Comitato 12 luglio

E’ il comitato dei senzacasa che opera a Palermo dal 2002.

Il Centro collabora con il comitato fin dall’inizio e ha contribuito all’elaborazione della proposta di utilizzare come case-parcheggio per i senzatetto gli immobili confiscati ai mafiosi.

Le lotte per la casa a Palermo. Le lotte per la casa fanno parte della storia della città e sono l’espressione di un bisogno avvertito da migliaia di famiglie, a cui le amministrazioni comunali non sono state capaci di dare risposte adeguate.
Dopo il terremoto del 1968 migliaia di abitanti del centro storico abbandonarono le case pericolanti e occuparono gli edifici dello Zen, dando vita a comitati popolari e a forme di autogestione, con il sostegno di gruppi della Nuova sinistra. Per alcuni anni i medici del gruppo “il manifesto” hanno gestito un ambulatorio, in un territorio privo di presidi sanitari.
Negli anni ’70 le lotte riprendono, con la partecipazione di migliaia di persone e un ruolo significativo delle donne. Il Coordinamento case pericolante e i Comitati di lotta per la casa chiedevano la requisizione delle case sfitte e all’interno della Facoltà di Architettura gli studenti hanno costituito dei gruppi di studio sulla situazione abitativa della città e sul risanamento del centro storico.
Negli anni ’80 e ’90 ci sono state esperienze significative di lotta per la casa sostenute dal Centro sociale San Saverio e da Santa Chiara, operanti nel quartiere Albergheria.
Dal 2002 a oggi il Comitato 12 luglio ha gestito l’ultima ondata della lotta dei senzacasa, chiedendo l’uso come case parcheggio delle case confiscate ai mafiosi.
Nel 1975, nel 2002 e ora i senzacasa hanno occupato pacificamente la cattedrale, senza interrompere le funzioni e le visite turistiche. La decisione dell’attuale parroco della cattedrale di sospendere funzioni e visite non ha alcun fondamento.

Qualche dato. Da una ricerca sul fabbisogno abitativo condotta dall’Università di Palermo risulta che da qui al 2011 occorrerebbero 18.000 alloggi, cioè bisognerebbe disporre di 3.000 alloggi all’anno. La giunta comunale non ha nessun programma per fare fronte a questo fabbisogno.
Le domande presentate per avere un alloggio popolare sono oltre 10.000 e la graduatoria, ferma da anni, è stata pubblicata solo in seguito alle manifestazioni dei senzacaza. Gli abusivi, cioè gli occupanti di case popolari assegnate ad altri, sono 3.500.
Dal 2005 al 2008 dovrebbero essere pronti 680 alloggi con interventi di edilizia sovvenzionata.
Nel centro storico, in gran parte ancora con le rovine della guerra, si concentra un patrimonio edilizio di 10.000 alloggi, molti dei quali degradati, fatiscenti e disabitati. Il Comune in tre anni ha realizzato solo 69 alloggi ERP (Edilizia residenziale pubblica).

Le richieste dei senzacasa. Nel 2003 si era costituita una commissione formata da rappresentanti degli uffici comunali e del Comitato dei senzacasa, per stimolare l’azione del Demanio e del Comune al fine di tamponare le situazioni d’urgenza con l’assegnazione provvisoria di alloggi confiscati ai mafiosi. Nel 2005 la Commissione è stata abolita e l’assessore comunale si è attribuito un potere insindacabile sulla gestione dei beni confiscati. Le manifestazioni in corso nascono da impegni disattesi e tra le richieste c’è la ricostituzione della Commissione, con la Prefettura in funzione di garante.
A livello nazionale è assolutamente necessario rilanciare la strategia di lotta alla mafia, intensificando le confische, ridotte vistosamente negli ultimi anni (nel 2001 i beni confiscati erano 310, nel 2004 sono stati solo 10), e accelerando le procedure per l’assegnazione dei beni. A tal fine è necessario ricostituire l’ufficio del Commissario per i beni confiscati, sciolto dal governo di centrodestra, o costituire un’apposita agenzia, sottraendo i beni al Demanio oberato da troppi compiti.

Per informazioni:
Tony Pellicane, portavoce del comitato
telefono 3409169924