L’OBLIO DELLA STORIA. L’ECCIDIO DI NOLA, LA STRAGE RIMOSSA DELL’ 11 SETTEMBRE DEL 1943

LA TRAGICA VICENDA AL CENTRO DEL SAGGIO MONOGRAFICO DI UMBERTO SANTINO.

IL FILO DELLA MEMORIA PER LEGGERE IL PRESENTE E I SUOI PROFILI DI VIOLENZA.

Si consumò tre giorni dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, con la guerra finita nel Sud … ma  che continuava  con la distruttività e le efferatezze di sempre nei contesti del Centro-Nord, intrecciandosi con la guerra civile della Resistenza e della Liberazione dal nazi-fascismo, conclusa il 25 aprile del ’45.

Fu l’eccidio di Nola,compiuto dalle truppe tedesche della divisione Goering, che, sotto l’incalzare delle truppe anglo-americane – già sbarcate in Sicilia  il 10 luglio e in successione tra l’8 e il 9 settembre del ’43  ad AgropoliPontecagnano e nel Golfo di Salerno con l’operazione Avalanche –  risalivano verso l’Italia centrale per attestarsi sulle postazioni fortificate dalla Todt, la struttura della  logistica ingegneristica della Whermatch ,  per attestarsi sulla cosiddetta Linea Gustav.

Sottoposta  ad assedio – il 10 settembre – con pesanti auto-blindate e un carro armato, la  Caserma “Principe Amedeo, duca d’Aosta”, in piazza d’Armi,   fu occupata da un reparto della Goering, che costrinse a deporre le armi i circa settecento, tra soldati, sottoufficiali ed ufficiali del 48.mo reggimento d’artiglieria dell’Esercito italiano che vi erano acquartierati. L’umiliante disarmo patito, li trasformò di fatto in prigionieri del reparto tedesco. L’umiliazione fu accentuata, quando fu ingiunto loro di pronunciare la dichiarazione di resa incondizionata, uno stato d’animo, rappresentato con plastica evidenza dalla lucida ed asciutta ricostruzione di Ugo Tebaldini, testimone oculare del dramma. L’intimazione della dichiarazione di resa fu respinta. Un moto di orgoglio e di dignità civile, quello dei soldati italiani,  che fu la causa scatenante della rappresaglia, alla luce del puntuale racconto dello stesso Tebaldini, affidato alla commossa  lettera pubblicata nel 1997 dal “Corriere della Sera”; e con freddezza massima, il comandante del reparto della Goering procedette alla conta della decimazione degli ufficiali del reggimento della “Taro” che dovevano essere passati per le armi.

Sul fare del mezzogiorno, l’ 11 settembre, la tremenda sentenza di morte, decisa dalla conta, fu eseguita:  undici ufficiali furono fucilati, con il successivo colpo di grazia alla nuca, inferto loro dal comandante dei soldati tedeschi con la pistola d’ordinanza. Il tutto avveniva di  fronte al prospetto principale della Caserma “Principe Amedeo di Savoia”, alla presenza dei soldati italiani  che erano stati fatti inginocchiare. E poi l’oltraggio vile: i corpi degli assassinati furono gettati nelle vicinanze della latrina della Caserma. Era il primo eccidio condotto sul suolo italiano  per mano tedesca in quelle lontane, convulse  e tristi giornate  che seguirono l’ 8 settembre.

La tragica vicenda è  restata a lungo relegata nel generale oblio e quasi rimossa dalla memoria storica, anche e soprattutto nel contesto cittadino e del territorio, fino al 1997, anno della pubblicazione della lettera appena citata, firmata da Ugo Tebaldini. La lettera rivendicava, in tutto risalto e a giusta ragione, il dovere del ricordo dell’eccidio  e il valore del monito per la contemporaneità; quella contemporaneità che continua ad essere  percorsa da profonde inquietudini e laceranti ingiustizie che offuscano e attentano sempre più gravemente  la vita e la pace in tante parti del mondo, tra crisi politiche,crisi economiche e conflitti bellici, mentre l’industria delle armi 2.0 e … dintorni non conosce limiti e freni. Il documento di Tebaldini  fu recepito con encomiabile sensibilità civile dall’amministrazione comunale pro tempore, guidata dal sindaco Franco Ambrosio, e fatto proprio dall’Associazione di promozione sociale culturale “Amici del Marciapede”. E dal 1997  la tragedia consumatasi  nel “Quarantotto”, come nel comune dire popolare è identificata e riconosciuta la Caserma “Principe Amedeo di Savoia,  fa parte a pieno titolo dell’agenda delle Memorie della città, con la cerimonia evocativa ufficiale, che ogni anno indice e organizza l’amministrazione comunale. E’ il filo del recupero del ricordo, nel quale si innestano anche  i saggi e il libro auto-biografico di Alfonso Liguoro, figlio di una delle vittime dell’eccidio.

LA SICILIA, LA RESISTENZA E LA STRAGE DELLA CASERMA DEL “QUARANTOTTO”

Ad ampliare il  senso della Memoria dell’eccidio di Nola, si propone la snella monografia di Umberto Santino, intitolata   “La strage rimossaNola11 settembre 1943La Sicilia e la Resistenza”,  pubblicato dall’editore Di Girolamo di Trapani ed inserita nella collana dgpocket . L’autore, che ha fondato nel 1977  e dirige il Centro di studi intitolato al ricordo della  lezione e dell’azione civile di Peppino Impastato, primo Centro di documentazione sulla mafia e su tutte le altre strutture di criminalità organizzata operanti in Italia, rivisita la tragedia di 73 anni fa. E’ la rivisitazione che risponde ad una  semplice domanda: “Come mai la Strage di Nola non è entrata, come meriterebbe, nella Storia d’Italia? ”.

Il  percorso sviluppato da Santino focalizza le figure delle vittime dell’eccidio,  il loro mondo di affetti familiari, le loro formazioni culturali e professionali, ed è uno spaccato delle tante città italiane da cui provenivano, per ritrovarsi al servizio della Patria nella terra di  Giordano Bruno.  Di corposa valenza è la ricostruzione fatta dall’autore del dramma,ancorandolo alle note e variegate testimonianze evocative di Pietro ManziGiovanni Fiumara,  Camillo Nicoletti e Alberto Liguoro. Sono tasselli, che Santino inserisce nei profili della Resistenza che maturò in Sicilia, tracciando un ponte ideale di correlazione con l’eccidio di Nola.

La monografia, con l’intervento dell’autore, è stata presentata in città, il 19 ottobre 2016,  in due distinti momenti, con la promozione della civica amministrazione e delle associazioni “Amici del Marciapiede” e “Passepartout”. Di particolare rilievo, la riflessione  di cui è stata protagonista la comunità studentesca e sviluppata  nell’auditorium  dell’Istituto tecnico commerciale e per geometri  “MasulloTheti”, sulla traccia degli interventi del sindaco Geremia Biancardi, dell’assessore Cinzia Trinchese, della preside Annamaria Silvestro e dell’autore.  L’altro momento è stato vissuto nell’auditorium  del  monumentale complesso  dell’exconvento di Santo Spirito. Un momento  di forte carica emotiva e di vivo interesse, grazie ai racconti di testimoni diretti di quello che accadde 73 anni fa a Nola, ma anche di esperienze di prigionia; racconti lucidi e penetranti sulla temperie del secondo conflitto mondiale e scanditi dalle parole di Gianfranco ManfrediSalvatore Del Piano e Angelo Russo.

Incisiva e realistica, l’analisi prospettata da Gianfranco Manfredi – padre di Gaetano, Rettore della Federico II e del  parlamentare Massimiliano – nel sottolineare la dimensione eroica della vittime dell’eccidio e il ruolo del presidio militare della “Principe Amedeo, duca d’Aosta”dimensione di eroica abnegazione, in particolare, che valse a risparmiare la città di ulteriori sofferenze.