del forum sociale antimafia tra resistenza alla barbarie mafiosa e resistenza Partigiana antifascista evidentemente fa molta paura!
Il partito della Lega, che costituisce una delle più pericolose manifestazioni della deriva sociale e politica italiana, utilizza impunemente forme brutali di violenza istituzionalizzata e col pretesto della pubblica sicurezza reprime qualsiasi tipo di protesta civile e democratica. Questo allo scopo di proteggere e di coprire con una coltre di fumo gli sporchi affari condotti dalla classe dirigente politico-mafiosa. Tutto questo fa il paio con la presenza violenta della criminalità organizzata e garantisce a Nord come a Sud il controllo totale del territorio con il clientelismo, il terrorismo e l’intimidazione.
Il clima ormai è caldo, le idee e il coraggio non mancano, il lavoro è stato iniziato! Adesso bisogna coalizzarsi e partire: “scarpe rotte eppur bisogna andar”.
Il” forum sociale antimafia Felicia e Peppino Impastato” , formato da tutte le realtà antagoniste attive in Sicilia e in Italia, si riunisce a Cinisi con cadenza settimanale per preparare il manifesto politico per gli incontri di Maggio: con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo!

IL MIO APPELLO VA ALLA LIBERA INFORMAZIONE, a quella che rimane, che si è sottratta al controllo del potere che trasforma il nostro in uno stato per nulla democratico: sosteneteci, fate sì che la gente possa conoscere, capire e che possa svegliarsi dall’immobilismo.

Il MIO APPELLO VA AI MOVIMENTI e ai suoi componenti, a quelli che hanno resistito ai numerosi tentativi di disgregazione seguiti alla grande mobilitazione del forum sociale mondiale che aveva non poco spaventato i nostri dominatori.

IL MIO APPELLO VA AI SINGOLI CITTADINI, invito tutti loro a guardarsi dentro e liberarsi dalla morsa della manipolazione televisiva.

IL MIO APPELLO VA A QUEI POCHI APPARATI ISTITUZIONALI ED ENTI che hanno il coraggio e la determinazione di andare contro corrente perché ancora credono nella loro natura democratica.

Il 9 maggio vi aspettiamo a Cinisi per sfilare in corteo nelle strade del paese, numerosi come sempre, per essere presenti, vivi, reattivi, ribelli.

Un abbraccio fraterno,
Giovanni Impastato
Cinisi, 28 febbraio 2010

9 MAGGIO 1978 – 9 MAGGIO 2010
CONTRO MAFIA E FASCISMO LA RESISTENZA CONTINUA

Giovedi’ 6 maggio: dalle ore 17,00 alle 20,00 Forum SPAZI SOCIALI
Dibattito: “Da Genova 2001 ad oggi… come si sono evoluti i rapporti tra gli spazi sociali e il territorio, quali sono le dinamiche e quali le prospettive future”.
Moderatore: Nino Termotto – Laboratorio Zeta Palermo
Interventi di:
Alfonso De Vito – InsuTV
CP Experia Catania
Cloro Rosso Taranto
Figlie femmine Bologna

Venerdi’ 7 maggio: dalle ore 9,00 alle 13,30 e dalle 16,00 alle 20,00 Forum AMBIENTE
Ore 9,00: Proiezione video Emergenza rifiuti in Campania
Ore 10,00: Interventi di:
Doriana Sarli: “La situazione attuale in Campania”.
Paola Nugnes e Giuseppe Cristofori: “I risvolti economici delle scelte fatte e le alternative possibili”.
Santina Mondello – Ass. Rita Atria: “La responsabilità del sistema rifiuti”.
Gabriele Dulcetta – Cenciaiolo Coop APAS Pa.

Ore 13,00: Presentazione del dossier Munnizzopoli a Catania e provincia, a cura dell’ “Associazione lavori in corso”.
Ore 16,00: Presentazione del nuovo libro di Antonio Mazzeo I padrini del ponte, prefazione di Umberto Santino. Per capire il legame esistente tra la problematica ambientale e gli interessi affaristico-mafiosi che stanno dietro la costruzione del ponte.
Ore 17,00: Forum sull’acqua: “Si scrive acqua si legge democrazia”. A seguire proiezione video
Interventi di:
Vincenzo Miliucci – COBAS Nazionale
Lorella Lari – Attac – Forum dei movimenti per l’acqua Bergamo
Antonio Valassina – Associazione Lib-Lab Roma
Presentazione del dossier Privati dell’acqua a cura dell’Associazione Lavori in corso.
Durante i lavori del forum verrà formulato un questionario sulla gestione dell’acqua che verrà distribuito alla popolazione di Cinisi. I risultati emersi verrano comunicati pubblicamente nella piazza del paese e riportati all’amministrazione comunale.

SPETTACOLI:
Spettacolo teatrale della compagnia Arte Vox RADIO. Malasuerte Firenze SUD
Concerto dei Talco gruppo ska-punk .

Sabato 8 maggio: dalle ore 9,00 alle 13,00 Forum LAVORO
La giornata è divisa in tre aree:
MIGRANTI – LAVORO PRECARIO – RESISTENZA OPERAIA
Moderatore: Fabrizio Fasulo.
Si comincia con approfondimenti sul lavoro dei migranti in un quadro ampio che interconnette gli interessi mafiosi allo sfruttamento del lavoro nero. Approfondimenti di:
Fulvio Vassallo: “Sicilia da terra di sbarco a terra di detenzione”.
Marco Pirrone
Umberto Santino: “Globalizzazione e mafie”.
Emilio Santoro: “Carcere e migrazioni”.
Judith Gleitze: “Nuovi scenari dell’immigrazione in Sicilia”.
Renato Franzitta: “Il collegato lavoro. La distruzione dell’art. 18″.

Dall’analisi si passerà, poi, alle testimonianze dirette dei soggetti che quotidianamente si oppongono alla crisi nei loro posti di lavoro.
Testimonianze di:
Barbara Evola e Luigi Del Prete – Precari scuola
FIOM Termini Imerese
Flai CGIL – Michele Scifo
Francesco Piobbichi – Arancia Metalmeccanica
Rdb-Napoli Si proiettera’ un video a cura del Laboratorio Zeta: “La terra (e)strema”, una raccolta di immagini e racconti sul lavoro bracciantile dei migranti, sullo sfruttamento e le vessazioni del caporalato, una denuncia della totale assenza della protezione sindacale nelle campagne.
Conclusione del Prof. Alessandro Dal Lago

Dalle ore 17,00 alle 20,00 Forum LA DERIVA DELLA DEMOCRAZIA E IL NEOFASCISMO BERLUSCONIANO
Moderatore: Salvo Vitale
Interventi di:
Pino Maniaci – Tele Jato
Leo D’Asaro, Storico
Antonio Ingroia – Magistrato
Testimonianze di: giornalisti, associazioni gruppi e movimenti che si occupano di Informazione e Controinformazione.

SPETTACOLI:
Presentazione del libro I fiori di Faber con Claudio Porchia e Liberario Guglielmi e con l’esecuzione di alcuni brani di De André da parte del collettivo musicale “Peppino Impastato”.
Esibizione di Stasi, Carmina Solis, Special guest, Radiodervish.

Domenica 9 maggio : ore 9.00 Forum su ANTIMAFIA e PEPPINO IMPASTATO
“Dagli anni ’70 ai giorni nostri: la lotta continua”.
Moderatore: Umberto Santino
Presentazione del libro Storia del movimento antimafia, di Umberto Santino.
Interventi di:
Giovanni Impastato: “Il ruolo della famiglia”.
Salvo Vitale: “Peppino e l’antifascismo”.
Paolo Arena: “Peppino e la militanza politica”.
Carlo Bommarito: “Peppino e il territorio”.
Andrea Bartolotta: “Peppino e l’esperienza radiofonica”. Presentazione del libro Onda pazza 2 – Terrasini.
Le conclusioni sono affidate al Forum Sociale.

Le resistenze di oggi.
Interventi di:
CAU NAPOLI
Comitato Resistenze Marzabotto
ANPI
Comitato 3 e 32 L’aquila
Associazione Walter Rossi ROMA
Centro di Documentazione Francesco Lorusso Bologna
Radio Cento Passi
Radio Resistor

Ore 15,00: Elaborazione documento conclusivo a cura delle realtà del Forum sociale.

A seguire CORTEO da Radio Aut a Terrasini a Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato di Cinisi.
Concentramento ore 17,00 Sede di Radio Aut.
Partenza ore 18,00.

SPETTACOLI
Apertura di “Tony Landolina trio”.
A seguire “Pupi di Surfaro” Chiuderanno la serata Alessandro Mannarino e Alfio Antico

Documento conclusivo del Forum sociale antimafia 2010,
letto da Giovanni Impastato dal balcone della casa confiscata a Badalamenti

Cari compagni e care compagne, grazie a tutti voi che siete qui e che in queste giornate avete riempito insieme a noi le strade di questo paese.
Questa casa che per quarant’anni ha rappresentato un luogo di dominio della cultura e del potere mafiosi oggi diventa un’occasione di Liberazione.
Questo 9 maggio, a 65 anni dalla Liberazione, rappresenta per noi il 25 aprile della resistenza antimafia.
Alcuni anni fa, mia madre ha ricevuto il titolo di partigiana antimafia, oggi tutti noi siamo e diventiamo, come lei, partigiani di una nuova Resistenza.
Trentadue anni dopo la morte di Peppino, nelle giornate di questo Forum Sociale Antimafia, abbiamo provato a costruire insieme, dal basso, nuovi e più radicati momenti di riflessione, per individuare le modalità con cui continuare un percorso di resistenza, di lotta e di ribellione contro la mafia, in linea con le indicazioni della manifestazione nazionale organizzata dai compagni di Peppino e dal Centro siciliano di documentazione, successivamente intitolato a Impastato, il 9 maggio 1979, a un anno dall’assassinio di Peppino e con tutte le attività svolte negli anni successivi.
In questi nove anni ci siamo sforzati in tutti i modi di costruire percorsi di aggregazione politica e di lotta, mettendo in rete tutte quelle realtà che nei territori, dal basso, hanno condotto e conducono delle battaglie radicali e diffuse contro le devastazioni ambientali, la precarizzazione del mondo del lavoro ed i licenziamenti indiscriminati, il riemergere di feroci razzismi e lo sfruttamento brutale del lavoro migrante, le politiche energetiche e la gestione criminale delle emergenze ambientali, il controllo spietato dell’attività informativa, le logiche di esclusione sociale, l’avanzata dei neofascismi e le nuove forme di organizzazione della mafia.
Per questo Forum abbiamo pensato di dare ancora una volta la parola a tutte le realtà che in questo momento resistono nei territori. Proprio per questo, in questi quattro giorni i forum tematici sono stati la voce di tutte queste realtà che insieme al Forum hanno costruito un progetto politico che vuole raccogliere l’eredità della militanza politica e culturale di Peppino. Quest’eredità va per tutti noi al di là di ogni revisione “buona per tutte le occasioni”, e non si ferma a tutto quello che rappresenta oggi ma vuole e deve andare oltre.
In questi anni, infatti, tutte le realtà presenti, dalle più grandi alle più piccole, hanno avuto voce ed hanno trovato un’occasione d’incontro unica in Italia.
Non ce ne vogliano coloro che pensavano di fare di questa grande manifestazione antimafia una passerella – e li ringraziamo comunque per essere ugualmente presenti – ma questo Forum, ormai da 9 anni, ed oggi più che mai, è un Forum partigiano, autorganizzato e costruito da tutte le realtà che attivamente vi prendono parte.
Vogliamo quindi ringraziare tutti coloro che hanno preso parte a queste concitate giornate; tutti coloro che hanno animato le discussioni ed i dibattiti, tutti gli artisti che si sono esibiti e si esibiranno gratuitamente sul palco e quanti hanno riempito la piazza di Cinisi per animare queste serate; tutti quelli che hanno contribuito, con il loro impegno, all’organizzazione ed alla gestione di ogni singolo aspetto di questi lunghi giorni. Ringraziamo tutti i precari, i lavoratori, gli operai, i cassintegrati ed i licenziati, i migranti, gli studenti, le associazioni, gli spazi sociali, i collettivi, i movimenti, i comitati, le realtà sindacali e tutte quante le realtà politiche che sono state qui con noi, raggiungendoci dalle regioni più diverse dell’Italia; ringraziamo sinceramente e sentitamente tutti quelli che sono intervenuti ed hanno consentito di arricchire le nostre analisi e la reciproca conoscenza, l’elaborazione politica e la creazione di una rete diffusa.
L’esperienza di questo Forum, nato nel 2002 sulla scia degli eventi di Genova, sull’esempio di Peppino prosegue un percorso rivoluzionario verso una nuova resistenza, raccogliendo l’eredità di mia madre, mia e di Felicia, dei compagni di Peppino, di Anna Puglisi e Umberto Santino, che fin dal 1978 abbiamo lottato per ottenere verità e giustizia sull’omicidio di Peppino. La vittoria di oggi sarebbe stata impossibile senza il grande impegno della famiglia, dei compagni e del centro Impastato.
Ripartiamo da questa casa con nuove e più forti responsabilità: fare di un luogo simbolo della mafia un laboratorio di liberazione e di lotta.
Oggi più che mai, contro mafia e fascismo, Resistenza.
Concludo con una mia considerazione personale:
Siamo molto contenti perché è stato scelto per l’affidamento della casa un giorno simbolicamente molto importante per tutti coloro che lottano contro la mafia e di questo vogliamo ringraziare tutti coloro che si sono impegnati in questa direzione.
Oggi è una giornata di festa non solo per Casa Memoria, i familiari e i compagni di Peppino, i movimenti e le associazioni che in questi anni si sono impegnate contro la mafia, trovando in Peppino e nella sua storia un punto di riferimento importante, ma anche per tutta la città, che proprio nella confisca di questa casa e nella sua trasformazione in centro di promozione culturale e sociale potrà trovare occasione di rilancio e riscatto.
L’affidamento alla nostra Associazione dell’immobile confiscato assume rilevanza non solo locale, ma anche nazionale e internazionale perché la storia e la figura di Peppino hanno oggi una valenza che va oltre i confini del nostro piccolo paese.
Dopo la sentenza di condanna di Gaetano Badalamenti, la destinazione oggi di un bene mafioso al servizio della comunità, rappresenta un altro esempio della vittoria della giustizia e della legalità sulla violenza mafiosa. Un esempio importante per i tantissimi giovani che in questi anni hanno frequentato Casa Memoria e che sono stati i grandi protagonisti di questa grande vittoria.
Il progetto che abbiamo presentato come associazione prevede di trasformare l’immobile in centro culturale anche attraverso la realizzazione di una biblioteca pubblica e in questa casa, che gestiremo in collaborazione con il comune, saranno anche individuati degli spazi per lo svolgimento di attività come quelle che caratterizzarono il “Circolo Musica e Cultura” negli anni 1976 e 1977.
Si potranno attivare importanti sinergie con l’amministrazione comunale realizzando un punto di accoglienza più grande per i numerosi visitatori che, nel corso dell’anno arrivano a Casa Memoria e che spesso non trovano spazio nei piccoli locali dell’immobile.
Questa giornata di festa, la grandissima partecipazione a questa bellissima manifestazione, insieme ai tantissimi messaggi di auguri e di solidarietà arrivati in queste ore, ci danno lo slancio e la forza per affrontare la gestione di questa casa.

FORUM SOCIALE ANTIMAFIA
“Felicia e Peppino Impastato” 2009

Promotori: Associazione Peppino Impastato – Casa Memoria di Cinisi,
Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo,
Associazione Radio Aut

8 maggio
Ore 15.00, Cinisi, Salone Comunale: Forum ambiente
Interverranno: Gino Sturniolo, Rete No Ponte; Vincenzo Miliucci, Confederazione Cobas Nazionale; Gioacchino Genchi, dirigente chimico Regione Sicilia, Alfonso di Stefano, Rete No Basi. Coordina Carlo Bommarito.

Ore 21.00, Presentazione del nuovo video di Fulvio Grimaldi, Angeli e demoni in Palestina

9 maggio
Ore 9.30, Cinisi, Salone Comunale: Forum Mafia e Antimafia
Introduce e coordina Umberto Santino. Intervengono: Franca Imbergamo, magistrato; Pia Blandano, preside Istituto Comprensivo Antonio Ugo – Palermo, Giovanni Impastato.
Presentazione del libro di Giovanni Impastato, a cura di Franco Vassia, Resistere a Mafiopoli, con prefazione di Umberto Santino.

Ore 12.30, Presentazione del fumetto di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso sulla vita di Peppino Impastato. Interverranno: Salvo Vitale e Lirio Abbate, autore della prefazione.

Ore 16.30, Concentramento presso Radio Aut – Terrasini
Ore 17.00, Partenza del corteo da Radio Aut – Terrasini, a Casa Memoria, Cinisi.
Ore 21.00, Piazza Vittorio Emanuele Orlando – Cinisi: Concerto dei Modena City Ramblers, Fabrizio Varchetta, Zen.it Posse.

10 maggio
Ore 9.30, Cinisi, Salone Comunale: Forum lavoro e diritto allo sciopero.
Interverranno: Renato Franzitta, Migrante (coop Agricola del Belice), Precaria dell’Atesia Roma, Precaria Coop di Trapani.

Ore 16.00 Cinisi, Salone Comunale: Forum Neofascismi e resistenze sociali
Interverranno: Graziella Bertozzo, No Vat; Simona Cusimano, Collettivo Malefimmine – Palermo; Barbara Spinelli. Coordina Salvo Vitale.

TRENTENNALE DELL’OMICIDIO DI PEPPINO
Appello per una Manifestazione nazionale contro la mafia
a 30 anni dall’assassinio di Peppino Impastato

Sono passati ormai trent’anni dall’assassinio politico-mafioso di Peppino Impastato e 29 dalla manifestazione nazionale contro la mafia che abbiamo organizzato a Cinisi in occasione del primo anniversario della sua morte.
Non possiamo dire che da allora nulla sia cambiato; abbiamo raggiunto obiettivi importanti con il nostro impegno e con la lotta quotidiana che abbiamo condotto io, mia madre, i compagni di Peppino, Umberto Santino e Anna Puglisi fondatori del Centro siciliano di documentazione di Palermo, successivamente dedicato a Peppino, seguiti da una parte della sinistra e dei movimenti legati alla nostra storia e alla nostra lotta.
Abbiamo affrontato un lungo percorso di fatica e di sofferenza che ci ha portato anche a sperimentare l’amarezza e la rabbia quando abbiamo toccato con mano le collusioni tra la politica, le istituzioni e la mafia.
Il lavoro di memoria e le attività portati avanti in questi anni sono stati difficili, ma non certo inutili: hanno contribuito a sviluppare una coscienza antimafiosa nelle nuove generazioni che hanno recepito positivamente il nostro messaggio.
Il pensiero, le idee di Peppino e la sua esperienza di militante comunista che guardava tutte le sfaccettature della realtà lo conducevano a partire dal basso, riprendendo la linea delle lotte contadine, anticipando i tempi e accelerando un processo di crescita e di presa di coscienza rispetto al pericolo costituito dalla mafia, fino ad allora volutamente sottovalutato: la sua era una vera e propria lotta di classe contro un sistema criminale basato sullo sfruttamento e sulla sopraffazione.
Non è stato facile per lui, così come non è stato facile per noi: abbiamo raccolto la sua eredità e siamo andati avanti, cercando di continuare giorno dopo giorno per costruire un progetto di antimafia sociale che partisse dall’esperienza di Peppino, dalle sue lotte nel territorio contro la speculazione edilizia, contro la disoccupazione, a fianco dei contadini di Punta Raisi che venivano affamati dall’esproprio delle proprie terre.
Peppino era in prima fila a Palermo nelle lotte studentesche del 1968 e nei movimenti del 1977, sempre alla ricerca di metodi innovativi, sfruttando al meglio con la sua fantasia e la sua passione i poveri mezzi di comunicazione che aveva a disposizione.
Facendo tesoro delle sue scelte e del suo percorso nel 1979 abbiamo sfilato per le troppo silenziose strade di Cinisi nella prima manifestazione nazionale contro la mafia, organizzata da Radio Aut, dal Centro di documentazione di Palermo, assieme ai compagni di Democrazia Proletaria e a quella parte di movimento che era rimasta profondamente colpita dall’uccisione di Peppino. Eravamo in duemila: persone che venivano da ogni parte d’Italia, con un misto di rabbia, dolore, determinazione ed entusiasmo per i nuovi contenuti che portavamo in piazza.
La mafia non era più un fenomeno locale, circoscritto alla Sicilia, ma un fenomeno che aveva invaso pericolosamente tutto il territorio nazionale, coniugandosi con ogni forma di speculazione, di corruzione, di collusione con le istituzioni e con il potere politico ed economico, accumulando grandi masse di capitale con il traffico di droga che provocava migliaia di morti per overdose.
Siamo stati poi catapultati in una situazione pesante; ci siamo scontrati con una realtà drammatica: la mafia aveva alzato il tiro uccidendo chiunque tentasse di ostacolare il suo processo di espansione. Giudici, poliziotti, politici, militanti della sinistra, giornalisti, tutti ammazzati uno dopo l’altro in una mattanza che è durata molti anni, troppi, ed è culminata con la strategia dello stragismo.
Abbiamo vissuto tutto questo sulla nostra pelle mentre eravamo impegnati nella ricerca della verità e non solo riguardo l’omicidio di Peppino, denunciando e mettendo in evidenza gli ostacoli più turpi, quelli più dilanianti, quelli causati dalla collusione mafiosa con una parte delle istituzioni.
Le vicende giudiziarie riguardo il “caso Impastato” lo dimostrano: forze dell’ordine, magistrati, politici hanno tentato in tutti i modi di non farci arrivare alla giustizia, orchestrando un depistaggio vergognoso e tacciando Peppino di essere un terrorista-suicida. Non ci sono riusciti.
Parlare di legalità oggi significa anche riportare alla luce la versione veritiera di quanto è accaduto a Peppino e più in generale dal dopoguerra in poi, da quei grandi movimenti di liberazione che furono la Resistenza antifascista e il Movimento contadino. Le stragi di stato e le trame nere hanno insanguinato il nostro paese: Portella della Ginestra, le bombe nelle camere del lavoro, l’eliminazione di circa 40 sindacalisti e militanti della sinistra, il piano Solo, Piazza Fontana, il golpe Borghese, Piazzale della Loggia, l’Italicus, il sequestro Moro, il ruolo di Gladio, la stazione di Bologna, il Rapido 904 ed altri eventi sono tappe fondamentali nel nostro vissuto, nel vissuto di un paese costretto con la violenza a rispettare gli equilibri e gli accordi internazionali e bloccato nel suo processo di rinnovamento.
La repressione del sistema è scattata costantemente e in maniera scientifica ogni qualvolta si è cercato di apportare dei cambiamenti nel sistema sociale e ogni qualvolta il regime democristiano è stato messo in crisi. L’intolleranza rispetto ad una vittoria delle sinistre alle elezioni e alla loro avanzata ha scatenato la violenza del potere reazionario e dei gruppi fascisti contro ogni tutela democratica.
Non parliamo di vicende remote e lontane nel tempo: ancora oggi pesano le impunità delle azioni criminali fasciste dovute alle coperture e complicità istituzionali, ed è per questo che è necessario insegnare l’antifascismo nelle scuole come uno dei pilastri fondamentali della nostra Costituzione.
Negli ultimi anni la violenza di Stato ha attaccato i movimenti di lotta sociale, come è accaduto a Napoli e a Genova in occasione del G8, riapplicando lo stesso schema e le stesse strategie repressive che hanno coinvolto istituzioni, gruppi dell’estrema destra, servizi segreti e mafia.
Ecco perché bisogna gettare luce anche su alcuni lati oscuri dell’omicidio di Peppino: dai processi è venuta fuori solo una verità parziale, anche se fondamentale, una grande vittoria, ma non le motivazioni che hanno condotto al depistaggio. La Relazione della Commissione parlamentare antimafia sul “caso Impastato” ha ricostruito le dinamiche e le responsabilità del depistaggio, ma i responsabili sono rimasti impuniti.
Oggi, a distanza di tanti anni da quei fatti, viviamo una realtà che non si è affatto riassestata. Il sistema mafioso prolifera e i conflitti sociali non si sono mai assopiti: per far fronte alle degenerazioni della società, da cui scaturiscono le fortune politiche di personaggi come Berlusconi e di tanti altri, i movimenti continuano a mettere in pratica l’impegno dal basso ricoprendo un ruolo centrale nel mantenere viva l’autodeterminazione dei cittadini. è arrivato, però, il momento che acquisiscano una maggiore consapevolezza sulla centralità dell’impegno nella lotta alla mafia.
Bisogna rendesi conto che dopo il crollo del cosiddetto “socialismo reale” viviamo in una sistema di globalizzazione capitalistica, poco importa se la definizione più giusta sia imperialista o imperiale, che ricicla anche le forme più primitive di schiavitù, rilancia la guerra come forma di imposizione del dominio, rinfocola fanatismi e terrorismi, impone la dittatura del mercato e vuole cancellare le conquiste del movimento operaio, approfondisce squilibri territoriali e divari sociali, emarginando la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, esalta la finanziarizzazione speculativa. In questo quadro le mafie si moltiplicano, con fatturati del cosiddetto “crimine transnazionale” che raggiungono più di mille miliardi di dollari, e con la formazione di veri e propri Stati-mafia.
Le analisi condotte in questi anni dal Centro Impastato di Palermo, da La borghesia mafiosa a Mafie e globalizzazione, si sono dimostrate le più aderenti alla realtà.
I movimenti noglobal degli ultimi anni rappresentano una forma di resistenza al neoliberismo e al pensiero unico ma non hanno sviluppato un’analisi adeguata del ruolo delle mafie nel contesto attuale.
Nel nostro Paese le mobilitazioni di questi ultimi mesi che hanno visto centinaia di migliaia di persone scendere in piazza per chiedere di rispettare il programma di governo, per pretendere giustizia e verità sui fatti di Genova, per difendere i diritti delle donne hanno mostrato che è presente nei cittadini la volontà di cambiare lo stato di cose. In questa prospettiva di mutamento la lotta alla mafia è uno dei terreni decisivi della lotta per il soddisfacimento dei bisogni e per la democrazia.
Ecco perché è importante che tutte le realtà impegnate nella lotta dal basso (No GLOBAL, No TAV, No PONTE, No TRIV, No al DAL MOLIN, e gli altri) garantiscano la loro presenza a Cinisi il 9 maggio 2008 in occasione del trentennale dell’omicidio di Peppino, per iniziare un nuovo percorso, per costruire e dare la spinta ad un movimento di lotta alla mafia che segua un programma rivoluzionario, non astratto e sloganistico, ma concreto e praticabile, e che si ponga l’obiettivo di battere definitivamente il fenomeno mafioso.
Non possiamo continuare ad aspettare, abbiamo perso troppo tempo.
Se non riusciamo a costruire un progetto e a trasmettere un messaggio di fiducia e di speranza alle nuove generazioni, bombardate da una strategia della diseducazione che indica come esempi da seguire personaggi di successo cinici e sfrontati, politici e rappresentanti delle istituzioni spesso sotto processo o condannati per mafia, come Dell’Utri e Cuffaro, difficilmente riusciremo a far crescere in loro una coscienza democratica e antimafiosa.
E non possiamo rimanere inerti al cospetto dei più di 1300 morti l’anno sul lavoro, un’autentica vergogna nazionale, delle migliaia di morti per l’amianto, delle vittime della malasanità, delle vittime dei soprusi e delle violenze nei paesi emarginati.
Non possiamo rimanere inerti rispetto alle devastazioni dell’ambiente e della natura che stanno letteralmente distruggendo il nostro pianeta.
Non si può sorvolare sulla necessità della laicità dello Stato come forma di garanzia per l’uguaglianza sociale e giuridica di tutti, al bando delle differenze sessuali, etniche e religiose.
Facciamo appello a tutte le associazioni che lottano per una legalità non retorica e formale, sparse sul territorio nazionale, affinché ci diano il loro contributo di idee e di azioni per lo svolgimento della manifestazione del prossimo 9 maggio.
Qualcosa comincia a muoversi: i movimenti anti-pizzo hanno ottenuto i primi risultati, promuovendo il consumo critico e l’associazionismo, i senzacasa di Palermo chiedono e ottengono le case confiscate ai mafiosi, le scuole si impegnano in prima linea, una parte del mondo religioso ha mostrato di volersi impegnare.
Facciamo appello all’informazione democratica e ai mezzi di comunicazione liberi affinché ci sostengano e sviluppino una conoscenza reale delle mafie e dell’antimafia, mentre troppo spesso assistiamo a trasmissioni e servizi che danno un’immagine suggestiva di feroci criminali e riducono l’antimafia alle iniziative più spettacolari.
Chiediamo il loro contributo agli artisti che si dichiareranno disponibili affinché con la musica, il cinema, il teatro e lo sport si cominci un’opera di sensibilizzazione e di educazione adeguate.
è importante che anche i Comuni che hanno intitolato una strada a Peppino partecipino al trentennale, così come gli iscritti alle sedi dei partiti della sinistra a lui dedicate.
Facciamo appello alle scuole, agli insegnanti e agli studenti, affinché siano al nostro fianco in questo difficile percorso.
Facciamo appello alle donne, ancora imbrigliate dai comportamenti maschilisti della nostra società, affinché partecipino numerose per rinnovare la rottura di mia madre Felicia rispetto all’immobilismo culturale, bigotto e reazionario, e per ripercorrere i passi delle tante donne, madri, figlie, sorelle, che hanno fatto dell’impegno antimafia la loro ragione di vita.
Anche i sindacati devono assumersi le proprie responsabilità, mettendo al centro i problemi del lavoro nero, precario, ultraflessibile, riprendendo le battaglie che furono di Peppino e dei suoi compagni. E chiediamo alle forze politiche che si dicono democratiche di operare un taglio netto con mafie e corruzione.
Si parla tanto di criminalità, di riciclaggio, di lavoro nero, di immigrazione clandestina, di sfruttamento minorile, di violenza sulle donne, di violenza razziale e di altre problematiche che non ci danno respiro: troppe volte ci si ferma alle parole o si adottano strategie più deleterie degli stessi problemi che dovrebbero risolvere, come i cosiddetti “provvedimenti per la sicurezza dei cittadini” che finiscono per annullare diritti umani fondamentali..
Esistono percorsi ben più sostenibili e compatibili con il benessere e il rispetto di tutti, che vengono però esclusi perché non fanno gli interessi dei soliti noti.
Aspettiamo ancora il perfezionamento della legge sulla confisca dei beni mafiosi, la legge 109 del ’96, proposta da Libera di Don Ciotti con una petizione popolare che ha raccolto un milione di firme sull’onda emotiva delle stragi di Capaci e via D’Amelio. L’intento era di avviare un nuovo percorso di sviluppo economico antimafioso, ma si è arenato negli scogli della burocrazia, del lasciar correre e degli interessi mafiosi.
Il 9 maggio a Cinisi, nell’ambito delle iniziative del Forum antimafia “Peppino e Felicia Impastato”, sarà un’occasione per riflettere su tutte queste tematiche, per far sentire la propria voce, per ribellarsi: siamo convinti che costruire un mondo senza mafia è possibile. Non solo, è necessario: un mondo senza questa “montagna di merda” che ci travolge. Il luogo scelto per la nuova Manifestazione Nazionale Contro la Mafia è Cinisi, non solo perché è lì che Peppino è nato ed ha svolto le sue attività, ma anche perché è da sempre una roccaforte dell’organizzazione mafiosa; lo fu ai tempi di Cesare Manzella prima e di Tano Badalamenti poi. Ma tuttora il nostro paese è un pilastro del controllo mafioso: i clan locali sono rappresentati nella “commissione regionale” ed hanno un rapporto diretto con i capimafia; così è stato con Provenzano e con Lo Piccolo fino a poco fa.
è ora di attivarsi: dal 9 maggio in poi vogliamo cominciare a respirare aria pura, intrisa di libertà; vogliamo iniziare a vivere la gioia della bellezza.
Peppino, con il suo sacrificio, ci ha dato tanto. Non basta ricordarlo. Bisogna raccogliere quanto ci ha lasciato e continuare; dare nuova vita al suo pensiero e alla sua azione di uomo libero, ma soprattutto di siciliano libero.

Giovanni Impastato

Forum sociale antimafia “Felicia e Peppino Impastato”
1978-2008

Il trentennale è l’occasione per riflettere su alcuni punti fermi che riguardano la storia di Peppino, le sue scelte politiche, le sue analisi, il suo progetto di mutamento sociale. Ciò è necessario poiché da alcuni anni sono in atto tentativi di mitizzazione, di sacralizzazione, di appropriazione e strumentalizzazione della sua immagine , da parte dei mezzi di informazione e di parti politiche che tendono a snaturarne il pensiero.
1. Peppino, ha attraversato il suo percorso politico in quelle formazioni della “sinistra rivoluzionaria” nate prima e dopo la contestazione del ’68, dai gruppi marxisti-leninisti alla campagna elettorale per il Manifesto, a Lotta continua, alla candidatura alle elezioni comunali come Democrazia Proletaria. La sua scelta del comunismo rifuggiva dalle dittature burocratiche del “socialismo reale” e si fondava sull’eguaglianza, il soddisfacimento collettivo dei bisogni, la partecipazione dal basso. Tutto questo viene drasticamente piallato o fortemente emarginato dall’iconografia affermatasi negli ultimi anni. Nascevano da queste scelte la polemica con il Pci nella stagione del “compromesso storico”, l’impegno a fianco dei contadini espropriati per l’ampliamento dell’aeroporto, degli edili disoccupati, con l’obiettivo di coniugare lotte sociali e impegno culturale e politico fuori e all’interno delle istituzioni.
2. L’analisi della mafia, intesa come modello di accumulazione e di interazione con tutti gli aspetti del potere, è stata il punto centrale di questo molteplice impegno, fatto di proposte, denunce, controinformazione, mobilitazione. Tutto ciò in netta opposizione con chi ritiene che la mafia sia soltanto un gruppo criminale o un generico comportamento, e che la lotta contro di essa non abbia valenza politica, non sia né di destra né di sinistra. Peppino fa parte di una storia che è quella della lotta di classe diretta dalle grandi forze della sinistra, dai Fasci siciliani alle lotte contadine degli anni ’50, un patrimonio in seguito disperso con l’adozione di una politica di cedimenti e di compromessi. L’esperienza di Peppino, troncata dalla violenza, rivive nelle analisi più serie e conseguenti della mafia e delle mafie, che mettono al centro la loro complessità e lo sviluppo di borghesie mafiose all’interno dei processi di globalizzazione neoliberista, nelle esperienze di movimento, dai Noglobal all’antimafia sociale, non certo nelle generiche manifestazioni di legalità formale e negli appelli a un’antimafia unanimistica.
3. In Sicilia e nell’intero Paese negli ultimi anni si è assistito al prevalere di forme di legalizzazione dell’illegalità, con l’affermarsi del cuffarismo e del berlusconismo, con il tentativo di cancellazione della matrice della Resistenza antifascista a fondamento della Costituzione repubblicana. Il centrosinistra si è dimostrato incapace di opporre un argine al dilagare del conservatorismo e all’inasprirsi dei problemi suscitati dalla precarizzazione e flessibilizzazione del lavoro. Occorre dare vita a politiche alternative non subalterne al mercato capitalistico e ai suoi dogmi della competitività a ogni costo e del successo con ogni mezzo, in un quadro internazionale in cui le logiche di dominio e i fanatismi identitari portano alla guerra permanente e alla diffusione dei terrorismi.
5. In questo contesto i tentativi di costruire nuove forme del fare politica, le esperienze di antimafia sociale (dalle lotte dei senzacasa di Palermo alle forme cooperativistiche per l’uso sociale dei beni confiscati, all’antiracket) debbono essere capaci di uscire dal minoritarismo e dalla logica della testimonianza, estendere il coinvolgimento dei movimenti, legando vari temi, dal lavoro all’ambiente: occorre costruire alleanze, valorizzare il pluralismo, creare cultura, a cominciare dalle scuole, darsi forme adeguate di comunicazione, in un clima, dominato dalle banalità del “pensiero unico” e dalla stupidificazione programmata delle televisioni omologate. E’necessario aprire una nuova stagione di scontro politico per la conquista della libertà del lavoro e delle idee contro l’uso spregiudicato del potere come strumento di sfruttamento e di ricatto per procurare consenso. La condanna e le dimissioni di Cuffaro pongono il problema del superamento di un sistema di potere e della costruzione di un’alternativa credibile sul piano sociale e politico.
6. Su questo terreno il Forum vuole continuare a costruire uno spazio d’incontro, d’analisi e di operatività tra i nuovi movimenti di lotta, le esperienze più significative del mondo religioso, della cooperazione internazionale, le organizzazioni che operano in varie parti del mondo, per dare vita a un progetto che unifichi le resistenze, coniughi la liberazione dalle mafie e la costruzione di una nuova società possibile, nel. nome di Peppino e sulla strada da lui indicata.

Promotori: Associazione Peppino Impastato-Casa Memoria di Cinisi, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato di Palermo, Associazione Radio Aut, Circolo Metropolis di Castellammare del Golfo.
Aderiscono: Libera, Arci Palermo.
Le adesioni si raccolgono presso la Casa Memoria di Cinisi (giovannimpastato@gmail.com) e il Centro Impastato di Palermo (csdgi@tin.it)

PROGRAMMA FORUM SOCIALE ANTIMAFIA 2008

8 MAGGIO

Ore 16,30: Accoglienza
Concentramento presso la stazione ferroviaria Cinisi-Terrasini e Casa Memoria (C.so Umberto I, 220)
Lettura Appello manifestazione nazionale + documento programmatico Forum sociale

Ore 18,00: Il Femminismo
Forum di discussione sull’impegno in difesa dei diritti della donna
Ospiti – relatori: Collettivo Femminista M.C., Collettivo Malefemmine-Pa, Novat

Ore 21,00: spettacolo di Ciccio Impastato; spettacolo di Lucia Sardo
9 MAGGIO Informazione e controinformazione ieri e oggi

Ore 10,00: forum di discussione sulla libera informazione e la comunicazione dal basso

Ospiti – relatori: Radio Onda Rossa, Francesco Catalano – Radio Onda d’urto, Valerio Monteventi – Radio Alice, Roberto Morrione, Lirio Abbate, Riccardo Orioles

Arrivo nel porto di Terrasini della veleggiata con partenza da Sanremo dedicata a Peppino e Felicia.

Ore 17,00: Manifestazione nazionale contro la mafia
Corteo da Radio Aut di Terrasini a Cinisi lungo la via che Peppino percorse la notte tra l’8 e il 9 maggio 2008 quando fu sequestrato ed ucciso.

Ore 21,00: concerto in piazza. Si esibiscono i Têtes de Bois, Ciscovox, Pippo Pollina + Linard Bardill, Flavio Origlio e i LUFF
10 MAGGIO Mafia e antimafia dagli anni ’70 ad oggi

Ore 10,00: forum di discussione su mafia e antimafia negli ultimi 30 anni.

Relatori: Umberto Santino: introduzione, Francesco Forgione: l’attività della Commissione antimafia, Giuseppe Lumia: la relazione della Commissione antimafia sui beni confiscati, Franca Imbergamo: legislazione e azione giudiziaria, Rosario Crocetta: l’azione degli Enti Locali, Pietro Milazzo, Nino Rocca, Tony Pellicane: l’antimafia sociale e la lotta per la casa a Palermo, Enrico Colaianni: l’associazionismo antiracket, Davide Ganci, Rosa La Plena: l’uso sociale dei beni confiscati, Pia Blandano: l’attività nella scuole, Gianluca Faraone: il ruolo delle cooperative di Liberaterra, Tom Behan: un libro in inglese su Peppino Impastato, Salvo Vitale e Giovanni Impastato: la presenza della mafia nel territorio di Cinisi.

Ore 16,00: continuazione forum

Ore 21,00: concerto: Migrantes, Collettivo Musicale Peppino Impastato, Carmen Consoli e i Lautari
11 MAGGIO Movimenti alternativi dal ’68 ad oggi

Ore 10,00: forum di discussione sui movimenti di ieri e oggi.

Ospiti – relatori: Renate Siebert, Guido Viale, Vincenzo Miliucci, Piero Bernocchi, Renato Franzitta, Tano D’Amico

Ore 16,00: continuazione forum

Ospiti – relatori: No Tav, No Ponte, Comitato verità e giustizia per Genova, No Dal Molin, Comitato contro l’ampliamento delle basi militari-Sigonella

Ore 21,00: concerto: Gente strana posse, Assalti Frontali

Lavori del Forum sociale antimafia
“Felicia e Peppino Impastato”
8-11 maggio 2008

8 maggio

I lavori del 7° Forum sono cominciati il pomeriggio con il forum “Obiettiamo gli obiettori. dalla legge 194 all’obiezione di coscienza”, con la partecipazione del Collettivo femminista M.C. e del Collettivo Malefimmine.
Il forum ha visto una buona partecipazione e la discussione si è concentrata sull’attuale offensiva condotta dalla Chiesa cattolica e dalle forze conservatrici contro le conquiste delle donne.
9 maggio

La mattina si è svolto il forum sulla libera informazione e la comunicazione dal basso, con una notevole partecipazione, coordinato da Salvo Vitale, che ha richiamato l’attività di controinformazione svolta da Peppino e dai suoi compagni, fino alla creazione di Radio Aut, sottolineando in particolare l’attenzione con cui venivano preparati i notiziari, ora pubblicati in volume.
Riccardo Orioles, collaboratore di Pippo Fava nella redazione prima del “Giornale del Sud” e poi de “I Siciliani” e ora impegnato con la rivista “Casablanca”, ha parlato delle esperienze delle radio libere negli anni ’70 e ’80 (circa 250, in seguito quasi tutte chiuse) e delle televisioni locali (6, in seguito vendute). Negli ultimi anni il canale più adoperato è Internet. Non ci sono, né in Sicilia né nel resto del Paese, giornali popolari. Anche i giornali di sinistra, “L’Unità”, “il manifesto”, “Liberazione” sono illeggibili per i lettori non intellettuali; il settimanale “Avvenimenti”, con cui Orioles ha collaborato per anni, si è travasato in “Left” e ha cambiato radicalmente impostazione. In Sicilia, e soprattutto a Catania, domina l’editore Ciancio, che stampa anche “la Repubblica”, il cui inserto sulla Sicilia non viene distribuito a Catania e provincia per rispettare il monopolio di Ciancio. “Casablanca”, che Orioles ha fondato assieme a Graziella Proto, altra figura storica de “I Siciliani”, è sommersa dai debiti e non si sa se avrà un futuro. Nessuno fa la pubblicità sulle sue pagine e i politici che hanno assunto qualche impegno non li hanno mantenuti.
Interviene Vittorio Monteventi, negli anni ’70 di Radio Alice di Bologna, che parla di quegli anni e del quadro attuale della città, dominato dall’incubo sicurezza, con le ronde in giro per la città, e delle iniziative in corso sul terreno dell’informazione, e propone che si realizzino forme di coordinamento.
Per Radio Onda rossa interviene Marco Laurenzano che ricorda il ruolo della radio nei giorni dell’assassinio di Peppino, il percorso successivo in un quadro con poche presenze. Il problema dell’informazione è diventato sempre più grave e le iniziative che cercano di mantenere una fisionomia alternativa sono troppo poche e troppo isolate.
Salvo Vitale ricorda che Peppino ha visitato Onda Rossa di Roma, raccogliendo materiali per utilizzarli a Radio Aut.
Lirio Abbate, dell’Ansa e autore con Peter Gomez del volume I complici, per cui ha ricevuto ripetute intimidazioni che lo costringono a vivere con la scorta, ha cominciato ricordando l’attività pionieristica di Peppino nell’informazione e documentazione sulle attività mafiose e sui rapporti con il contesto sociale e politico e ha definito “malata” l’informazione attuale, per cui il più delle volte i giornalisti dirottano quasi tutta l’informazione e la documentazione nella scrittura di libri. Si è soffermato sulla vicenda di Peppino sostenendo che per farlo conoscere ci è voluto un film, per accertare il depistaggio c’è voluta la relazione della Commissione antimafia. Ha sottolineato il comportamento contraddittorio di gran parte dei giovani palermitani che partecipano alle manifestazioni antimafia ma la sera vanno in un locale notoriamente gestito da mafiosi.
Pino Maniaci di Telejato, recentemente aggredito dal figlio del mafioso Vitale, ha descritto le grandi difficoltà in cui si svolge il suo lavoro, con centinaia di querele per “diffamazione” da parte della signora Bertolino, titolare della più grande distilleria d’Europa, assistita dall’avvocato Alfredo Galasso.
Lorenzo Frigerio, intervenuto in sostituzione di Roberto Morrione, assente per motivi di salute, ha riportato l’esperienza di Libera informazione.
Lirio Abbate ha ripreso la parola per ricordare il ruolo di Peppino Impastato nella denuncia di personaggi che sono riemersi recentemente. Per esempio Maria Concetta Caldara, consigliera dell’ex ministro La Loggia, Pino Lipari, di cui Peppino aveva abbondantemente parlato negli anni ’70.
Umberto Santino ha ricordato che il film e la relazione della Commissione antimafia sul depistaggio non sono venuti dal nulla, ma sono anch’essi il frutto del lavoro quotidiano svolto dai familiari di Peppino, dai suoi compagni e dal Centro siciliano di documentazione di Palermo, nato nel 1977 e successivamente dedicato a Peppino. Ha ricordato che al tempi dell’assassinio di Peppino solo i quotidiani “Lotta continua” e “Il Quotidiano dei lavoratori”, ben presto chiusi, hanno dato un’informazione corretta, che “il manifesto” pubblicò una noticina, a firma G.R. (Gianni Riotta), in cui si diceva: “I compagni dicono che si tratta di omicidio mafioso” e in seguito non tornò sull’argomento. “L’editoriale pubblicato sul manifesto di oggi viene dopo più di 30 anni che non scrivo sul giornale” e su “Liberazione” il Centro ha dovuto pagare un inserto pubblicitario per dare un’informazione corretta su dov’è, chi l’ha fondato, cosa fa, quali sono i suoi recapiti, dopo un articolo disinformatissimo firmato da Gemma Contin. Ricorda di avere più volte proposto di costituire una redazione a Palermo di “Casablanca”, propone la costituzione di una rete tra i soggetti di informazione alternativa esistenti, per riuscire a drenare risorse finanziarie pubbliche per sostenere iniziative di una certa consistenza.
Antonella Mascali di Radio popolare sostiene che più che di controinformazione bisogna parlare di informazione, tenendo conto che nessuno la fa seriamente e continuativamente.
Graziella Proto rifiuta il luogo comune che non esista nulla, che si debba sempre partire da zero, ricorda il suo impegno con “I Siciliani” fino a “Casablanca” e denuncia l’isolamento che condanna alla sparizione le iniziative serie che si è cercato di mettere in piedi con grandi sacrifici personali.
Anna Puglisi ricorda che ad eccezione del “Quotidiano dei lavoratori” e di “Lotta continua” nessun giornale nazionale, compreso “il manifesto”, a suo tempo parlò della manifestazione nazionale contro la mafia del 1979 e che in occasione della presentazione del film a Venezia si parlò di “delitto dimenticato”, mentre erano in corso due processi ed era al lavoro la Commissione parlamentare antimafia, frutto di un impegno oscurato dalla grande stampa, pure da quella di sinistra.
Orioles riprende la parola per proporre che il 10 per cento dei finanziamenti di cui godono le testate di sinistra venga dato a chi cerca di fare informazione seria dal basso.
Dario Riccobono del sito Kom Pa e di Radio resistor informa sull’attività svolta e ricorda la fine di Indymedia. Enzo Gerace parla dell’attività svolta nelle scuole per informare gli studenti.

Nel pomeriggio si è svolta la manifestazione nazionale, con la partecipazione di migliaia di persone. Il corteo è partito dalla sede di Radio Aut a Terrasini, ha percorso le strade che ha percorso Peppino quando è stato sequestrato e ucciso, ha sostato davanti alla casa della madre di Peppino, buona parte dei partecipanti ha proseguito fino alla piazza dove ci sono stati gli interventi di Umberto Santino, Salvo Vitale e Giovanni Impastato. Santino ha ricordato l’impegno di antimafia integrata di Peppino, svolto su vari piani: culturale, sociale e politico, sottolineato che dopo i grandi delitti e le stragi Cosa nostra ha ricevuto dei colpi ma il sistema di rapporti è rimasto integro e l’esito elettorale dimostra che sul piano dei rapporti tra mafia e politica la situazione è peggiore rispetto al mezzo secolo di dominio democristiano: la Dc aveva rapporti con la mafia ,ma li negava, il berlusconismo li ha e li ostenta, come ha fatto Dell’Utri definendo “eroe” il capomafia Mangano che ha rispettato il codice dell’omertà, non parlando di quel che accadeva ad Arcore. Ha sostenuto che è assolutamente inutile fare raccomandazioni perché i partiti si autoregolino escludendo dalle candidature condannati o rinviati a giudizio per mafia e altri reati, come ha fatto l’ultima Commissione antimafia e per giunta soltanto per le elezioni degli enti locali, e ha proposto che venga stabilito per legge la loro incandidabilità. Ma bisogna porsi il problema del consenso di cui godono. Ha proposto che a Cinisi la casa di Badalamenti venga usata come centro culturale e sociale. Vitale ha sottolineato la gravità del quadro politico, la persistenza della mafia contro cui bisogna organizzare una resistenza di massa. Impastato ha ringraziato i partecipanti e ribadito che a denigrare Cinisi sono i mafiosi non chi lotta la mafia, come si continua ad insinuare.

10 maggio

La giornata è stata dedicata al forum “Mafia e antimafia dagli anni ’70 ad oggi”, che ha visto un’ottima partecipazione ed è stato introdotto e coordinato da Umberto Santino che nella relazione ha richiamato le idee di mafia correnti (stereotipi: prima subcultura senza organizzazione, dopo emergenza e antistato; paradigmi: associazione criminale tipica, impresa) e le linee fondamentali dell’analisi del Centro Impastato (gruppi criminali, sistema di rapporti, blocco sociale, borghesia mafiosa, storia come intreccio di continuità e innovazione). Soffermandosi sul quadro attuale ha rilevato la sporadicità dell’analisi, la scarsa scientificità delle stime sull’accumulazione, gli aspetti criminogeni della globalizzazione, la repressione dopo il delitto Dalla Chiesa e le stragi degli anni ’90, ma la persistenza dei rapporti tra mafia e politica, ostentati dal berlusconismo. Riprendendo l’intervento alla manifestazione ha ribadito che se si vuole rompere questo rapporto occorre una legge che stabilisca l’incandidabilità di chi è condannato o sotto processo per mafia e altri reati, ma il problema è il consenso di cui gode il centrodestra che assicura ottimi affari alla borghesia mafiosa e distribuisce redditi di sussistenza agli strati popolari. Le sinistre non hanno un progetto che risponda ai bisogni di questi ultimi. Le esperienze di antimafia (scuole, antiracket,. uso sociale dei beni confiscati) sono minoritarie, mentre bisogna costruire un blocco sociale alternativo. ponendo al centro i problemi della disoccupazione, della precarietà, riprendendo il filo che fu dell’antimafia di Peppino.
Al forum dovevano partecipare Francesco Forgione e Giuseppe Lumia ma nel corso della manifestazione del 9 pomeriggio hanno annunciato che avevano altri impegni.
Franca Imbergamo, pubblico ministero nei processi contro gli assassini di Peppino, ha sottolineato che il problema della giustizia e della lotta alla mafia in Italia più che un problema tecnico è un problema politico. La responsabilità politica rimane sulla carta e opera una delega alla magistratura che deve svolgere un ruolo non suo. Si è istituito un doppio binario per i procedimenti contro la mafia ma in realtà opera un doppio binario al contrario, in cui, nell’incubo-sicurezza, i piccoli delinquenti e gli immigrati sono il pericolo pubblico numero 1 e le mafie, al di fuori dei grandi delitti, sono considerate come normalità. Ha fatto riferimento alle esperienze degli ultimi anni a Caltanissetta e ha parlato di Gela, dove chi si oppone al racket spesso rimane senza difese.
Rosario Crocetta, sindaco di Gela, ha portato la sua esperienza di amministratore che si è posto concretamente il problema della lotta alla mafia, agendo sugli appalti di opere pubbliche, sui noli e sulle forniture, in un contesto in cui le carenze legislative e i protocolli di legalità che rimangono sulla carta espongono a gravi rischi chi si impegna quotidianamente. Fino ad oggi la cittadinanza di Gela lo ha sostenuto, smentendo le voci di tanti che dicevano e dicono che già parlare di antimafia significa allontanare l’elettorato.
Pia Blandano, dirigente scolastica tra le più impegnate nelle attività educative antimafia, ha parlato di attività troppo discontinue, del legame scuola-territorio, delle esperienze in collaborazione con il Centro Impastato che cercano di legare memoria, progetto, formazione degli insegnanti e costruzione di modelli alternativi. Si è soffermato sul ruolo negativo delle fiction televisive che inducono un’immagine eroica dei capimafia e sul cosiddetto bullismo che in contesti mafiosi assume specificità preoccupanti.
Rosa La Plena, responsabile nazionale per i beni confiscati di Italia Lavoro, ha parlato in particolare delle imprese confiscate, spesso destinate a chiudere, generando l’idea che l’antimafia produca disoccupazione. Alcune esperienze sono positive, ma il contesto è difficile, sia per le possibilità che hanno i mafiosi di creare altre attività, annullando l’effetto della confisca, sia per le carenze del quadro istituzionale, con i problemi nati con l’abolizione del commissario e gli ostacoli frapposti all’azione del Demanio.
Pietro Milazzo, impegnato politicamente e socialmente da decenni, ha introdotto il tema delle lotte dei senzacasa di Palermo, richiamando la figura e l’attività di Peppino, la sua radicalità ma pure la sua concretezza nel lavoro sul territorio. Le forze politiche hanno abbandonato il terreno della lotta sociale, desertificando il territorio e abbandonandolo al clientelismo.

Nel pomeriggio sulle lotte per la casa è tornato Nino Rocca, da molti anni impegnato in attività sociali,che ha ricostruito l’ultimo ciclo di lotte, con la costituzione del comitato 12 luglio, i risultati faticosamente ottenuti con l’uso di case confiscate ai mafiosi, sottolineando l’imprescindibilità di un rapporto con le istituzioni, finora ottenuto soltanto con iniziative di mobilitazione.
Tom Behan, studioso e docente universitario inglese che ha pubblicato un volume su Peppino, ha fatto riferimento ai trionfi delle destre e invitato a riportare l’impegno principale dal parlamentarismo alle lotte sociali. A presentare il libro è intervenuto Giuseppe Nobile, militante nella Nuova sinistra e già vicesindaco di Partinico, che ha sottolineato il ruolo centrale delle testimonianze nella ricerca che ha portato alla scrittura del libro.
Vittorio Greco, di Addiopizzo, ha introdotto il tema dell’antiracket, parlando della necessità di costruire un ampio blocco sociale, dei problemi che esso pone, dello scarso numero di commercianti e imprenditori che hanno costituito a Palermo l’associazione Liberofuturo, della quotidiana attività per diffondere la cultura del consumo critico e della lotta al racket, della ricerca spesso delusa di una borghesia illuminata.
Umberto Di Maggio, referente di Libera Palermo, ha tracciato un quadro positivo delle attività svolte dalle cooperative per l’uso sociale dei beni confiscati, 5 in Sicilia, della prossima costituzione di un consorzio, dei campi di volontariato in cui vengono giovani di altre regioni e di altri Paesi. Ha finito leggendo la lettera di un volontario che ha collaborato con le cooperative siciliane.
Salvo Vitale ha parlato della mafia a Cinisi, da Badalamenti ad oggi, soffermandosi sugli ultimi avvenimenti: l’arresto dei Lo Piccolo, il contesto che ha favorito la loro latitanza, dell’attività di Peppino che già allora aveva scoperto l’attività di personaggi come Pino Lipari. “La scarsa partecipazione di cittadini di Cinisi si deve al fatto che parlavamo e parliamo di cose scomode, facendo nomi e cognomi, come quelli della famiglia Caldara o di Andrea Impastato, amministratore dei beni di Provenzano e uno degli ultimi arrestati”.
Pino Dicevi, dell’Associazione Impastato di Cinisi, ha parlato di temi legati al territorio come quello dell’acqua che fu alla base delle mobilitazioni ai tempi dei Fasci siciliani, con la strage di Giardinello del 10 dicembre 1893, e continua ad essere uno dei problemi centrali della zona. Il problema dell’acqua è stato più volte affrontato all’interno dei forum degli ultimi anni.
Fabrizio Fasulo, dell’Associazione Radio Aut, ha toccato il tema della linea di classe dell’antimafia sociale e indicato il pericolo di un revisionismo che miri a comprendere imprenditori e commercianti, rappresentanti di una improbabile borghesia illuminata. E’ positivo che cerchino di liberarsi dal pizzo ma i loro percorsi sono diversi da quelli dei proletari.
Giancarlo Consoli, del Gapa di Catania, un’associazione impegnata nel lavoro con i giovani, ha proposto che la casa di Badalamenti diventi uno spazio pubblico e un centro sociale.
Paolo Arena, dell’Associazione Impastato e del Circolo Metropolis di Castellammare, ha informato sull’attività contro la speculazione edilizia svolta negli ultimi anni e ha sottolineato la necessità di partire dal territorio e di costruire un progetto comune ma in continuità con la tradizione classista dell’antimafia siciliana.
Vittorio Greco ha chiesto la parola per invitare a riflettere e a confrontarci serenamente, senza anatemi. Addiopizzo pone l’accento sulla responsabilità sociale dell’impresa e a un blocco mafioso transclassista bisogna contrapporre un blocco antimafioso ampio, anch’esso transclassista.
Giovanni Caruso, del Gapa di Catania, ha parlato del lavoro a Catania, dell’attività di controinformazione in una città dove vige il monopolio di Ciancio.
Giuseppe Nobile è intervenuto di nuovo per ribadire la socialità della lotta alla mafia, ha richiamato i dati sugli occupati in Sicilia e posto l’esigenza di una larga alleanza, in un contesto nazionale in cui è sparita la questione meridionale.
Daniele Moretto, poeta e insegnate, è intervenuto brevemente leggendo una sua poesia.
Umberto Santino ha concluso brevemente i lavori invitando a un’attenta riflessione sulla storia (le lotte contadine riuscirono a coinvolgere contadini poveri e medi, artigiani e altri soggetti perché non prevalse la linea bracciantilista) e sulla realtà attuale, dominata dalla frammentazione e pulviscolarizzazione del lavoro: bisogna affrontare questi problemi se si vuole costruire un progetto di antimafia non elitario.
11 maggio

Si è svolto il forum sui movimenti antagonisti dal ’68 ad oggi, coordinato da Salvo Vitale e Umberto Santino, sempre con un’ottima partecipazione.
Renate Siebert ha parlato delle sue esperienze di militanza e di studio all’Università di Francoforte, presso l’Istituto diretto da Adorno. Ha cominciato con il richiamare la tragicità della situazione che vivevano i ragazzi e gli adolescenti in Germania negli anni ’50 e ’60, a pochi anni dalla sconfitta del nazismo, quando non c’erano punti di riferimento tra gli adulti, non si parlava degli orrori del nazismo e dell’olocausto (ci si limitava a sussurrare: “noi non lo sapevamo”). C’erano violentissime discussioni con gli adulti, ci si vergognava di essere tedeschi. Lei e altri della sua generazione hanno trovato una nuova famiglia nella scuola e maestri tra i docenti, molti dei quali erano ebrei e venivano dall’esilio. Lei faceva parte della Sds (Sozialistischer Deutscher Studentenbund), organizzazione degli studenti prima legata alla Spd, il Partito socialdemocratico, poi sempre più su posizioni critiche fino a rompere ogni legame. La Repubblica federale tedesca viveva una lunga stagione di autoritarismo e di feroce anticomunismo, coniugato con l’antifascismo, ma tantissimi nazisti si erano riciclati nell’amministrazione pubblica. Gli studenti avevano contatti con i sindacati soprattutto dei metalmeccanici e le prime iniziative furono contro il riarmo nucleare, con qualche rapporto con la DDR, la Repubblica democratica tedesca. C’era razzismo verso gli immigrati italiani, greci, poi turchi, intolleranza verso gli omosessuali. Si studiavano i classici del marxismo con forte atteggiamento critico nei confronti del marxismo pietrificato di marca sovietica., i testi di psicanalisi. Nasceva l’interesse per il cosiddetto Terzo mondo in una fase di decolonizzazione, si mirava, senza riuscirci, alla costruzione di un nuovo partito di sinistra. Il ’68 è il frutto delle attività degli anni precedenti in cui si incontravano vari filoni: il femminismo, le comuni, le Bürgeriniative (le attività delle associazioni di cittadini). Una minoranza scelse successivamente la strada del terrorismo, ma è scorretto identificare il ’68 tedesco con il terrorismo.
Umberto Santino ricorda che Renate ha fatto una tesi di laurea su Franz Fanon, pubblicata in volume, e negli ultimi anni si è occupata di mafia e ha scritto Le donne, la mafia, uno dei pochi libri seri egli ultimi decenni.
Salvo Vitale ricorda che Peppino e lui studiavano i testi della Scuola di Francoforte, poi avvenne l’incontro con il maoismo. Arrivarono casse di libretti di Mao e i contadini che lottavano contro la terza pista di Punta Raisi li ostentavano durante le lotte. Racconta le prime esperienze culturali e politiche di Peppino, prima e durante il ’68, di cui il Pci non capì nulla.
Piero Bernocchi, protagonista delle lotte degli ultimi decenni e autore di vari saggi, dice che l’interesse per Peppino è cresciuto a livello nazionale e internazionale ma i poteri mafiosi non sono ancora considerati come uno dei terreni di scontro del movimento. La disfatta della Sinistra Arcobaleno dev’essere l’occasione per un ripensamento radicale, a cominciare dalla lettura del passato. In realtà il Pci capì perfettamente che con il ’68 nasceva un grande movimento fuori degli schemi di partito con una prassi anticapitalistica e ha fatto di tutto per stroncare quella prospettiva. Negli anni più recenti Rifondazione ha avuto un buon rapporto con i movimenti, poi ha scelto di puntare tutto sul terreno istituzionale, impelagandosi nella coalizione di governo e votandosi alla sconfitta. Bisogna eliminare l’idea della centralità del partito, come forma e gabbia del movimento, progettando una lotta di lunga lena, plurale, mettendo insieme le tessere di un mosaico anticapitalista. Le esperienze dell’America latina sono un esempio di come l’impegno sul piano sociale possa avere sbocchi anche sul piano istituzionale, come dimostra la Bolivia con l’elezione a presidente della Repubblica di Evo Morales, dirigente dei sindacati dei coltivatori di coca.
Vincenzo Miliucci, redattore storico di Radio Onda rossa, sostiene che la mafia è profondamente intrecciata con il capitalismo e che ancora l’antimafia non è stata assunta come problema fondamentale. C’è un vuoto a sinistra e la manifestazione di Cinisi è uno dei primi atti contro il nascente governo. Il movimento deve svilupparsi sulle linee della democrazia diretta, ereditando gli esempi che vanno dalla Comune parigina ai consigli territoriali, costruendo una larga comunità di resistenze.
Umberto Santino parla brevemente del ’68 a Palermo e in Sicilia e dell’analisi sulla borghesia mafiosa che allora non fu capita neppure all’interno del gruppo del manifesto in cui militava e dagli altri gruppi di Nuova sinistra e che è riemersa solo negli ultimi anni. Ricorda che il Progetto droga del Centro e del CISS è stato condotto in collaborazione con Organizzazioni non governative di tre continenti e con dirigenti e militanti di sindacati di coltivatori di coca, tra cui Evo Morales, e che nel 2000 il Centro con altri ha affrontato il tema dei rapporti tra mafie e globalizzazione.
Totò Cavaleri, del Laboratorio Zeta di Palermo, parla di esperienze più recenti di democrazia partecipata, che mirano all’abbattimento dello stacco tra mezzi e fini. Gli anni ’80 e ’90 sono stati un grande vuoto, le manifestazioni di Genova durante il G8 sono state un’esperienza significativa per tanti, in un contesto in cui si parla di postmodernità, di liquidità che dissolve ogni punto di riferimento. Bisognerebbe coniugare territorialità e flussi, partendo da un’analisi della città, della povertà a Palermo, valorizzando ed estendendo esperienze come le lotte dei senzacasa, non giocando alla proliferazione dei partitini comunisti, rifondando la politica dal basso.
Conclusi gli interventi in programma, chiede la parola studentessa Laura Saja di Catania che pone due domande: il rapporto tra movimento e rappresentanza, il ruolo dell’educazione alla legalità.
Parla poi Sergio Riggio, militante da anni, che richiama il clima del 1978, con l’assassinio di Peppino, di Fausto e Jaio. Eppure non ci ponevamo il problema mafia e si deve dare atto a Umberto Santino di avere lavorato a un’analisi di classe del fenomeno mafioso, andando controcorrente. Riporta l’esperienza i lavoro con gli operai dell’AMIA, l’azienda municipale per l’igiene ambientale, che ha isolato i capiarea mafiosi. Maria Di Carlo, impegnata in attività sociali, ricorda la sua esperienza a Corleone con Nino Gennaro, militante, poeta, uomo di teatro, la denuncia del padre che voleva relegarla in casa, l’incontro con femministe separatiste che non capivano che in paese era una conquista uscire e operare con i maschi; invita ad abbandonare le letture chiesastiche e ad operare unitariamente. Nino Rocca ribadisce la complessità dei conflitti sociali, la frammentazione degli strati popolari, la necessità di un nuovo pensiero in grado di cogliere la realtà.
Totò Cavaleri parla di Addiopizzo e dice di aver seguito con interesse fin dall’inizio quell’esperienza, senza prevenzioni.

Nel pomeriggio i lavori riprendono con gli interventi dei protagonisti di alcune delle lotte più significative degli ultimi anni.
Antonella Cunico, del Comitato No Dal Molin, parla delle lotte contro l’installazione della base militare americana che sorgerebbe in un’area di grande sviluppo industriale e per giunta su una falda acquifera. Nelle recenti elezioni Vicenza è uno dei pochi casi in cui ha vinto il candidato del centrosinistra per il suo legame con le lotte della popolazione, a dimostrazione che la crisi di rappresentanza e la disfatta delle forze di sinistra sono dovute alla mancanza di collegamento con il territorio.
Francesco Calabrò del Valsusa Film Fest, parla del lavoro culturale e precisa che non si tratta, come spesso si rimprovera al movimento ambientalista, di dire solo dei No, di opporsi sempre e comunque, ma di far valere delle ragioni. Alberto Castagno, del Comitato No Tav, parla delle caratteristiche delle lotte in Valsusa. Ci sono 40 comitati popolari, con una composizione sociale variegata e differenti orientamenti politici. L’operazione NoTav costa 14 miliardi di euro, suscettibili di incremento, molto di più del Ponte di Messina. Tra le iniziative recenti del movimento c’è quella dell’acquisto dei terreni dove dovrebbero svolgersi i lavori. Il 24 maggio a Riace, in Calabria, si svolgerà un incontro nazionale per promuovere un Patto di mutuo soccorso tra organizzazioni e comitati impegnati su vari fronti.
Sul Ponte di Messina interviene Gino Sturniolo che precisa che non è il portavoce di un comitato e che per la lotta contro la costruzione del Ponte non si sono formati comitati popolari come in Valsusa. I fondi destinati al Ponte sono stati in gran parte distribuiti alle regioni ma con il governo Berlusconi e con il presidente della regione Lombardo il Ponte ritorna come la priorità assoluta.
Umberto Santino pone una domanda: qual ruolo hanno le mafie in questa programmazione di grandi opere pubbliche?
Alfonso Di Stefano, del Comitato contro l’ampliamento delle base militare di Sigonella, risponde alla domanda richiamando le denunce degli interessi mafiosi fatte più volte e descrive i programmi di ampliamento che aggraverebbero la dipendenza dell’Italia dalle politiche di guerra degli Stati Uniti e avrebbero anche pesanti conseguenze sul piano ambientale. Le lotte del Comitato sono state isolate anche dalle forze politiche di sinistra. Conclude proponendo delle iniziative che recuperino la memoria storica, dai fatti di Avola, con l’uccisione, il 2 dicembre 1968, di due braccianti durante uno sciopero contro le gabbie salariali, al movimento del ’68 e alle altre fasi di lotte popolari in Sicilia. Umberto Santino ricorda che oggi si vogliono reintrodurre le gabbie salariali e si dice personalmente disponibile per questo impegno di recupero della memoria.
Sul movimento NoInc (contro gli inceneritori) in Sicilia interviene Gianluigi Radaelli con la lettura di un documento in cui parla delle iniziative sul problema dei rifiuti, della costituzione dell’Associazione “Decontaminazione Sicilia” che unisce vari comitati civici e della Rete dei beni comuni. Il movimento non si limita a dire dei No ma si batte per la raccolta differenziata, il riciclo e il riuso e per l’uso di sistemi non inquinanti per la parte di rifiuti non riciclabile.
Chiudendo il lavori Umberto Santino propone che il documento unitario con cui è stato indetto il Forum 2008 sia il testo-base per il prosieguo dell’attività, che si rediga un verbale degli interventi ai vari forum., che si raccolgano gli atti e che i rapporti avviati durante le giornate del Forum trovino il modo per diventare stabili, anche attraverso strumenti di informazione e comunicazione adeguati, cominciando dal potenziare e collegare quelli già esistenti e formando gruppi di studio.
Salvo Vitale riprende la proposta di costituzione di gruppi di documentazione e di studio. Pietro Milazzo propone che ci si dia un primo appuntamento a un mese dal Forum, per riprendere alcuni temi di fondo dell’analisi teorico-politica e per dare vita a forme di coordinamento.
Le proposte vengono accolte. Si decide anche di inviare la seguente lettera alla redazione del quotidiano “Liberazione”:

Cara Liberazione,
abbiamo letto sul giornale del 10 maggio la cronaca della manifestazione nazionale contro la mafia svoltasi a Cinisi il pomeriggio del 9 maggio, a firma di Da.Va.
Francamente pensavamo che la manifestazione meritasse qualcosa di più e una maggiore attenzione sui promotori, sui partecipanti e sui contenuti. I promotori del Forum sociale antimafia Felicia e Peppino Impastato 2008 sono stati: l’Associazione Peppino Impastato – Casa Memoria di Cinisi costituitasi nel 2001, il Centro siciliano di documentazione di Palermo nato nel 1977 e successivamente dedicato a Giuseppe Impastato, l’Associazione Radio Aut, il Circolo Metropolis di Castellammare del Golfo. Tra le migliaia di partecipanti non c’erano solo ragazzi ma moltissimi altri. C’erano tante associazioni, tra cui Libera (ma non c’era don Ciotti), c’erano sindacati, sindaci di vari comuni, alcuni politici, e la manifestazione, dopo una sosta davanti alla casa in cui abitava Felicia, la madre di Peppino, si è conclusa nella piazza del Municipio, con gli interventi di Umberto Santino, fondatore e presidente del Centro Impastato di Palermo, che ha indicato le linee di un’antimafia integrata capace di affrontare la complessità del fenomeno mafioso in una fase difficilissima in cui il rapporto mafia-politica viene ostentato da personaggi come Dell’Utri e di avviare la formazione di un blocco sociale alternativo; di Salvo Vitale, presidente dell’Associazione di Cinisi, che ha invitato a una lotta contro la mafia sulla linea di una resistenza di massa; di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, che ha ribadito che a denigrare Cinisi sono i mafiosi e non chi lotta contro la mafia, come più d’uno continua a insinuare.
Questo, molto sinteticamente, è avvenuto il pomeriggio del 9 maggio a Cinisi, ma non se ne trova traccia nella cronachetta di Liberazione. Ci auguriamo che in futuro ci sia maggiore attenzione per i problemi delle mafie e dell’antimafia, che sul giornale non hanno finora trovato l’attenzione che meritano.

Gli organizzatori e i partecipanti al Forum sociale antimafia Felicia e Peppino Impastato 2008.

Il movimento del Sessantotto in Germania
(la mia esperienza)

di Renate Siebert

Il così detto ’68 è stato indubbiamente un decennio di movimenti a carattere internazionale. Tuttavia, mi pare molto importante cogliere di volta in volta le specificità locali e nazionali legate alla storia particolare dei vari paesi. Inoltre, le particolarità dei diversi sistemi politici del ‘900 – dalle democrazie borghesi ai totalitarismi nazi-fascisti e comunisti – hanno avuto ripercussioni sui rapporti intergenerazionali e come tali hanno inciso sul carattere più o meno anti-autoritario dei movimenti di protesta del secondo dopoguerra e del sessantotto in particolare. La mia esperienza è legata alla storia tedesca, all’eredità nazista allora poco elaborata, all’esistenza delle due Germanie e alle vicende delle lotte antiautoritarie degli anni ’60 nella Repubblica Federale. La DDR, la Repubblica Democratica Tedesca (non riconosciuta come tale dalla Germania Federale) appariva silente, dopo le rivolte degli anni ’50 soffocate nel sangue, e dopo la costruzione del muro di Berlino. Quest’altra Germania, sorella povera, brutto anatroccolo, per noi era territorio vietato per eccellenza, una sorta di tabù, un territorio rimosso, demonizzato dalla propaganda anticomunista, quasi onirico nella sua irrealtà.

Vorrei iniziare con una citazione di Adorno nella quale echeggiano i due poli di una tensione che ha fortemente caratterizzato la mia generazione – in modi a volte drammatici e infelici, ma anche fecondi – e che ha molto a che fare, a mio avviso, con il sessantotto in Germania: “L’esperienza sarebbe l’unione fra tradizione e aperta nostalgia di ciò che è straniero, estraneo”. Esperienza, tradizione, nostalgia dell’altro e di ciò che è altro… L’esperienza richiede un rapporto elaborato col passato che consente una proiezione verso il futuro – entrambi aspetti altamente confusi e inquietanti per i giovani tedeschi negli anni ’50, per gli allora giovani della mia generazione. Un passato minaccioso e cupo, affogato dentro un silenzio impenetrabile circa il recente nazismo e la Shoah. Un futuro vago dal sapore grigio entro relazioni famigliari e intergenerazionali strette e opprimenti. Il clamore assordante della guerra fredda, delle tensioni per il riarmo (atomico?) della Repubblica Federale e dell’ipocrita propaganda anticomunista tesa a “salvare i fratelli e le sorelle” della “Germania dell’Est”. Un contesto di vita quotidiana, quello degli anni ’50, in cui vivere e crescere da adolescenti era un’impresa altamente contraddittoria, se è vero, come annota Adorno in una lettera scritta nel 1950 a Leo Löwenthal, poco dopo il suo rientro dall’esilio negli Stati Uniti, che i giovani di questa prima generazione post-nazista erano particolarmente, ferocemente affamati di verità: “Il mio seminario assomiglia ad una scuola talmudica… sembrerebbe come se gli spiriti degli intellettuali ebrei assassinati fossero transitati negli studenti tedeschi. Silenziosi, conturbanti (unheimlich). Ma proprio per ciò, nel vero senso freudiano, anche proprio infinitamente accoglienti (anheimelnd)” 1. Un passato tutto da conquistare attraverso un lavoro del lutto – il sogno e l’utopia di un futuro radicalmente “altro” – e un presente segnato da un grande bisogno di chiarezza. Nel presente degli anni ’50 – indubbiamente periodo di incubazione dei movimenti del ’68 – le élite autoritarie che dal nazismo erano transitate al dopoguerra apparivano come coloro che maggiormente bloccavano l’utopia di un futuro riconciliato. Giustamente Uwe Timm, scrittore (e compagno di generazione) che racconta la vita breve dello studente Benno Ohnesorg ucciso dalla polizia durante una manifestazione contro la scià di Persia il 2 giugno del 1967 a Berlino, paragona questa élite ad una forza di occupazione: “Contro quella élite, contro l’establishment che la mia generazione avvertì come una forza di occupazione, si indirizzò la rivolta, all’inizio come protesta emotiva, come rivolta individuale, estetico-morale” 2. Personalmente, ad esempio, ricordo molto bene quanta importanza ebbe per la mia formazione esistenziale e politica la prima mostra d’arte contemporanea, la “documenta” a Kassel, la mia città. Si svolse alla fine degli anni ’50 e ci fece conoscere l’arte degenerata, messa al bando dal regime nazista: l’impressionismo, l’espressionismo e le prime istallazioni dell’arte contemporanea. Con un gruppo di amici del liceo – senza alcuna guida adulta – ci davamo ogni giorno appuntamento nelle sale della mostra, conoscevamo e riscoprivamo giorno per giorno ogni quadro e, direi senza alcuna pretesa di tipo specialistico-estetica, ci aggiravamo tra queste tele sentendoci finalmente un po’ di più “a casa”.
Io sono nata a Kassel nel 1942, faccio quindi parte di quella generazione del dopoguerra che negli anni ’50, negli anni dell’adolescenza, ha subito il trauma di vedere crollare ogni riferimento, ogni autorità adulta credibile: ci sentivamo “orfani”, in mezzo ad adulti devastati dal nazismo, colpevoli e silenziosi. Un silenzio conturbante ci avvolgeva, un’angoscia muta della guerra e delle distruzioni attraversava le relazioni, il tabù dei campi di sterminio – il grande non detto di quegli anni – pesava come un macigno. E noi volevamo sapere, conoscere la verità. Ricordo scontri violentissimi con gli adulti, genitori, parenti, insegnanti… niente. Loro rimanevano muti, tutt’al più negavano. Ci sentivamo colpevoli, eravamo colpevoli. Mi vergognavo per loro, ci vergognavamo senza avere risposte. Solo arrivata all’università – il passaggio dalla scuola e dalla famiglia a Kassel all’Istituto a Francoforte – finalmente orfana tra orfani (in senso metaforico) si intravedevano nuovi riferimenti, nuovi “padri”, nuovo orizzonti. Nel mio caso erano maestri al di sopra di ogni sospetto, gli intellettuali della Scuola di Francoforte come Horkheimer, Adorno, Marcuse e altri, in gran parte ebrei perseguitati e esiliati durante il regime nazista e ritornati in Germania per rifondare un sapere critico sulla società.
Simili incontri hanno dato alla mia generazione di orfani una dimensione del presente capace di nutrirsi di uno sguardo meno sperso, ci hanno dato speranza, una possibilità di futuro. Una possibilità di futuro, tuttavia, che doveva attraversare il trauma del nazismo e del genocidio degli ebrei, dello sterminio dei “diversi” come gli zingari, gli omosessuali, i testimoni di Jeova e gli handicappati. Tale conquista del passato richiedeva in un certo senso un viaggio agli inferi.
Il clima ideologico degli anni della guerra fredda – melenso, ipocrita e estremamente aggressivo – ha indubbiamente contribuito a rinforzare la nostra durezza nei confronti della generazione dei nostri padri e delle nostre madri. Voglio dare ancora voce a Uwe Timm: “Noi, la mia generazione eravamo cresciuti quasi tutti nell’opposizione ai padri, educati invece all’obbedienza e a conquistare il mondo e che avevano perso la guerra, i padri coinvolti consapevolmente, o ben determinati a non voler saperne nulla, nell’uccisione in massa di ebrei, sinti e rom, e i quali in seguito, sia che avessero combattuto con audacia sia che avessero lavorato zelanti nell’industria degli armamenti, dopo la guerra avevano dovuto accettare controvoglia di farsi rieducare, mantenendo tuttavia con tenacia il loro stile di vita avvezzo agli ordini che imponevano ostinatamente nelle famiglie, nelle associazioni, nei partiti, pretendendo obbedienza, loro erano stati insegnanti, giudici, pubblici ministeri, ufficiali, che avevano continuato a prestare servizio, erano stati membri del partito e ora, sotto la pressione delle potenze vincitrici in Occidente, si convertivano alla democrazia. Quanto era fuori tempo la pretesa di essere successori dell’Impero tedesco, una DDR che non doveva esistere, una frontiera che arrivava alla Memel, quanto era meschina la lingua, ottusa la musica, gli Heimatfilme, i film ad ambientazione regionale, l’unico genere originale dell’epoca, Rudolf Prack e Sonja Ziemann che con il cane da caccia, al quale era stata mozzata la coda, scomparivano dal quadro inoltrandosi nella brughiera” 3. La radicalità e a volte l’estremismo della componente antiautoritaria nel panorama complessivo del ’68 tedesco rimarrebbero incomprensibili senza la conoscenza di tale background culturale e generazionale.
Personalmente ho vissuto quegli anni a Francoforte, studiando presso l’Istituto per la Ricerca Sociale (in Italia più noto come “Scuola di Francoforte”), militando nelle file dell’SDS (Sozialistischer Deutscher Studentenbund), protagonista principale delle proteste e delle attività politiche extraparlamentari di quegli anni. L’SDS, nato nel dopoguerra come organizzazione giovanile dell’SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands), presto diventa espressione delle forze più radicali, tanto che all’inizio degli anni ’60 il partito stabilisce l’incompatibilità tra l’essere membro del partito e membro dell’SDS. Uno dei punti cardine delle controversie era rappresentato dal tipo di atteggiamento da tenere verso le autorità della Germania comunista, e in particolare verso il partito comunista KPD (Komunistische Partei Deutschlands), al potere in DDR col nome SED e clandestino nella Repubblica Federale. La politica dell’SDS è sempre stata quella di un formale divieto di appartenenza al partito comunista, ma di una sostanziale politica di dialogo e di relazioni con singoli individui e parti delle istituzioni della DDR, soprattutto per quanto riguarda la lotta contro i residui nazisti nella società tedesca del dopoguerra. Significativo a tal proposito è l’episodio della mostra “Ungesühnte Nazijustiz” (1959), organizzata dall’SDS e rifiutata, interdetta dalle autorità federali, non perché esponesse documenti falsi, ma perché si serviva di fotocopie di documenti provenienti dalla DDR (esistenti anche negli archivi della Germania Federale, ma segretati). Il regime di Adenauer, col pretesto che si trattasse di simpatie illecite per il regime comunista, bloccava molte iniziative volte a far luce sulle connivenze delle istituzioni attuali e del suo governo con numerosi ex-nazisti tutt’ora in posizioni centrali nell’amministrazione dello stato, nei tribunali, nell’esercito, la scuola, l’università ecc. La battaglia dell’SDS contro tali connivenze antidemocratiche fu radicale e durissima, tanto da portare al già menzionato divieto da parte del partito della membership contemporanea nel partito socialdemocratico e nell’SDS, con conseguente sospensione di finanziamenti ecc.
In sintesi si può dire che l’SDS, attraverso tutti gli anni ’50 e ’60 (e ben prima dell’esplosione di massa del movimento del ’68), fu il maggiore protagonista di una tessitura di proteste e di resistenza contro le tendenze antidemocratiche rappresentate dal governo Adenauer e progressivamente fatte sue dal partito socialdemocratico di opposizione, l’SPD: lotta contro il riarmo atomico (’58); contro la “svolta di Bad Godesberg” del partito socialdemocratico; contro la demonizzazione dei rapporti con l’altra Germania; contro i nazisti ancora e di nuovo in posizioni di potere e di prestigio; contro la proposta, nel 1960, di una modifica in senso restrittivo della Costituzione (i “Notstandsgesetze”); contro nuove tendenze antisemite nella società; contro la riforma universitaria che prevedeva il numero chiuso; contro la prospettiva di una Grande Coalizione tra CDU/CSU e SPD. E contro tutte le tendenze coloniali e neocoloniali dell’Occidente, vedi la guerra in Algeria, la guerra del Vietnam, la visita dello scià di Persia in Germania, i rapporti con il regime dei colonnelli in Grecia, l’uccisione di Lumumba e le conseguenze per i rapporti di potere in Africa, la lotta all’apartheid in Sud Africa. E contro il monopolio della stampa di Springer, manipolativa, anticomunista e razzista. L’attentato contro Rudi Dutschke a Berlino (delle conseguenze del quale questo leader della rivolta morì una diecina di anni dopo) era direttamente riconducibile ad una odiosa campagna di stampa della “Bildzeitung” contro di lui, e le manifestazioni che ne seguirono furono tra quelle più violente di quegli anni.
Francoforte e Berlino, per la mia esperienza, erano i luoghi centrali della protesta, ma il movimento si sviluppava ugualmente in tutte le altre università e via via anche nelle scuole superiori. Durante tutti gli anni ’60 si può osservare una costante crescita di partecipazione al movimento: da gruppi minoritari di studenti, sindacalisti e simpatizzanti vari – prevalentemente impegnati nel dibattito pubblico e nello studio dei testi classici del marxismo in chiave critica, ma anche in azioni di protesta volte a contrastare le tendenze autoritarie della società tedesca, da una parte, e a lottare per azioni di solidarietà con i movimenti anticoloniali e antitotalitari sul piano internazionale, dall’altra – la seconda metà degli anni ’60 vede uno sviluppo di massa con nuove forme di protesta. Gli stimoli per sviluppare campagne di mobilitazione non tradizionali arrivarono innanzitutto dalle lotte studentesche e per i diritti civili negli Stati Uniti, come i sit-in, le assemblee permanenti, le occupazioni e le manifestazioni aggressive davanti a edifici di forte valenza simbolica, come teatri, consolati, ambasciate, basi militari ecc. La mia esperienza personale è legata innanzitutto alla lotta contro il razzismo – un nostro modo di elaborare il fanatismo antisemita dei nostri genitori – sia attraverso svariate attività con gli immigrati italiani e greci, allora la maggioranza dei “Gastarbeiter” nella Repubblica Federale, sia attraverso rapporti di solidarietà e lavoro clandestino con i vari movimenti di resistenza anticoloniale e anti-apartheid che erano presenti nella Repubblica Federale. Nella seconda metà degli anni ’60, nel contesto della lotta contro la guerra nel Vietnam, inoltre, eravamo in rapporto con i principali leader delle Pantere nere che venivano clandestinamente a Francoforte per incitare i soldati afroamericani delle basi in Germania a disertare. Il congresso sul Vietnam “La liberazione della coscienza e della conoscenza” a Francoforte nel 1966, con la partecipazione di Herbert Marcuse, segna una tappa in tal senso, l’anticamera per le grosse manifestazioni successive a Berlino.
All’interno dell’SDS esisteva un gruppo di lavoro anticoloniale del quale fui per un certo periodo responsabile. Nasce in questi anni il mio interesse per l’opera di Frantz Fanon, alla quale ho dedicato un lungo lavoro, prima di ricerca in Algeria, poi di tesi e di pubblicazione di un libro 4. Rileggendo oggi – a distanza di quasi quarant’anni – questo testo, mi sembra di poter enucleare tre ambiti, o temi presenti nell’opera di Fanon, che per me rappresentano, allora come ora, l’importanza eccezionale del suo pensiero, e che allora, nei nostri gruppi di discussione politica e di studio, furono di importanza centrale. Si tratta della sua analisi del razzismo, del suo approccio alla politica e del suo modo di intendere i nessi tra individuo, società ed esperienza, ovvero tra psiche, relazioni interpersonali e relazioni sociali e politiche. Per Fanon un processo politico di liberazione non era tale se non si compiva contemporaneamente anche come emancipazione soggettiva. “La liberazione dell’individuo non avviene dopo la liberazione nazionale. Una liberazione nazionale autentica si realizza solo nella misura in cui l’individuo ha iniziato un irreversibile processo di liberazione. E’ impossibile opporre un rifiuto al colonialismo senza rifiutare al tempo stesso l’idea che il colonizzato si è fatto di sé attraverso il filtro della cultura colonialista” 5. Il tanto dibattuto concetto fanoniano di umanesimo – oltre a quello dell’alienazione – ben sintetizza tutto ciò.
La questione del razzismo è centrale, a mio avviso, per comprendere l’intera opera di Fanon. La sua esperienza di negro in un mondo segnato dal dominio bianco appare la leva che ha via via sempre di più acuito la sua sensibilità per i meccanismi del potere e del dominio. La sofferenza vissuta sulla propria pelle gli è servita da lente di ingrandimento per le dimensioni collettive e sistematiche del contesto coloniale. Nella sua analisi il razzismo non è un fenomeno sovrastrutturale, bensì un collante basilare per garantire la coesione della società coloniale, società fondata su rapporti brutali di dominio e di violenza. Il manicheismo della situazione coloniale, spesso evocato, impedisce la creazione di relazioni sociali di scambio tra le parti antagoniste. L’ideologia e la prassi del razzismo forniscono una struttura ferrea che configura un sistema. Ed è la forza di tali elementi strutturali, economici, sociali e politici informati al razzismo, che lascia la sua impronta sulle menti. L’alienazione prodotta dal misconoscimento ha un carattere di necessità, non è pensabile rimanerne incontaminati.
Non per ultimo, sono tali analisi che suggeriscono un’idea di politica legata strettamente ai mutamenti del rapporto dell’individuo con il contesto socio-politico, oltre che con i legami di potere nazionali e internazionali. Fare politica, per Fanon, significa innanzitutto, modificare il quotidiano in modo sempre più consapevole, diventare protagonisti della propria storia. Le analisi in L’An V de la révolution algérienne mettono in scena questo tipo di sensibilità. In tal senso cultura e politica vengono a coincidere.
Inoltre vorrei mettere in rilievo l’importanza della dimensione psicologica e psicoanalitica nell’intelligenza politica, nella passione e nell’impegno di Fanon. Adorno ha scritto: “Ogni pensare è esagerazione, nella misura in cui il pensiero che è tale si proietta oltre il suo riscontro nei fatti dati” 6. La sensibilità di Fanon per le ferite, per la sofferenza estrema che si esprime nel disagio psichico gli suggerisce di indagare sui nessi profondi fra la violenza sociale e la reazione soggettiva a tale violenza. In tal senso credo che si possa dire che “l’esagerazione” che si esprime nel sintomo può essere letta come un elemento di verità sia rispetto alla persona sofferente, sia rispetto al contesto. Fanon è un innovatore della psichiatria – in Italia, ad esempio, Franco Basaglia era molto interessato ai suoi lavori in campo psichiatrico – ma non ha nessuna predilezione per l’antipsichiatria. Non assegna alcun valore rivoluzionario all’esistenza della follia. L’alienazione del paziente psichiatrico, nel contesto coloniale, ingrandisce ed esaspera l’alienazione che condiziona tutti.
Credo che ciò che allora, da studentessa, mi aveva così tanto attratto negli scritti di Fanon era infatti la centralità dell’alienazione nella sua duplice veste, come allontanamento da se stessi attraverso le violenti imposizioni del dominio coloniale, da una parte, e, dall’altra, come grido, come espressione estrema della sofferenza e dell’insofferenza per le condizioni date che si rifugia nel disagio psichico. In tal senso gli scritti di Fanon mi parevano assolutamente compatibili con ciò che imparavo dai miei maestri della scuola di Francoforte, vale a dire la necessità di far interagire il sapere sulla società con il sapere sulla psiche degli individui, pena la non comprensione del presente, particolarmente quando i conflitti sono segnati da violenze apparentemente incomprensibili. Questo Adorno e Horkheimer avevano scoperto e sviluppato negli anni della nascita del nazismo in Germania, questa sembrava la via da percorrere negli anni ’60, anni di grande effervescenza collettiva. Tuttavia, come si sarebbe capito non molto dopo, anche anni già gravidi di nuove sciagure sul piano internazionale. A tal proposito l’acuta analisi di Fanon dei pericoli insiti all’interno degli stessi paesi in via di liberazione e, innanzitutto, la sua messa in guardia di fronte allo sviluppo delle varie borghesie nazionali, appaiono oggi più che mai preveggenti. L’Algeria stessa ne fornisce un triste esempio.
Ma vorrei ancora tornare agli anni del ’68. Complessivamente mi sembra di poter dire che il “mio” Sessantotto si era sviluppato in modo crescente e via via più articolato attraverso tutti gli anni ’60 mediante molteplici canali, molteplici iniziative e molteplici componenti politici che in un modo o nell’altro – visto a posteriori – miravano tutti ad una sorta di “seconda fondazione” della Repubblica Federale Tedesca, un paese veramente democratico, non più segnato dalle deformazioni antidemocratiche legate alla non-elaborazione del recente passato nazista e alla soffocante polarizzazione Est/Ovest della Guerra Fredda, non più succube di vecchie forme di educazione e di relazioni intergenerazionali e interpersonali autoritarie, non più ammuffito e parafascista sul piano della cultura e dell’arte. Un paese libero sul serio, sia sul piano politico, istituzionale e giurisdizionale, sia sul piano relazionale. Rispetto a quest’ultimo aspetto va ricordata ancora la forte componente antiautoritaria delle nostre battaglie, legata alla dimensione individuale dell’esperienza. Non dimentichiamo che all’inizio degli anni sessanta la morale sessuale era alquanto repressiva, contraccezione e aborto erano illegali e tabù, l’omosessualità era vietata per legge e perseguita come durante il nazismo. Contro tutto ciò il movimento inventava nuovi tipi di convivenza come le Comuni, proclamava “l’amore libero”, l’educazione sessuale antiautoritaria, gli asili antiautoritari per l’infanzia, i “Kinderläden”, e molto altro ancora. In un certo senso la successiva parola d’ordine del femminismo, “il personale è politico”, permeava già quelle battaglie, spesso ricondotte alle esperienze della “liberazione sessuale” praticata come prassi politica da certe frange del Partito comunista negli anni prenazisti della Repubblica di Weimar. Wilhelm Reich, ad esempio, era materia di studio nei circoli dell’SDS, al pari di Marx e di altri teorici del marxismo.
Gli anni sessanta, e in particolar modo le seconda metà, sono quindi attraversati da tendenze multidimensionali di protesta: una crescente sinistra extraparlamentare ampia; gruppi minoritari del Partito comunista clandestino; circoli anarchici e situazionisti con il movimento delle comuni che prende piede a partire dalla fondazione, nel 1967, della “Comune 1″ di Berlino; gruppi a sostegno delle lotte di liberazione nel “Terzo Mondo”; una sinistra sindacale molto attiva, in particolare dei metalmeccanici; e vari tentativi di fondazione di un nuovo partito di sinistra sul modello del PSU in Francia e del PSIUP in Italia. Lelio Basso, in quegli anni, venne frequentemente a Francoforte per discutere a tale proposito con i leader dell’SDS. L’apice di tali mobilitazioni si raggiunge nel ’68 – ’69, quando la scintilla unisce i movimenti sul piano nazionale con quelli internazionali. Ricordo nitidamente la grande emozione collettiva quando, nel maggio ’68, durante il comizio conclusivo di una marcia di protesta di molti km, e di una manifestazione di massa a Bad Godesberg contro le leggi eccezionali (Notstandsgesetze) preparate dal parlamento, un rappresentante dell’SDS prende improvvisamente il microfono gridando: “Compagni, stanotte a Parigi….”. In questo momento la lotta contro le tendenze repressive sul piano interno, la lotta contro la guerra del Vietnam sul piano internazionale, le mobilitazioni contro il razzismo e a favore delle Pantere Nere, la campagna contro la stampa Springer ecc, ecc… tutto ciò diventa un tutt’uno. Siamo contro.
Tuttavia, lavorando e lottando contro queste tendenze restrittive, antidemocratiche, abbiamo concretamente cercato di costruire relazioni private e pubbliche di tipo nuovo:
– nel contesto relazionale, famigliare, parentale;
– nel rapporto con individui, continenti, paesi e culture diverse dalla nostra;
– nella solidarietà con rifugiati politici di sistemi repressivi o totalitari, come algerini,
francesi pro-algerini, africani, americani neri e bianchi, greci…
– nella solidarietà con gli immigrati “Gastarbeiter”, allora soprattutto italiani e greci.

Visto a partire da oggi direi anche che il movimento, e in modo particolare l’esperienze dell’SDS, abbia avuto un grande respiro storico. Innanzitutto nella lotta accanita per la de-nazificazione della società tedesca del dopoguerra e nel lavoro del lutto al fine di elaborare il passato e nello sforzo del “non-dimenticare”. Ma anche nella consapevolezza che un tale lavoro dovesse partire dal recupero delle tendenze liberatorie presenti già nella (purtroppo debole) democrazia della Repubblica di Weimar. Solo oggi, forse, comprendo appieno il perché dei nostri gruppi di studio sulla rivoluzione fallita del 1919, su Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, sul movimento “Spartakus”, sugli errori politici del Partito socialdemocratico, sulle esperienze antiautoritarie, sulla nascita e lo sviluppo della psicoanalisi, sulla letteratura e l’arte “degenerata”. Per anni scoprivamo, leggevamo e studiavamo dichiaratamente tutti i libri, gli autori, gli artisti che i falò nazisti avevano pubblicamente bruciato. Noi, da quell’esperienza fallita di democrazia siamo partiti per progettare “altro”, attraverso la memoria, attraverso il lutto per coloro che non c’erano più a sostenerci: un attraversamento teorico e sentimentale del totalitarismo nazista.
A tratti tutto ciò era una festa, una scoperta mozzafiato, una grande “promessa di felicità”, una inimmaginabile trasgressione – spesso però, anche, un grande dolore.

Per concludere due parole soltanto sugli sviluppi degli anni ’70 (che personalmente non ho più vissuto in Germania). Credo di poter individuare quattro filoni significativi che presto si dividono, anche se si tessono nuovi contatti politici fra alcuni di loro:
– iniziative dal basso, a partire dalla società civile (le “Bürgeriniziative”); azioni concrete dei cittadini, la politica dei “Verdi”;
– attività nel campo dell’educazione, asili antiautoritari, forme nuove di convivenza, psicoanalisi, sessualità, multiculturalità;
– il femminismo, prendere la parola, l’autocoscienza, realizzare alcune delle promesse (non mantenute) del ’68: non la “liberazione sessuale”, ma la liberazione dall’oppressione sessuale patriarcale;
– il terrorismo, gli attentati mortali, la RAF.

Per me, per molti versi il ’68 è stato un duro lavoro, la scoperta di un mondo e di altri mondi possibili e di me stessa in tali contesti. Ma anche una grande festa, insieme drammatica e felice e, non per ultimo, il contatto con l’altro, con lo straniero. Gli anni del ’68 per compagni e amici della mia generazione hanno sicuramente rappresentato l’antitesi alla muffa totalitaria, al pantano sanguinario e angoscioso del nazismo.
Sto male e mi arrabbio quando sento che oggi va di moda identificare il Sessantotto col terrorismo. E’ innegabile che molti dei militanti confluiti nella RAF (Rote Armee Fraktion) provenivano dal nostro grande movimento di massa del ’68; alcuni dei leader, come ad esempio la stessa Ulrike Meinhof, erano stati vicini all’SDS alla fine degli anni ’50 (ma già allora erano stati espulsi dall’organizzazione: ricordo a tal proposito la presa di distanza ufficiale dell’SDS, nel 1959, dalla rivista berlinese “Konkret” della quale la stessa Meinhof era redattrice). Tali militanti, a mio avviso e per la mia esperienza, avevano innanzitutto due caratteristiche: da un lato, almeno alcune e alcuni, erano animati da un rifiuto e odio per il passato nazista dei padri senza soluzioni elaborabili in modo costruttivo, erano perciò distruttivi e autodistruttivi fino alla ricerca della morte, propria e altrui (anche se il famigerato “suicidio collettivo” nella prigione di Stammheim è tutt’ora materia di discussione e contestazione); dall’altro lato, mi sembra che la scelta “militare” sia stata quella facilmente più consona a persone particolarmente inclini ad un’attitudine di ragionare in modo ideologico, affermativo, senza spazi fecondi per il dubbio e una distanza critica anche dai propri convincimenti. Voler confondere, a posteriori, tali posizioni e azioni con il grande movimento del ’68 è segno di malafede o di ignoranza. Si tratta davvero di una grave, pericolosa e interessata mistificazione.

Note

1 Cit. in Detlev Claussen, Theodor W. Adorno. Ein letztes Genie, S. Fischer, Frankfurt am Main, 2003, p. 242. 2 Uwe Timm, L’amico e lo straniero, Mondadori, Milano, 2007, p. 91.
3 Ivi, p. 90. Per una mia riflessione autobiografica vedi Renate Siebert, Don’t forget – Fragments of a Negative Tradition in “International Yearbook of Oral History”, Volume I, Memory and Totalitarianism, Oxford University Press, Oxford, 1992, e Renate Siebert, Una generazione di orfani, in Donatella Barazzetti e Carmen Leccardi (a cura di), Responsabilità e memoria, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1997.
4 Renate Zahar (Siebert), Kolonialismus und Entfremdung – zur politischen Theorie Frantz Fanons, Europäische Verlagsanstalt, Frankfurt/Main, 1969. (Successive traduzioni: Il pensiero di Frantz Fanon e la teoria dei rapporti tra colonialismo e alienazione, Feltrinelli, Milano, 1970. L’oeuvre de Frantz Fanon, Maspero, Paris, 1970. Colonialismo y enajenacion, Siglo Veintiuno Editores, Mexico, Argentina, Espana, 1970. Frantz Fanon: Colonialism and Alienation, Monthly Review Press, New York and London 1974).
5 Frantz Fanon, Scritti politici. Per la rivoluzione africana, volume I, Deriveapprodi, Roma, 2007, p. 112.
6 Theodor W. Adorno, Meinung, Wahn, Gesellschaft, in Id., Eingriffe, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1966, p. 152.

Relazione al forum sui movimenti antagonisti dal ’68 ad oggi, svoltosi a Cinisi l’11 maggio 2008, durante le iniziative per il trentesimo anniversario dell’omicidio di Peppino Impastato

Forum sociale antimafia “Felicia e Peppino Impastato”
9 maggio 1978 – 9 maggio 2007
Programma delle iniziative in occasione del 29° anniversario
dell’assassinio di Peppino Impastato

6 Maggio

Ore 10.00, Cooperativa NOE, contrada Parrini, Partinico: “Pianta un albero per Peppino”. L’iniziativa proseguirà anche nei giorni successivi ed è aperta a tutti, tranne che ai mafiosi.

Ore 16.00, Aula consiliare Cinisi: ore 16.00, Aula consiliare del Comune di Cinisi: Forum ambientalista “Oro blu: L’acqua da bene comune a merce”. Intervengono: Emilio Molinari, presidente Comitato Italiano Contratto Mondiale Sull’acqua; Antonio Marotta consigliere provinciale Rif. Comunista; Ernesto Salaria portavoce forum ambientale per l’acqua pubblica; Francesco Lannino segretario generale Filcem Palermo; Giuseppe Mattei responsabile regionale acqua Federazione dei Verdi; Giuseppe Dicevi dell’Associazione Culturale Peppino Impastato; Federico Calvi geologo; Fabrizio Nigro geologo.

7 Maggio

Ore 10.00, Auditorium Peppino Impastato della Scuola Media di Cinisi: “Un nuovo progetto per le scuole”. Proposte per lo studio della storia della mafia e dell’antimafia a scuola e per la costruzione di un Memoriale-laboratorio. Intervengono: Pia Blandano, Umberto Santino, un rappresentante di Addiopizzo.

Ore 21.00, Atrio del Comune di Cinisi: Rappresentazione teatrale su Felicia Impastato “Nel nome del figlio”. Presentazione del libro di poesie di Gaspare Cucinella e recital di poesie.

8 Maggio

Ore 16.30, Auditorium Peppino Impastato della Scuola Media di Cinisi: Forum su “Il movimento del ’77, le radio libere e l’anomalia di Radio Aut”. Intervengono: Salvo Vitale e Andrea Bartolotta del gruppo redazionale di Radio Aut; Valerio Monteventi di Radio Alice.

Ore 21.00, Cinema Alba: Rappresentazione teatrale su Rita Atria, a cura dell’Associazione Metropolis di Castellammare del Golfo. Segue rappresentazione teatrale “Costretti a raccontare” a cura dell’Associazione Culturale Rozzano Rossa.

9 Maggio

Ore 9.30, Cinema Alba: Forum sul centennale della CGIL : “Sindacato e società civile nella lotta contro la mafia. Dalle lotte contadine e operaie all’antimafia sociale (mercato del lavoro, lavoro nero, sicurezza, precarietà, mobilità)”. Introduce e coordina Umberto Santino. Intervengono. Franco Padrut, già segretario della Camera del lavoro di Palermo, Claudio Treves responsabile nazionale della Cgil per i problemi del mercato del lavoro, Rosa La Plena del Comitato “Esserci”, Toni Pellicane del Comitato dei senzacasa “12 luglio”.

Ore 16.00, Cinema Alba: Presentazione del nuovo simbolo della CGIL (la red century, il fiore della legalità) in occasione dei suoi 100 anni di attività.
Ore 16.00, Cooperativa Noe, contrada Parrini, Partinico: Francesco Forgione e Giuseppe Lumia piantano un albero per Peppino.

Ore 18.30: Fiaccolata dalla sede di Radio Aut (Terrasini) a Casa Memoria (Cinisi)

Ore 20.00, Casa Memoria Cinisi: discorso conclusivo di Giovanni Impastato a nome del Forum sociale antimafia

Ore 21.00, Piazza Vittorio Emanuele Orlando, Cinisi: “Archinuè” in concerto, introdotti dai “Nergal”.
Durante il Forum sarà esposta la mostra fotografica: Peppino Impastato. Ricordare per continuare.
Promotori: Famiglia Impastato, Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo, Casa della Memoria “Felicia e Peppino Impastato” di Cinisi, Associazione “Peppino Impastato” di Cinisi e Terrasini, Associazione “Radio aut”, Circolo Metropolis di Castellammare.
Adesioni: Cgil Sicilia, Cgil Imperia.

Forum sociale antimafia
“Felicia e Peppino Impastato”
1978-2006 – Ricordare per continuare
Cinisi, 6-9 maggio 2006

Programma

6 maggio, sabato

Pomeriggio – Accoglienza presso piazza Stazione Cinisi.
Ore 21 – Piazza Municipio: apertura musicale di un gruppo locale – concerto con Jovine dei “99 Posse” e la sua band.

7 maggio, domenica

Ore 9,30 – Aula consiliare (Municipio di Cinisi): Presentazione del libro: Peppino Impastato, Lunga è la notte (terza edizione rivista e ampliata) a cura di Umberto Santino, edito dal Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo.
Presentazione della mostra fotografica Peppino Impastato, ricordare per continuare, a cura del Centro Impastato.

Ore 17 – Aula consiliare: Forum su “Libertà di ricerca e informazione controllata”.

Ore 21 – Piazza Municipio: Recital di Daniele Biacchessi Quel giorno a Cinisi. Storia di Peppino Impastato – concerto del Collettivo musicale “Peppino Impastato”.
8 maggio, lunedì

Ore 10 – Palestra Scuola media di Cinisi: Forum “Fare antimafia a scuola”, studenti a confronto.

Ore 16-20 – Auditorium “Peppino Impastato” (Scuola media Cinisi): Forum su “La difesa del territorio e delle sue risorse: esperienze locali e nazionali a confronto”.

Ore 21 – Concerto di gruppi musicali emergenti.
9 maggio, martedì

Ore 9,30 – 12,30 – Palestra Scuola media Cinisi: Spettacolo teatrale su Peppino degli alunni della Scuola media Federico II di Palermo.
Presentazione del libro: Salvo Vitale (a cura di), Peppino è vivo e recital di poesie.

ore 15,30 – 18,30: Auditorium “Peppino Impastato”, Scuola media Cinisi: Forum su “Il cuffarismo come metodo siciliano di governo”. Proiezione del filmato: La mafia bianca.

ore 19: Corteo dalla sede di Radio Aut (Terrasini) alla Casa della Memoria (Cinisi)

Ore 21: Concerto di Claudio Lolli e “Il parto delle nuvole pesanti”.

Promotori: Famiglia Impastato, Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo, Casa della Memoria “Felicia e Peppino Impastato” di Cinisi, Associazione “Peppino Impastato” di Cinisi e Terrasini, Associazione “Radio aut”, Circolo Metropolis di Castellammare.
Adesioni: Cgil Sicilia, Cgil Imperia.
Umberto Santino

Sul Forum 2006 – Sintesi dei lavori

Il Forum sociale antimafia “Felicia e Peppino Impastato”, svoltosi dal 6 al 9 maggio 2006, nel 28° anniversario dell’assassinio di Peppino, si è riproposto in primo luogo di recuperare la figura del Peppino reale, storico, al di là dell’icona mediatica impostasi con il film “I cento passi” e con le raffigurazioni retoriche e riduttive dominanti sugli organi di informazione.
Il Forum di apertura, la mattina del 7 maggio, con la presentazione del libro Lunga è la notte, nella terza edizione, con scritti inediti e le testimonianze di chi lo ha conosciuto e ne ha condiviso l’impegno, della mostra fotografica Peppino Impastato. Ricordare per continuare, e con gli interventi dei suoi compagni, ha avuto questo scopo.
Il Forum sulla libertà di ricerca e sull’informazione ha sottolineato il silenzio sulle iniziative del Forum di testate della sinistra più o meno istituzionale (nulla sul “manifesto”, nulla su “l’Unità”, poco spazio e solo nella pagina degli appuntamenti su “Liberazione”) che si spiega anche con la loro scarsa attenzione per i problemi di un’antimafia seria e conseguente, ha esaminato la possibilità di utilizzare gli spazi offerti da altre testate, verificandone la disponibilità, ha posto il problema di darsi strumenti alternativi, la cui realizzazione non può non essere legata a un impegno più ampiamente condiviso. Sulla ricerca il Forum ha condiviso la campagna avviata dal Centro Impastato e da altre associazioni già nel 2001, in seguito alle condanne di Claudio Riolo e di Umberto Santino, mirante alla istituzione di un giurì d’onore e alla sostituzione delle sanzioni pecuniarie con sanzioni alternative (la replica, la correzione, l’integrazione). Si è anche parlato delle possibilità che offre un uso di Internet più regolare e programmato di quanto praticato fin qui dalle singole associazioni.
Non ho seguito il Forum sull’antimafia a scuola e non posso che ribadire quanto sostenuto dal Centro in tutti questi anni di attività, dall’80 a oggi: la necessità di superare la concezione astratta e formalistica della legalità e la progettazione delle attività di studio e riflessione all’interno dei programmi curricolari e non come episodi sporadici e scollegati.
Il Forum ambiente è stato uno dei più riusciti. Si è parlato di acqua, di depuratori, di inceneritori, di piani regolatori, di energia, del Ponte, riportando esperienze di analisi e di mobilitazione ricche e articolate, che però rischiano di essere perdenti se si limitano a inseguire le decisioni istituzionali e non riescono a configurare un’agenda autonoma, con proposte alternative. Non si tratta solo di dire dei no, ma di lavorare in positivo, offrendo concrete possibilità di occupazione e di valorizzazione delle risorse.
Il Forum su mafia e politica ha analizzato l’intreccio continuità e innovazione nel cuffarismo (un sistema clientelare democristiano aggravato dalle massicce iniezioni di illegalità del berlusconismo), e ha posto il problema della costruzione di una strategia rifondativa del ruolo delle sinistre, sia che governino sia che siano all’opposizione, che poggi le basi in un contesto sociale in cui proliferano i privilegi, più o meno connessi con le pratiche mafiose, e si approfondiscono i divari sociali. Se non si hanno progetti praticabili che diano risposte ai bisogni di ampi strati della popolazione, soprattutto giovanile, in condizione di precarietà e disoccupazione, attualmente dipendenti dal sistema clientelare, qualsiasi risultato elettorale, anche positivo, non basta a produrre i mutamenti necessari. In ogni caso bisogna assolutamente evitare di riprodurre deleghe e avallare “nuovi orlandismi”.

Nota Bene. Ho presentato questa “sintesi dei lavori” alla fine del Forum su mafia e politica, uno dei più partecipati. Nessuno dei presenti ha preso la parola, quindi può considerarsi approvata ma non ha la pretesa di presentarsi come “documento finale”. Ovviamente, non lo è nessun altro documento che non sia stato presentato, discusso e approvato dai partecipanti al forum.

Forum sociale antimafia
“Felicia e Peppino Impastato”
1978-2005 – Ricordare per continuare
Cinisi, 7-9 maggio 2005

Nel 27° anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato rinnoviamo il nostro impegno con alcune iniziative che quest’anno saranno dedicate a Peppino e a sua madre, Felicia Bartolotta, che ci ha lasciato il 7 dicembre scorso.
Il quadro politico si è aggravato, con l’approvazione del progetto di demolizione della Costituzione nata dalla Resistenza antifascista, con la prosecuzione della tutela legislativa di interessi privati, con l’emergere sempre più allarmante di complicità a livello istituzionale e politico, evidenziato dalla condanna di Marcello dell’Utri e dal rinvio a giudizio del presidente della Regione siciliana, dagli arresti di rappresentanti di una borghesia mafiosa ben inserita nei palazzi del potere e nel sistema economico-finanziario. In questo quadro fare informazione è diventato sempre più difficile, con il monopolio delle televisioni e l’intimidazione verso le poche voci libere.
Si è ulteriormente appesantito l’attacco alla magistratura, responsabile di aver indagato rappresentanti del potere, con un progetto di ordinamento giudiziario che lede principi costituzionali fondamentali come l’indipendenza dei giudici e si corre il rischio di vanificare l’uso sociale dei beni confiscati con la proposta di mettere in vendita i beni. Continua il saccheggio del territorio ma cresce il movimento per uno sviluppo rispettoso dell’ambiente.
Discuteremo di questi problemi, con particolare attenzione al territorio, e dedicheremo a Felicia un’intera mattinata con interventi e letture sul ruolo delle donne nella lotta contro la mafia, dai Fasci siciliani ai nostri giorni.
Si terranno un concerto di uno dei gruppi musicali più prestigiosi e impegnati, i Modena City Ramblers e un concerto del cantautore Pippo Pollina e ci saranno mostre, spettacoli e proiezioni.

Programma
Sabato 7 maggio. Mattina: accoglienza presso piazza Stazione. Ore 10: esposizione mostre fotografiche davanti casa Impastato, corso Umberto 220. Ore 11-13 e 15-18: al cinema Alba: Forum su mafia, politica e territorio. Ore 18,30: fiaccolata da Radio Aut di Terrasini a Cinisi. Ore 21, piazza di Cinisi: ouverture del Collettivo musicale “Peppino Impastato” e concerto dei Modena City Ramblers.
Domenica 8 maggio. Ore 9,30-12,30, al cinema Alba: Dedicato a Felicia. Presentazione del libro Cara Felicia. Interventi e letture sul tema: Le donne nella lotta contro la mafia, dai Fasci siciliani ai nostri giorni. Ore 16, al cinema Alba: “Costruire l’antimafia”, riflessioni, esperienze, analisi, riflessioni, proposte tra realtà territoriali a confronto. Ore 21, in piazza: concerto del cantautore Pippo Pollina.
Lunedì 9 maggio. Mattina: sulle tombe di Peppino e Felicia. Ore 10: al campo sportivo di Cinisi: workshop con la redazione di Radio Aut e costruzione di una trasmissione con le telecamere di Telejato. Ore 16, cinema Alba: forum su Mafia, informazione e repressione e proiezione di filmati su momenti di controinformazione a cura di Telejato. Ore 21: Incontro con Giovanni Impastato, Umberto Santino, Marco Travaglio, Dario Vergassola e Salvo Vitale, spettacoli e proiezioni in piazza.

Promotori: Famiglia Impastato, Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo, Associazione “Peppino Impastato” di Cinisi e Terrasini, Associazione “Radio aut”, Circolo Metropolis di Castellammare.
Adesioni: Cobas Palermo, Rifondazione Comunista, Giovani Comunisti, Sinistra Giovanile, Libera, Attac Sicilia, Collettivo Palermitano del Liceo Meli, Collettivo palermitano 20 Luglio, Centro Sociale ex carcere, Centro Sociale Ask, Laboratorio Zeta, Villaggio Laneria, Box 4 aula Carlo Giuliani Facoltà di Lettere, Associazione Addio Pizzo, Il Giornale di Cinisi, Associazione Rizoma Cinisi, Arci “La locomotica” Rosolini (Siracusa), Comitato utenti biblioteca Villa Trabia (Palermo), Redazione di Terrelibere.org, Cepes-Palermo, Verdi Palermo, Alberto Mangano, Associazione “Universando” della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, Comunisti italiani, Federazione giovanile comunisti italiani, Associazione culturale E.Co.FeBio onlus.
Per informazioni e adesioni:
Centro Impastato: tel. 091.6259789, fax 091348997, e-mail: csdgi@tin.it, sito internet: www,centroimpastato,it
Associazione “Peppino Impastato”: tel. 3384149498, e-mail: icompagni@peppinoimpastato.com, sito: www.peppinoimpastato.com
Umberto Santino
Riflessioni sul Forum antimafia 2005

Le iniziative del Forum antimafia “Felicia e Peppino Impastato” svoltesi a Cinisi dal 7 al 9 maggio 2005, sono andate abbastanza bene e hanno visto una partecipazione molto ampia. Certo, molti sono venuti per il concerto dei Modena City Ramblers ma le loro canzoni, politicamente qualificate, si sono pienamente inserite nel programma del Forum, come pure il concerto di Pippo Pollina e il dibattito sul berlusconismo con Marco Travaglio.
Prima di esaminare dettagliatamente le discussioni dei vari forum mi sembra necessaria una riflessione sul comportamento dei media. Ci si lamenta continuamente della cosiddetta “stampa borghese”, ma il “Giornale di Sicilia” ha dato la notizia con un articolo in cui, come fa da molti anni, accomunava Peppino e Giovanni Bonsignore, il funzionario della Regione siciliana ucciso il 9 maggio del 1990, mentre “La Sicilia” ha dedicato a Peppino e al Forum un’intera pagina, curata da Dino Paternostro, pubblicando il testo integrale del programma. Anche “la Repubblica” di Palermo ha dedicato una pagina domenica 8 maggio, curata da Amelia Crisantino, e ha dato notizia delle iniziative. Rai 3 regionale ha trasmesso più di un servizio. Quelli che si sono comportati davvero malissimo sono “il manifesto”, che si è limitato a un trafiletto e “Liberazione” che ha dedicato tre righe al concerto dei Modena. Tutto qui. Veramente intollerabile!
Nel corso del convegno sulla libertà di informazione svoltosi a Partinico l’11 marzo scorso ho dedicato molto spazio ai comportamenti dei media e dei partiti di sinistra. So che il mio intervento non è piaciuto, ma le cose che dicevo sono vere e facilmente documentabili. Qualche esempio: “Samarcanda”, “Tempo reale”, le storiche trasmissioni di Santoro, che hanno contribuito a creare il mito dell’orlandismo e mai si sono occupate di Peppino, dei suoi compagni e delle analisi e attività del Centro; l’ipergarantismo di Rifondazione che ha portato alla proposta di abolizione dell’ergastolo anche per gli stragisti e i mafiosi pluriomicidi, ma mai ha posto il problema della pena di morte nei paesi del cosiddetto socialismo reale e ora a Cuba. “Il manifesto” non si è mai occupato seriamente di mafia e antimafia, “Liberazione” ha dedicato in passato qualche spazio ma negli ultimi tempi non si è impegnata su questo terreno e ha totalmente ignorato il Forum. E’ inutile pensare a improbabili o impossibili canali alternativi se non si riesce a ottenere spazi adeguati sulle testate che ci sono, comprese quelle radiofoniche. Né si può contare solo sul meritorio lavoro di Indymedia.
Andiamo alle iniziative del Forum. Si è cominciato con quello su “Mafia, politica e territorio”. Si è data un po’ troppo per scontata l’analisi della fase politica, anche nei suoi risvolti riguardanti l’ambiente e le opere pubbliche, e si è fatta soprattutto attenzione alle iniziative di lotta in corso, da quella sul piano regolatore di Castellammare del Golfo al depuratore di Terrasini, alla strada per Corleone, dalla questione energetica e dello smaltimento dei rifiuti con gli inceneritori al Ponte sullo Stretto. Tutte iniziative importanti per le quali il Forum è uno spazio di comunicazione, discussione e confronto ma dal punto di vista organizzativo non credo si possa fare di più di quello che ognuno di noi ha fatto e continua a fare.
La fiaccolata è stata più partecipata dell’anno scorso, anche perché dopo c’erano i “Modena”. Prima c’è stato l’assalto festoso alla vecchia sede di Radio aut e gli “assedianti” hanno esposto lo striscione con la scritta “Contru mafia e putiri c’è sulu ‘a rivoluzioni”. Mi sono chiesto cosa abbiamo in mente quando ci definiamo “rivoluzionari” e quando scriviamo “rivoluzione”. Purtroppo le rivoluzioni socialiste hanno avuto un esito fallimentare: la Russia, dopo 70 anni di “socialismo reale”, o “dittatura del (cioè sul) proletariato”, si è messa in coda al capitalismo, cominciando dall’accumulazione primitivo-mafiosa; la Cina ha una dittatura basata sul supersfruttamento dei lavoratori che non hanno neppure lo scudo del sindacato; Cuba con un Fidel stravecchio aggrappato al potere si avvia a un esito incerto preannunciato dalla diffusione della prostituzione delle ragazzine… Vogliamo ripetere queste esperienze o fare come in Chiapas, ammesso che sia possibile, nella fase attuale e dalle nostre parti? Ne dovremmo parlare…
Domenica mattina la presentazione del libro Cara Felicia è servita per letture, interventi e testimonianze che hanno dato un quadro dell’impegno delle donne nelle lotte contro la mafia che per tutti i presenti ha significato vivere un’intensa partecipazione, per più d’uno avere indicazioni per percorsi di approfondimento che mi auguro possano essere proficuamente avviati (mi chiedo quanti hanno sentito parlare di alcune delle figure e degli eventi che venivano ricordati, dai Fasci siciliani alla dirigente socialista Maria Giudice, dalla madre di Salvatore Carnevale all’Associazione delle donne siciliane per la lotta contro la mafia, tenendo conto che di un libro come la mia Storia del movimento antimafia molti non conoscono neppure il titolo: la prima cosa che dovemmo imparare è di usare il patrimonio di analisi e documentazione che è stato prodotto).
Il forum di domenica pomeriggio “Costruire l’antimafia” ha visto un succedersi di interventi che riportavano esperienze, ponevano problemi, facevano proposte. Forse si è parlato di troppe cose senza il necessario approfondimento. Non si è parlato del pericolo che le esperienze di uso sociale dei beni confiscati siano annullate dal progetto di vendita dei beni, l’esperienza di lotta per la casa a Palermo, una delle più interessanti in corso, ha avuto meno spazio dell’anno scorso, sulla scuola ci si è limitati a un accenno, così pure su droghe e tossicodipendenze. Andrea Bartolotta, un compagno storico di Peppino, ha invitato ad andare oltre l’icona del film “I cento passi”: considerazioni che condivido e che ho ripreso con dei versi (Neppure un passo) nell’introduzione al volume Cara Felicia. Il problema sotteso al forum era: è possibile darci un’attività continuativa come Forum o dobbiamo limitarci alla tre giorni? Sono dell’avviso che si possa fare qualcosa, intestarsi come Forum alcune iniziative, a una sola condizione: la correttezza nei rapporti, mettendo da canto protagonismi o concorrenze. Tra le iniziative possibili: un lavoro di “alfabetizzazione” rivolto soprattutto ai giovani, che sono tantissimi e conoscono solo il film. Penso a dei seminari interni al movimento, a corsi in facoltà universitarie, autogestiti o ufficiali, se ci sono le disponibilità. Il corso alla Facoltà di Lettere di Palermo dell’anno scorso ha dato un certo spazio alle analisi del Centro; a Giurisprudenza invece non ci hanno invitato e quest’anno sono in corso una serie di iniziative che escludono il Centro, per il baronettismo di alcuni personaggi e per la scorrettezza di Centri studi che continuano a spillare soldi alle Regione con metodi rigorosamente clientelari, lasciando cadere le denunce e le proposte del Centro (una legge regionale che fissi dei criteri oggettivi per l’erogazione del fondi). Su iniziative “di movimento” penso che continueremo a muoverci a file sparse, ma non escluderei che qualcosa si possa fare insieme, senza però ricorrere a formule organizzative inutili o di troppo faticosa gestione.
Lunedì mattina c’è stata una bella iniziativa al campo sportivo: ci siamo parlati davanti alla telecamera, raccontandoci, riflettendo e proponendo. Lunedì pomeriggio il forum sull’informazione è stato dedicato soprattutto a Telejato, scelta comprensibile tenendo conto di quello che succede, con la sua collezione di querele. Le proposte (chiedere al governo la riapertura di Radio Aut, diffondere la pratica delle televisioni di strada) mi sono sembrate o impraticabili o debolucce, ma non escludo che qualcosa si possa fare. Bisognerebbe comunque ottenere spazi adeguati sugli organi di informazione che si autodefiniscono “comunisti” e il più delle volte sono salottini del leader o dei “maestri del pensiero”. Il Centro, dopo le condanne di Claudio Riolo e di chi scrive per presunta diffamazione nei confronti del presidente della provincia di Palermo Francesco Musotto e dell’ex ministro Calogero Mannino, è impegnato in una campagna per la libertà di informazione e di ricerca (è appena uscito un volume che raccoglie gli Atti di un seminario sui disegni di legge in materia di diffamazione: Autori Vari, Libertà di informazione, di critica e di ricerca nella transizione italiana, a cura di C. Riolo, Edizioni La Zisa, Palermo 2004) e dopo la condanna di Giovanni Impastato in seguito alla citazione del difensore di Gaetano Badalamenti si è aperta una sottoscrizione che è andata a gonfie vele e che ha permesso di fare fronte alle spese per la pubblicazione del libro Cara Felicia e per le iniziative del Forum.
Se lo spettacolo dei Modena ha visto tantissimi giovani letteralmente elettrizzati per la partecipazione a un evento musicale di prim’ordine, il concerto di Pippo Pollina è andato bene, anche se con una partecipazione diversa e più limitata, e il dibattito sul libro di Travaglio è riuscito a dare un’immagine efficace del berlusconismo, si spera in via di estinzione, ma con il rischio di passaggi al centro-sinistra di personaggi che più che voti portano interessi e comportamenti che rischiano di bloccare qualsiasi ipotesi di politica alternativa. Anche qui bisogna prendere atto di una realtà: a documentare le malefatte di Berlusconi e dei suoi amici sono stati più personaggi come Indro Montanelli, Giorgio Bocca, Paolo Sylos Labini, Franco Cordero e Marco Travaglio, che Rifondazione o i Ds, che hanno sottovalutato la pericolosità del “signor B.” (F. Cordero) e spesso hanno ammonito contro le “demonizzazioni”:, si pensi al siluramento del direttore dell’Unità Furio Colombo.
La mostra fotografica, curata da Guido Orlando, Gabriella Ebano e altri, era molto bella. Il Centro ha cominciato ad allestire una mostra fotografico-documentaria sull’attività di Peppino e sulle iniziative dal 1978 a oggi, da stampare in più copie. Invitiamo tutti a collaborare.
L’organizzazione, in larga parte nelle mani di Giovanni Impastato, coadiuvato dalle “segretarie”, bravissime e instancabili, pur davanti a problemi enormi e inediti, ha superato la prova.
Non si è fatto un documento conclusivo. La discussione rimane aperta e voglio sperare che si riesca a concretare la proposta di raccogliere in volume i materiali di quest’anno e anche delle altre edizioni del Forum. Un libro che possa servire per riflettere e rilanciare un’antimafia che coniughi analisi e proposta.

1978-2004. Mafia e antimafia a 26 anni
dall’assassinio di Peppino Impastato

Programma
A 26 anni dall’assassinio di Peppino Impastato rinnoviamo l’appuntamento del Forum sociale antimafia a lui intitolato per discutere dei problemi che abbiamo di fronte, socializzare le esperienze e dare un contributo a un progetto di futuro possibile.
Rivisiteremo la memoria, alla luce di nuove acquisizioni e per riaffermare le ragioni della resistenza antifascista che sono alla base della democrazia nel nostro Paese.
Parleremo dell’intreccio tra guerra e terrorismo che ha reso il mondo sempre più invivibile. Le mafie prosperano sull’intensificarsi dei traffici di droghe e di armi, sul riciclaggio del denaro sporco, favorito dal neoliberismo, sulle nuove schiavitù, sull’immigrazione clandestina che ha condannato circa mille persone a morire nelle acque dei nostri mari.
Metteremo a fuoco i temi dell’antimafia sociale, dall’uso dei beni confiscati al saccheggio del territorio, all’aggravarsi della precarietà e al sempre più massiccio ricorso al lavoro nero e sommerso.
Porteremo alla luce le forme che il fenomeno mafioso assume attualmente, rilanciando il dominio territoriale e allacciando legami con il potere, senza distinzione di colore politico ma con l’unico scopo di condizionare le decisioni e accaparrarsi il denaro pubblico.
In Italia è in atto una sorta di golpe, che affianca a una dissennata devoluzione il rafforzamento dei poteri del capo del governo, per dare vita a un regime blindato, che legalizza l’illegalità ed è sicuro dell’impunità, presidiato da un’informazione monopolizzata.
Il movimento che si è sviluppato in questi anni, da Seattle a Porto Alegre, da Genova a Firenze, da Parigi a Bombay, è la grande risorsa per contrastare guerre e terrorismi, difendere e diffondere la democrazia, costruire concrete alternative fondate sulla partecipazione e l’impegno di ciascuno. E non è un caso che buona parte di esso si riconosca nell’esempio di Peppino.
Il programma di quest’anno prevede le seguenti iniziative:
Giovedì 6 maggio, ore 19: inaugurazione della mostra fotografica “Ribellarsi è giusto” di Graziella Ebano e della mostra “Peppino Impastato e dintorni” di Pino Manzella. Davanti casa Impastato, Cinisi, corso Umberto 220. Ore 21: concerto per chitarra di M. Mascolo, a Cinisi, cinema Alba.
Venerdì 7 maggio, ore 9: animazione di strada con i bambini della scuola elementare di Terrasini. Ore 16: Forum La memoria rivisitata: resistenza antimafia e resistenza antifascista tra emergenza e revisionismo. Ore 21: L’ultima violenza, di Giuseppe Fava, a cura dell’Associazione “Giuseppe Fava”, a Cinisi, cinema Alba. Ore 23: concerto in piazza a Cinisi.
Sabato 8 maggio, ore 9: animazione di strada con i bambini della scuola elementare di Cinisi. Ore 10: Forum Uso sociale dei beni confiscati ai mafiosi. Esperienze e problemi. Ore 15: Forum Mafia, precarietà e salario sociale. Ore 17: Forum Il saccheggio del territorio. Dalla terza pista al ponte sullo Stretto. Ore 21: spettacolo di musica popolare in piazza a Cinisi.
Domenica 9 maggio, ore 10: Forum Mafie e potere nel villaggio globale. Questione morale, crisi della democrazia, nuovo protagonismo. Ore 16: Corteo da Radio Aut di Terrasini a Cinisi. Ore 21: concerto in piazza a Cinisi.

I forum di venerdì, sabato e domenica si svolgono a Cinisi, al cinema Alba.
Promotori: Famiglia Impastato, Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo, Associazione “Peppino Impastato” di Cinisi-Terrasini, Associazione “Radio Aut”, Arci Palermo, Libera Palermo, Forum sociale di Palermo, Laboratorio Zeta di Palermo, Box 4 Aula “Carlo Giuliani” di Palermo, Ciss-Cooperazione Internazionale Sud-Sud, Centro sociale “S. Saverio” di Palermo, Gruppo Nemo Marsala, Circolo Metropolis di Castellammare del Golfo, Csoa ex carcere di Palermo, Attac Palermo, Unione degli Universitari, Laboratorio Coska, Lega ambiente di Partinico, Patto per la salute e l’ambiente di Partinico, Giovani comunisti Palermo, Rifondazione comunista Palermo, Rifondazione comunista Sicilia, Studenti disobbedienti, Associazione universitaria “Inflessibili”, Circolo Rifondazione di Cinisi “Fanny Vitale”, Associazione culturale Rizoma.

Documento conclusivo

Il Forum sociale antimafia “Peppino Impastato” alla fine dei tre giorni di lavori svoltisi a Cinisi, nel 26° anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato, approva il seguente documento conclusivo.
Il Forum ribadisce l’irrinunciabile importanza della memoria storica che lega la resistenza antifascista alla lotta antimafia, respinge ogni tentativo di cancellare e distorcere i valori che sono alla base della Costituzione democratica, funzionale alla strategia in atto che vuole realizzare nel nostro Paese un regime autoritario, fondato sulla legalizzazione dell’illegalità, la privatizzazione del potere, con la personalizzazione dell’esecutivo, l’asservimento del potere legislativo e l’abolizione dell’indipendenza della magistratura, e condivide e sostiene tutte le forme di vigilanza e di lotta per la salvaguardia e l’ampliamento della democrazia, liberata dal dominio della borghesia mafiosa e dal prepotere dei potentati economici e mediatici.
Il Forum individua nell’uso sociale dei beni confiscati ai mafiosi e ai corrotti una delle forme più efficaci di antimafia sociale, denuncia l’involuzione evidenziata con l’abolizione dell’ufficio del Commissario per i beni confiscati, sostiene l’impegno delle cooperative già costituite e dei senzacasa, chiede a gran voce la massima trasparenza nella gestione dei beni confiscati e s’impegna a rilanciare ed estendere la progettazione dal basso per il loro uso.
Il Forum è a fianco dei lavoratori dell’Imesi, del gruppo Infotel, della Fiat e di altre realtà minacciate dalla deindustrializzazione, considera la precarietà, il lavoro nero e sommerso le forme più odiose attraverso cui si perpetua il potere clientelare e mafioso, s’impegna nel costruire forme organizzate di lotta dei precari e dei disoccupati, condivide la proposta di istituire il salario sociale e di legarla a una battaglia più generale per lo sviluppo compatibile, fondato su un uso razionale delle risorse, sottraendole ai canali clientelari e mafiosi, e sulla partecipazione.
Il Forum, sulle orme delle battaglie condotte da Peppino Impastato contro il saccheggio del territorio, respinge le varie forme in cui esso si manifesta nei nostri giorni, dalla cementificazione delle coste all’industria dei rifiuti, dalle grandi opere inutili e dannose, come il ponte sullo Stretto, agli inceneritori e all’inquinamento prodotto dalla distilleria Bertolino.
Il Forum rinnova il suo impegno contro il dilagare dell’accumulazione illegale e il proliferare delle mafie prodotti dal neoliberismo, denuncia la gravità della questione morale in Sicilia e vede in essa una forma della crisi della legalità e della democrazia e individua nella partecipazione dal basso e nella costruzione di reti di organismi di democrazia diretta la forma concreta di realizzazione di un nuovo protagonismo. A tal proposito il Forum è impegnato attivamente nel dibattito appena avviato sulla nonviolenza, per sottrarsi alla tenaglia sempre più stringente che vede contrapporsi guerre e terrorismi.
Il Forum chiede il ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq e sostiene le lotte di liberazione e per l’autodeterminazione dei popoli, contro tutte le forme di guerra preventiva e permanente orchestrate da chi pensa di imporre la democrazia con i bombardamenti e con la tortura, da Guantanamo al carcere di Abu Ghraib.

Forum sociale antimafia “Peppino Impastato”

Mafia e resistenza alla mafia a 25 anni
dall’assassinio di Peppino Impastato
Cinisi, 1978-2003

Sono passati 25 anni dall’assassinio di Peppino Impastato.
In tutti questi anni, i familiari che hanno rotto con la parentela mafiosa, i compagni di militanza di Peppino che hanno continuato sulla strada percorsa al suo fianco, il Centro siciliano di documentazione a lui intitolato hanno condotto una lotta quotidiana per salvare la memoria di Peppino, smantellare la montatura che lo voleva terrorista e suicida, per ottenere verità e giustizia, e hanno promosso iniziative, a cominciare dalla manifestazione nazionale contro la mafia del 9 maggio 1979, la prima della storia d’Italia, che coniugavano la radicalità dell’esperienza di Peppino, la sua rottura con la famiglia, con la concretezza di un’antimafia fatta insieme di riflessione, di denuncia e di impegno sociale.
Quest’attività, spesso condotta in grande isolamento, ma che ha visto anche la collaborazione di Democrazia proletaria prima e di Rifondazione comunista poi, di esponenti di forze politiche e di varie associazioni, è riuscita ad ottenere risultati impensati fino a qualche anno fa. L’11 aprile del 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo come mandante dell’assassinio di Peppino, il 5 marzo 2001 era già stato condannato Vito Palazzolo, vice di Badalamenti, e il 6 dicembre del 2000 la Commissione parlamentare antimafia ha approvato una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. La memoria di Peppino ha resistito al passare degli anni e ultimamente, grazie anche a un film che ha avuto e continua ad avere un grande successo, la sua figura è nota a centinaia di migliaia di persone.
L’anno scorso varie realtà impegnate su diversi terreni (dalle attività socio-culturali all’impegno per la pace, dal movimento contro la globalizzazione ai centri sociali) hanno dato vita al Forum sociale antimafia “Peppino Impastato” che dal 9 all’11 maggio ha promosso una mobilitazione nazionale, con varie iniziative (forum tematici, spettacoli, manifestazioni) che hanno approfondito i temi dell’antimafia sociale e hanno portato a Cinisi migliaia di persone che vedono in Peppino un punto di riferimento essenziale per la sua capacità di legare insieme militanza politica, impegno sociale, creatività culturale.
Quest’anno vogliamo rilanciare il Forum sociale antimafia sulla base di un programma che mette al centro le manifestazioni che si svolgeranno a Cinisi nel maggio prossimo, ma si articola in iniziative di discussione, incontro, mobilitazione che si svolgeranno nelle località in cui operano le varie associazioni che hanno promosso il Forum e anche altrove.
Il venticinquesimo anniversario dell’assassinio di Peppino cade in un contesto internazionale nazionale e locale quanto mai preoccupante. La guerra all’Iraq, scatenata nel più assoluto dispregio del diritto internazionale, mira non solo ad accaparrarsi le ingenti risorse petrolifere di quel paese ma soprattutto a costituire un ordine mondiale fondato sull’arbitrio del più forte. L’intervento militare viene presentato come lotta al terrorismo ma lo rinfocolerà in tutte le sue forme. Invece di affrontare e risolvere politicamente i problemi, a cominciare dalla questione palestinese, la scelta dell’azione armata apre una prospettiva di insicurezza permanente, di violenza militare a cui si risponde con la violenza disperata dei gruppi che praticano l’attentato suicida come guerra dei più deboli. In questo quadro, che si inserisce perfettamente dentro processi di globalizzazione che approfondiscono e aggravano divari sociali e squilibri territoriali, le mafie troveranno nuovo alimento per i loro traffici e le loro politiche di sopraffazione e di dominio.
Il governo Berlusconi continua a perseguire una politica di legalizzazione dell’illegalità e di privatizzazione del potere che recepisce aspetti del modello mafioso e costituisce un contesto quanto mai favorevole per il rafforzamento e l’espansione dei soggetti criminali.
A livello regionale il governo di centrodestra rilancia la politica familistico-clientelare, progetta di fare della Sicilia una zona franca spalancata ai traffici illegali in un’area euro-mediterranea consacrata al libero scambio e ospita nel suo seno un assessore colto a colloquiare telefonicamente con mafiosi nel tentativo di aiutarli a riprendersi i beni confiscati. Nel 2002 il consiglio comunale di Cinisi è stato sciolto per infiltrazione mafiosa e mentre ai funerali del figlio del capomafia si sono viste accorrere centinaia di persone la partecipazione della popolazione locale alle iniziative contro la mafia continua a essere inadeguata, ma cresce l’interesse dei più giovani.
La deindustrializzazione della Sicilia, con la crisi dei grandi gruppi impreditoriali presenti nell’isola e la chiusura o il drastico ridimensionamento degli stabilimenti industriali, dalla Fiat di Termini Imerese all’Imesi di Carini, alla Keller, mentre gli operai di Gela e di Priolo sono costretti a scegliere tra vivere disoccupati o lavorare con la certezza di contrarre malattie mortali, si coniuga con la diffusione del lavoro nero e precario e offre nuovo spazio all’economia illegale.
Le iniziative del prossimo maggio cercheranno di affrontare alcuni di questi temi, collegandoli con le risposte che le mobilitazioni degli operai, degli studenti, dei disoccupati, dei senzacasa, il movimento per la pace e contro la globalizzazione neoliberista hanno cominciato a dare. Il programma di quest’anno prevede le seguenti iniziative:
Giovedì 1° maggio: partecipazione alla manifestazione di Portella della Ginestra per chiedere che venga fatta piena luce su tutte le stragi che hanno insanguinato l’Italia.
Sabato 3 maggio, ore 16,30: incontro-dibattito su 25 anni di impegno per la verità e la giustizia. Le sentenze di condanna di Palazzolo e Badalamenti per l’assassinio di Peppino Impastato.
Venerdì 9 maggio, ore 9: iniziative nelle scuole di Cinisi, girotondo per la pace, mostra fotografica. Ore 11: apposizione di lapidi sulla tomba di Peppino e sul casolare vicino ai binari dove è stato ucciso, di tabelle sul lungomare Cinisi-Terrasini, preparazione di murales. Ore 16: Forum su Mafie, guerre e globalizzazione. Ore 19: lapide sulla sede di Radio Aut e fiaccolata da Radio Aut alla piazza di Cinisi. Ore 22: spettacoli in piazza.
Sabato 10 maggio, ore 10: iniziative delle associazioni che promuovono il Forum, tra cui Forum su Donne, mafia e antimafia, Informazione e controinformazione, Neofascismo oggi. Ore 16: Forum su Mafia, deindustrializzazione e sviluppo alternativo e proiezione dei video “Fuori dai cancelli”, dell’Archivio storico del Movimento operaio e “Vertenza Imesi” di Telefabbrica. Ore 21: spettacoli e festa al Campo sportivo.
Domenica 11 maggio, ore 10: Forum: Mafia, politica e antimafia istituzionale. Ore 16: Forum su Esperienze di antimafia sociale. Chiusura dei lavori dei Forum. Ore 21: spettacoli.
Dal 9 all’11 maggio sarà operativa a Cinisi Teleaut, che darà voce a tutte le realtà del Forum e documenterà le varie attività.

Promotori: Famiglia Impastato, Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo, Associazione “Peppino Impastato” di Cinisi-Terrasini, Circolo “Musica e Cultura” di Cinisi, Associazione “Radio Aut”, Arci Palermo, Libera Palermo, Associazione “Non solo Alive” Palermo, Ciss – Cooperazione Internazionale Sud-Sud, Gruppo Nemo Marsala, Circolo Metropolis di Castellammare del Golfo, Comitato resistenza anticapitalista Palermo, Giovani Comunisti Palermo, Rifondazione comunista Palermo, Sinistra giovanile Cinisi-Terrasini, Attac Palermo, QuartodeiMille.

Forum sociale antimafia “Peppino Impastato”

Mafia e resistenza alla mafia a 24 anni
dall’assassinio di Peppino Impastato
Cinisi, 9 maggio 1978 – 9 maggio 2002

In occasione del 24° anniversario del suo assassinio, si costituisce il Forum sociale antimafia “Peppino Impastato”.
Finalmente, anche se con grande ritardo, i processi contro i mafiosi incriminati come mandanti dell’omicidio stanno giungendo a conclusione. Il 10 marzo del 2001 è stato condannato il mafioso Vito Palazzolo e il processo contro il capomafia Gaetano Badalamenti si concluderà nel mese di marzo.
La Commissione parlamentare antimafia nel dicembre del 2000 ha approvato una relazione in cui si dice inequivocabilmente che rappresentanti delle forze dell’ordine e della magistratura hanno depistato le indagini avallando la montatura orchestrata dai mafiosi che volevano far passare Peppino per terrorista e suicida.
Il Forum vuole essere un luogo di confronto e di iniziativa unitaria che, partendo dalle esperienze di lotta sociale degli ultimi anni, elabori un progetto di riflessione e di lotta contro la globalizzazione neoliberista, contro la guerra e il terrorismo, contro i processi di finanziarizzazione e di emarginazione che portano al proliferare delle mafie a livello locale e internazionale, per l’affermazione dei diritti fondamentali e per un’autentica partecipazione democratica.
La proposta del Forum nasce dalle esperienze di varie realtà, impegnate su diversi terreni (dalle attività socio-cultuali all’impegno per la pace, dai centri sociali alle associazioni di immigrati) che cercano di riappropriarsi di spazi territoriali, sottraendoli al dominio mafioso.
Vogliamo intitolare il Forum a Peppino Impastato perché ci riconosciamo nella radicalità delle sue rotture, a cominciare dalla famiglia, e nella ricchezza della sua esperienza, che coniugava militanza politica, impegno sociale, creatività culturale.
Il Forum promuove una mobilitazione nazionale, dando appuntamento a Cinisi, il paese di Peppino Impastato, nei giorni 9, 10 e 11 maggio 2002.
Il programma delle iniziative sarà presentato il 19 marzo, alle ore 15, in una conferenza stampa che si svolgerà a Palermo, davanti all’aula bunker dell’Ucciardone, in occasione dell’udienza del processo per il delitto Impastato.
Promotori: Famiglia Impastato, Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato”, Associazione Radio Aut, Associazione “Peppino Impastato” di Cinisi-Terrasini, Gruppi Radio Aut di Bagheria e Termini Imerese, Arci Palermo, Libera Palermo, Giovani Comunisti Palermo, Gruppo Nemo Marsala, Centro sociale ex carcere Palermo, Circolo Linea Futura di Palermo e Carini, Circolo Metropolis di Castellammare del Golfo, CISS, Comitato anticapitalista Palermo, Associazione “II germoglio” di Corleone.
Adesioni: Giovani Comunisti (nazionale), Sinistra giovanile
Per adesioni e informazioni: Centro Impastato, telefono 0916259789, fax 091348997,
e-mail csdei@tin.it. sito Internet www.centroimpastato.it
Associazione Radio Aut: e-mail radioaut@neomedia.it
Giovani Comunisti: e-mail palermo@giovanicomunisti.it

FORUM SOCIALE ANTIMAFIA PEPPINO IMPASTATO
MOBILITAZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA

Cinisi – Terrasini (Palermo) 9-10-11 MAGGIO 2002

Giovedì 9 maggio

Ore 9. Atrio comunale di Cinisi: Inaugurazione della mostra fotografica “Peppino impastato: immagini di una vita”;
ore 10. Maratonina: 1000 passi per Peppino, percorso Terrasini – spiaggia Magaggiari di Cinisi;
ore 15. Auditorium P. Impastato, scuola media G. Meli di Cinisi: workshop di Iindymedia sull’informazione indipendente;
ore 18. Piazza duomo, Terrasini: assemblea di benvenuto;
ore 19. Fiaccolata da Radio aut a Terrasini alla casa di Peppino Impastato in corso Umberto a Cinisi;
ore 22. Piazza del Municipio di Cinisi: recital di poesie e spettacoli: “Lunga è la notte”: gruppo musicale madonita cpf; “Ricordati di ricordare”: coro Convivium; recital di Gaspare Cucinella; “alla ricerca dei diritti perduti”: concerto di musica e poesia de I quartodeimille.

Venerdì 10 maggio

Ore 10. Piazza del Municipio di Cinisi: Forum in sessione plenaria “I crimini della globalizzazione”;
ore 16. Auditorium P. Impastato, scuola media G. Meli di Cinisi: dibattito “Il delitto Impastato, 24 anni di impegno per la verità”;
ORE 17. Lavori dei forum tematici:
palestra scuola media G. Meli di Cinisi: “L’altra comunicazione: da Radio Aut a Indymedia”;
auditoriun scuola media Giovanni XXIII di Terrasini: “Formazione e ruolo della scuola pubblica”;
ore 19,30. Cinema Alba di Cinisi: proiezione film/documento “Legalizer”;
ore 21. Cinema Alba di Cinisi: incontro: “Da Genova a Porto Alegre”, proiezione di filmati su Genova, con la presenza dei familiari di Carlo Giuliani.

Sabato 11 maggio

Ore 10. lavori dei forum tematici:
auditorium P. Impastato, scuola media G. Meli di Cinisi: “Guerra, terrorismo e legalità internazionale”;
palestra scuola media G. Meli di Cinisi: “Chiesa tra mafia e antimafia”;
Auditorium Scuola media Giovanni XXIII di Terrasini: “Per l’antimafia sociale: dalla precarietà del lavoro alla proposta”;
sede della Sinistra giovanile di Cinisi, c.so Umberto: “Il ruolo della donna nella lotta antimafia e per la pace”;
aula consiliare di Terrasini: “Mafia e territorio: dalla mostra itinerante ai dossier sulle ecomafie”;
ore 13. Riunione delle commissioni per la stesura del documento finale;
ore 14.Corteo/marcia nazionale antimafia da Carini a Cinisi. Concentramento: zona industriale di Carini, stabilimento Italtel, chiusura in piazza del Municipio di Cinisi.
ore 21. Piazza del Municipio di Cinisi: spettacolo di pupi siciliani “Peppino di Cinisi contro la mafia” della marionettistica popolare siciliana;
ore 22. Spiaggia Magaggiari, lungomare P. Impastato Cinisi; concerto/raduno rock.