Il papa a Palermo

prot. n. 510/10 palermo, 12 . 09. 2010

Sulla visita del papa a Palermo

Due milioni e mezzo di euro: questa è la spesa prevista per la visita del papa a Palermo. Una somma spropositata per qualsiasi genere di evento, se si pensa agli enormi problemi di una città come Palermo e che tutti questi soldi saranno sprecati per opere effimere, di cui non resterà nulla.
L’arcivescovo Romeo ha polemizzato con chi ha fatto notare questo spreco di risorse pubbliche con riferimenti davvero sorprendenti: pensate a quanto si spende per le cene dei magistrati con scorta! Non bastano le continue esternazioni di Berlusconi contro i magistrati, con la predilezione per palcoscenici lontani, in compagnia dell’ex KGB Putin; ora ci voleva pure l’arcivescovo Romeo il quale evidentemente avrà avuto informazioni riservate su banchetti pantagruelici dei magistrati nostrani accompagnati da legioni di famelici angeli custodi.
Qualcuno si chiede quale messaggio porterà il pontefice. Non c’è da fare nessuno sforzo di immaginazione. I messaggi di papa Ratzinger sono nelle orecchie o sotto gli occhi di tutti. Ha cominciato da cardinale scrivendo un libro con Marcello Pera, ex filosofo popperariano passato alla corte di Berlusconi, entrambi alla ricerca dell’identità dell’Occidente, in nome di un cristianesimo da crociata permanente; ha continuato da papa con allocuzioni varie, dalla lectio tedesca in cui rispolverava vecchi anatemi contro Maometto a finire con il messaggio ai giovani in cui li ha invitati a mettere Dio al di sopra di attese terrene, come quella, ormai decisamente inattuabile su questa terra, di un posto fisso. In linea con i ministri Gelmini e Tremonti e con Marchionne, seminatori di disoccupazione, precarietà e cassa integrazione. E se, a celebrare le benemerenze dell’attuale papa, si ricordano le reiterate condanne contro i preti pedofili, non si potrà non sottolineare che sono venute un po’ troppo tardi, dopo anni di insabbiamenti e di cause perse con sostanziosi risarcimenti da pagare alle vittime della castità obbligata con scappatelle nell’ombra di oratori e sacrestie.
Non so cosa si attende Palermo dalla visita di questo papa. Da papa Giovanni Paolo II si attendeva una severa denuncia della mafia, ma quelle parole, si disse contenute nel testo del discorso, furono saltate “per mancanza di tempo”. Poi arrivò l’anatema di Agrigento contro la mafia omicida, che doveva temere il giudizio di Dio. Parole certo significative, ma la mafia non è solo una fabbrica di omicidi. E’ qualcosa di più complesso e la chiesa cattolica dovrebbe saperlo. C’è chi dice che la città potrà avere dal papa “un po’ di conforto”. La città, totalmente allo sbando, avrebbe bisogno di altro, non credo che le gioverà qualche fervorino domenicale.
Sono duemila anni che la chiesa cattolica fa spettacolo, dà spettacolo, è spettacolo. I fasti vaticani hanno ancora come foglia di fico il vangelo di un Cristo povero e pellegrino che è solo un riferimento letterario. Il guaio è che questo spettacolo dobbiamo pagarlo con i nostri soldi. Non bastano i fondi dell’otto per mille, intascato quasi tutto dalla chiesa cattolica, mentre fondazioni, associazioni, centri studi debbono contentarsi delle briciole del cinque per mille? In Italia abbiamo avuto lo stato della chiesa, ora abbiamo la chiesa di stato, ma almeno le spese di accoglienza non potrebbero essere a spese dei fedeli e non delle istituzioni?

Umberto Santino Presidente del Centro Impastato