Fondazione della memoria

prot. 4/2002 palermo, 17. 01. 2002
Non un Museo degli orrori ma una Fondazione della memoria

A quanto pare le armi impiegate per i delitti della mafia rischiano di essere rottamate e qualcuno propone di esporle nel museo di criminologia di Roma.
I musei di criminologia sono figli di una cultura pseudoscientifica, impregnata di positivismo lombrosiano, secondo cui i criminali, mafiosi compresi, sono dei casi patologici, che è ancora viva nel nostro paese, dove non per caso quasi tutti i docenti di criminologia sono psichiatri.
Ovviamente bisogna evitare la rottamazione delle armi della mafia ma non credo sia una buona idea raccoglierle in un museo degli orrori, affiancando alle immagini dei cadaveri dei briganti messi in posa come trofei di caccia le fotografie di Luciano Liggio e di Totò Riina. Piuttosto mi sembra più conveniente dare vita a una Fondazione della memoria, che dovrebbe nascere a Palermo, teatro degli avvenimenti più significativi, che non serva soltanto a conservare le armi dei delitti mafiosi ma ricostruisca un vero e proprio percorso storico della mafia e insieme dell’antimafia, dalle lotte contadine ai nostri giorni.
Avevo già proposto qualcosa di simile per il Centro sulla mafia e sull’antimafia di Corleone, ma anche lì, dopo un inizio promettente, sembra che non si riesca ad andare avanti (nel maggio dell’anno scorso avevo presentato una bozza di programma di iniziative, ma non so ancora che fine abbia fatto) e, se si dà un’occhiata alle immagini che campeggiano nella sala delle riunioni dell’ex convento di san Ludovico, sede del Centro, hanno prevalso scelte iconografiche discutibili: abbondano le gigantografie di morti ammazzati, più o meno raccapriccianti, e non c’è una sola immagine delle lotte contadine.
La mia Storia del movimento antimafia è stata presentata in alcuni paesi che furono al centro del movimento contadino, dai Fasci siciliani agli anni ’50, e queste presentazioni mi sono più care di quelle in grandi città. Penso in particolare al dibattito a Raffo, frazione di Petralia Soprana, dove operava e fu ucciso Epifanio Li Puma: un incontro a cui hanno partecipato i figli di Li Puma, con una sala piena e la volontà condivisa di scavare dentro una memoria cancellata ma pronta a riemergere. Ma in molti di questi paesi non c’è un solo segno che ricordi quella stagione di lotte. Del resto, a Palermo, nulla ricorda che in via Alloro, al numero civico 97, c’era la sede del Fascio, dove il 21 e il 22 maggio del 1893 si tenne il congresso di fondazione dei Fasci siciliani e del Partito socialista. In compenso c’è un monumento a Francesco Crispi, ex protagonista dei moti risorgimentali trasformatosi in massacratore dei manifestanti. E non per caso nel sito internet delle Nazioni Unite, nel dicembre del 2000, in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sul crimine transnazionale, una pagina su Palermo conteneva ridicole affermazioni su una mafia a pezzi, sul rinnovamento della classe dirigente e sul Rinascimento palermitano. Se ce n’era bisogno, i risultati delle recenti elezioni hanno dimostrato quanto fondate fossero quelle analisi.
Il periodo che attraversiamo, dopo anni di delitti, ma pure di impegno, con qualche risultato e molte illusioni, non è certo dei migliori. Un motivo in più per avviare una vera e propria strategia della memoria, di cui la Fondazione che propongo di far nascere dovrebbe costituire uno dei pilastri portanti. Non so se aveva ragione Carlo Levi quando diceva che il futuro ha un cuore antico, ma è certo che la cancellazione della memoria è il migliore viatico per chi ha tutto l’interesse a costruire un potere che ancora una volta rischia di rilanciare il patto con la mafia, che è ben lontana dall’essere diventata un reperto da museo.
Umberto Santino
Presidente del Centro Impastato
csd centro siciliano di documentazione giuseppe impastato