Paradigmi: associazione a delinquere tipica e impresa

Abbiamo prima denominato “paradigmi” le elaborazioni in qualche misura scientifiche, cioè prodotte in base a una metodologia, implicita o esplicita, e verificate, anche parzialmente, da indagini e ricerche empiriche, condotte cioè sulla base della raccolta e interpretazione di una certa massa di dati.

I paradigmi più accreditati sulla mafia sono i seguenti:

1)la mafia come associazione a delinquere tipica;

2) la mafia come impresa.

L’art. 416 bis della Legge n. 646 del 13 settembre 1982 (legge Rognoni – La Torre o legge antimafia) dice che

l’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri.

Mentre l’associazione a delinquere semplice, definita dall’art. 416 del codice penale, sussiste in presenza di tre elementi (il vincolo associativo, la struttura organizzativa, il programma criminoso), l’associazione di tipo mafioso ha come caratteri suoi propri la forza intimidatrice del vincolo associativo, produttrice di assoggettamento e di omertà. Si tratta di un’intimidazione “elevata a sistema”, di una regola di obbedienza per gli affiliati tassativa e di una legge del silenzio intesa come rifiuto alla collaborazione con la giustizia (omertà) che configurano una vera e propria sudditanza collettiva.

Le finalità dell’associazione mafiosa individuate dalla legge antimafia sono:

1) la commissione di reati tipici, quali “il reato di estorsione assunto a sistema organizzato e capillarmente diffuso su tutto il territorio, i connessi reati di danneggiamento, incendio e minaccia, ed, inoltre, i sequestri di persona a scopo di estorsione, gli omicidi e altri reati”;

2) l’acquisizione della gestione e del controllo di attività economiche: un fine obiettivamente lecito che diventa illecito per l’illiceità del mezzo adoperato, cioè l’uso degli strumenti dell’organizzazione mafiosa;

3) la realizzazione di profitti o vantaggi ingiusti, formulazione che mira a coprire il terreno residuale rispetto alle prime due finalità.

La seconda e la terza finalità dell’associazione mafiosa contengono elementi del paradigma che considera la mafia come impresa. Al suo interno possiamo individuare due specificazioni, che indicheremo come mafia-impresa e impresa mafiosa.

La mafia è impresa nel senso che l’agire mafioso si concreta come razionale combinazione di mezzi e di fini indirizzata al perseguimento di scopi di arricchimento (impresa illecita).

Le attività imprenditoriali lecite si configurano come imprese mafiose per la presenza di uno di questi elementi: il soggetto imprenditoriale, ufficiale o occulto, è indiziato di mafiosità; il capitale impiegato è di provenienza illecita; la lotta concorrenziale adopera mezzi illeciti, come la violenza o la minaccia.

All’interno del paradigma che considera la mafia come impresa si è proposta una visione della mafia come “industria della protezione privata”: in un contesto caratterizzato dall’insicurezza, prodotta dal vuoto o dalla carenza delle istituzioni, la mafia offrirebbe la sua “protezione”, chiedendo il pagamento di un prezzo, sotto forma di “pizzo”.

La realtà è molto più semplice: la mafia non interviene in una società insicura ma induce insicurezza con le sue minacce e si astiene dal concretare le minacce solo se si sottostà ai suoi soprusi.

I paradigmi della mafia come associazione criminosa tipica e impresa colgono aspetti fondamentali del fenomeno mafioso, come l’esistenza della struttura organizzativa e la finalità economica dell’agire mafioso ma non ne esauriscono la complessità, come vedremo successivamente (si veda: il “paradigma della complessità”)

Per quanto riguarda il processo di causazione del fenomeno mafioso, gli studiosi per superare lo stereotipo che vuole la mafia figlia del sottosviluppo e dell’arretratezza, hanno proposto un paradigma eziologico che pone l’accento sull’ipertrofia delle opportunità.

Cioè: il fenomeno mafioso nasce e si sviluppa perché le attività criminali presentano grandi convenienze, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista dell’acquisizione di status sociale.

L’esatto contrario di quanto si è sostenuto per lungo tempo, ritenendo la mafia come un residuo feudale, forma di dominio e di accumulazione arcaica, prodotto del vuoto dello Stato e della collocazione periferica delle aree in cui si è sviluppata.

Fonti: Umberto Santino, La mafia come soggetto politico, Centro Impastato, Palermo 1994; Idem, La mafia interpretata. Dilemmi, stereotipi, paradigmi, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995; Dalla mafia alle mafie. Scienze sociali e crimine organizzato, Rubbettino, Soveria Mannelli 2006.