Marcia Assisi

Adesione all’appello per la marcia Perugia-Assisi
Il Centro Impastato aderisce all’appello per la marcia Perugia-Assisi che si svolgerà il 16 maggio e invita i pacifisti italiani a una riflessione sui compiti del movimento per la pace nella fase attuale.
Non possiamo non prendere atto che i bombardamenti contro la Serbia rappresentano una svolta nella politica mondiale che avrà pesanti conseguenze sul futuro dell’umanità. Le Nazioni Unite sono state in pratica abrogate. La Nato, violando il diritto internazionale, si è autoproclamata polizia planetaria e si ripropone di intervenire in qualsiasi area in nome degli interessi occidentali, e in primo luogo degli Stati Uniti, l’unica superpotenza in grado di imporre la sua volontà egemonica. L’Europa non esiste come soggetto politico autonomo e i governi “di sinistra” hanno mostrato di essere più subalterni a Washington di quanto sarebbero stati governanti di centro-destra. L’Italia ha violato la sua Costituzione, collaborando, anche se con penosi distinguo, a una guerra d’aggressione.
Queste cose le abbiamo dette e ridette ma è stato tutto inutile, perché ormai si è formata una cultura generalizzata che sviluppa e perfeziona i dogmi del “pensiero unico”. Non si può spiegare se non con un imbarbarimento del pensiero e del linguaggio l’accettazione anche da parte di intellettuali prestigiosi – qualcuno dei quali fino a qualche anno fa era considerato un punto di riferimento anche dai pacifisti – di idee quali l'”ingerenza umanitaria” a suon di bombe e la considerazione di Milosevich come un Hitler potenziale da fermare con ogni mezzo, compresi gli “effetti collaterali”, con un numero imprecisato di vittime civili, che sono anch’essi dei crimini di guerra.
Dovrebbe essere chiaro a tutti, ma non lo è: Milosevich è certamente un despota e un criminale, ma le pulizie etniche non le ha fatte solo lui e in ogni caso un paese poverissimo come la Serbia non ha niente a che vedere con un potenza come la Germania nazista che, assieme all’Italia e al Giappone, mirava a imporre la sua dittatura sul piano mondiale.
Non abbiamo strumenti adeguati per comunicare, per rovesciare luoghi comuni ipocriti e menzogneri, ma c’è da chiedersi se non c’è da ripensare identità e ruolo di un movimento per la pace nel quadro attuale e nel prossimo futuro. La generosità di tanti militanti, l’aiuto ai profughi, gli appelli, le manifestazioni, le marce sono un patrimonio prezioso del pacifismo storico ma non bastano. Rischiamo di essere infermieri di mali che, perdurando le attuali condizioni, non potranno non aggravarsi e predicatori di un’utopia sempre più irrealizzabile.
Nell’appello si dice che vogliamo “costruire un nuovo ordine internazionale democratico, fondato sul diritto internazionale dei diritti umani”, ma come riusciremo a por mano a un progetto tanto ambizioso quanto in controtendenza rispetto a quello a cui assistiamo ogni giorno se non cominciamo a dar vita a qualcosa che non si limiti alla risposta all’emergenza?
Forse un primo passo può essere costruire un collegamento tra le Organizzazioni non governative, le strutture della società civile italiane ed europee che vivono il loro impegno in piena autonomia, lontane da ogni vassallaggio. Qualcosa di simile a quello che riuscimmo a mettere in piedi negli anni ’80 con l’END (European Nuclear Disarmament), anche se nel frattempo il mondo è andato sempre più precipitando fino alla crisi attuale.
Umberto Santino, presidente del Centro Impastato