Mafia e antimafia negli anni ’80

Pubblicato il: 28 Aprile 2026

Umberto Santino

Appunti su Mafia e antimafia negli anni ’80

Relazione al Convegno sul tema:  “Contrasto alla criminalità mafiosa negli anni Ottanta”, nel 54° anniversario dell’uccisione del magistrato Pietro Scaglione. Pubblicata su: A. Scaglione – F. Callari (a cura di), Mafia e antimafia negli anni Ottanta. Palermo, 5 maggio 2025, Mohicani edizioni, Palermo 2026; pp. 39-105.

L’immagine di copertina è un particolare di: L’Isola ferita, china acquarellata su documento originale del XIX secolo, di Pino Manzella, tratta dal catalogo della mostra SICILIE, agosto 2008.

 

Cronologia degli eventi

1978

9 febbraio Piersanti Mattarella, democristiano della corrente vicina ad Aldo Moro, viene eletto Presidente della Regione, con una coalizione appoggiata all’esterno dal Partito comunista (PCI).

16 marzo. A Roma le Brigate rosse rapiscono il leader della Democrazia cristiana (DC) Aldo Moro e uccidono cinque agenti della scorta. Lo stesso giorno si votava la fiducia per il governo Andreotti, un monocolore democristiano con l’appoggio esterno del PCI. Durante la prigionia Moro scrive delle lettere in cui critica duramente il suo partito. Prevale la decisione di non trattare con le BR e sarà ucciso dopo 55 giorni di prigionia.

9 maggio. A Cinisi (Palermo) assassinio di Peppino Impastato, militante della “Nuova sinistra”, che aveva rotto con la parentela mafiosa (il padre Luigi era affiliato alla mafia e lo zio Cesare Manzella era stato il capomafia) e aveva avviato un’attività politica e culturale contro la mafia. Si parla di attentato ma, grazie all’impegno della madre Felicia Bartolotta e del fratello Giovanni, che rompono con la parentela mafiosa e chiedono giustizia e non vendetta, di alcuni compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione, verranno individuati e condannati come mandanti il capomafia Gaetano Badalamenti e il suo vice Vito Palazzolo.

16 ottobre. Viene eletto papa il polacco Karol Wojtyla, che assume il nome di Giovanni Paolo II. Avrà un ruolo decisivo per i mutamenti del quadro internazionale.

1979

24 gennaio. A Genova le Brigate rosse uccidono l’operaio e sindacalista Guido Rossa.

26 gennaio. A Palermo viene ucciso il giornalista Mario Francese. Aveva svolto varie inchieste, svelando il ruolo dei “corleonesi”, i mafiosi della cittadina in provincia di Palermo, nella scalata al potere mafioso.

9 marzo. A Palermo ucciso il segretario provinciale della Democrazia cristiana Michele Reina. Era favorevole a un rapporto con il PCI.

16 giugno. A Roma tentata strage neofascista in una sezione del PCI, con venti feriti.

11 luglio. A Milano ucciso l’avvocato Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Killer il mafioso William Aricò, che nel 1984 cadrà dal nono piano del Memorial Correctional Center di New York; mandante Michele Sindona.

21 luglio. A Palermo ucciso il capo della Squadra mobile Boris Giuliano, impegnato in inchieste sul traffico di droga. A giugno all’aeroporto di Palermo erano state scoperte due valigie contenti 498.000 dollari in pagamento di un traffico di droga. Al suo ufficio andrà Giuseppe Impallomeni, che nel 1981 risulterà iscritto alla loggia massonica P2. Nello stesso periodo questore di Palermo era Giuseppe Nicolicchia, anch’egli iscritto alla P2.

25 settembre. A Palermo uccisi il magistrato Cesare Terranova e l’autista-collaboratore maresciallo Lenin Mancuso. Terranova aveva istruito i principali processi di mafia e da deputato, eletto come indipendente nelle liste del PCI, aveva fatto parte della Commissione antimafia e redatto, assieme a Pio La Torre, la relazione di minoranza che denunciava i rapporti tra mafia e potere politico. Si apprestava a riprendere l’incarico di consigliere istruttore. Nella sua omelia il cardinale Salvatore Pappalardo sottolinea la necessità di un’opera di educazione alternativa al modello mafioso. Viene incriminato il capomafia corleonese Luciano Liggio che sarà assolto.

A fine mese Giovanni Falcone comincia a far parte dell’Ufficio Istruzione, diretto da Rocco Chinnici, che avvierà il pool antimafia: un gruppo di magistrati che si occupa delle indagini sulla mafia considerata come un fenomeno unitario.

10 novembre. Nei pressi di Catania, a un casello autostradale, durante il trasferimento del detenuto Angelo Pavone, che viene rapito, uccisi i carabinieri Giovanni Bellissima, Salvatore Bologna e Domenico Marrara; Pavone sarà torturato e ucciso. Il triplice delitto avviene mentre è in visita in città il presidente della Repubblica Sandro Pertini.

24 dicembre. Inizia l’invasione sovietica dell’Afghanistan. L’invasione durerà fino al febbraio del 1989.

Dicembre. La Nato annuncia che, per contrastare la superiorità di dotazioni nucleari dei sovietici, saranno installati in Europa missili a testata nucleare.

 

1980

6 gennaio. A Palermo uccisione del Presidente della regione Piersanti Mattarella, impegnato in un’opera di moralizzazione e favorevole a un rapporto con il PCI. Prima e dopo l’assassinio ci sarebbero stati incontri di Giulio Andreotti con Stefano Bontate. Nel corso del secondo incontro, a cui avrebbero partecipato anche Salvo Lima e i cugini Antonino e Ignazio Salvo, il capomafia avrebbe detto: “In Sicilia comandiamo noi e dovete fare come diciamo noi, altrimenti vi leviamo tutti i voti, non solo della Sicilia, ma anche quelli di Reggio Calabria e di tutta l’Italia meridionale. Potete contare solo sui voti del Nord, dove votano tutti comunisti”[1]. Per il delitto sono stati condannati esponenti della cupola mafiosa, l’organo di vertice di Cosa nostra, e assolti come esecutori i neofascisti Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini.

8 gennaio. Nella sua omelia il cardinale Pappalardo pone il problema: “è impossibile che il delitto sia attribuibile a sola matrice mafiosa. Ci devono essere anche altre forze occulte esterne agli ambienti, pur tanto agitati, della nostra isola”[2].

18-20 aprile. A Palermo convegno nazionale di Magistratura democratica su “Mafia e Istituzioni”[3].

4 maggio. A Monreale ucciso il capitano Emanuele Basile, impegnato in indagini sulla mafia della zona, in particolare sui patrimoni dei mafiosi.

Maggio. A Palermo si costituisce formalmente il Centro siciliano di documentazione, operante dal 1977, con il convegno nazionale “Portella della Ginestra: una strage per il centrismo”; viene intitolato a Giuseppe Impastato[4].

4 giugno. Legge regionale n. 51: “Provvedimenti a favore delle scuole siciliane per contribuire allo sviluppo di una coscienza civile contro la criminalità mafiosa”. Iniziano le attività nelle scuole, a cui partecipa il Centro Impastato.

27 giugno. Strage di Ustica. L’aereo di linea Bologna-Palermo precipita in mare colpito da un missile, in uno scontro tra Francia e Libia: 81 morti. Si attende ancora il definitivo accertamento delle responsabilità.

23 luglio Viene eletto sindaco di Palermo Nello Martellucci, democristiano andreottiano legato a Salvo Lima, già sindaco della città e leader della corrente andreottiana. Martellucci sarà sindaco fino al 19 aprile 1983, quando si dimette per le accuse di legami con la mafia, e successivamente dal 2 ottobre 1984 all’11 dicembre 1984, in seguito alle accuse di Nando dalla Chiesa come uno dei responsabili dell’omicidio del padre.

2 agosto. Strage alla stazione di Bologna: 85 morti e 200 feriti. Condannati come esecutori i neofascisti Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e, in via definitiva, con sentenza della Cassazione del primo luglio del 2025, Paolo Bellini; come mandanti: Licio Gelli, capo della loggia massonica P2, Federico Umberto Amato, Mario Tedeschi, Umberto Ortolani, legati a formazioni neofasciste, alla massoneria e ai servizi segreti.

6 agosto. A Palermo ucciso il procuratore capo Gaetano Costa. Aveva firmato dei mandati di cattura di mafiosi, tra cui gli Inzerillo. I sostituti procuratori si erano rifiutati di firmare, sostenendo che gli indizi erano insufficienti, e ne avevano dato notizia alla stampa, esponendo il procuratore alla violenza mafiosa.

28 agosto. Nei pressi di Villagrazia di Carini (Palermo) viene ucciso Carmelo Jannì, gestore dell’albergo Riva Smeralda, che ospitava il marsigliese André Busquet e suoi collaboratori che raffinavano eroina. La polizia chiese all’albergatore che alcuni poliziotti facessero parte del personale alberghiero per tenere sotto controllo i frequentatori dell’albergo, tra cui c’erano dei mafiosi. Per arrestare Busquet e altri, i poliziotti si presentarono a volto scoperto e vennero riconosciuti dai mafiosi, che scoprirono il ruolo di collaboratore della giustizia dell’albergatore, ucciso per ordine del capomafia Gerlando Alberti, che era tra gli arrestati.

Nel corso dell’anno nei pressi di Palermo vengono scoperte tre raffinerie di eroina, una quarta sarà scoperta nel 1982. Raffinavano 50 chilogrammi di eroina a settimana.

10 novembre. In Polonia nasce il sindacato autonomo, prevalentemente cattolico, Solidarnosc.

 

 1981

17 marzo. I magistrati Gherardo Colombo e Giuliano Turone scoprono gli elenchi della loggia massonica P2. Tra gli iscritti: 43 membri del Parlamento, ministri delle Finanze e del Tesoro, 120 banchieri, tra cui Michele Sindona, il presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi, ufficiali della Guardia di finanza, capi dei servizi segreti, il direttore del “Corriere della sera” e il giornalista e conduttore televisivo Maurizio Costanzo.

23 aprile. A Palermo ucciso il capomafia Stefano Bontate. Comincia la guerra di mafia scatenata dai “corleonesi”.

11 maggio. Ucciso il capomafia Salvatore Inzerillo. Secondo atto della guerra di mafia.

13 maggio. A Roma attentato al papa Giovanni Paolo II, killer il turco Alì Agca. Si è parlato di una pista bulgara.

28 giugno. A Roma nasce il governo presieduto dal repubblicano Giovanni Spadolini, il primo presidente non democristiano.

7 agosto. Si diffonde la notizia che a Comiso saranno installati 112 missili Cruise a testata nucleare.

19-23 ottobre. A Messina convegno internazionale su “Mafia e Potere”. Partecipano alcuni dei maggiori studiosi e i magistrati Rocco Chinnici e Giovanni Falcone[5].

24 ottobre. A Roma manifestazione per la pace, contro l’installazione dei missili Cruise a Comiso.

6 novembre. A Palermo ucciso il medico Stefano Bosio, che avrebbe curato Salvatore Contorno, ferito in un attentato.

31 ottobre. A Palermo, per la festa di Cristo Re, con il tradizionale incontro con le confraternite, messa per tutte le vittime della mafia, definita “messa antimafia”, indetta dal cardinale Pappalardo.

9-12 novembre. In Sicilia esercitazione militare “Trinacria 2”. Pio La Torre presenta un’interrogazione parlamentare: “Per quali ragioni è stata scelta la Sicilia come luogo in cui simulare la difesa da un bombardamento nucleare? Un’esercitazione per prepararsi a una reazione del blocco sovietico all’installazione dei missili Cruise a Comiso? Quali sono le finalità attribuite ai comitati civili-militari costituiti nell’ambito delle prefetture di Palermo, Trapani, Ragusa e Siracusa?”[6]. Nove anni dopo, quei “comitati” sarebbero apparsi come un’appendice operativa della struttura paramilitare segreta denominata “Gladio”. Dell’esistenza di Gladio, attiva dal 1956, parlerà Andreotti il 24 ottobre del 1990.

11 dicembre. Il Papa a Palermo, nel suo discorso parla di mafia e raccomanda ai vescovi un impegno contro i mali della Sicilia e soprattutto contro la mafia.

25 dicembre. A Bagheria strage di Natale. Vengono uccisi Giovanni Di Peri e Biagio Pitarresi, della famiglia di Villabate, e un pensionato Onofrio Valvola, vittima innocente. Autori della strage: Filippo Marchese come mandante e Salvatore Rotolo come esecutore.

 

1982

25 gennaio. Il giudice istruttore Giovanni Falcone deposita la sentenza nel procedimento penale contro Spatola Rosario e altri 119, imputati di traffico di stupefacenti e di valuta[7]. L’inchiesta gli era stata affidata nel 1980 dal consigliere istruttore Rocco Chinnici. Tra gli imputati figuravano, oltre a molti boss siciliani, tra cui gli Spatola e gli Inzerillo, capimafia americani come i Gambino. Un’inchiesta alquanto complessa, riguardando due mondi e con relazioni articolate, al cui centro era il banchiere Michele Sindona. L’inchiesta seguiva un metodo innovativo: gli accertamenti bancari che dimostravano come si intrecciavano droga e valuta e come si configuravano le relazioni. Un metodo che passerà alla storia come il “metodo Falcone” e che suscitò una forte preoccupazione, espressa dal procuratore capo Giovanni Pizzillo, che così ammoniva Chinnici: «Ma cosa credete di fare all’ufficio istruzione? La devi smettere di fare indagini nelle banche, così rovini l’economia siciliana. […] A quel Falcone caricalo di processi, così farà come ogni giudice istruttore: non farà più niente»[8]. Preoccupazione che era il segno evidente della consapevolezza dell’illegalità che segnava l’economia dell’isola. Il “metodo Falcone” era il frutto di una visione controcorrente del fenomeno mafioso, colto in una delle attività più lucrose, ma anche di un’intensa collaborazione con la Guardia di Finanza, la Criminalpol e organizzazioni degli Stati Uniti[9]. Con sentenza del 6 giugno 1983 parecchi imputati venivano condannati[10].

4 aprile. A Comiso manifestazione per la pace organizzata da Pio La Torre.

30 aprile. A Palermo uccisi Pio La Torre, segretario regionale del Partito comunista, e il suo autista e collaboratore Rosario Di Salvo. Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa viene nominato prefetto di Palermo.

24 maggio. A Palermo ucciso il giovane Rodolfo Buscemi; la sorella Michela si costituirà parte civile al maxiprocesso.

16 giugno. A Palermo uccisi il capomafia Alfio Ferlito, i carabinieri Luigi Di Barca, Silvano Franzolin, Salvatore Raiti e l’autista Giuseppe Di Lavore.

18 giugno. A Londra viene trovato il corpo di Roberto Calvi, impiccato sotto un ponte. Soprannominato il “banchiere di Dio”, Presidente del Banco Ambrosiano, banca privata cattolica, legata alla finanza vaticana: lo IOR (Istituto per le Opere di Religione), presieduto dall’arcivescovo americano Paul Marcinkus, era il maggiore azionista del Banco. Calvi era legato inoltre a Sindona, alla loggia massonica P2, a Cosa nostra, alla banda della Magliana, a settori politici. Aveva creato una rete di società che operavano nei paradisi fiscali e finanziava paesi e associazioni anticomunisti, tra cui il sindacato polacco Solidarnosc.

13 luglio. A Palermo consegnato in Procura il rapporto dei 162, che ricostruisce la mappa della mafia. Il rapporto era redatto dalla Squadra mobile della Questura di Palermo e dal Nucleo operativo del Gruppo di Palermo della Legione dei carabinieri.

11 agosto. A Palermo ucciso il medico legale Paolo Giaccone, si era rifiutato di accogliere la richiesta di un avvocato di modificare una perizia in favore del capomafia Filippo Marchese, responsabile della strage di Natale di Bagheria.

3 settembre. A Palermo uccisi Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. Il cardinale Pappalardo nell’omelia parla di Palermo come Sagunto espugnata: dum Romae consulitur Saguntum expugnatur. Successivamente si svolgono un’assemblea nazionale degli studenti (9 ottobre) e una manifestazione nazionale indetta dai sindacati (16 ottobre).

13 settembre. In Parlamento viene approvata la legge n. 646, la cosiddetta “legge antimafia”, sulla base dei progetti di legge di Pio La Torre e del ministro degli Interni Virginio Rognoni.

14 novembre. A Palermo ucciso l’agente Calogero Zucchetto, impegnato nella ricerca di latitanti.

20-21 novembre. Il Papa a Palermo, salta la parte del discorso sulla mafia. Si disse: “per motivi di tempo”.

 

1983

25 gennaio. A Trapani ucciso il sostituto procuratore Giangiacomo Ciaccio Montalto, impegnato in indagini sulla mafia nel trapanese.

26 febbraio. Marcia antimafia da Bagheria a Casteldaccia, dopo una serie di delitti consumati nel cosiddetto “triangolo della morte” che comprendeva anche il comune di Altavilla Milicia. Tra gli organizzatori i sacerdoti don Cosimo Scordato e don Francesco Michele Stabile.

24 marzo. In Brasile viene arrestato Tommaso Buscetta. Sarà estradato in Italia e comincerà a collaborare con la giustizia. Rivelerà che la mafia siciliana si chiama “Cosa nostra”, come quella degli Stati Uniti, ne ricostruirà la struttura, con al vertice la cupola e il capo dei capi, responsabili dei maggiori delitti (il cosiddetto “teorema Buscetta”), ne rivelerà le attività e fornirà la documentazione su una serie di omicidi.

19 aprile. Eletta sindaca di Palermo Elda Pucci, pediatra, prima e unica donna sindaca della città. Lo sarà fino al 13 aprile 1984. Vorrebbe essere un tentativo di rinnovamento ma non è destinato a durare. Elda Pucci sarà europarlamentare dal 1992 al 1994.

27 aprile. Il cardinale Pappalardo al carcere dell’Ucciardone per la tradizionale messa in preparazione della Pasqua. I carcerati non partecipano: un’eclatante protesta per le sue omelie in cui denunciava la mafia e le sue complicità.

12 maggio. Sul “Giornale di Sicilia” il cardinale Pappalardo dichiara che la sua immagine è stata fraintesa, facendolo passare per il “cardinale antimafia”. Il direttore del giornale dichiara che il cardinale ha esagerato, “si è assunto compiti che non gli competono”. Il problema è il rapporto con la DC.

13 giugno. Uccisi a Palermo il capitano Mario D’Aleo, che a Monreale aveva continuato l’attività di Emanuele Basile, e i carabinieri Giuseppe Bommarito e Pietro Morici.

22 giugno. A Roma scompare la cittadina vaticana Emanuela Orlandi, di 15 anni. Sulla sua scomparsa si attende ancora la verità.

29 luglio. A Palermo con un’autobomba uccisi il consigliere istruttore Rocco Chinnici, gli agenti di scorta Salvatore Bartolotta e Mario Trapassi e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi. Si salva l’autista Giovanni Paparcuri. Chinnici aveva avviato il lavoro di gruppo, in embrione il pool antimafia che sarà formalizzato dal Consigliere istruttore Antonino Caponnetto e condurrà l’inchiesta che porterà al maxiprocesso. Del pool faranno parte Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta. Paparcuri collaborerà con Giovanni Falcone e curerà l’informatizzazione del maxiprocesso e in seguito raccoglierà la documentazione per il museo del “bunkerino”, i locali in un sottoscala dove lavoravano Falcone e Borsellino. Dopo la strage una fiaccolata con 30.000 partecipanti.

4 agosto. Bettino Craxi presidente del Consiglio. Per la prima volta un socialista a capo del governo. Ma tra le prime decisioni è il decreto che apporta dei tagli sulla scala mobile, che prevedeva l’adeguamento degli stipendi e dei salari dei lavoratori dipendenti all’aumento del costo della vita. Il referendum abrogativo che si svolgerà il 9 e 10 giugno 1985 vedrà la vittoria del no.

3 settembre. A un anno dal delitto Dalla Chiesa si svolge una fiaccolata.

Nascono il Centro Terranova, la Fondazione Costa, la Lega contro la droga.

 

1984

5 gennaio. A Catania ucciso il giornalista Pippo Fava, che con la rivista “I Siciliani” descriveva le attività della mafia catanese, fino ad allora completamente ignorata.

27 gennaio. A Palermo si costituisce l’Associazione donne siciliane per la lotta contro la mafia, che già operava informalmente dal 1981.

Gennaio. Il Centro Impastato propone la costituzione di un Coordinamento delle associazioni e dei comitati antimafia. Aderiranno 38 organizzazioni, ma 19 sono solo sulla carta. In seguito a problemi, dovuti al prevalere delle “appartenenze”, il Coordinamento si scioglierà e, per costituirsi parte civile al maxiprocesso, si costituirà un’associazione con alcuni membri del Coordinamento e altri soggetti, mantenendo la denominazione di Coordinamento antimafia.

Marzo. Ordinanza-sentenza predisposta da Rocco Chinnici e completata da Antonino Caponnetto sul delitto Impastato. Non è un attentato terroristico, come si era detto, ma un delitto di mafia, però non vengono individuati i responsabili. Il Centro Impastato pubblicherà il dossier Notissimi Ignoti e il libro La mafia in casa mia, con la storia di vita della madre di Impastato, Felicia Bartolotta, che ricorda un incontro del marito con Badalamenti e il suo successivo viaggio negli Stati Uniti, dove incontra parenti mafiosi e una nipote a cui riferisce del colloquio con il capomafia: “io gliel’ho detto: prima di uccidere Peppino, dovete uccidere me”. Si apre la strada che porterà all’incriminazione di Badalamenti come mandante del delitto. Badalamenti sarà condannato all’ergastolo l’11 aprile del 2002; il suo vice, Vito Palazzolo, il 5 marzo del 2001 era stato condannato a 30 anni di carcere, avendo scelto il rito abbreviato.

1 marzo. Una bomba esplode nella sede del commissariato di Pubblica Sicurezza di Brancaccio.

17 aprile. Viene eletto sindaco di Palermo Giuseppe Insalaco, democristiano. Sarà sindaco fino al 13 luglio, per tre mesi. È costretto alle dimissioni per l’avversione di Vito Ciancimino. Il 3 ottobre depone davanti alla Commissione parlamentare antimafia e denuncia le ingerenze della mafia nell’amministrazione della città, in particolare negli appalti di opere pubbliche, monopolizzati dalle imprese di Arturo Cassina.

11 giugno. Muore Enrico Berlinguer, segretario nazionale del Partito comunista.

17 giugno. Elezione europee: il PCI primo partito con il 33,32% di voti.

26 giugno. A Torino ucciso il procuratore Bruno Caccia. Indagava su mafiosi operanti nel Nord Italia. Condannato come mandante un boss calabrese.

Settembre. A Palermo nasce “Città per l’uomo fondata da un gruppo di cattolici che contesta la Democrazia cristiana.

18 settembre. A Bagheria ucciso Ignazio Mineo, senatore del Partito repubblicano.

29 settembre. Dopo le dichiarazioni di Tommaso Buscetta, nel blitz di San Michele vengono emessi ordini di custodia cautelare contro 366 mafiosi.

18 ottobre. A Palermo massacro di piazza Scaffa: uccise 8 persone che gestivano una macellazione equina. Pietra Lo Verso, moglie di uno degli uccisi, il cui negozio viene disertato, si costituirà parte civile.

3 novembre. Arresto di Vito Ciancimino, già assessore comunale ai Lavori pubblici e sindaco di Palermo dal 25 novembre 1970 al 27 aprile 1971. Responsabile assieme a Salvo Lima del “sacco di Palermo”, con la distruzione del patrimonio monumentale e la cementificazione della città, operata da società immobiliari nazionali e da costruttori mafiosi, trincerati dietro nomi di comodo. In base alle dichiarazioni di Tommaso Buscetta, Ciancimino viene accusato di associazione mafiosa e in seguito sarà condannato per appartenenza a Cosa nostra.

17 novembre. Si suicida Rosario Nicoletti, segretario regionale della Democrazia cristiana. Vicino a Mattarella, ne aveva sostenuto il governo ma poi se n’era allontanato. Si attribuisce il suicidio alle accuse di Nando dalla Chiesa come corresponsabile del delitto del padre. Il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia ha riferito che avesse legami con il capomafia Stefano Bontate.

2 dicembre. Attentato contro Leonardo Vitale. Nato in una storica famiglia mafiosa, nel marzo del 1973 si era presentato alla questura di Palermo, denunciando delitti commessi da lui e da altri e l’appartenenza alla mafia di personaggi politici. Era stato condannato per i suoi delitti ma i mafiosi da lui denunciati non furono condannati. Considerato infermo di mente, venne rinchiuso in un manicomio criminale. Liberato, non aveva nessuna protezione. Muore il 7 dicembre. Il suo ruolo sarà riconosciuto solo successivamente, negli atti istruttori del maxiprocesso.

23 dicembre. Strage sul rapido 904 Napoli-Milano: 16 morti e 267 feriti, organizzata dal capomafia Pippo Calò, condannato assieme ai mafiosi Guido Cercola e Franco d’Agostino e al neofascista tedesco Friedrick Schaudinn. Calò a Roma aveva rapporti con neofascisti e componenti della banda della Magliana.

 

1985

23 febbraio. A Palermo uccisi l’imprenditore Roberto Parisi e l’autista Giuseppe Mangano.

27 febbraio. A Palermo ucciso l’imprenditore Pietro Patti.

11 marzo. In Unione Sovietica Michail Gorbaciov viene nominato segretario del Partito comunista. Avvierà un processo di rinnovamento all’insegna della glasnost (trasparenza) e della perestroika (ristrutturazione).

27 marzo. Le Brigate rosse uccidono Ezio Tarantelli, considerato l’ispiratore del decreto sulla scala mobile.

2 aprile. A Pizzolungo, nei pressi di Trapani, attentato al giudice Carlo Palermo, che si era trasferito in Sicilia per continuare la sua inchiesta sul traffico di droga avviata a Trento. Muoiono Barbara Rizzo Asta e i gemellini di 6 anni Giuseppe e Salvatore Asta.

16 luglio. Viene eletto sindaco di Palermo Leoluca Orlando, democristiano, legato a Piersanti Mattarella. Presiede una giunta pentapartito formata dalla Democrazia cristiana, dal Partito socialista, dal Partito repubblicano, dal Partito liberale e dal Partito socialdemocratico, ma dal 1987 dà vita a una nuova maggioranza, formata dalla DC, dalla Sinistra indipendente, dai Verdi, dai socialdemocratici e da Città per l’uomo, estesa al Partito comunista. Comincia la cosiddetta “primavera di Palermo”, con gli attacchi alla mafia e alla corrente andreottiana guidata da Salvo Lima.

Sostengono la nuova giunta soggetti della società civile, come il Cocipa: Comitato cittadino di informazione e partecipazione, formato in gran parte dai soci del Centro sociale “San Saverio” operante nel quartiere Albergheria, con cui collaborava il Centro Impastato. Si vuole realizzare una forma di cogestione dal basso, con l’analisi dei bilanci comunali[11].

6 agosto. A Palermo uccisi il vicequestore Ninni Cassarà e l’agente Roberto Antiochia. Cassarà aveva avuto un ruolo fondamentale nelle inchieste sulla mafia.

Nei giorni successivi, per ragioni di sicurezza Falcone e Borsellino con i familiari vengono trasferiti nella foresteria del penitenziario nell’isola sarda dell’Asinara, per proseguire la scrittura delle migliaia di pagine relative al maxiprocesso. Alla fine viene chiesto il conto del soggiorno e dei pasti!

28 luglio. Nei pressi di Palermo ucciso l’agente Beppe Montana, impegnato nella ricerca di latitanti. Arrestato il calciatore Salvatore Marino, che durante l’interrogatorio muore per le torture subite. Gli agenti, che avevano abbandonato il cadavere su una spiaggia, vengono arrestati e condannati.

8 novembre. Rinvio a giudizio di 707 appartenenti a Cosa nostra. Solo 476 andranno in giudizio, 475 dopo la morte di Nino Salvo, che con il cugino Ignazio gestiva le esattorie.

25 novembre. A Palermo muoiono, investiti da una macchina dei magistrati Paolo Borsellino e Leonardo Guarnotta, gli studenti Biagio Siciliano e Giuditta Milella.

 

1986

10 febbraio. A Palermo comincia il maxiprocesso a 475 imputati, che si svolge nell’aula bunker appositamente costruita. Dopo il rifiuto di altri magistrati, Presidente della Corte è il magistrato civilista Alfonso Giordano; giudice a latere Piero Grasso, Pubblici ministeri Giuseppe Ayala e Domenico Signorino.

18 marzo. Condanna di Michele Sindona, come mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, ucciso l’11 luglio 1979. Il 20 marzo Sindona muore avvelenato nel carcere di Voghera. Nell’agosto del 1979 era stato in Sicilia in seguito a un falso sequestro organizzato dalla massoneria, di cui faceva parte il medico Joseph Miceli Crimi, e dai mafiosi John Gambino, Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo, attribuito a un fantomatico “Comitato proletario eversivo per una vita migliore”. Durante il sequestro chiede a Miceli Crimi di procurargli una ferita a una gamba, per simulare la veridicità del sequestro, cerca di ottenere l’appoggio di Licio Gelli, intimidisce personaggi del mondo finanziario come Enrico Cuccia, presidente di Mediobanca, con bombe molotov che incendiano il portone di casa; propone di creare un movimento separatista in Sicilia, primo passo nella lotta contro il comunismo, ma la proposta non viene accolta[12].

 

1987

19 gennaio. Sul “Corriere della sera” articolo di Leonardo Sciascia dal titolo redazionale “I professionisti dell’antimafia”, tra cui indica Paolo Borsellino, nominato procuratore capo a Trapani, senza tenere conto del criterio dell’anzianità. L’articolo suscita polemiche soprattutto con il nuovo “Coordinamento antimafia”. Ci sarà una “conciliazione” con Borsellino, che però ricorderà gli effetti dell’articolo sull’opinione pubblica in un intervento del 25 giugno1992, dopo la strage di Capaci. “Tutto cominciò con l’articolo sui professionisti dell’antimafia” dice Borsellino, che ricostruisce il calvario subito da Falcone, tra cui la mancata nomina a Consigliere istruttore, ricordando, senza nominarlo, un “giuda” che l’avrebbe tradito. Sarebbe stato il magistrato Vincenzo Geraci, successivamente procuratore generale aggiunto presso la Corte di Cassazione.

22 giugno A New York il processo alla Pizza Connection, sul traffico internazionale di droga, avviato nel 1980, si conclude con la condanna di Gaetano Badalamenti a 45 anni di carcere.

8 dicembre. A Washington il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e il presidente dell’URSS Mihail Gorbaciov firmano il trattato INF (Immediate Range Nuclear Forces Treaty) sull’uso delle armi nucleari.

16 dicembre. Sentenza di primo grado del maxiprocesso, contro Abbate Giovanni + 459: 19 ergastoli ai capimafia, componenti della cupola di Cosa nostra e responsabili in solido dei maggiori delitti, 342 condanne, 114 assoluzioni. Gli ergastoli saranno ridotti a 12 nel processo d’appello e alla fine di gennaio del 1992 la Cassazione confermerà l’impianto del maxiprocesso, il cosiddetto “teorema Buscetta”. Il magistrato di Cassazione Corrado Carnevale non aveva partecipato al processo dopo un’inchiesta avviata da Falcone sui precedenti giudizi della Cassazione e sul suo ruolo che gli aveva meritato l’appellativo di “ammazzasentenze”.

 

1988

12 gennaio. A Palermo ucciso Giuseppe Insalaco. Le sue denunce avevano toccato interessi di mafiosi e amministratori.

14 gennaio. A Palermo ucciso l’agente Natale Mondo.

2 marzo. A Palermo ucciso l’imprenditore Donato Boscia.

19 gennaio. Il Consiglio superiore della magistratura (CSM), dopo le dimissioni di Antonino Caponnetto, lo sostituisce con Antonino Meli, che non si era mai occupato di mafia, preferendolo a Giovanni Falcone, adducendo la maggiore anzianità. Vota per Meli anche Vincenzo Geraci, che aveva partecipato alle attività del pool antimafia. Vota per Falcone Gian Carlo Caselli, mentre gli altri magistrati della corrente Magistratura democratica votano contro, non condividendo l’azione di Falcone che considerano poco garantista. Meli, con le assegnazioni di inchieste sulla mafia a vari magistrati, avvia lo scioglimento di fatto del pool antimafia.

31 luglio. Paolo Borsellino denuncia lo smantellamento del pool antimafia in un’audizione davanti al Comitato antimafia del CSM. Un mese dopo Falcone si candida alla carica di Alto commissario della lotta alla mafia ma viene eletto Domenico Sica.

14 settembre. A Trapani ucciso il magistrato in pensione Alberto Giacomelli. Aveva firmato il provvedimento di confisca dei beni del fratello di Totò Riina.

25 settembre. Sullo stradale Agrigento-Palermo, uccisi il magistrato Antonino Saetta, che doveva presiedere l’appello del maxiprocesso, e il figlio Stefano.

26 settembre. A Trapani ucciso Mauro Rostagno, già leader del movimento studentesco, operava nella Comunità per tossicodipendenti Saman e con una televisione privata denunciava le attività della mafia e le complicità di amministratori e politici e indagava sulle logge massoniche a Trapani. Nell’aprile del 1986 all’interno del Centro studi Scontrino erano state scoperte sei logge massoniche, la più grande rete di logge massoniche attive in Sicilia, legata alla P2. Tra gli iscritti: politici, imprenditori, funzionari, boss mafiosi. Anche a Palermo operava una “Loggia dei 300” di cui faceva parte Stefano Bontate. Per l’assassinio di Rostagno solo nel maggio del 2014 verranno condannati come mandante il capomafia Vincenzo Virga e come esecutore Vito Mazzara. In appello e in Cassazione la condanna di Virga sarà confermata, l’esecutore sarà assolto.

Novembre Contrasto tra Meli e Falcone per l’arresto dell’imprenditore catanese Carmelo Costanzo. Falcone sostiene che stava convincendo Costanzo a collaborare.

14 dicembre. A Palermo ucciso l’imprenditore Luigi Ranieri che non aveva accolto le richieste di costruttori legati alla mafia.

 

1989

Primi di gennaio. Circolano lettere inviate alle più alte cariche dello Stato, che accusano Giovanni Falcone di aver consentito al collaboratore di giustizia Salvatore Contorno, residente negli Stati Uniti per un programma di protezione, di tornare in Sicilia per eliminare mafiosi appartenenti al gruppo dei “corleonesi” e “stanare” Totò Riina. Le lettere vengono firmate da un fantomatico “Corvo”, operante nel palazzo di giustizia di Palermo, ribattezzato “Palazzo dei veleni”. Come autore delle lettere è stato indicato il sostituto procuratore Alberto Di Pisa, ma viene prima condannato e poi assolto. Le accuse miravano a delegittimare Falcone nel pieno della sua attività giudiziaria.

26 maggio. A Bagheria viene arrestato Salvatore Contorno.

21 giugno. Fallito attentato a Falcone, che soggiornava in un villino nei pressi di Palermo e ospitava i magistrati svizzeri Carla Del Ponte e Claudio Lehman, con cui collaborava per un’inchiesta sul riciclaggio del denaro sporco nell’ambito dell’inchiesta sulla Pizza Connection. Falcone parla di “menti raffinatissime”, alludendo ai servizi segreti. Gli avversari di Falcone, appartenenti al Coordinamento antimafia, sostengono che si tratta di una simulazione.

5 agosto. Nei pressi di Palermo uccisi l’agente Antonino Agostino e la moglie incinta Ida Castelluccio. Giovanni Falcone dichiara che deve la vita all’agente Agostino che aveva disattivato l’esplosivo usato per l’attentato. Il padre di Agostino, Vincenzo, decide di non tagliarsi la barba e i capelli finché non sarà fatta giustizia. Sarà un simbolo vivente dell’antimafia. Al suo fianco la moglie Augusta Schiera, morta il 28 febbraio 2019. Sulla sua tomba la scritta: “Qui giace Schiera Augusta una donna ancora in attesa di verità e giustizia anche oltre la morte”. Vincenzo morirà il 21 aprile 2024, dopo la condanna di Nino Madonia e Gaetano Scotto. Ma la Cassazione annullerà la condanna con rinvio a un nuovo processo e dichiarerà prescritto l’omicidio di Ida Castelluccio, che non sarebbe stata il bersaglio della violenza mafiosa, come se fosse stata accanto al marito per caso.

Nei giorni successivi all’assassinio di Nino Agostino e della moglie scompare l’agente Emanuele Piazza che operava in contatto con soggetti dei servizi segreti.

Agosto. Comincia a collaborare il mafioso catanese Giuseppe Pellegriti sull’omicidio di Giuseppe Fava e sui delitti Mattarella e La Torre. Falcone lo interroga e lo incrimina per calunnia. Pellegriti in seguito ritratterà. Falcone, viene attaccato da esponenti del Coordinamento antimafia.

7 ottobre. A Palermo viene ucciso il bambino Claudio Domino. L’autore del delitto potrebbe essere stato un trafficante di droga, ma i familiari attendono ancora che si faccia piena giustizia.

24 ottobre. Emanato il nuovo Codice di procedura penale, che introduce il rito abbreviato e il rito accusatorio al posto del rito inquisitorio. Viene abolito l’Ufficio Istruzione che ha avuto un ruolo decisivo nelle indagini sulla mafia e ha istruito il maxiprocesso.

9 novembre. Crollo del muro di Berlino. Le due Germanie, divise dall’esito della seconda guerra mondiale, si riunificano.

12 novembre. Alla sezione del Pci di Bologna (Bolognina) viene dato l’annuncio che il PCI cambierà nome.

20 novembre. A Palermo muore Leonardo Sciascia. Riprendono le polemiche sui suoi articoli.

23 novembre. A Bagheria uccise la madre del collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia Leonarda Costantino, la sorella Vincenza e la zia Lucia Costantino.

4 dicembre. Si costituisce la Lega Nord, che ha in programma la secessione delle regioni settentrionali.

 

1990

Gennaio 1990 – dicembre 1991: dissoluzione dell’Unione Sovietica.

9 maggio. A Palermo ucciso il funzionario regionale Giovanni Bonsignore. Mandante del delitto il funzionario Antonino Velio Sprio, non appartenente alla mafia.

Alla trasmissione televisiva “Samarcanda” Orlando attacca Falcone: “tiene le indagini sui delitti politici nei cassetti”. Dura replica di Falcone: “Se sa qualcosa faccia i nomi”.

21 settembre. Nei pressi di Agrigento ucciso il magistrato Rosario Livatino. Esecutori killer della Stidda, organizzazione esterna a Cosa nostra. Decisiva la testimonianza dell’agente commerciale Pietro Nava, che passava in macchina al momento del delitto, un esempio di coscienza civile che pagherà a caro prezzo: perderà il lavoro, sarà costretto a cambiare residenza e andrà all’estero[13].

31ottobre. A Catania uccisi gli imprenditori Alessandro Rovetta e Francesco Vecchio.

 

1991

3 febbraio. Scioglimento del Partito comunista italiano.

9 marzo. Requisitoria per i delitti politici: vengono unificati i delitti Reina, Mattarella, La Torre.

10 aprile. Giovanni Falcone, in rotta con il procuratore Pietro Giammanco, accetta la proposta del ministro di Grazia e Giustizia, Claudio Martelli, di trasferirsi a Roma alla Direzione degli Affari penali del ministero.

9 giugno. Sentenza-ordinanza di rinvio a giudizio per i delitti politici. Successivamente saranno condannati all’ergastolo come mandanti del delitto Mattarella Totò Riina e altri boss della cupola, assolti come esecutori i neofascisti Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini.

29 agosto. A Palermo viene ucciso l’imprenditore Libero Grassi, che si era opposto alle richieste estorsive. Era stato isolato dagli altri imprenditori.

26 settembre. Al “Maurizio Costanzo show” l’avvocato Alfredo Galasso attacca Falcone per il suo incarico presso il ministero. Falcone replica che svolgerà il suo lavoro in piena indipendenza.

9 ottobre. Nei pressi di Reggio Calabria assassinio del magistrato Antonino Scopelliti. Doveva essere il pubblico ministero al maxiprocesso in Cassazione.

15 ottobre. In seguito a un esposto presentato da Orlando, da Carmine Mancuso, presidente del Coordinamento antimafia, e da Galasso, in cui veniva chiesta l’apertura di un’inchiesta sulle indagini sui delitti politici, Giovanni Falcone viene convocato dal CSM. Risponde alle accuse sostenendo che “la cultura del sospetto non è l’anticamera della verità ma del khomeynismo”, alludendo al regime teocratico istituito in Iran dal capo religioso che aveva preso il potere nel 1979.

16 novembre. Sulla base di una proposta di Giovanni Falcone, il Consiglio dei ministri approva il decreto che istituisce la DNA (Procura nazionale antimafia) e la DIA (Direzione investigativa antimafia).

Si scioglie il Patto di Varsavia, che riuniva i Paesi legati all’Unione Sovietica; rimane e si espanderà con nuove ammissioni la NATO, alleanza militare del Patto Atlantico, egemonizzato dagli Stati Uniti, che attualmente riunisce 32 Stati membri. Sarà la premessa all’attuale guerra della Russia contro l’Ucraina.

 

1992

30 gennaio. Sentenza della Corte di Cassazione che conferma le condanne del maxiprocesso e ne condivide l’impianto accusatorio con al centro il ruolo della cupola.

21 febbraio. A Palermo Giovanni Falcone partecipa alla presentazione del libro Gabbie vuote[14]. Il titolo faceva riferimento al fatto che nel 1986, all’inizio del maxiprocesso, c’erano 335 detenuti, nel febbraio del 1991, per decorrenza dei termini, i detenuti erano soltanto 20. Ritorneranno in carcere in seguito a un provvedimento ministeriale. Alla fine dell’incontro, chi scrive chiede in disparte a Falcone della istituzione della Procura nazionale antimafia: è sicuro che il Procuratore sarà lui? Falcone risponde: “Questa volta non possono dirmi di no”.

24 febbraio. Si dà notizia che il CSM ha designato come Procuratore nazionale antimafia Agostino Cordova, noto per le sue inchieste sulla massoneria in Calabria. Il ministro Martelli si oppone alla decisione. Successivamente alle stragi del ’92 sarà nominato Procuratore il magistrato Bruno Siclari.

12 marzo. Articolo del giurista Alessandro Pizzorusso sull’“Unità”, dal titolo: Falcone superprocuratore? Non può farlo. Vi spiego perché. Falcone è ritenuto troppo politicizzato.

12 marzo. A Mondello, la stazione balneare di Palermo, viene ucciso Salvo Lima, il personaggio più potente della Dc siciliana, legato ad Andreotti e alla mafia, che si attendeva da lui l’archiviazione della sentenza del maxiprocesso, che invece viene confermata in Cassazione. Non è soltanto la punizione per un compito che non ha svolto, ma pure, o soprattutto, la liquidazione di una stagione politica per avviare una nuova strategia, con nuovi interlocutori. Prima si prova a scimmiottare la Lega Nord con la creazione di gruppi separatisti, tra cui “Sicilia libera”, poi, nel giugno del 1993, con la fondazione di Forza Italia ad opera di Marcello Dell’Utri per conto di Berlusconi, si punta sul cavallo che risulterà vincente alle elezioni del marzo del 1994. Subito dopo si forma il primo governo Berlusconi. Con Berlusconi i rapporti sono di vecchia data, cominciano dai finanziamenti di Bontate per la costruzione di Milano due, continuano con il pizzo per l’installazione dei cavi televisivi e culminano con l’adesione a Forza Italia e la presenza di Vittorio Mangano come “stalliere” nella villa di Arcore, in realtà per evitare tentativi di sequestro.

23 maggio, ore 17,58. Strage di Capaci. Sull’autostrada dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, una carica di 5 quintali di tritolo, posta in un tunnel scavato sotto la strada, viene fatta esplodere con un telecomando azionato da Giovanni Brusca. Muoiono sul colpo i tre agenti di scorta, Rocco Dicillo, Antonino Montinaro, Vito Schifani; muoiono successivamente Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, si salvano l’autista Giuseppe Costanza e gli agenti di scorta Angelo Corbo, Gaspare Cervello e Paolo Capuzza che erano nella macchina dietro quella con Falcone. Condannati per la strage come mandanti i capimafia della cupola. Brusca collaborerà con la giustizia, viene condannato a 25 anni di carcere, per 4 anni è stato in libertà vigilata, dal 5 giugno 2025 è libero per fine pena. Il prezzo che si è dovuto pagare per la sua collaborazione, ma rimane uno dei mafiosi più feroci e sanguinari. Imperdonabili il sequestro, avvenuto il 23 novembre del 1993, e l’uccisione del bambino Giuseppe Di Matteo, nel gennaio del 1996, il cui corpo sarà sciolto nell’acido.

8 giugno. Un decreto del ministro Martelli introduce il 41 bis, il cosiddetto carcere duro, con validità per 60 giorni; successivamente il decreto sarà convertito in legge.

19 luglio, domenica, ore 16,58. Strage di via D’Amelio. Una macchina imbottita di tritolo, posteggiata sotto la casa della madre, senza nessun tipo di disposizione preventiva, esplode e uccide Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vicenzo Li Muli, Claudio Traina. Si salva l’agente Antonio Vullo. Le vicende giudiziarie, segnate da gravissimi depistaggi, vengono ricostruite in uno dei punti dell’Analisi.

26 luglio. A Roma la testimone di giustizia Rita Atria, che aveva un rapporto filiale con Borsellino, si suicida. Probabilmente è stata indotta al suicidio dalle inadempienze degli agenti che dovevano assisterla, e viene considerata la sesta vittima di via D’Amelio[15].

24 dicembre. Arresto di Bruno Contrada, numero tre del Sisde, il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica, accusato di legami con la mafia.

 

1993

15 gennaio. Arresto di Totò Riina, nel giorno in cui si insedia alla procura di Palermo Gian Carlo Caselli. Il villino in cui trascorreva la latitanza non viene ispezionato e viene “ripulito” da soggetti rimasti ignoti.  

27 marzo. La procura di Palermo chiede l’autorizzazione a procedere nei confronti di Giulio Andreotti, accusato di associazione mafiosa, che sarà concessa il 13 maggio. Il processo si concluderà nel 2004 con l’accertamento dell’associazione a delinquere semplice fino al 1980, ma il reato è prescritto, e l’assoluzione per il periodo successivo. In un altro processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, Andreotti, incriminato assieme a Gaetano Badalamenti, sarà prima condannato e poi assolto.

14 maggio. A Roma attentato al giornalista Maurizio Costanzo.

27 maggio. Strage di Firenze. All’una di notte un’autobomba esplode nei pressi della Galleria degli Uffizi. 5 vittime: la custode dell’Accademia dei Georgofili Angela Fiume, il marito Fabrizio Nencioni, le figlie Elisabetta di 8 anni e Caterina di un mese e mezzo, lo studente Dino Capolicchio. Gravi danni alla Galleria. È il primo attentato, fuori dalla Sicilia, rivolto a colpire monumenti. Esecutori i mafiosi, mandanti altri soggetti: servizi segreti, massoni, neofascisti, interessati a condizionare il quadro politico.

27 luglio. Strage di Milano. Durante la notte un’autobomba esplode presso il Padiglione di arte contemporanea. 5 vittime: i pompieri Carlo Lacatena, Stefano Picierno, Sergio Pasotto, il vigile urbano Alessandro Ferrari e l’immigrato Driss Moussafi. Gravi danni al Padiglione. Tre quarti d’ora dopo a Roma esplodono due ordigni, uno davanti alla basilica di S. Giovanni in Laterano, l’altro davanti alla chiesa di San Giorgio in Velabro. Gli attentati vengono dopo la visita del papa Giovanni Paolo II in Sicilia, durante la quale, ad Agrigento, il 9 maggio del 1993, aveva lanciato un anatema contro i mafiosi.

15 settembre. A Palermo, nel quartiere Brancaccio, storica roccaforte mafiosa, viene ucciso il parroco Pino Puglisi, impegnato in un’opera di educazione volta a sottrarre i giovani alle cosche mafiose. Condannati come mandanti i fratelli Filippo e Salvatore Graviano, come esecutori Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza, successivamente collaboratori di giustizia.

 

Analisi

1.Guerra di mafia e omicidi a Palermo

Palermo ha fatto registrare alla fine degli anni ’70 e nei primi anni ’80 il più alto tasso di omicidi tra le città più grandi d’Italia e uno dei più alti a livello mondiale, e il concentrarsi degli omicidi mafiosi nel suo territorio ha un carattere di unicità. Come abbiamo visto, sono stati uccisi un presidente di regione, il segretario regionale del maggiore partito di opposizione, un prestigioso rappresentante delle istituzioni come il prefetto Dalla Chiesa, rappresentanti delle forze dell’ordine e della magistratura, imprenditori, commercianti, professionisti, giornalisti. Una vera e propria decimazione di vertici istituzionali e di rappresentanti della classe dirigente.

Sugli anni 1978-1984 e sugli anni ’60, dal 1960 al 1966, il docente di Statistica giudiziaria presso l’Università di Palermo, Giorgio Chinnici, e chi scrive, hanno svolto una ricerca pubblicata nel volume La violenza programmata. Omicidi e guerre di mafia a Palermo dagli anni ’60 ad oggi, Franco Angeli, Milano 1989. La ricerca, di taglio vittimologico, riguardava gli omicidi, a Palermo e provincia, di cui si è avuto notizia, e in particolare gli omicidi mafiosi che presentano una tipologia articolata: omicidi interni, esterni, con dei sottotipi: omicidi politico-mafiosi, economico-mafiosi, dimostrativi, per il governo della criminalità, vendette trasversali, altri di difficile definizione.

Limitandoci al secondo periodo, tra il 1978 e il 1984, abbiamo registrato a Palermo e provincia 332 omicidi mafiosi, di cui 203 interni, 57 esterni, 19 governo della criminalità, 17 vendette trasversali, 36 altro. A Palermo 223 omicidi mafiosi, di cui 125 interni, 48 esterni, 17 governo criminalità, 13 vendette trasversali, 20 altro. Il 1982 è l’anno con più morti, a Palermo e provincia: 106, a Palermo 86. Nella divisione per quartieri (allora la città era divisa in 25 quartieri) a Palermo abbiamo 20 omicidi nel quartiere Libertà, 28 a Settecannoli, 26 a Brancaccio Ciaculli. Come si vede, la maggiore concentrazione degli omicidi di matrice mafiosa è nei quartieri periferici, ma a non grande distanza segue il quartiere Libertà, il più prestigioso, nella parte più moderna del centro storico. La ricerca si è estesa agli anni 1985-87 e ha fatto registrare 50 omicidi mafiosi a Palermo e provincia, di cui 34 a Palermo.

Per la guerra di mafia dei primi anni ’80 si è parlato di oltre mille morti; dalla ricerca risulta un numero molto inferiore, ma si deve tener conto che molti omicidi di mafia sono costituiti dalla cosiddetta “lupara bianca”, con la scomparsa del cadavere, di difficile se non impossibile individuazione.

La “guerra di mafia” di quegli anni solo impropriamente si può definire una “guerra”, come scontro armato tra due fazioni; si spara da una sola parte, per cui è più adeguato parlare di un assedio effettuato dai “corleonesi” che mirano a un monopolio del potere interno, al controllo delle attività e all’eliminazione di soggetti che si oppongono alla loro strategia di predominio. Fa parte della loro strategia l’arruolamento nelle loro file di capi e gregari appartenenti allo schieramento dei “perdenti”, con l’intento di operare una ristrutturazione di Cosa nostra.

Stando alle dichiarazioni di Buscetta, ci sarebbe stato un “tralignamento” con l’archiviazione della sua Cosa nostra, idealizzata come rispettosa delle regole e con funzioni riconducibili al “mutuo soccorso”, formalmente “democratica” con cariche elettive, e la transizione a un’organizzazione in cui l’unica regola è l’uso della violenza, con un regime “dittatoriale”. Alla radice di questa deregulation ci sarebbero stati gli appetiti suscitati dalla diffusione del traffico di droga con guadagni inusitati nella storia della mafia, ma Buscetta, pur avendolo sempre negato, è uno dei pionieri del traffico degli stupefacenti, in larga parte, se non totalmente, sotto il controllo delle famiglie Bontate, Inzerillo e Badalamenti, in simbiosi con La Cosa nostra degli Stati Uniti. In questo contesto i corleonesi, privi della sponda transatlantica, sarebbero stati i parenti poveri. E Badalamenti sarebbe stato “posato” cioè espulso da Cosa nostra, proprio per la sua primazia nel traffico internazionale di eroina e nell’accaparramento dei proventi, con raffinerie poste nelle vicinanze dell’aeroporto, sotto il suo controllo, utilizzato per lo scambio droga-denaro. L’espulsione di Badalamenti avrebbe comportato il suo isolamento, ma il suo ruolo egemonico nel traffico di stupefacenti continuerà fino alla condanna nel processo alla Pizza Connection, conclusosi nel 1986. A dire di Buscetta, Badalamenti non sarebbe stato il mandante dell’assassinio di Giuseppe Impastato, dato che già negli ultimi anni ’70 non faceva più parte dell’organizzazione mafiosa e non avrebbe avuto i mezzi per realizzarlo. Tesi smentita dalle denunce di Giuseppe Impastato, che in un volantino del 1977 lo aveva definito “esperto di lupara e di eroina”, prevenendo “scoperte” degli anni successivi, e dall’inchiesta che lo ha portato all’’incriminazione e alla condanna all’ergastolo nel 2002.

 

2. I delitti “politico-mafiosi”: solo mafia?

 Il problema si è posto per i delitti Reina, Mattarella, La Torre, definiti “politico-mafiosi”. Come abbiamo già accennato nella cronologia, per Reina si è parlato della sua apertura nei confronti del Partito comunista e lo stesso discorso si è fatto per Piersanti Mattarella. La pista degli appalti di alcune scuole assegnati a costruttori mafiosi non sarebbe sufficiente, anche se può avere avuto il suo peso. Il funzionario Raimondo Mignosi, incaricato dell’ispezione, non ha celato la sua preoccupazione. Avrebbe detto al Presidente: “finisco in una betoniera” e il presidente avrebbe ribadito “ci finisco io” (dal testo della relazione donatami da Mignosi). Maria Grazia Trizzino, capo di gabinetto, riferisce della preoccupazione manifestata dal Presidente dopo un suo incontro romano con il ministro Virginio Rognoni, probabilmente sui problemi suscitati dalla sua azione all’interno del suo stesso partito. Compare l’ombra di Vito Ciancimino. Riguardo agli esecutori, si è discusso e si discute ancora di giovani neofascisti. La moglie di Mattarella, Irma Chiazzese, ha dichiarato ripetutamente di avere riconosciuto il terrorista neofascista Valerio Fioravanti, ma non è stata creduta.

Ci si chiede: per un delitto così importante la mafia avrebbe fatto ricorso al terrorismo nero? Scriveva Leonardo Sciascia sul “Corriere della sera” del 7 gennaio 1980, il giorno dopo il delitto: “O è mafia o è terrorismo. O Mafia camuffata da terrorismo o terrorismo, che inevitabilmente e confortevolmente, ci si ostina a vedere come Mafia”. Un aut-aut che potrebbe essere un et-et?

Come abbiamo visto, il cardinale Pappalardo, nell’omelia dell’8 gennaio 1980, aveva manifestato la sua perplessità: “è impossibile che il delitto sia attribuibile a sola matrice mafiosa. Ci devono essere anche altre forze occulte esterne agli ambienti, pur tanto agitati, della nostra isola”.

Il 28 ottobre 1982 Cristiano, fratello di Valerio, dichiara che il fratello avrebbe ucciso a Palermo un magistrato o un uomo politico. Il 3 novembre 1988 Giovanni Falcone, davanti alla Commissione antimafia, dichiara: “È un’indagine estremamente complessa, perché si tratta di capire se e in quale misura la pista nera sia alternativa rispetto a quella mafiosa, oppure si compenetri con quella mafiosa: il che potrebbe significare saldature e soprattutto la necessità di rifare la storia di certe vicende del nostro Paese, anche da tempi assai lontani”[16].

Loris D’Ambrosio, in servizio presso l’Alto commissario antimafia, in una relazione del 1989, parla di “una fitta ragnatela di interessi e collusioni nella quale è difficile distinguere chi fornisce e chi riceve i servizi e dove finiscono per sfaldarsi anche pezzi dello Stato. Non si tratta, allora, di un omicidio di mafia, ma di un omicidio di politica-mafiosa […]. Qui non si tratta di eliminare un nemico dell’organizzazione mafiosa, ma un potenziale nemico dell’antisistema. Ed è questo uno dei motivi, forse il principale, per il quale l’esecuzione dell’omicidio Mattarella non viene affidata ai killer delle organizzazioni mafiose”[17].

Rapporti con l’eversione nera c’erano già stati, si pensi alla strage del rapido 904 che vede Pippo Calò, in combutta con neofascisti e personaggi della banda della Magliana.

Nel gennaio del 2025, in occasione dell’anniversario dell’assassinio, una dichiarazione della procura di Palermo vorrebbe mettere fine alle polemiche: è stato solo un delitto di mafia. I killer sarebbero stati Nino Madonia e Giuseppe Lucchese. E nessun altro. Questa è, sarebbe, la verità giudiziaria, ma si rende più che mai necessaria una ricostruzione storica del contesto. Il delitto Mattarella replica sul piano regionale quanto è avvenuto sul piano nazionale con il delitto Moro: la causale va ricercata nella dimensione politica e geopolitica. Il problema riguarda vittime e autori dei delitti, ma riguarda soprattutto l’ordine mondiale del tempo in cui sta per concludersi il periodo della guerra fredda e si aprono nuovi scenari. Le Brigate rosse, uccidendo Moro, pensavano di avviare un processo “rivoluzionario”, invece hanno reso un servizio a Kissinger, già segretario di Stato degli Stati Uniti d’America e corifeo dell’anticomunismo: avrebbe espresso il suo disappunto ad Aldo Moro per la sua politica di apertura al PCI. Al resto ci ha pensato la mafia accompagnata da altri soggetti, interessati a tenere a bada l’avanzata del PCI e i suoi rapporti con la DC.

Il richiamo di Falcone a “tempi assai lontani” merita un approfondimento: se ci si limita al secondo dopoguerra, gli omicidi di militanti del movimento contadino e la strage di Portella della Ginestra del primo maggio 1947, dieci giorni dopo la vittoria del Fronte del popolo, con il PCI e il PSI, alle elezioni regionali, segnano l’inizio di una storia dominata dalla fedeltà-dipendenza-servitù atlantica. La violenza mafiosa, compartecipe e/o supplente di quella istituzionale, ha avuto un ruolo significativo per tutto il periodo della contrapposizione tra Usa e Urss, tra Nato e Patto di Varsavia. Una volta dissoltasi l’Unione Sovietica e archiviato il Partito comunista, è cessato questo ruolo storico e si è aperta una nuova fase, alla ricerca di nuovi interlocutori e di modalità di azione, che possono anche essere la riproposizione di alcune di quelle precedenti, come il rapporto con i vincitori, a prescindere dal colore politico, il controllo del territorio, la ripresa del traffico di droga, l’accaparramento di denaro pubblico con la partecipazione alla costruzione di opere pubbliche. E i fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), spartiti senza adeguati controlli, potrebbero essere una ghiotta occasione. Come pure il faraonico progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, il cui costo supererebbe i 15 miliardi, che non può non interessare la mafia siciliana e la ’ndrangheta calabrese. Le nuove Scilla e Cariddi, in forme criminali.

Riguardo al delitto La Torre, conta certamente la sua storia di protagonista delle lotte contadine ma non può non avere avuto il suo peso l’impegno nelle mobilitazioni contro l’installazione dei missili a Comiso, in netto contrasto con le politiche della Nato, che voleva rafforzare la presenza americana in Sicilia, vista come area centrale per il dominio sul Mediterraneo[18].

I legali di parte civile, Pino Zupo e Armando Sorrentino, hanno ricostruito il quadro in cui si è consumato il delitto e nell’istanza depositata il 9 novembre del 1990 sottolineavano la logica nazionale e internazionale che lega i grandi delitti, da Moro a Mattarella a La Torre, ponendo l’accento sulla provenienza militare delle munizioni usate per l’assassinio di La Torre e Di Salvo, e chiedendo un’indagine sul ruolo dell’organizzazione segreta Gladio, la cui esistenza era stata rivelata da Andreotti. E reputavano “deludente” la requisitoria del marzo ’91, firmata anche da Falcone, in partenza per Roma, che si limitava a indicare come mandanti ed esecutori soltanto i membri della cupola mafiosa. Scrivevano i magistrati: “è da escludere una utilizzazione strumentale della mafia da parte di centri di potere occulto, politico, massonico o di altro genere; semmai è la mafia che si è servita strumentalmente della massoneria, di terroristi neri e di uomini politici, e ciò per l’irriducibile vocazione di Cosa nostra a salvaguardare la propria segretezza e la propria assoluta indipendenza da ogni altro centro di potere esterno”. Cioè: è sempre la mafia a decidere, ad avere la prima e l’ultima parola. Scrivono gli avvocati: “è la codificazione dell’invincibilità della mafia”[19].

Anche per il delitto Dalla Chiesa si è parlato di responsabilità della Dc, in particolare della corrente andreottiana, ma sono stati incriminati e condannati solo i mafiosi[20].

 

 3. Mafia: un cambio di paradigma, ovvero: da Pitrè a… Buscetta

 Le idee di mafia hanno subìto una sorta di malattia cronica: la polarizzazione. Per molto tempo la mafia è stata considerata una mentalità, un modo d’essere, un modello comportamentale: i siciliani che si fanno giustizia da sé, non riconoscono lo Stato e il monopolio statale della forza. Sarebbe il frutto delle colonizzazioni che si sono susseguite nel tempo: i greci, i romani, i bizantini, gli arabi, i normanni, gli spagnoli, i borboni e infine i piemontesi, che hanno generato un’estraneità nei confronti dello Stato. Faceva scuola la visione dell’etnologo Giuseppe Pitrè, secondo cui:

La mafia non è setta né associazione, non ha regole né statuti […]. La mafia è la coscienza del proprio essere, l’esagerato concetto della forza individuale, unica e sola arbitra di ogni contrasto, di ogni urto di interessi e di idee; donde la insofferenza della superiorità e, peggio ancora, della prepotenza altrui[21].

Anche se c’erano stati precedenti che avevano considerato la mafia come organizzazione: penso in particolare alle relazioni del questore Sangiorgi che aveva individuato a Palermo otto gruppi con capi e sottocapi, con la direzione di un capo supremo[22], solo nel 1982, come abbiamo visto, viene approvata la legge antimafia che definisce l’associazione di tipo mafioso. Ne riporto il testo:

L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé e per gli altri. In seguito si è aggiunto: ovvero al fine di impedire o ostacolare il libero esercizio del voto o procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali. La pena per chi ne fa parte è da tre a sei anni di reclusione, per chi la promuove o dirige da quattro a nove anni.

Ma si può dire che solo dopo le dichiarazioni di Buscetta su Cosa nostra, con una struttura gerarchica, piramidale e verticistica, con in testa un capo dei capi, si è affermata la visione secondo cui la mafia è un’organizzazione. E si è passati dal paradigma culturale al paradigma organizzativista. A mio avviso i due paradigmi possono andare benissimo assieme e si integrano reciprocamente. E quello che ho chiamato “paradigma della complessità”, che si fonda su un’ipotesi definitoria che lega insieme organizzazione e modello comportamentale, associazionismo criminale e sistema relazionale.

Mafia è un insieme di organizzazioni criminali, in gran parte raccolte in Cosa nostra, che agiscono all’interno di un sistema di rapporti, svolgono attività violente e illegali, ma pure formalmente legali, finalizzate all’arricchimento e all’acquisizione e gestione di posizioni di potere, si avvalgono di un codice culturale e godono di un certo consenso sociale.

 L’organizzazione criminale e il sistema relazionale sono transclassisti, ma il ruolo dominante sarebbe esercitato da quella che ho definito “borghesia mafiosa”, comprensiva di una serie di soggetti: professionisti, imprenditori, rappresentanti della politica e delle istituzioni in simbiosi con i capi di Cosa nostra[23]. Una visione che è stata considerata per parecchio tempo un’invenzione ideologica, un cascame del veteromarxismo, ma negli ultimi anni è stata utilizzata da chiunque si occupi di mafia, anche da magistrati, tanto da diventare un luogo comune e da indurre l’idea di una criminalizzazione generalizzata.

Non pretendo certamente un copyright dell’analisi sulla borghesia mafiosa, anzi ne ho ripetutamente indicato le fonti: le considerazioni di Leopoldo Franchetti sui “facinorosi della classe media” che esercitano “l’industria della violenza”[24] e dell’economista e politico Mario Mineo sulla borghesia capitalistico-mafiosa[25], ma gran parte se non quasi tutti coloro che usano questa espressione la danno per scontata e di fonte anonima[26].

 

4.Il Maxiprocesso, ovvero: trionfo e fine del pool antimafia

I documenti preparatori del maxiprocesso, la requisitoria della Procura e l’ordinanza-sentenza dell’Ufficio Istruzione, contenevano analisi e considerazioni che meritano particolare attenzione. La requisitoria della Procura parlava di “contiguità di determinati ambienti imprenditoriali e politici con Cosa nostra”; l’ordinanza-sentenza dell’Ufficio Istruzione riprendeva il termine usato dalla Procura e conteneva delle significative precisazioni, riguardanti gli “omicidi politici”:

Nella requisitoria del PM si fa riferimento alla “contiguità” […] ed indubbiamente questa contiguità sussiste anche se è stata scossa, ma non definitivamente superata, da tanti tragici eventi che hanno posto in luce il vero volto della mafia. Ma qui si parla di omicidi politici, di omicidi cioè in cui si è realizzata una singolare convergenza di interessi mafiosi ed oscuri interessi attinenti alla gestione della Cosa Pubblica; fatti che non possono non presupporre tutto un retroterra di segreti ed inquietanti collegamenti, che vanno ben al di là della mera contiguità e che debbono essere individuati e colpiti se si vuole veramente “voltare pagina”[27].

Non si tratta di una questione filologico-nominalistica: il termine “convergenza” implica rapporti organici, continuativi, si potrebbe dire: strutturali e sistemici, rispetto a una “contiguità” che porterebbe a pensare a relazioni episodiche e precarie. E quel “voltare pagina” aveva tutta l’aria di un’indicazione di tipo programmatico che andava oltre il perimetro segnato dal maxiprocesso.

La Corte d’assise nella sentenza di primo grado riprendeva le osservazioni dell’ordinanza dell’Ufficio Istruzione riguardanti gli omicidi politici:

È lecito supporre che per tali omicidi si sia verificata una singolare coincidenza, ovvero, cosa più probabile, una deliberata convergenza di interessi, rientranti tra le finalità terroristico-intimidatrici dell’organizzazione ed interessi connessi alla gestione delle “cosa pubblica”. Tale ultima ipotesi, se esatta, presuppone un intricato intreccio di segreti collegamenti tra i detentori delle rispettive leve di potere politico e mafioso, che vanno, certamente al di là della prospettata “contiguità”[28].

Si è giustamente osservato che il maxiprocesso segna uno spartiacque tra un’impunità regolarmente assicurata alla violenza mafiosa e una punibilità finalmente realizzata, che apre una nuova storia. Ma la punibilità riguarda l’ala militare di Cosa nostra e sono convinto che quel “voltare pagina” per taluni, direi per molti, ha assunto il significato di un “avvertimento”, e bisognava fare di tutto per evitare che si realizzasse. Ed è quello che è avvenuto, con lo scioglimento del pool antimafia successivo alla sentenza della Cassazione del gennaio del 1992, che confermava la validità dell’impianto che aveva dato l’Ufficio Istruzione, fondato sul cosiddetto “teorema Buscetta”, con la responsabilità collettiva della cupola mafiosa. Ma lì bisognava fermarsi e la pagina riguardante la convergenza tra mafia e politica non è stata “voltata”.

 

5. I problemi dell’antimafia

Nella cronologia ci sono riferimenti alla fondazione di associazioni, alla creazione di un coordinamento a cui segue una scissione, e non mancano polemiche, conflitti, come quello con Sciascia e con Falcone.

Più che episodi si possono considerare indici di una realtà che in larga parte è condizionata dall’emozione suscitata dalla delittuosità mafiosa, che troppo spesso è legata all’appartenenza a una precedente forma di associazionismo, e al confronto e al dialogo preferisce lo scontro. Con l’inevitabile conseguenza dell’irrigidimento identitario o dell’abbandono del campo.

È un problema che riguarda non solo l’associazionismo antimafia ma in genere i movimenti sociali che si sono sviluppati negli ultimi decenni. Ad essi ho dedicato uno studio che doveva fare da introduzione alla mia Storia del movimento antimafia ma è stato ampiamente ridotto per ragioni editoriali[29].

Il tema di fondo è la natura e il ruolo della società civile e hanno un peso decisivo le divergenze nell’analisi della mafia e nelle pratiche conseguenti. Forse l’esempio più significativo si può ritrovare all’interno delle vicende del maxiprocesso. Riguarda il ruolo delle parti civili. Nel processo si costituirono parti civili molti familiari delle vittime, quasi tutte “servitori dello Stato” con un ruolo istituzionale, e vennero raccolti dei fondi per affrontare le spese per gli onorari degli avvocati. Solo due donne del popolo, Michela Buscemi e Vita Rugnetta, familiari di vittime “comuni”, per la Buscemi due fratelli, per la Rugnetta il figlio, trovarono il coraggio di costituirsi parti civili e vennero escluse dall’assegnazione dei fondi. Il Centro Impastato e l’Associazione delle donne contro la mafia indissero una sottoscrizione, i cui fondi, su proposta degli avvocati, vennero consegnati alle due donne[30]. Due modi diversi di concepire l’antimafia: la sfida tra guardie e ladri o un problema che riguarda tutti i cittadini, il modo di intendere e vivere la partecipazione sociale e la tutela della democrazia?

Come abbiamo visto, Sciascia parlava di “professionisti dell’antimafia”, di recente ci sono stati casi che non rientrerebbero in questa categoria. Si potrebbe parlare di “parassiti dell’antimafia”. Mi riferisco al presidente della Camera di commercio di Palermo, Roberto Helg, in prima fila nelle manifestazioni antiracket, che ha chiesto una mazzetta a un commerciante per il rinnovo dell’autorizzazione all’uso di uno spazio nell’aeroporto di Palermo; ad Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia, vicepresidente e delegato per la legalità di Confindustria nazionale, che collezionava dossier per controllare e condizionare uomini di potere; alla giudice Silvana Saguto, che favoriva amministratori giudiziari dei beni confiscati, che accumulavamo emolumenti non preoccupandosi della gestione delle aziende, destinandole al fallimento[31]

 

6. Chiesa e mondo cattolico

 Le omelie del cardinale Pappalardo, i preti che organizzano la marcia antimafia Bagheria-Casteldaccia, sono certamente segnali significativi di una presa di coscienza del fenomeno mafioso da parte della Chiesa cattolica, almeno di alcuni rappresentanti di essa, al vertice o nel clero.

Ciò è avvenuto, non senza problemi. Come abbiamo visto, il cardinale Pappalardo a un certo punto ha dovuto prendere atto che le sue denunce destavano preoccupazioni che l’hanno costretto a dichiarare “non sono un cardinale antimafia”. Il papa Giovanni Paolo II durante una visita a Palermo tralascia di leggere le pagine del suo discorso sulla mafia, ma il 9 maggio del 1993 nella Valle dei templi di Agrigento rivolgerà un duro monito ai mafiosi: “Convertitevi. Un giorno verrà il giudizio di Dio e dovrete rendere conto delle vostre malefatte”[32].

Don Francesco Michele Stabile, protagonista di iniziative antimafia e storico della Chiesa, ha fornito un quadro dei problemi interni al mondo ecclesiastico[33]. L’interesse della Chiesa al fenomeno della mafia comincerebbe già a partire dal 1973, con i vescovi siciliani che, sotto la guida dell’arcivescovo Salvatore Pappalardo, e nel clima segnato dal Concilio ecumenico Vaticano II, svoltosi tra il 1962 e il 1965, denunciavano la mafia come un male che affiggeva la realtà siciliana, ma l’apertura dei vescovi era condizionata da un concezione ecclesiologica gerarchica e da un rapporto con la politica dominato dal partito cattolico, la Democrazia cristiana. Successivamente sarà il giovane clero a prendere la parola con un documento in preparazione del convegno “Evangelizzazione e promozione umana”, in cui si analizzava il fenomeno mafioso:

La mafia come teoria e prassi del potere-dominio, male antico e nuovo che sopravvive per le molteplici alleanze e compromessi con il potere politico, con i suoi delitti, i suoi miti, i suoi culti, i suoi sempre rinnovati camuffamenti è un costume che il cristiano deve denunziare e condannare[34].

Il documento però non fu approvato; a dire di Stabile, uno degli estensori, prevalse la tesi della “non opportunità”[35].

La parola del cardinale Pappalardo segnava certamente una netta presa di distanza rispetto a posizioni come quelle del cardinale Ernesto Ruffini, che aveva risposto in modo risentito alla lettera del sostituto della Segreteria di Stato del papa Paolo VI, Angelo Dell’Acqua, in cui si richiamava un manifesto fatto affiggere dal pastore evangelico Pietro Valdo Panascia dopo la strage di Ciaculli, che si concludeva con un NON UCCIDERE, e si poneva il problema della “dissociazione della mentalità della cosiddetta ‘mafia’ da quella religiosa”. Per Ruffini non c’era nessuna associazione del genere, la mafia era delinquenza comune e un’invenzione dei comunisti. E polemizzava con il pastore Panascia, che aveva fatto delle osservazioni su una lettera pastorale in cui il cardinale indicava come soluzioni la cessazione delle fughe matrimoniali e il battesimo dei bambini subito dopo la nascita, ed etichettava come denigratori della Sicilia il sociologo e animatore sociale Danilo Dolci e il romanzo Il Gattopardo[36].

Il cardinale Pappalardo non si era limitato alle omelie nei funerali di vittime come quello per Mattarella, aveva indetto per la festa di Cristo Re, il 31 ottobre del ’91, una messa dedicata a tutte le vittime di mafia, impropriamente definita “messa antimafia”; era il segno che qualcosa stava cambiando, ma successivamente la lettera al cardinale di un parroco di uno dei paesi più tormentati dai delitti di mafia, in cui proponeva di convocare i parroci delle zone più interessate per programmare una linea pastorale d’insieme, non aveva avuto un seguito adeguato: all’incontro c’erano solo un vicario episcopale e due parroci. Per la marcia Bagheria-Casteldaccia del 26 febbraio del 1983, di cui Stabile era uno degli organizzatori, invece c’era stato un documento unitario e si era avuta una grande partecipazione. Sembrava che ormai si fosse aperta la strada per un ruolo collettivo della Chiesa siciliana, e invece la venuta del papa nel novembre dell’82 segnò paradossalmente “l’inizio del silenzio”: nel discorso distribuito alla stampa, la mancata lettura dei brani dedicati alla mafia non poteva essere stata “per motivi di tempo”[37]. Avrebbe preso piede la “paura della strumentalizzazione”, in particolare per i risvolti sul piano politico, e non riguardava solo la Sicilia, ma era avvertita anche da “ambienti vaticani, preoccupati che a Palermo potesse saltare l’assetto politico tradizionale”[38].

E a proposito del ruolo politico, esemplare quello che è accaduto al gruppo di Città per l’uomo che aveva presentato proprie liste nelle elezioni comunali del 1985, con l’immediata presa di distanza dal movimento che non aveva cercato appoggio nella curia, che per molti anni aveva appoggiato esplicitamente la Dc[39].

La strumentalizzazione non riguardava solo il terreno politico ma più ampiamente il campo culturale e teologico. Le definizioni della mafia come “peccato sociale” e “struttura di peccato”, rimasero delle “bucce vuote” per la loro affinità con la “teologia della liberazione”, di estrazione latino-americana, aperta ad analisi e soluzioni marxisteggianti[40].

L’esempio più significativo di un’antimafia non esibita ma praticata quotidianamente rimane Don Pino Puglisi che contrastava la “mafiosità diffusa”, un comportamento dominato dall’arroganza, prepotenza e violenza, con le proposte di soluzione dei problemi del quartiere, la creazione di scuole e di servizi sociali, la costruzione di spazi e pratiche comunitari, per sottrarre i ragazzi alla mafia. I capimafia di Brancaccio, storica roccaforte mafiosa, capirono la pericolosità per la perpetuazione del loro dominio, di un parroco che operava fuori dagli schemi, e il 15 settembre del 1993 Puglisi veniva colpito a morte da sicari di Cosa nostra. È stato beatificato con la motivazione che il delitto è stato compiuto per odium fidei, ma i Graviano, mandanti dell’assassinio, non credo che si interessassero molto di temi religiosi[41]. Il tema dell’odium fidei mi pare che ritorni nella beatificazione del giudice Rosario Livatino, elevato agli altari in quanto “martire della giustizia e della fede”[42].

 

7.Le stragi del ’92 e del ’93, la trattativa, il depistaggio e via D’Amelio: solo “Mafia e appalti”?

 Dal 1992 al 1994 lo stragismo, che potremmo definire “terroristico-mafioso”, per le modalità in cui si è svolto e per l’ipotizzabile complessità delle responsabilità, ha sconvolto l’Italia. Il 23 maggio del 1992 la strage di Capaci, il 19 luglio la strage di via D’Amelio, il 27 maggio del 1993 a Firenze la strage dei Georgofili, il 27 luglio la strage di Milano, il 23 gennaio del 1994 un attentato fallito allo Stadio Olimpico di Roma. Sono episodi isolati o sono il frutto di una strategia?

Per Falcone e Borsellino le motivazioni possono essere state la vendetta per l’esito del maxiprocesso e la prevenzione per quello che avrebbero continuato a fare. Solo questo? E le stragi di Firenze e di Milano avrebbero mirato a spostare l’attenzione da Palermo, e sarebbero state l’espressione di un delirio di onnipotenza criminale, o sarebbero state le tappe di un disegno eversivo che chiude un’epoca e ne apre un’altra? E la trattativa, che ha polarizzato l’attenzione per molti anni, aveva al centro l’accoglimento delle richieste della mafia contenute nel famoso “papello”[43] o s’inseriva in un contesto che preparava un nuovo assetto politico? A reggere le fila del negoziato prima ci sarebbe stato Vito Ciancimino, dopo Marcello dell’Utri, condannato per concorso esterno, e Dell’Utri è uno dei fondatori di Forza Italia, la cui vittoria nel 1994 porterà a capo del governo Silvio Berlusconi, affiancato dalle destre, con lo sdoganamento dei neofascisti, ribattezzati Fratelli d’Italia, con la fiamma mussoliniana a segnare un’eredità non smentita, anzi esibita, e con quel simbolo andranno al governo.

La trattativa è una vicenda esemplare dell’italica giustizia. Tre processi e tre giudizi diversi: nel processo di primo grado la trattativa c’è stata, sotto forma di attacco a corpo dello Stato, è un reato e gli imputati vengono condannati; in appello: la trattativa c’è stata ma non è un reato, era dettata da una ragion di stato: mettere fine alle stragi, e gli imputati sono assolti; in Cassazione: tutti assolti per non aver commesso il fatto[44].

Nel processo in corso al tribunale di Caltanissetta e nelle audizioni alla Commissione parlamentare antimafia si sta recitandolo lo stesso copione: la strage di Via D’Amelio sarebbe un caso unico, non ci sarebbero connessioni con le altre stragi, non ci sarebbe un filo che leghi le stragi in una strategia complessiva che coinvolga soggetti esterni. Per la strage, che ha visto andare in scena uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana[45], con il questore La Barbera che ha inventato il falso pentito Scarantino, la condanna di personaggi estranei alla strage, le rivelazioni di Spatuzza e i processi e le condanne di nuovi soggetti, la motivazione sarebbe da cercare nel dossier “Mafia e appalti”, che i magistrati della Procura di Palermo avrebbero insabbiato[46]. Lo scenario è completamente mutato: gli accusati diventano accusatori e gli accusatori diventano imputati, con un fine ben preciso: espellere Scarpinato e De Raho dalla Commissione parlamentare e chiamare in causa i procuratori e sostituti procuratori del tempo: Natoli, Pignatone, lo stesso Scarpinato, come favoreggiatori di Cosa nostra!

Il regista di questa operazione è l’ex colonnello Mario Mori, che sta prendendo la rivincita per tutte le incriminazioni che avrebbe subìto nel corso del tempo: la mancata ispezione del covo di Riina, tradendo la fiducia del procuratore Caselli, con processi che sono finiti con l’assoluzione. È stato assolto anche per l’accusa di non aver arrestato Provenzano, seguendo le indicazioni del mafioso Luigi Ilardo, ucciso perché qualcuno informò i mafiosi della sua collaborazione. Assolto anche nel processo per la trattativa tra mafia e Stato.

Gli attori sono i magistrati di Caltanissetta e l’avvocato dei figli di Borsellino; l’unico ad opporsi è Salvatore, il fratello minore, fondatore delle “Agende rosse”, che mette al centro l’agenda sparita che conterrebbe gli appunti segreti, le piste che Paolo seguiva per rendere giustizia all’amico e collega Giovanni Falcone. A questo alludeva nel discorso a Casa professa del 25 giugno1992, precisando che ne avrebbe parlato dettagliatamente con l’autorità giudiziaria. Più credibilmente, la fretta deriverebbe dal pericolo che Borsellino riferisse tutto quello che aveva scoperto.

Borsellino avrebbe detto alla moglie che sarà ucciso dalla mafia, ma a volere la sua morte saranno altri. Chi possono essere questi “altri”? L’amico che l’ha tradito, come accenna genericamente ai sostituti procuratori Russo e Camassa; Subranni che ha scoperto che è “punciuto”; il procuratore Giammanco che lo esclude dalle indagini su Palermo, ma poi, la mattina presto del 19 luglio 1992, poco ore prima del massacro, gli comunica che gli concede di occuparsene e conclude la conversazione con un “E così si chiude la partita”, a cui Borsellino replica: “E no, la partita invece comincia adesso!”[47]; lo stesso Giammanco che non lo ha avvertito che è arrivato l’esplosivo per ucciderlo e a cui ha rivolto un rimprovero che mostra tutto il suo disprezzo per un “capo” indegno di esserlo?

E ora Mori cerca di prendersi la rivincita e trova consensi e approvazioni. Rilascia dichiarazioni del genere: “Comincio a divertirmi io: mi sto curando, faccio ogni giorno quattro o cinque chilometri a piedi, cerco di non ingrassare perché li devo veder morire tutti. Lo dico con trasporto, con odio. Io ero il nemico necessario a questo circo mediatico giudiziario e politico”[48]. Dall’altra parte si cerca di controbattere con documenti che vanno oltre la causale “Mafia e appalti”. Scarpinato nella conferenza stampa del 31 ottobre 2024 ha annunciato di aver depositato presso la Commissione antimafia una memoria di 57 pagine in cui ricostruisce il quadro delle interazioni e delle complicità che riguardano in particolare massoni, neofascisti, servizi segreti, protagonisti di un disegno eversivo: la liquidazione del vecchio quadro del potere, per approdare alla vittoria di Berlusconi.

 

8. La Mafia nel contesto attuale

Con la cattura e la morte di Matteo Messina Denaro (16 gennaio, 25 settembre 2023) si è chiusa un’epoca, quella segnata dai corleonesi, già ridimensionata da Bernardo Provenzano con il freno all’uso della violenza interna ed esterna. Quanto alla violenza esterna, soprattutto con finalità politiche, l’abbiamo già detto: con l’implosione dell’URSS, l’archiviazione del Partito comunista e l’affievolirsi dell’opposizione, è crollato il ruolo storico della violenza mafiosa, compartecipe-fiancheggiatrice o supplente della violenza istituzionale nei confronti di soggetti che costituivano un pericolo per l’ordine atlantico.

Negli ultimi anni sono tornate le guerre, in Europa con il conflitto Russia-Ucraina, che potrebbe portare all’uso di armi nucleari, e nel Medio Oriente, con l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e il genocidio dei palestinesi[49]. In un contesto che, dopo l’indigestione di globalizzazione[50], vede il proliferare dei nazionalismi, con in testa gli Stati Uniti di Trump, con il progetto MAGA (Make America Great Again) e pratiche disumane, come la deportazione degli immigrati, indotte dal razzismo. La guerra commerciale, che impone dazi per stroncare le economie di altri paesi, è una forma gigantesca di estorsione praticata da un personaggio che, una volta eletto, si ritiene libero da qualsiasi vincolo e controllo. Con la presidenza di Trump e con il governo presieduto da Netanyahu, siamo in presenza di forme di “Stato-mafia”, uno Stato che, a somiglianza della mafia, non viola il diritto, ma lo nega[51]. Ma la stessa cosa si può dire per Putin, che non esita a ricorrere all’omicidio per eliminare giornalisti e oppositori[52]. E l’Europa, che si è vista abbandonata dagli Stati Uniti, riscrive i bilanci degli Stati-membri con l’incremento delle spese militari, a scapito delle spese per i servizi sociali, in previsione di una eventuale invasione da parte della Russia.

Si pone un problema di fondo che si può definire: crisi di civiltà, con il tramonto del diritto e la paralisi delle Nazioni Unite. È il riflesso di un contesto economico-sociale dominato dal tecno-capitalismo, con il consumo delle risorse (“estrattivismo”), la competitività come fondamento delle relazioni umane, per cui non può non vincere il più forte, l’accentramento della ricchezza e l’impoverimento e l’emarginazione di gran parte della popolazione mondiale: siamo più di 8 miliardi, e l’1% possiede quanto il 43% della popolazione mondiale[53]. L’uomo più ricco del mondo, Elon Musk, con le sue impudenti sceneggiate, può essere indicato come l’icona del terzo millennio!

Il quadro attuale in Italia vede una crisi della democrazia rappresentativa, con il dimezzamento degli elettori, il rafforzamento dell’esecutivo con il progetto del premierato, la riforma e la paralizzazione della giustizia, oggetto di attacchi quotidiani, perché non si attiene alla legislazione in vigore, e la divisione delle carriere tra inquirenti e giudicanti potrebbe tradursi in un ruolo delle procure subalterno al potere ministeriale. In nome di un iperpenalismo, si introducono nuovi reati, si criminalizza pure la protesta nonviolenta esercitata dentro il carcere, un inferno in cui proliferano i suicidi: 55 da gennaio di quest’anno. Le forme sempre più diffuse di lavoro nero, precario e non tutelato, moltiplicano le morti sul luogo di lavoro: 705 da gennaio a oggi (settembre del 2025). Per quanto riguarda la lotta alla mafia, si riducono i tempi delle intercettazioni, che si sono rivelate indispensabili nelle indagini degli ultimi decenni.

Cosa può fare ed essere la mafia in questo contesto? Si è parlato di una mafia ipermoderna, volta a sfruttare le convenienze offerte dalla digitalizzazione, che compete con i suoi mezzi, in primo luogo con l’accumulazione illegale, e avrebbe archiviato la violenza e scelto la corruzione[54]. A mio avviso potrebbe esserci una convivenza tra postmoderno e tradizione.

Per quanto riguarda Cosa nostra, sul terreno organizzativo il continuo monitoraggio da parte delle forze dell’ordine ha impedito la ricostituzione del vertice (la cupola) e le varie famiglie operano con una certa autonomia o costituiscono legami per svolgere attività comuni. Ma ci sono problemi e frizioni tra vecchi e nuovi boss o criminali emergenti che cercano di farsi largo nella gestione degli affari[55]. C‘è stato un ritorno al traffico di droghe, con un ruolo subalterno rispetto alla ‘’ndrangheta”. La droga più diffusa è il crack, un derivato della cocaina; si produce anche in casa (spesso le produttrici sono le madri in presenza dei bambini) e costa poco, ma causa una forte dipendenza e ci sono stati dei morti[56]. Le estorsioni ci sono sempre ma c’è una flessione delle denunce: pagare una certa somma conviene perché opera un do ut des: il mafioso “condominiale o rionale” risolve problemi, facilita relazioni. L’illegalità è una forma di sopravvivenza in mancanza di un’economia legale e di una cultura civica e democratica: non riescono a formarla la famiglia, la scuola, la parrocchia. Per affrontare il problema della tossicodipendenza è stata proposta da soggetti della società civile una legge regionale, che è stata approvata; il problema è attuarla[57]. Per sottrarre i minori alle famiglie mafiose, si propone di riprendere l’esperienza di “Liberi di scegliere”, sperimentata in Calabria. Un tema delicato e certo non privo di difficoltà[58].

L’aspetto più inquietante, soprattutto nelle grandi città come Palermo, riguarda la condizione giovanile: lo stupro di gruppo del 7 luglio 2024, attuato da sette ragazzi, tra cui un minorenne; la sparatoria a Monreale, nella notte tra il 26 e il 27 aprile del 2025, con l’uccisione di tre giovani ad opera di un gruppo formato da giovani del quartiere Zen, sono i fatti più noti, ma scontri, aggressioni, danneggiamenti, furti, rapine, sono cronaca quotidiana.

C’è un vuoto nel controllo del territorio e si possono formulare due ipotesi: il territorio non lo controllano né lo Stato, se non in forme precarie e inadeguate, né la mafia, e si aprono spazi per il formarsi di gruppi più o meno strutturati, come le baby gang: giovanissimi per i quali la violenza è un modo d’essere, trovano facilmente le armi, lottano per la supremazia, conquistando porzioni di territorio. Oppure siamo in presenza di una strategia mafiosa: si dà campo libero a gruppi di malavitosi, più o meno raccordati con le famiglie mafiose, per mostrare che senza la mafia, soggetta a continui controlli, non c’è il governo della criminalità. Una forma di ricatto che mira a un allentamento della repressione. Per uscire da questo marasma sociale occorre una politica di grande respiro, con la creazione di servizi, spazi comunitari cogestiti dagli abitanti dei quartieri, scuole a tempo pieno. Un progetto alternativo di società che, nonostante il prodigarsi di gruppi della società civile, non si riesce a definire. Preliminare indispensabile dovrebbe essere una ricerca sulla città che individui priorità, modalità, soggetti e risorse, ma occorre una decisa volontà politica, che non si limiti al rattoppo del quotidiano. La proposta del Centro Impastato “Sapere Palermo” è rimasta sulla carta. E il volume La città spugna, che voleva fare da prologo alla ricerca, è del 1990.

 Vorrei finire riprendendo un riferimento a Vincenzo Agostino. Come ricordavo, la condanna di Antonino Madonia come esecutore del delitto è stata annullata e bisogna fare un nuovo processo, ma il processo per l’assassinio della moglie di Nino, Ida Castelluccio, non si farà per effetto della prescrizione: lei non era la vittima designata! Si trovava accanto al marito per caso? Ma lei avrebbe gridato ai killer: “Io vi conosco!”. Si è portati a pensare: lasciandoci, Vincenzo e la moglie Agostina Schiera non hanno vissuto quest’altra delusione…

 

Note

[1] In G. Lo Bianco, S. Rizza, Ombre nere. Il delitto Mattarella tra mafia, neofascisti e P2, Rizzoli, Milano 2018, p. 62.

[2] Ivi, p. 77.

[3] Gli atti del convegno in Magistratura Democratica, Mafia e Istituzioni, Casa del libro, Reggio Calabria 1981.

[4] Atti del convegno in Autori Vari, Ricomposizione del blocco dominante, lotte contadine e politiche delle sinistre in Sicilia (1943-1947), Cooperativa editoriale Cento fiori, Palermo1977. Sulla storia del Centro: U. Santino, A. Puglisi con S. Proniewicz, La memoria e il progetto. Dal Centro Impastato al No mafia Memorial, Di Girolamo, Trapani 2020.

[5] Gli Atti del convegno in S. Di Bella, a cura di, Mafia e potere. Società civile, organizzazione mafiosa ed esercizio dei poteri nel Mezzogiorno contemporaneo, Rubbettino, Soveria Mannelli 1983. Tre volumi.

[6] P. Mondani, A. Sorrentino, Chi ha ucciso Pio La Torre? Omicidio di mafia o politico? La verità sulla morte del più importante dirigente comunista assassinato in Italia, Castelvecchi RX, Roma 2012, pp. 22 s.

[7] Tribunale di Palermo, Ufficio Istruzione processi penali, Sentenza Spatola + 119, Palermo 1982.

[8] In S. Lodato, Cinquant’anni di mafia. Storia di una guerra infinita, Bur, Milano 2024, pp. 136 s.

[9] In Sentenza Spatola + 119, p. 70.

[10] Tribunale civile e penale di Palermo, Sezione 1a, Sentenza contro Spatola Rosario + 74, Palermo 1983.

[11] Cfr. Cocipa, N. Rocca, U. Santino, a cura di, Le tasche di Palermo. I bilanci del Comune dal 1986 al 1991, Centro Impastato, Palermo 1992. L’analisi sottolineava le novità ma anche le continuità, come le politiche assistenziali che favorivano gli enti religiosi e sul terreno degli appalti, in cui dietro nuove sigle operavano personaggi ben conosciuti. Questo atteggiamento, libero da appartenenze e con venature critiche, non si addiceva al clima che si era creato attorno alla figura del sindaco e nacquero contrasti, in particolare con il nuovo Coordinamento antimafia, legatissimo a Orlando, che nel gennaio del 1990 sarà costretto a dimettersi per le lacerazioni nel partito democristiano e lo scontro con gli andreottiani. Alle elezioni amministrative del maggio del ’90, non accogliendo la proposta di fare da capolista di una lista delle sinistre, come capolista della DC Orlando raccoglierà 70 mila voti e il partito otterrà 42 seggi, la maggioranza assoluta, ma verrà eletto sindaco il democristiano su posizioni moderate Domenico Lo Vasco. Nel 1991 Orlando lascerà la DC e fonderà la Rete, una formazione trasversale, che raccoglieva personalità che mettevano al centro la lotta alla mafia. Sarà di nuovo sindaco più volte e attualmente è deputato al Parlamento europeo.

[12] In Tribunale di Palermo, Sentenza Spatola + 119, cit., p. 811.

[13] Cfr. P. Calderoni, L’avventura di un uomo tranquillo. Storia vera di Pietro Nava, supertestimone di un delitto di mafia, Rizzoli, Milano 1995; P. Nava con L. Bonini, S. Scaccabarozzi e P. Valsecchi, Io sono nessuno. Da quando sono diventato il testimone di giustizia del caso Livatino, Rizzoli, Milano 2020.

[14] Cfr. G. Chinnici, U. Santino, G. La Fiura, U. Adragna, Gabbie vuote. Processi per omicidio a Palermo dal 1983 al maxiprocesso, Franco Angeli, Milano 1992.

[15] Cfr. Giovanna Cucè, Nadia Furnari, Graziella Proto, Io sono Rita. Rita Atria: la sesta vittima di via D’Amelio, Marotta & Cafiero, Napoli 2022.

[16] In G. Lo Bianco, S. Rizza, Ombre nere. Il delitto Mattarella…, cit., p. 127.

[17] Ivi, p. 145. D’Ambrosio parla di “potenziale nemico dell’antisistema”, ma Mattarella, con la sua attività e le sue intenzioni, sarebbe stato, più verosimilmente, un potenziale nemico del sistema in atto.

[18] Cfr. G. Burgio, Pio La Torre. Palermo, la Sicilia, il Pci, la mafia, Centro Pio La Torre, Palermo 2008.

[19] P. Mondani, A. Sorrentino, Chi ha ucciso Pio La Torre? Cit., p. 41.

[20] Cfr. N. dalla Chiesa, Delitto imperfetto. Il generale, la mafia, la società italiana, “Corriere della sera”, Milano 2019; ed. or. 1984.

[21] G. Pitrè, La mafia e l’omertà, in Usi, costumi e pregiudizi del popolo siciliano, vol. II, “Il Vespro”, Palermo, 1978, p. 292; ed. or. 1887-88.

[22] Le relazioni del questore Ermanno Sangiorgi, in S. Lupo, a cura di, Il tenebroso sodalizio. Il primo rapporto di polizia sulla mafia siciliana, Edizioni XL, Roma 2011. L’edizione integrale, compresi gli allegati, in U. Santino, La mafia dimenticata. La criminalità organizzata in Sicilia dall’Unità d’Italia ai primi del Novecento. Le inchieste, i processi. Un documento storico, Editore Melampo, Milano 2017.

[23] Cfr. U. Santino, La borghesia mafiosa. Le relazioni di Cosa nostra, Di Girolamo, Trapani 2023; ed. or. 1994.

[24] Cfr. L. Franchetti, Condizioni politiche e amministrative della Sicilia, Donzelli, Roma 1993; ed. or. La Sicilia nel 1876, per Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, Tip. Barbera, Firenze 1877.

[25] Cfr. M. Mineo, Scritti sulla Sicilia, Flaccovio, Palermo 1995.

[26] Sono grato al procuratore capo del Tribunale di Palermo, Maurizio De Lucia che, dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro, il 16 gennaio del 2023, ha usato questa espressione indicandone la… paternità.

[27] G. Chinnici, U. Santino e altri, Gabbie vuote, cit., p. 115.

[28] Ivi, p. 113.

[29] Cfr. U. Santino, Storia del movimento antimafia. Dalla lotta di classe all’impegno civile, Editori Riuniti University Press, Roma 2009. Idem, Movimenti sociali e movimento antimafia, in “Città d’utopia”, maggio 2000, n. 29, pp. 11-18.

[30] Cfr. A. Puglisi, Sole contro la mafia, La Luna, Palermo 1990.

[31] Cfr. Roberto Helg, arrestato per estorsione il presidente della Camera di commercio di Palermo, “il Fatto quotidiano”, 3 marzo 2015. Su Antonello Montante: A. Bolzoni, Il padrino dell’antimafia. Una cronaca italiana sul potere infetto, Zolfo editore, Milano 2019. Su Silvana Saguto: S. Vitale, In nome dell’antimafia. Cronache di Telejato. Misure di prevenzione e gestione di beni confiscati, IOD edizioni, 2021; L. Luca, La notte dell’antimafia. Una storia italiana di potere, corruzione e giustizia negata, Compagnia editoriale Aliberti, Reggio Emilia 2024.

[32] Cfr. U. Santino, Storia del movimento antimafia, cit., p. 392.

[33] Cfr. F.M. Stabile, Chiesa e mafia in U. Santino, a cura di, L’antimafia difficile, Centro Impastato, Palermo 1989, pp. 103-127.

[34] Ivi, p.109.

[35] Ivi, p. 110.

[36] Cfr. U. Santino, Storia del movimento antimafia, cit., pp. 286-294.

[37] F.M. Stabile, op. cit., pp. 117-119.

[38] Ivi, p. 119.

[39] Ivi, p. 120.

[40] Cfr. U. Santino, Dalla mafia alle mafie. Scienze sociali e crimine organizzato, Rubbettino, Soveria Mannelli 2006, pp. 232-236.

[41] Sulla mafiosità: L. Cerrito, Padre nostro e mafiosità. Proposta di catechesi per un itinerario di conversione cominciando da ciascuno di noi, CSA Editrice, Palermo 2023, prima ed. 1993. Nel libro il Padre nostro viene messo a confronto con U Patri nostru ru picciottu, rivolto al padrino, un testo di padre Puglisi. Sulla sua attività mi limito a segnalare: B. Stancanelli, A testa alta. Don Giuseppe Puglisi: storia di un eroe solitario, Einaudi, Torino 2003; F. Deliziosi, Don Puglisi. Vita del prete palermitano ucciso dalla mafia, Mondadori, Milano 2005.

[42] Cfr. V. Bertolone, Rosario Livatino. Agende non scritte, Rubbettino, Soveria Mannelli 2021.

[43] Cfr. U. Santino, Don Vito a Gomorra. Mafia e antimafia, tra papelli, pizzini e bestseller, Editori Riuniti University Press, Roma 2011.

[44] Cfr. M. Lillo, M. Travaglio, Padrini fondatori. La sentenza sulla trattativa Stato-mafia che battezzò nel sangue la Seconda Repubblica, Paper First by il Fatto Quotidiano, Roma 2018; N. Di Matteo, S. Lodato, Il colpo di spugna. Trattativa Stato-Mafia. Il processo che non si doveva fare, Fuori Scena, Milano 2024; S. Baudino, H. Koenig, StatoMafia. La guerra dei trent’anni, Paper First, Roma 2025.

[45] Cfr. G. Lo Bianco, S. Rizza, DepiStato. Il mistero di via D’Amelio: tutti i buchi neri della strage nella più clamorosa falsificazione della Repubblica, Chiarelettere, Milano 2019.

[46] Cfr. M. Mori, G. De Donno, La verità sul dossier Mafia-Appalti, Piemme, Milano 2023; L’altra verità, Piemme, Milano 2024.

[47] In A. Ingroia con M. Giletti, Traditi. Le mie verità sui misteri di Palermo e sulla magistratura, Piemme, Milano 2025, p. 77.

[48] In A. Bolzoni, Immortali. Perché la mafia è tornata com’era prima di Giovanni Falcone, Fuori di scena, Milano 2025, pp. 149 s.

[49] In realtà non si tratta di una guerra, in cui si fronteggiano due eserciti. Da una parte c’è un esercito con armamenti potenti e sofisticati, dall’altra un gruppo considerato terrorista e l’intera popolazione civile, compresi i bambini. La definizione di “genocidio” ricalca il testo della Convenzione delle Nazioni Unite, approvata nel dicembre 1948: “per genocidio si intende ciascuno degli atti commessi con l’intenzione di distruggere in tutto o in parte, un gruppo nazionale etnico, razziale o religioso, con l’uccisione dei membri del gruppo, lesioni gravi all’integrità fisica o mentale dei membri del gruppo, con il sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocarne la sua distruzione fisica, totale o parziale”. Il 29 dicembre del 2023 lo Stato del Sud Africa ha denunciato Israele alla Corte Internazionale di Giustizia (GIG) “per violazione degli obblighi derivanti dalla convenzione del 1948, per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio” e la Corte ha ordinato “l’adozione di misure cautelari, essendo reale e imminente il rischio di un pregiudizio irreparabile”, ha sottolineato l’obbligo delle parti di rispettare il diritto internazionale umanitario e ha chiesto la liberazione incondizionata degli ostaggi catturati da Hamas.

[50] Cfr. U. Santino, Mafie e globalizzazione, Di Girolamo, Trapani 2007.

[51] Per Trump e i trumpiani bisogna aggiungere che negano pure la scienza, l’uso dei vaccini (no vax) e i mutamenti climatici causati dalle attività umane. Sul ruolo di tali attività e del capitalismo nella fase attuale cfr. J.W. Moore, Atropocene o Capitalocene? Scenari di ecologia-mondo nell’era della crisi planetaria, Ombre corte, Verona 2017.

[52] Secondo un’inchiesta della Federazione internazionale dei giornalisti, i giornalisti uccisi o scomparsi in Russia dal 1992 al 2024 sarebbero centinaia. La morte in carcere dell’oppositore Aleksey Navalny, il 16 febbraio del 2024, sarebbe dovuta ad avvelenamento.

[53] Dati dell’OXFAM (Oxford Committee for Famine Relief).

[54] Cfr. U. Santino, Mafie e droghe tra continuità e trasformazione in U. Santino e altri, Mafia&Droga. Lo stato delle cose. Rapporto 2004, Mediter Italia Edizioni, Palermo 2024, pp. 7-28.

[55] Un esempio: il 26 febbraio del 2024, al quartiere Sperone, storica roccaforte mafiosa, viene assassinato Giancarlo Romano, boss emergente, e ferito Alessio Caruso, suo braccio destro; i delitti potrebbero essere legati alla gestione del traffico di droga e delle scommesse clandestine. Sono stati indagati alcuni rappresentanti della famiglia Mira, che si sarebbero rifiutati di accogliere la richiesta di Caruso di “riscuotere” una parte dei ricavi delle scommesse.

[56] Il 5 dicembre del 2020 è morta Noemi Ocello, il 15 settembre 2022 Giulio Zavatteri e il 5 dicembre 2022 Diego Mancuso.

[57] Il testo del disegno di legge in Mafia&Droga, cit., C. Bartoli, a cura di, Dalla Dipendenza all’Interdipendenza, pp. 149-184.

[58] Cfr. R. Di Bella con M. Zapelli, Liberi di scegliere. La battaglia di un giudice minorile per liberare i ragazzi della ’ndrangheta, Rizzoli, Milano 2019. A Palermo la procuratrice dei minori Claudia Caramanna è stata minacciata più volte: “non deve occuparsi dei figli degli altri”.

Sostienici

Sostieni il CSD

Dona il tuo 5×1000 a sostegno delle nostre attività CF: 02446520823