Comunicato sul caso Saviano

Sul caso Saviano e sull’impegno civile contro le mafie. Una proposta: letture pubbliche di testi sulle mafie

Ovviamente non solo chiunque sia impegnato a vario titolo nella lotta contro le mafie ma ogni cittadino che abbia a cuore le sorti della convivenza civile nel nostro Paese non può non essere a fianco di Roberto Saviano che dopo il successo del libro e del film da esso ricavato ha subito pesanti minacce e ora risulta dalle dichiarazioni di un “pentito” che corra il rischio di essere ucciso assieme agli uomini di scorta.
Al di là delle dichiarazioni di solidarietà, quel che accade al giovane scrittore dovrebbe stimolare una riflessione sulle modalità e le condizioni in cui si svolge l’impegno di persone non istituzionalmente delegate alla lotta contro le criminalità organizzate e che sulla spinta di motivazioni etico-culturali ne fanno una scelta di vita. Oltre ai rischi per la propria incolumità (solo qualcuno ha qualche forma di protezione), c’è, o ci può essere, un altro rischio: che quella scelta sia vissuta, o venga interpretata, come una sorta di guerra personale. E non c’è rischio peggiore della solitudine e dell’isolamento.
Un esempio: è stato proposto di leggere pubblicamente pagine del libro Gomorra e in alcune città si è cominciato a farlo. Il libro di Saviano è ben scritto e lo stile narrativo ha certamente contribuito al grande successo che ha avuto e continua ad avere. Ma sulla camorra c’è una letteratura, quantitativamente minore rispetto a quella sulla mafia, ma certamente di buona qualità, a cominciare dal libro di Marco Monnier, pubblicato nel 1863, che si può considerare il primo esempio di un’analisi seria su questo fenomeno. E non può essere dimenticato il contributo di un giornalista coraggioso e documentatissimo come Giancarlo Siani, che per i suoi articoli sui legami tra camorristi e politici nelle speculazioni dopo il terremoto in Campania, è stato ucciso il 23 settembre 1985. E vanno ricordati studiosi come Francesco Barbagallo, Amato Lamberti, Isaia Sales, Marcella Marmo, Tom Behan, giornalisti come Fabrizio Feo, Gigi Di Fiore e Rosaria Capacchione. E un ruolo importante hanno avuto sacerdoti come don Giuseppe Diana, ucciso il 19 marzo 1994, vescovi come Antonio Riboldi e Raffaele Nogaro.
La mia proposta è che le letture pubbliche non si limitino al libro di Saviano, con il rischio di presentarlo come un caso unico, ma si estendano agli autori e ai personaggi che richiamavo e ad altri. Un modo per ricordare che la lotta contro la camorra non è una sfida personale ma un impegno corale.
E propongo che l’iniziativa della lettura pubblica di testi significativi sulle mafie venga estesa ad altre regioni, a cominciare dalla Sicilia e dalla Calabria, come una forma di acculturazione collettiva, un appuntamento in cui ritrovarsi come comunità civile che coltiva una memoria condivisa e promuove una riflessione a voce alta nelle piazze del nostro Paese.

Umberto Santino