Dimissioni di Tano Grasso

prot. 82/2001
palermo, 30. 10. 2001
Le dimissioni di Tano Grasso: un atto di accusa per un governo che legalizza l’illegalità.

Il Centro Impastato aveva già espresso amarezza e disappunto per il provvedimento del consiglio dei ministri che il 18 ottobre scorso ha nominato un commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket, ignorando che Tano Grasso, in base alla legge n. 44 del 1999, era stato nominato commissario ordinario con scadenza del mandato nell’agosto del 2003.
Nel corso degli incontri con il capo di gabinetto e con il ministro degli interni del 23 ottobre scorso avevamo preso atto della imperdonabile disinformazione del consiglio dei ministri che, nel prendere la decisione di nominare un commissario straordinario, aveva completamente ignorato l’esistenza della legge istitutiva del commissario e la prescrizione dell’art. 19 che prevede la durata del mandato per un quadriennio.
Nonostante le reiterate affermazioni di stima per la persona e per l’operato di Tano Grasso, replicate tanto dal capo di gabinetto che dal ministro, che aveva definito “un pasticcio” la decisione del consiglio dei ministri, la richiesta avanzata dalla delegazione formata dai rappresentanti delle associazioni antiracket, di cui faceva parte anche il presidente del Centro Impastato, di revocare il provvedimento con cui si affiancava al commissario ordinario un commissario straordinario, non veniva accolta.
Era evidente che il consiglio dei ministri aveva avuto l’intenzione di delegittimare e rimuovere Tano Grasso, anche se il modo in cui era stato preso il provvedimento dimostrava quanto fossero maldestri gli attuali governanti.
Ora Tano Grasso, giustamente, rassegna le dimissioni, reputando impossibile la convivenza con un altro commissario, e nella sua lettera al ministro sottolinea la gravità della situazione che si è venuta a creare in un terreno in cui è in gioco la vita delle vittime del racket e dell’usura che hanno avuto il coraggio di ribellarsi.
L’associazionismo antiracket nell’ultimo decennio ha costituito una delle espressioni più significative della lotta contro la mafia e Tano Grasso ne è stato uno dei protagonisti, con la costituzione dell’Acio di Capo d’Orlando, la prima associazione antiracket del nostro Paese, con il ruolo di primissimo piano che ha avuto nella redazione di una legislazione adeguata, con l’attività instancabile che ha condotto come commissario, coniugando l’esperienza del movimento e l’attivazione delle istituzioni.
Ne prendiamo atto: Tano Grasso, per la sua storia e per la sua personalità, è incompatibile con un governo che ha legalizzato l’illegalità, depenalizzando il falso in bilancio, disponendo l’inutilizzabilità delle rogatorie internazionali per la mancanza di un timbro, aprendo la strada al rientro dei capitali con l’abolizione del controllo sulla loro provenienza, che attacca continuamente i magistrati impegnati in inchieste su mafia e corruzione, perché si sono permessi di indagare su uomini di potere e su Berlusconi, che ora chiede la restituzione dell’onore, davanti a una sentenza della Cassazione che condanna uomini della Fininvest che con i soldi della Fininvest hanno corrotto più d’uno per gli interessi della Fininvest.
Le dimissioni di Tano Grasso sono un preciso atto d’accusa per il governo e debbono essere uno stimolo per le associazioni antiracket e per le altre realtà del movimento antimafia che debbono moltiplicare il loro impegno per continuare una lotta che diventa sempre più difficile, con un governo che vuole convivere con la mafia e favorisce speculatori e corruttori.

Umberto Santino, Presidente del Centro Impastato