Il ’68 e il ’77
Pubblicato il: 11 Dicembre 2008
Umberto Santino
Il ’68 e il ’77 a Palermo
Nelle cronologie sugli avvenimenti del ’68 la Sicilia figura per due eventi: il terremoto del Belice del gennaio e, il 2 dicembre, l’uccisione da parte delle forze dell’ordine di due braccianti, Angelo Sigona e Giuseppe Scibilia, ad Avola, durante uno sciopero. In seguito a quell’eccidio saranno abolite le gabbie salariali che condannavano i lavoratori meridionali a un trattamento diverso da quello per i lavoratori del resto del Paese. Sembra che tra i morti del terremoto e i morti di Avola non ci sia stato niente di significativo, a riprova che in terra di Sicilia non possa accadere altro che non sia uno sconvolgimento naturale e un massacro, l’ennesimo, di manifestanti per diritti che non sono mai arrivati. Eppure, anche in Sicilia, e in particolare a Palermo, c’è stato il ’68, ci sono state cioè manifestazioni, occupazioni di scuole e di facoltà universitarie, ci sono state assemblee, controcorsi autogestiti, contestazioni, c’è stato insomma quell’insieme di atti, gesti, manifestazioni, documenti, vissuti che si definisce «il ’68». […]
Le prime avvisaglie di quello che viene ricordato come il «movimento del ’77» cominciarono a Palermo. Già nel dicembre del ’76 per le strade della città manifestano 10.000 studenti medi. Si parlava di riflusso, ma a quanto pare non c’è nessuna voglia di rifluire. [Nel 1977] anche a Palermo ci sono scontri, ma non ci sono morti come in altre città. […] A Bologna l’11 marzo viene ucciso lo studente di Lotta continua Francesco Lorusso. Figlio di un generale, faceva pure il barelliere a Lourdes. […] Gli studenti di Palermo rispondono con un corteo in cui si fa ricorso all’ironia: sfilano in 3000 e molti hanno sul petto un cartoncino con il tiro a segno. […] In una fotografia pubblicata nel libro Le compagne, i compagni, il movimento del ’77 a Palermo, pubblicato dalla Cooperativa editoriale Centofiori (con la collaborazione del Centro siciliano di documentazione fondato nel ’77), si vede Peppino Impastato seduto nel cortile della Centrale in via Maqueda. Ha fatto parte di Lotta continua, ora è vicino all’area dell’Autonomia. La sua radio, aperta a maggio di quell’anno, si chiama Radio Aut, ma considera la violenza brigatista «il partito della morte, della paura, dell’espropriazione della lotta di massa».
Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato
Palermo 2008
56 pagine
Eu. 3,00







