Umberto Santino

Per Alain Labrousse

 

Ho conosciuto Alain Labrousse nel settembre del 1990, quando lavorava a una delle sue opere maggiori: La drogue, l’argent et les armes, che offre un quadro dettagliato dei traffici di droghe e di armi a livello internazionale. Era venuto a Palermo per documentarsi sul ruolo della mafia siciliana e per avviare un rapporto con l’OGD (Observatoire Géopolitique des Drogues), che aveva fondato a Parigi con alcuni collaboratori, tra cui la moglie Margit Vermès. L’Osservatorio mirava a costituire una rete di rapporti che comprenderà ottanta paesi ed era il frutto del lavoro che per anni Alain aveva svolto, in Francia, in Uruguay e in America latina, dove aveva insegnato, e in Marocco.

In America latina aveva studiato l’azione dei gruppi di guerriglieri, dai Tupamaros a Sendero luminoso, le condizioni sociali e politiche dell’Argentina e del Cile, lo svilupparsi della produzione e del traffico di cocaina. Ora voleva creare un réseau multinazionale che assicurasse una capacità di documentazione e di analisi a livello mondiale. Ho accolto con entusiasmo la proposta di fare il corrispondente per l’Italia.

L’OGD pubblicava ogni anno un rapporto aggiornato e nel 1995 ha pubblicato l’Atlas des drogues, testo di riferimento fondamentale per studiosi e operatori sociali.

Era un periodo abbastanza interessante. A livello europeo si costituì l’ENCOD (European Ngo Council on Drugs & Developmemt), una rete di organizzazioni non governative che si occupavano di droghe e sviluppo. E fu fondata un’organizzazione più istituzionale l’EMCDDA (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction), la cui sede si decise che fosse Lisbona. Mentre quest’ultima aveva fondi comunitari, la prima stentava a vivere per carenza di fondi e nel giro di qualche anno cessò l’attività.

Anche l’OGD dovette cessare l’attività per mancanza di fondi. Le ragioni non sono difficili da cercare. Mentre l’OGD e l’ENCOD promuovevano una visione critica della tossicodipendenza e ponevano l’accento sulle contraddizioni del contesto internazionale, l’EMCDDA seguiva la politica corrente dettata dalle convenzioni internazionali che avevano creato o avallato il dogma del proibizionismo.

I rapporti con Alain ben presto divennero frequenti, con la collaborazione al rapporto annuale dell’OGD e con la partecipazione a incontri. Nell’aprile del 1991 ha partecipato a un incontro svoltosi a Palermo nell’ambito delle iniziative del Progetto droga, promosso dal CISS (Cooperazione internazionale Sud-Sud) e dal Centro Impastato, conclusosi con la pubblicazione del libro in quattro lingue Dietro la droga. Economie di sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra, progetti di sviluppo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993. Nel dicembre del 1992 a Parigi l’OGD ha organizzato un convegno internazionale con la partecipazione di studiosi di molti Paesi e chi scrive svolse una relazione sulla mafia siciliana e il mercato delle droghe in Europa, successivamente pubblicata nel volume La planète des drogues. Organisations criminelles, guerre et blanchiment, a cura di Alain Labrousse e Alain Wallon, Éditions du Seuil, Paris 1993.

Nel dicembre del 2000 Labrousse ha partecipato al seminario internazionale sui crimini della globalizzazione organizzato a Palermo dal Centro Impastato e da altre associazioni in contemporanea con il convegno delle Nazioni Unite in cui fu presentata e approvata la convenzione sul crimine transnazionale. La sua relazione aveva come titolo: “Sfide geopolitiche e contraddizioni degli stati nelle politiche anti-droghe” e sottolineava la mondializzazione dei flussi finanziari, il riciclaggio del denaro sporco, la moltiplicazione dei conflitti locali, che rafforzavano  e mondializzavano l’economia dei traffici di droghe. La sua relazione seguiva alla mia, in cui parlavo di modello mafioso e globalizzazione.

Si scontravano due proposte di analisi: Per le Nazioni Unite il crimine transnazionale era frutto di un quadro segnato da Stati deboli e mercati senza regole; l’analisi dei partecipanti al seminario partiva da una critica radicale della globalizzazione neoliberista, considerata criminogena per due ragioni di fondo: l’aggravamento degli squilibri territoriali e dei divari sociali, per cui gran parte della popolazione del pianeta viveva in condizioni di emarginazione sociale e aveva come fonte di reddito le attività illegali e la finanziarizzazione dell’economia, che rendeva sempre più difficile distinguere capitali illegali e legali. Questo contesto favoriva lo svilupparsi e il proliferare di organizzazioni di tipo mafioso, nei centri e nelle periferie.

Negli anni successivi l’attività di Alain è continuata con un volume sul ruolo della produzione di oppio nell’Afghanistan ma le sue condizioni di salute si sono sempre più aggravate e i rapporti si sono affievoliti fino ad esaurirsi. Ne mio ultimo soggiorno a Parigi, nel marzo del 2014, ho cercato di mettermi in contatto con lui, ma non è stato possibile. È morto il 12 luglio scorso. Non è azzardato pensare che il suo isolamento non sia stato solo il frutto della malattia ma anche di una delusione dovuta a un contesto sempre più dominato dalla violenza e dall’irrazionalità. I suoi scritti e la sua vita andavano in altra direzione, privilegiando l’intelligenza, il lavoro comune e la progettazione di alternative possibili.

 

 Opere di Alain Labrousse


Tujamaros, guérilla urbaine en Uruguay, Éditions du Seuil, Paris 1971.

L’Expérience chilienne, réformisme ou révolution, Éditions du Seuil, Paris 1972.

L’Argentine, révolution et contre-révolution, en collaboration avec Françoise Gèze, Éditions du Seuil, Paris 1975.

Sur le chemin des Andes, à la rencontre du monde indien, L’Harmattan, Paris 1983.

Coca Coke, avec Alain Delpiroux, La Découverte, Paris 1986.

Le Sentier lumineux du Pérou, un nouvel intégrisme dans le tiers monde, en collaboration avec Alain Hertogue, La Découverte, Paris 1989.

La drogue, l’argent et les armes, Fayard, Paris 1992.

OGD, Atlas des drogues , La Découverte, Paris 1995.

Géopolitique et Géostratégie des Drogues, avec Michel Koutouzis, Economica, Paris 1996, tradotto in italiano dalle edizioni Asterios di Trieste.

Drogues, un marchè des dupes, Éditions Alternatives, Paris 2000.

Afghanistan, opium de guerre, opium de paix, Mille et Une Nuits, Fayard, Paris 2005.