Umberto Santino

Il Centro Impastato e Libera


1. Il Centro Impastato e il Gruppo Abele

I rapporti tra il Centro Impastato e il Gruppo Abele cominciano nei primi anni ’90, quando il Centro e il CISS (Cooperazione Internazionale Sud-Sud) erano impegnati nella realizzazione del “Progetto Droga”. Dovevamo pubblicare un libro in quattro lingue e per le edizioni in italiano, in inglese e in francese, abbiamo trovato la disponibilità dell’EGA, la casa editrice del Gruppo. Il libro è stato pubblicato nel 1993, le spese sono state interamente pagate con il finanziamento della Comunità Europea. Tolte le presentazioni a Torino e a Milano, la casa editrice non ha organizzato nessun’altra iniziativa e non ha fatto nessuna pubblicità. La nostra proposta di presentare i volumi in tre lingue alla Fiera del libro di Torino non è stata accolta. Il libro è finora il testo più completo sull’argomento e al Progetto avevano collaborato 13 ONG di 9 Paesi di 3 Continenti e i maggiori studiosi. Ci risulta che al Salone sono state presentate pubblicazioni dell’EGA molto meno significative.
Nel corso di un incontro a Palermo, nella sede del Centro, con don Ciotti e Carla Martino, direttrice editoriale dell’EGA, in cui si parlava del progetto di pubblicazione del libro sulla droga, è nata l’idea di un mensile, che poi sarà “Narcomafie”. Idea che, in seguito alla strage di via D’Amelio, è stata realizzata, bruciando i tempi previsti che dovevano essere un po’ più lunghi. Si è parlato anche di un coordinamento nazionale delle associazioni antimafia. Abbiamo osservato che forse era controproducente parlare di coordinamento dopo la pessima esperienza palermitana, comunque ci sembrava necessario costruire una rete nazionale. L’idea è stata per il momento accantonata.
In “Narcomafie” ci sono stati subito problemi. Nel corso di una riunione organizzativa a Torino Sergio Segio, che doveva occuparsi della rivista, sosteneva che i redattori non dovevano scrivere ma cercare collaborazioni e svolgere un lavoro di tipo organizzativo. Abbiamo fatto una lettera in cui dicevamo che bisognava rivedere questa impostazione e dato una serie di suggerimenti. Forse quella lettera, garbatissima e propositiva, ha già guastato i rapporti. Poi ci sono stati problemi con Segio (ex di Prima Linea, condannato per omicidio, che lavorava di giorno al gruppo Abele, la sera tornava in carcere). Alla presentazione del primo numero Segio era accanto a Ciotti, i giornali hanno pubblicato la sua fotografia con il giornale in mano e i parenti delle vittime si sono lamentati, per cui Segio è stato invitato a essere un po’ meno in vetrina.
Nel luglio del 1994 riceviamo al Centro una telefonata di Nino Recupero (lo storico catanese, che non faceva parte di nessuna associazione e insegnava a Trieste; purtroppo ci ha lasciati nel 2004). Mi dice: “ho saputo che c’è un incontro a Roma, sai di che si tratta?” Rispondo che casco dalle nuvole: “nessuno mi ha informato, non ne so nulla”. Recupero poi mi scrive: “protesterò con Violante per questo modo veteropartitico di agire”.
Veniamo a sapere che Violante, Folena e Ciotti hanno convocato un incontro a Roma il 15 luglio per costituire un’associazione nazionale antimafia. Il Centro non è stato invitato, come del resto le altre associazioni antimafia di Palermo. Violante il 3 ottobre ’94 mi scrive, scusandosi e dicendo che non eravamo stati invitati per un “disguido”. Che non fosse un “disguido” si vedrà ben presto.


2.Il Centro e Libera: fase prima

Libera nasce sulla base di tre associazioni nazionali: Arci, Acli, Sinistra giovanile del Pds; come si vede, tenendo conto che l’Arci era ancora vicina a Psi e Pds e l’Acli ai Popolari, su una base parapartitica. Il 25 marzo del 1995 partecipo all’Assemblea nazionale. Vengono elette le cariche. Mi astengo sull’Ufficio di presidenza.
I referenti regionali vengono nominati, non eletti, e siccome eravamo in tempi di Comitati Prodi le scelte ricalcano la loro struttura. In Sicilia tocca alle Acli. Viene nominata Luisa Capitummino, figlia di Angelo, esponente della Dc, per qualche tempo presidente dell’Assemblea regionale.
Libera in Sicilia non decolla. In una riunione svoltasi il 20 febbraio 1996 in una chiesa dell’Albergheria, alla presenza di Ciotti, io per il Centro Impastato, Augusto Cavadi, Nino Rocca e Maria Di Carlo per il Centro San Saverio poniamo, tra altre cose, il problema del referente: la Capitummino e le Acli non hanno mostrato un impegno significativo sul terreno dell’antimafia. Ciotti interviene due volte, invita all’unità, alla generosità e al sacrificio (leggo nei miei appunti sull’incontro) e non entra nel merito della questione. Il Centro Impastato e il Centro San Saverio non entrano in Libera.
Negli anni successivi il Centro però ha avuto un ruolo di collaborazione con Libera, grazie al rapporto con Leandro Limoccia, conosciuto nelle riunioni, che ogni anno organizzava il campo estivo di formazione: una settimana, con un centinaio di partecipanti. Anna e io abbiamo tenuto relazioni e interventi pubblici, l’opuscolo Oltre la legalità è stato distribuito ai partecipanti in centinaia di copie, al campo che si è svolto in Calabria sono state distribuite 100 copie della mia Storia del movimento antimafia.
Due parole su queste ultime pubblicazioni. Il dattiloscritto di Oltre la legalità è stato dato in lettura a Ciotti e Caselli, che si erano impegnasti a scrivere il primo una prefazione e il secondo un intervento ed è stato dato a Carla Martino per la pubblicazione con EGA. Attendo ancora gli scritti di Ciotti e Caselli e la risposta dell’EGA. Nel frattempo l’abbiamo ristampato tre volte.
La presentazione della Storia a Torino si è potuta fare grazie a due “amici del Centro” che si sono recati più volte alla libreria “La torre di Abele”, finché non hanno ottenuto il consenso. Le nostre richieste precedenti erano andate a vuoto. Ciotti è intervenuto in varie presentazioni e in più occasioni (per esempio a Corleone) ha detto che per l’analisi della mafia io sono l’unico punto di riferimento del Gruppo Abele e di Libera. Affermazione che nessuno gli chiedeva, costantemente smentita. Il Centro non è stato coinvolto in nessuna ricerca svolta da Libera o da Nomos, il centro studi del Gruppo Abele: né in quella sul Ponte sullo Stretto né in quella su Gela.


3. Il Centro e Libera: fase seconda

Alle elezioni regionali del 2001 la Capitummino si candida con Forza Italia e si dimette da Libera. Si fa un incontro, a Palermo, alla scuola “Antonio Ugo”, con Ciotti e Rita Borsellino, vice presidente. Qualche tempo prima Claudio Riolo era stato condannato su citazione di Musotto per un articolo su “Narcomafie” e io su citazione di Mannino per il mio libro L’alleanza e il compromesso. “Narcomafie” ha sostenuto la campagna sulla libertà d’informazione e ricerca che Claudio e io abbiamo avviato. Nel corso dell’incontro, senza infierire sulla scelta di affidare Libera siciliana alla Capitummino, dichiaro la disponibilità mia e del Centro a riconsiderare il rapporto con Libera. Ciotti (nessuno glielo aveva chiesto) dice che si costituirà un gruppo nazionale su Mafia e politica e lo coordineranno Claudio e io. Non se ne farà nulla.
All’assemblea nazionale del febbraio 2002 vengo a sapere che Limoccia, fino ad allora vicepresidente nazionale, non lavora più con Libera. Il problema delle motivazioni non viene minimamente affrontato e non ho ancora capito perché. Il campo estivo non si fa più. Al suo posto c’è un campo per i referenti, a cui non sono mai stato invitato, nonostante il reingresso ufficiale nell’organizzazione.
In questi anni ho fatto parte del consiglio provinciale di Libera Palermo, ma a livello nazionale le nostre pubblicazioni non sono state utilizzate, l’educazione alla legalità ha continuato a seguire fondamentalmente una linea formale-procedurale (nel 2005 sono stato invitato a tenere un seminario a 14 docenti del Lazio: non avevano mai sentito parlare del Centro; Impastato lo conoscevano dal film); Giovanni Impastato è stato invitato, sia alle iniziative di Libera che alla Carovana antimafia, a titolo personale. Ho rivisto l’elenco dei nomi che si leggono il 21 marzo, scoprendo o riscoprendo cose davvero incredibili: si è deciso per anni di cominciare l’elenco dagli anni ’40, ignorando Accursio Miraglia (a Corleone era presente il figlio e sono corso sul palco per fare aggiungere il nome) e Portella (per il 1947 c’era solo un Giuseppe Cajola); in tutti questi anni si è continuato a leggere il nome di Paolo Agnilleri, nonostante avessi segnalato già il primo anno che Paolo per fortuna era ed è vivissimo (una ragazza di Torino, incaricata di redigere il primo elenco, aveva utilizzato il mio Sicilia 102 e non aveva notato che parlo di aggressione non di uccisione: cfr. 29 marzo 1983); c’era due volte il nome di Jevolella, una volta con la I, un’altra con la J, c’erano e ci sono tantissimi nomi di persone di cui non si sa nulla. Per il 2005 ho ottenuto che si cominciasse dal 1893, con Emanuele Notarbartolo, ma si sono ignorati i caduti dei Fasci. In compenso è stato inserito qualche personaggio che non risulta ucciso per il suo impegno contro la mafia.
In seguito a ciò ho proposto di dare una storia e un volto a nomi che per tantissimi non significano nulla, con il progetto dell‘Agenda dell’Italia civile. In seguito al via di Libera nazionale ho consegnato il materiale a luglio. A due mie lettere (a Stramaccioni e a Ciotti) non si è data risposta. Nell’ottobre 2005, ricevo una telefonata: l’Agenda non si fa. Vengo a sapere che delle vittime di mafia si occupa un comitato formato da familiari di vittime. Ho il massimo rispetto per la loro esperienza ma per fare questo lavoro occorre competenza, non basta la buona volontà. A questo punto, dopo una scorrettezza (non rispondere neppure alle lettere) che viene dopo anni di esclusione o misconoscimento del lavoro mio e del Centro, non ho potuto che prendere atto di una situazione che si è venuta a creare non certo per mia responsabilità e ho presentato le mie dimissioni. Per l’adesione del Centro si è aperta una discussione che non ha portato all’indicazione di un altro rappresentante.


4. Libera: ultimi avvenimenti.

Nel frattempo in Libera succedevano eventi significativi: vertenze di lavoro a Roma, esclusione dei referenti nazionali per i Beni confiscati e per la Scuola, senza nessuna spiegazione, “dimissionamento” del gruppo dirigente di Palermo, i cui componenti sono responsabili di aver detto in assemblea: “discutiamo”. La richiesta di discussione, avanzata anche da altri, è stata fatta passare da Ciotti per sfiducia nei suoi confronti. Si è dimesso per ricandidarsi alla presidenza ed essere rieletto con un plebiscito.
Nel novembre del 2006 si è svolta a Roma la tre giorni di Contromafie. Su sollecitazione di alcuni redattori di “Narcomafie”, con cui ho sempre avuto un ottimo rapporto, Ciotti mi scrive: “…abbiamo chiesto a tutti, senza particolari inviti, di partecipare e portare un contributo (…). Un tuo intervento, se ti fa piacere, contribuirebbe a fare di Contromafie quello che tutti noi auspichiamo: un grande appuntamento nazionale che ci aiuti a crescere, conoscere, progettare, lavorare insieme per la libertà, la giustizia, i diritti di tutti”. Nella sua lettera, come si vede, dice che non ci sono invitati, ma mi risulta che ci fossero. Rispondo richiamando una serie di problemi e invitando a una serena discussione e mi dichiaro disponibile alla partecipazione: “Verrò e interverrò sul tema: ‘Problemi e prospettive del movimento antimafia'”. Concordo di prendere parte ai lavori del gruppo Ricerca, anche se è limitato solo alle università. Segnalo che sul sito di Libera è scomparso il link al sito del Centro. Il link viene ripristinato ma tornerà a scomparire ben presto (mentre vengono segnalati come “siti utili” siti inesistenti o di gruppi poco significativi o di preghiera). Vengo a sapere che in plenaria la relazione introduttiva sul gruppo di lavoro “Per un sapere di cittadinanza”, di cui fa parte il sottogruppo “Il mondo dell’università”, sarà fatta da Maria Falcone e quella consuntiva da Tonino Palmese; che tutor del sottogruppo sarà una professoressa Pellegrini, che ci sono dei relatori che parleranno per 20-30 minuti e io (con cognome sbagliato) dovrei fare un intervento di 10 minuti. Avevo già fatto, a mie spese, il biglietto per l’aereo ma preferisco non andare a Roma. Pubblico su ” la Repubblica Palermo”, del 18 novembre, un editoriale in cui, con molta sobrietà, parlo dei problemi in Libera, dico che il bilancio delle attività svolte è positivo, ma che “una gestione di tipo carismatico rischia di vanificare anni di lavoro e di emarginare esperienze preziosissime”. Mi auguro che “si faccia strada una democrazia interna indispensabile in un’organizzazione che più che una monarchia dev’essere una confederazione di realtà diverse e un laboratorio di analisi, di progetti e di iniziative, nel rispetto della storia e delle identità di tutte le componenti” (l’articolo è sul sito, con il titolo Contromafie e Libera).
Il 13 febbraio 2007 ricevo una comunicazione dalla coordinatrice della redazione di Narcomafie. Come ho già detto abbiamo collaborato attivissimamente fin dall’inizio, con articoli e con una rubrica fissa, la “Cronologia dei fatti di mafia”, tra i servizi più apprezzati. Nel 2005 si era costituto un comitato scientifico di cui ho fatto parte. Per quello che mi risulta sono stato l’unico componente del comitato che si è prodigato per rilanciare la rivista, con proposte concrete: costituzione di redazioni locali (a Palermo si poteva fare subito), presentazioni in varie località, pagine di servizio sull’attività di organismi nazionali e internazionali e delle associazioni antimafia, rassegne bibliografiche che facessero il punto sulle analisi, evitando recensioncine di libri inutili o quasi. Nessuna di queste proposte è stata accolta o se accolta realizzata. Dovunque sono andato ho portato sempre una copia della rivista, invitando ad abbonarsi. Non ho mai visto la rivista in mano ai dirigenti di Libera. Ho dato un contributo essenziale alla redazione del Dizionario di mafia e antimafia, pubblicato dalla rivista, dando indicazioni di metodo e di contenuto e redigendo dieci voci.
La coordinatrice della redazione Manuela Mareso mi comunica di aver appreso da Ciotti “che è in atto un conflitto fra te e Libera, anche con alcune asprezze, che ha determinato , su sua indicazione, una tua “sospensione” – sperabilmente provvisoria – dalla partecipazione all’impresa di Narcomafie”. Il 14 febbraio ho inviato la lettera con cui mi dimetto dal comitato scientifico e da collaboratore della rivista.
Con la stessa lettera con cui mi era stata annunciata la “sospensione” da “Narcomafie” mi si chiedeva di inviare alla casa editrice EGA la liberatoria dalla corresponsione dei diritti d’autore per la pubblicazione in volume delle voci da me redatte per il Dizionario di mafia e di antimafia.
Inviavo la liberatoria e con lettera successiva, del 6 marzo, alla casa editrice, all’associazione Libera e a “Narcomafie” esponevo una serie di rimostranze (mancata citazione della fonte per l’elenco di nomi che si legge il 21 marzo, in larga parte ricavato da pubblicazioni del Centro, e riportato nel volume dal titolo Vivi; inserimento del nome di personaggi che non ci risultano impegnati nella lotta contro la mafia o vittime innocenti) e chiedevo che venissero riconosciuti i diritti agli autori delle voci del Dizionario, senza però ritirare la liberatoria.
La casa editrice non ha risposto. Ha risposto soltanto Libera, in tono risentito.
Successivamente vengo a sapere, casualmente, che non saranno pubblicate nel volume del Dizionario le voci redatte da me e che è stato chiesto ad altri di collaborare per la stesura di alcune di esse.
In seguito alle mie proteste, altri collaboratori hanno ritirato la liberatoria per le voci da loro redatte.