Umberto Santino

Notizie su Palermo 2018

L’anno è cominciato alla grande con i festeggiamenti per l’incoronazione di Palermo capitale italiana della cultura. Poi, sbolliti i brindisi di capodanno, sono ricominciate le recitazioni delle doglianze: la cultura va bene, vanno bene le manifestazioni e gli spettacoli in programma, ma come la mettiamo con i rifiuti per strada, i trasporti pubblici indecorosi, tutto ciò che non funziona, o non c’è, e spiega perché la città sia irrimediabilmente collocata negli ultimi posti nelle graduatoria della vivibilità stilate a ogni fine d’anno? A porre queste domande sono i cittadini con i piedi per terra o gli irriducibili nemici della contentezza?
L’Ufficio statistiche del Comune nei giorni scorsi ha pubblicato un rapporto sulla città che ne offre un ritratto non proprio esaltante. Non è tanto il numero degli abitanti che diminuisce, poiché questo è un dato comune a tante altre città. In tempi di crisi, che non accenna a finire, nonostante i bollettini su impercettibili tremolii del PIL, i nati sono meno dei morti perché fare figli è diventato un peso difficile da sostenere. A Palermo su 673.735 residenti , gli occupati sono 183 mila, i disoccupati 51 mila. Gli altri cosa fanno? Il numero dei disoccupati con ogni probabilità risponde solo in parte alla realtà, poiché bisognerebbe considerare che tanti non si presentano nel mercato del lavoro, poiché sanno che è una porta chiusa e si rifugiano nel lavoro nero o nelle pieghe delle attività illegali.
Ci sono due città: quella borghese, che resiste alla crisi, affolla il centro storico finalmente liberato dal traffico, riscopre i monumenti che prima guardava di sfuggita passando in macchina, va ai concerti (in verità abbastanza pochi) e al Teatro Massimo, parteciperà alle iniziative di Manifesta, si compiace di prender parte allo spettacolo di una nuova “primavera”. E c’è un’altra città che non sa niente della decisione dell’Unesco di considerare i monumenti arabo-normanni patrimonio mondiale dell’umanità e di Palermo capitale della cultura, non va a teatro, anche se meritoriamente si è portata la lirica nelle periferie, considera la prima città estranea e nemica, non ha il senso di una storia e di un destino condivisi.
Le due città non comunicano. Dovrebbe fare da ponte tra le nuove generazioni la scuola pubblica, ma evidentemente non ci riesce, se gli edifici scolastici sono tra i bersagli di un vandalismo endemico, in gran parte giovanile. Ci riesce in qualche modo, una volta l’anno, il festino. Ci riesce con maggiore continuità la mafia, che coniuga l’affarismo degli strati borghesi con la cultura dell’illegalità sottoproletaria e plebea. Se non si scava dentro questa spaccatura, Palermo sarà sempre, in gran parte, una lumpencittà, che si inventa una strategia di sopravvivenza giorno per giorno. E non c’è da sorprendersi se le pensiline degli autobus di via Libertà sono da anni spolpate di ogni arredo, se il degrado e l’incuria sono paesaggio continuamente riproposto. Se la movida notturna si consuma tra rovine e rifiuti.
Il sindaco Orlando, parlando delle iniziative in programma, avverte la necessità di un salto di qualità, di passare dall’effimero e dall’episodico a un “sistema Palermo”. Forse sarebbe più proprio parlare di un “progetto Palermo”, che non può non passare attraverso una buona dose di realismo e una cultura fondata sul “sapere Palermo”, cioè conoscere il suo volto e i suoi problemi, al d là delle coloriture del desiderio.
A inizio d’anno dalla regione, a quanto pare rientrato il proposito del Miccichè di aumentare gli emolumenti dei supeburocrati, arrivano notizie sui tagli alle associazioni antimafia. Vecchia storia che non si vuole risolvere una volta per tutte, mettendo fine alla discrezionalità con una legge che fissi dei criteri oggettivi per l’erogazione di fondi pubblici. Non è una buona notizia sapere che, con qualche eccezione, le associazioni antimafia, senza soldi pubblici, non si reggono in piedi. Ma anche per loro non si pone il problema, coerentemente con i proclami sulla legalità, di sottrarsi alle tentazioni del clientelismo?

Pubblicato su Repubblica-Palermo, il 10 gennaio 2018, con il titolo: Le due città non parlano tra loro.