Arresti a Cinisi

prot. 13/2001 palermo, 29. 01. 2001
Sull’arresto di un consigliere comunale di Cinisi e sull’unanimismo antimafia.

Tra le persone arrestate tra Cinisi e Terrasini con l’accusa di avere fiancheggiato il capomafia Bernardo Provenzano c’è il consigliere comunale di Cinisi Giuseppe Pizzo. Dopo un passato democristiano, era stato eletto nella lista civica “Cinisi democratica” e attualmente fa parte della maggioranza di centro-sinistra, anche se le cronache parlano di una sua “vicinanza ideologica” con il Polo.
L’11 gennaio scorso Pizzo sedeva accanto agli altri consiglieri nella seduta straordinaria del consiglio comunale per la presentazione della relazione della Commissione parlamentare antimafia sul “caso Impastato”.
Per l’occasione alle pareti dell’auditorium “Peppino Impastato” della scuola media erano stati tolti i manifesti e le locandine sulle attività più che ventennali del Centro dedicate a Impastato e sia il presidente del consiglio comunale che il sindaco hanno avuto espressioni di grande apprezzamento per la figura e l’opera di Peppino Impastato e, tracciando un quadro della realtà attuale di Cinisi e della zona, hanno detto che ormai la situazione è cambiata. Non sono arrivati a dire, come qualche illustre venditore di fumo, che la mafia è vinta, o che non c’è più, ma non hanno fatto nessun riferimento ad avvenimenti recenti, come la scomparsa e l’omicidio del figlio di Procopio Di Maggio, seguiti dalla scomparsa di Gianpiero Tocco, che assieme agli omicidi consumati nei dintorni di Palermo dimostrano che anche sotto l’aspetto della violenza la mafia c’è ancora, pur avendo abbandonato la strategia stragista. L’occasione poteva servire per parlare degli affari collegati o collegabili con gli ambienti mafiosi, ma i rappresentanti del Comune hanno preferito sorvolare.
Alla seduta straordinaria del consiglio comunale non è intervenuto nessun consigliere comunale e questo silenzio non poteva non destare qualche legittimo sospetto. Possibile che sono tutti d’accordo, anche quelli che hanno votato contro l’intitolazione di una strada a Impastato? anche quelli, e sono tanti, che non hanno mai partecipato a una delle iniziative per ricordarlo? anche quelli che certamente sono lontani, o lontanissimi, dalle cose che Impastato pensava, diceva e faceva?
L’unanimismo è sempre stato una brutta bestia, ma in fatto di mafia è un animale pericoloso. Negli ultimi tempi si è fatta strada l’idea che la lotta alla mafia la fanno tutti e in tal modo si dà l’immagine di una mafia isolata, ridotta a un pugno di criminali braccati. Una storia più che centenaria dimostra che i mafiosi senza un sistema di rapporti con settori della società e delle istituzioni sarebbero soltanto dei comunissimi delinquenti. Le fortune della mafia nella gestione degli appalti e le latitanze lunghissime come quella di Provenzano stanno a dimostrare che questo quadro di rapporti è ancora in piedi. Senza anticipare il giudizio della magistratura, non ci meravigliamo dell’arresto di Pizzo, accanto a rappresentanti delle famiglie Palazzolo e D’Anna.
Se a Cinisi si vuole imboccare la strada che fu di Impastato e dei suoi compagni, le cose da fare sono ancora tantissime. E si possono fare solo se si è capaci di operare le rotture necessarie, mettendo al bando rituali unanimismi.
Cogliamo l’occasione per rinnovare la richiesta che la Commissione antimafia, in continuità con la relazione sul caso Impastato, conduca un’inchiesta sulla mafia della zona e riesamini tutti i casi di impunità di crimini mafiosi che hanno riguardato militanti del movimento antimafia, mettendo in luce le responsabilità delle istituzioni.