La controriforma della giustizia

La controriforma della giustizia e l’anniversario dell’assassinio di Rocco Chinnici e degli uomini della scorta.

Fin dalla sua costituzione il Centro Impastato ha considerato il ruolo della magistratura indispensabile nella lotta contro la mafia e ogni forma di criminalità del potere.
Per molti anni abbiamo stimolato, con ogni mezzo, la magistratura a fare giustizia per il delitto Impastato, anche denunciando compromissioni e depistaggi, fino ad ottenere non solo l’individuazione e la condanna dei mandanti del delitto ma anche una relazione della Commissione parlamentare antimafia che ha riconosciuto la fondatezza delle nostre denunce sulle responsabilità delle forze dell’ordine e di alcuni magistrati che, depistando le indagini, hanno coperto oggettivamente i mafiosi.
Negli ultimi anni il Centro ha analizzato i rischi per la democrazia insiti nel berlusconismo, che abbiamo definito una forma di legalizzazione dell’illegalità, non solo per le vicende giudiziarie del capo del governo e dei suoi collaboratori ma per il progetto che esso persegue: la personalizzazione dell’esecutivo, lo svuotamento del legislativo e l’asservimento del potere giudiziario, con uno stravolgimento della Costituzione, operato da forze ad essa estranee.
All’interno di questo progetto abbiamo indicato la riforma, più esattamente la controriforma, della giustizia, pienamente coerente con quell’ispirazione di fondo; abbiamo condiviso le iniziative della magistratura a difesa della Costituzione e dell’indipendenza dei giudici, partecipando agli scioperi (un fatto inedito nella storia della Repubblica) e sottolineando che essi erano scioperi per la democrazia e avrebbero dovuto inserirsi in una mobilitazione più generale a difesa dell’assetto democratico, che purtroppo non c’è stata.
Con l’approvazione della controriforma sulla giustizia il nostro Paese fa un passo decisivo al di fuori dell’assetto istituzionale fondato sul bilanciamento dei poteri. All’interno di essa particolarmente odiosa la norma ad personam che sbarra la strada della Superprocura nazionale antimafia al procuratore Caselli. Non ci interessa schierarci tra i sostenitori dell’uno o dell’altro dei candidati. Rileviamo soltanto, e non è poco, che in questo modo chi va alla Superprocura non può non essere segnato da una disposizione dichiaratamente persecutoria nei confronti di un magistrato che ha l’unico torto di aver svolto inchieste su uomini di potere, il cui esito ha in gran parte confermato la validità di quelle inchieste. Il Centro pertanto espone il proprio disappunto per una norma spudoratamente discriminatoria, voluta da una maggioranza che ha nel suo seno personaggi condannati per mafia, candidati con processi in corso.
Nell’anniversario dell’assassinio di Rocco Chinnici, magistrato che ha avviato inchieste su uomini di potere come gli esattori Salvo, una controriforma come questa, e una norma come quella che abbiamo ricordato, sono un’offesa alla memoria dei magistrati caduti per il loro impegno nella lotta contro la mafia, che hanno potuto condurre perché erano indipendenti, e purtroppo isolati da istituzioni che volevano contribuire a risanare da condizionamenti storici.

Umberto Santino
Presidente del Centro Impastato