Solidarietà al Centro Padre Nostro e a Lirio Abbate

prot. 671/07 palermo, 07. 09. 2007

Il Centro Impastato di Palermo esprime piena solidarietà al Centro Padre nostro e al giornalista Lirio Abbate per le ripetute minacce e intimidazioni ricevute, partecipa alla manifestazione di sabato 8 settembre e propone di organizzare un’iniziativa unitaria di confronto e riflessione sul ruolo della società civile e dell’informazione nella fase attuale di riassetto dell’organizzazione mafiosa e del suo sistema di relazioni.
In questi ultimi anni si è parlato spesso di “borghesia mafiosa”, concetto che è stato alla base delle analisi del Centro nella sua trentennale attività, che se non è supportato da una ricerca adeguata rischia di diventare uno slogan, oscillante tra criminalizzazione generalizzata ed elencazione di casi. Occorre un’analisi in grado di offrire un quadro esauriente della realtà attuale, base indispensabile per la costruzione di una strategia efficace.
Dal fronte dell’antimafia arriva qualche segnale positivo, come la presa di coscienza degli imprenditori sul terreno dell’antiracket, che deve andare oltre misure che rischiano di essere inefficaci se non controproducenti, come l’espulsione di quanti pagano il pizzo o la richiesta dell’invio dell’esercito. Occorre rilanciare, sviluppare e diffondere l’associazionismo e alla signoria territoriale mafiosa bisogna contrapporre una presenza capillare e diffusa di servizi, una rete di spazi di socializzazione e un progetto di iniziative coinvolgenti e continuative. Se si vuole davvero ridurre drasticamente il consenso alla mafia, fondato in larga parte sulle molteplici risorse dell’economia illegale e sul ricorso agli amici dei potenti, bisogna sviluppare l’economia legale e la partecipazione democratica.
Finalmente al Comune di Palermo sono stati consegnati 258 immobili confiscati e si sta facendo strada una politica che recepisce le richieste dei senzacasa, finora una delle poche realtà cittadine di antimafia sociale, di destinazione dei beni confiscati a uso abitativo e di avvio di esperienze di autocostruzione.
Purtroppo la politica del governo registra un grave allineamento con la concezione della sicurezza tipica della destra, come intervento repressivo che colpisce più gli emarginati, a cominciare dai lavavetri, che i mafiosi e i loro complici, mentre le carceri continuano ad essere piene di tossicodipendenti e di immigrati e la giustizia vive una crisi cronica, per mancanza di uomini e di mezzi e per l’intollerabile lungaggine dei processi.
Su questi temi occorre una discussione seria e approfondita che superi divisioni e steccati e avvii un’azione unitaria per la realizzazione di strutture che diano continuità all’intervento. In questa linea si muove la proposta del Centro di creazione di un Memoriale-laboratorio della lotta alla mafia, che sia insieme luogo di studio e spazio di confronto per la costruzione di un progetto organico e unitario, che vada oltre il singolo evento, superando la logica dell’emergenza e dell’impegno sporadico e solitario.

Umberto Santino
Presidente del Centro Impastato