La rimozione di Tano Grasso: un altro passo sulla strada della convivenza con la mafia

prot. 78/2001 palermo, 19. 10. 2001

Il Centro Impastato esprime la più viva solidarietà a Tano Grasso e considera la sua rimozione un atto gravissimo.

Il governo Berlusconi e le forze politiche di maggioranza non perdono occasione per mostrare da che parte stanno. Lo hanno fatto con l’abolizione del reato di falso in bilancio, lo hanno ribadito con la legge sulle rogatorie internazionali e ora rincarano la dose con i provvedimenti che tolgono le scorte ai magistrati più esposti e con il siluramento di Tano Grasso. Evidentemente, nella strategia di convivenza con la mafia, preannunciata dal ministro Lunardi, Grasso costituiva un ostacolo da rimuovere.

Qualche mese fa il Presidente della Repubblica scriveva alla vedova di Libero Grassi che la lotta alla mafia è (non dev’essere o dovrebbe essere, ma è) una priorità dello Stato italiano. In realtà la lotta alla mafia, a livello istituzionale, è morta da tempo; era stata fatta solo in un’ottica d’emergenza, cioè di risposta alle stragi mafiose, e solo da alcuni settori se non da singoli personaggi e dopo era stata accantonata, sulla base di un’analisi frettolosa che dava la mafia per colpita a morte.

Il voto alle recenti elezioni ha consacrato uomini sotto processo per mafia, senza neppure attendere l’esito dei procedimenti: averli candidati era già un segnale inequivocabile e la loro elezione ha avuto tutte le caratteristiche di un do ut des che non poteva non essere onorato. Ora stiamo assistendo al dispiegarsi di una politica che mira a rinsaldare un patto tra vari soggetti che hanno fatto dell’illegalità e dell’impunità la loro carta d’identità.

Rinnoviamo la nostra solidarietà a Tano Grasso ma diciamo chiaramente che se non si è capaci di andare oltre le attestazioni di solidarietà e qualche manifestazione di protesta, la situazione non potrà non aggravarsi. A partire dalle associazioni antiracket bisogna dare una risposta adeguata a una strategia che minaccia di cancellare quel tanto che in questi anni si è costruito con grandi fatiche e un altissimo costo di sangue.

Umberto Santino, presidente del Centro Impastato