Umberto Santino

25 aprile. Lotta antifascista e lotta antimafia

Da qualche anno, per iniziativa dell’ANPI, il 25 aprile è l’occasione per raccordare due lotte: quella contro il fascismo e quella contro la mafia. Si ricordano i nomi dei caduti sui due fronti, affratellati da un impegno comune: la lotta per la democrazia, contro una dittatura politica e contro un dominio criminale. I titoli di due quaderni pubblicati recentemente rappresentano il senso di questo percorso: il primo è Memorie di Cefalonia, il diario di u n sopravvissuto, Giuseppe Benincasa; l’altro è: Dai Fasci siciliani alla Resistenza, con la prefazione di Giuseppe Carlo Marino, scritti di Angelo Ficarra, Umberto Santino, Rino Messina, Gonzalo Alvarez García e un’appendice che riporta alcune pagine del libro sui Fasci di Adolfo Rossi e un testo teatrale di Carmelo Botta e Francesca Lo Nigro. In copertina un disegno degli alunni dell’Istituto comprensivo “Antonio Ugo”, frutto del lavoro svolto dal Centro Impastato con docenti e studenti. Il quaderno è stato pubblicato nel 70° anniversario della Resistenza e nel 120° anniversario dei Fasci siciliani, a cui è stata dedicata una targa che ricorda il processo ai dirigenti di quel movimento svoltosi nell’aprile del 1894, mentre un’altra targa dovrebbe essere posta in via Alloro 97, sulla facciata di palazzo Cefalà, sede del Fascio palermitano e del congresso regionale dei Fasci del 22 maggio 1893.
Questo censimento della memoria era già cominciato con la pubblicazione di un volumetto, I Siciliani nella Resistenza, pubblicato il 25 aprile 1988, a cura delle associazioni partigiane ANPI, FIAP, FVL, è continuato negli anni successivi e sono emersi nomi e storie dimenticati. C’è stata una partecipazione siciliana alla Resistenza. I partigiani siciliani sarebbero 4.600, 605 i caduti, circa 500 i morti nei campi di concentramento tedeschi. Ma c’è stata una Resistenza antifascista in Sicilia, di cui si sa ancora ben poco. Il 7 febbraio 1943 ci fu uno sciopero ai Cantieri navali di Palermo, prima delle agitazioni di Torino; l’8 marzo ci fu una manifestazione delle donne in via Alloro, il 10 giugno c’ è stata un’azione di sabotaggio all’aeroporto Gerbini a Catania, il 3 agosto l’insurrezione contro i tedeschi a Mascalucia e a Pedara, il 12 agosto l’eccidio di Castiglione di Sicilia con sedici morti. E tra i partigiani siciliani caduti solo recentemente si è s coperta la storia del madonita Giovanni Ortoleva (queste informazioni sono nel saggio di Angelo Ficarra pubblicato nel quaderno sopra ricordato). Più nota la vicenda di Placido Rizzotto, prima partigiano in Carnia e poi dirigente del movimento contadino a Corleone, ucciso dalla mafia nel 1948. Tra i nomi dimenticati c’è quello del palermitano Mario De Manuele, capitano fucilato dai tedeschi nella strage di Nola dell’11 settembre 1943. Una strage che non figura nei libri di storia più noti. Ne hanno parlato solo storici locali. Tre giorni dopo la dichiarazione dell’armistizio dell’8 settembre, i tedeschi della Divisione “Hermann Göring”, sotto il comando di Kesselring, decisero di uccidere dieci ufficiali dell’esercito italiano come rappresaglia per la morte di un soldato e di un ufficiale tedeschi nel corso di scontri suscitati dall’arroganza dei nazisti che chiedevano ai militari italiani la consegna delle armi. Gli italiani sono disorientati. Non sanno ancora se i tedeschi sono alleati o nemici, consentono loro l’ingresso in caserma, gli ufficiali del comando credono di stare parlamentando con i loro colleghi germanici, invece sono messi al muro assieme ad altri ufficiali selezionati con una decimazione e fucilati. È la prima strage nazista dopo la firma dell’armistizio e gli scontri di Nola, a cui partecipano anche civili, sono i primi atti di un conflitto che ben presto si estenderà al resto dell’Italia occupata dai tedeschi. Eppure di tutto questo sono rimaste debolissime tracce. Ben venga perciò questo scavo nella memoria alla ricerca di nomi e volti dimenticati, per una storia ancora in buona parte da scrivere.

Pubblicato su “Repubblica Palermo” del 25 aprile 2014 con il titolo: C’è un filo rosso che unisce la Resistenza alla lotta antimafia.