Augusto Cavadi

Se fossi Bush

Se fossi Bush, chiederei a Bin Laden un appuntamento a Pechino. Sotto la garanzia del governo cinese, mi presenterei da solo (l’interlocutore arabo parla benissimo l’inglese, a quanto risulta) e con soli due libri in mano: il Corano e la Bibbia.
Gli direi: “Da almeno cinque secoli la maggior parte di noi cristiani occidentali contraddiciamo la nostra fede invadendo, sterminando, occupando e sfruttando. Da oggi io eserciterò tutta la mia influenza politica affinché ciò non accada più: anzi, come Zaccheo, prometto di restituire ciò ho tolto ai poveri della terra e di ristabilire condizioni di equità nei rapporti economici e sociali internazionali. Anche tra voi islamici non sono mancati gesti di intolleranza, azioni feroci, resistenze caparbie: l’11 settembre avete toccato l’apice dell’odio e dell’incoerenza rispetto ai principi di pace insegnati nel Corano. Che dobbiamo fare adesso? Trasformare il pianeta in una sola grande Palestina dove il terrorismo israeliano ed il terrorismo degli estremisti arabi si aizzano e si rinfocolano a vicenda in una dialettica infernale che può solo moltiplicare esponenzialmente le vittime da entrambi i fronti? Oppure rimettere all’assemblea delle Nazioni Unite, finalmente attrezzata di tutti i titoli giuridici e gli strumenti operativi necessari, di guidare la ricostruzione di un ordine mondiale che non sia il travestimento illusorio di un disordine costituito?”.
Così farei e così direi se fossi Bush. Ma siccome io sono io e Bush è Bush, le cose andranno diversamente. L’Impero del dollaro e dello scudo stellare, del petrolio e dell’energia nucleare, dei prodotti telematici fabbricati dall’uomo e dei prodotti agricoli geneticamente modificati dall’uomo – in una parola: l’Impero del Bene – risponderà alla nuova Pearl Harbour con una nuova Hiroshima, provocando nuovi Viet-Nam, nuovi Afghanistan, nuovi Kuwait… e l’umanità rimpiangerà con nostalgia gli anni felici, come il 2001, in cui morivano “solo” cinquanta terroristi suicidi, trentamila americani inermi e qualche milione di persone cui, per disguidi tecnici, non arrivavano in tempo cibo, acqua e medicine.