Umberto Santino

Orcel 2015. Recuperare una storia collettiva. Nuovi segni e nuovi nomi

 

Il 14 ottobre la CGIL, il Centro Impastato e l’amministrazione comunale rappresentata dal vicesindaco Emilio Arcuri hanno ricordato Giovanni Orcel, il dirigente sindacale assassinato nel 1920, prima in corso Vittorio Emanuele, davanti alla lapide che lo ricorda, posta sulla facciata della Biblioteca regionale, all’incrocio con via Collegio Giusino, il luogo in cui fu ucciso, e successivamente nell’aula magna dell’Istituto tecnico industriale Vittorio Emanuele III.

Orcel, segretario della Fiom (Federazione italiana operai metallurgici), è una delle figure più rappresentative di una stagione di lotte che si aprì nel primo dopoguerra, con le occupazioni delle terre e culminò con le mobilitazioni operaie del 1919-1920, anni che sono passati alla storia come “biennio rosso”. La Sicilia diede un contributo significativo, ma che ancor’oggi viene ignorato dai libri di storia più diffusi. A Palermo la Fiom aveva duemila iscritti, in gran parte operai del Cantiere navale e della ferriera Ercta. In provincia c’era un forte movimento contadino, alla cui testa erano dirigenti prestigiosi come Nicolò Barbato a Piana dei Greci, uno dei capi dei Fasci siciliani, Giuseppe Rumore e Nicolò Alongi a Prizzi. La mafia, preoccupata per la crescita delle mobilitazioni, ricorse ancora una volta alla violenza, uccidendo nel gennaio del 1919 Giovanni Zangara, dirigente contadino e assessore socialista a Corleone, nel settembre dello stesso anno Giuseppe Rumore e nel febbraio del 1920 Alongi. Ma a reprimere le lotte contadine non c’era solo la mafia. Nell’ottobre del 1919 a Riesi le forze dell’ordine, capitanate dal commissario Messana, che ritroveremo negli anni ’40, con la strage di Portella della Ginestra, spararono su una manifestazione di contadini, uccidendone undici. E sempre le forze dell’ordine nel luglio del 1920 a Randazzo aprirono il fuoco sui contadini, causando nove morti e vari feriti e sempre a luglio a Catania ci furono sette morti tra i partecipanti a un comizio dei dirigenti socialisti Maria Giudice e Giuseppe Sapienza (oggi vengono ricordati più per essere genitori della scrittrice Goliarda Sapienza, la cui opera è stata riscoperta negli ultimi anni, che per la loro attività politica).

Orcel si muove sulla scena palermitana sperimentando una linea che si contrappone a quella dominante nel sindacato e nel Partito socialista, moderata e opportunista. La linea alternativa, che si potrebbe definire “proto comunista” (il foglio diretto da Orcel si intitolava prima “La dittatura operaia”, poi “Dittatura proletaria”), si sviluppa ponendo accanto alle rivendicazioni operaie per le otto ore e i miglioramenti salariali temi più generali come il carovita. Mentre la violenza mafiosa miete altre vittime (a settembre del 1920 nella frazione Raffo di Petralia Soprana furono uccisi i consiglieri comunali socialisti Paolo Li Puma, parente di Epifanio, il dirigente contadino ucciso nel 1948, e Croce Di Gangi, il 3 ottobre a Noto cade il sindacalista socialista Paolo Mirmina) a Palermo nell’estate dello stesso anno il padronato ricorre a una raffica di licenziamenti e sospensioni in gran parte di aderenti alla Fiom. Nei primi di settembre gli operai occupano il Cantiere navale e avviano l’autogestione. Tra le produzioni c’è una nave intitolata ad Alongi. A simboleggiare un progetto e una prassi unitaria di cui Alongi e Orcel sono i principali organizzatori. Nei giorni dell’occupazione il Cantiere, presidiato dal servizio d’ordine degli operai (le “guardie rosse”), è aperto ai familiari degli operai e ai cittadini, per mostrare che la fabbrica più importante della città è un patrimonio collettivo, oggi si direbbe un “bene comune”: una indicazione che si potrebbe riprendere anche oggi, con il riproporsi della crisi del Cantiere.

Gli operai riescono a firmare un accordo con il padronato che non viene rispettato e Orcel, conclusa l’occupazione, è isolato e attaccato come estremista e pensa di continuare la sua azione proponendosi come candidato alle elezioni provinciali. Il pugnale del sicario lo raggiunge la notte tra il 13 e il 14 ottobre. L’assassinio è rimasto impunito, nonostante che si sia indicato come mandante un capomafia di Prizzi, Silvestro Gristina, probabile mandante anche dell’omicidio di Alongi. Il sicario di Orcel viene assassinato e anche il capomafia sarà ucciso. Si è parlato di una “giustizia proletaria” a fronte di una giustizia negata. Per Orcel come per altri sindacalisti e militanti del movimento antimafia, non solo di quegli anni.

Nel corso delle iniziative per ricordare Orcel si è detto che bisogna ricostruire una memoria che vada oltre le celebrazioni dei personaggi più noti ma riproponga una storia collettiva. Occorrono segni, come la lapide per Orcel o quella più volte proposta per i Fasci siciliani, da porre sulla facciata di palazzo Cefalà, in via Alloro,. dove il 22 maggio del 1893 si svolse il congresso dei Fasci, e strutture come il Memoriale-laboratorio della lotta alla mafia. E bisognerebbe rinnovare la toponomastica cittadina, in gran parte viceregia e monarchica. A Crispi, protagonista del Risorgimento ma pure massacratore dei Fasci, è dedicato un monumento con la scritta “La monarchia ci unisce…” e gli sono intitolate strade e scuole. La scuola in cui il 14 ottobre scorso si è svolto un incontro con docenti e studenti, è dedicata a un sovrano sabaudo che ha gravissime responsabilità nell’avvento del fascismo. L’Istituto vanta un rapporto storico con il Cantiere navale, ricordato dal preside e da un operaio del Cantiere, e ha elaborato un progetto per la sistemazione dello spiazzo davanti al Cantiere intitolato a Orcel. Non sarebbe più coerente con la sua storia e il suo impegno se sulla facciata dell’Istituto si ponesse la scritta: “Istituto tecnico industriale Giovanni Orcel già Vittorio Emanuele III”? A segnare un percorso e una scelta.