Conferenza stampa sull’incendio alla Pizzeria Impastato

Il 29 dicembre 2011 presso la sede del Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo si è tenuta la conferenza stampa relativa alla presentazione della perizia di parte riguardo l’incendio verificatosi la notte tra l’8 e il 9 dicembre scorso nei locali della Pizzeria Impastato. Hanno parlato il dott. Francesco Agrò, perito di parte, Giovanni Impastato, Umberto Santino, presidente del Centro Impastato di Palermo e Vincenzo Gervasi, avvocato di parte che ha seguito i processi per l’omicidio di Peppino, alla presenza di numerosi giornalisti di testate locali e nazionali. Dalle loro esposizioni è emerso con chiarezza quanto documentato nella perizia tecnica che attesta come l’incendio sia stato appiccato intenzionalmente da autori che restano ancora ignoti.

Giovanni Impastato ha ripercorso nel suo racconto i fatti accaduti negli ultimi 4 mesi, nei quali si sono succeduti 3 incendi che hanno interessato dapprima zone attigue alla pizzeria mentre l’ultimo si è sviluppato proprio al suo interno. Il primo è avvenuto il 5 settembre 2011, mentre erano in preparazione un’iniziativa sui migranti e la presentazione del libro di Umberto Santino “Don Vito a Gomorra”; il secondo ha invece interessato un furgone appartenuto a Salvatore Rugnetta (arrestato lo scorso 15 novembre perché ritenuto vicino agli ambienti mafiosi e coinvolto in un traffico di droga), che era stato sequestrato e tenuto parcheggiato nei pressi della pizzeria. Il terzo è stato quello scoppiato la notte dell’8 dicembre e ricostruito nella perizia. Giovanni ha anche ricordato il giro di prostituzione proprio vicino al suo locale, che aveva quantomeno bisogno dell’approvazione di chi gestisce il territorio e che lui e la moglie avevano denunciato. Inoltre ha precisato alcune circostanze relative alla notte in cui è stato appiccato il fuoco, descrivendo lo spostamento di alcuni oggetti (come sedie e tavoli) che sono stati accatastati nel punto di innesco per alimentare le fiamme, così come l’allineamento nei pressi del rogo di tre bombole vuote, allo scopo di procurare una vera e propria esplosione che avrebbe distrutto il locale o quanto meno avrebbe potuto procurare danni molto più gravi.

Umberto Santino ha invece delineato il quadro mafioso del territorio, affermando che per decenni, a seguito della fuga di Gaetano Badalamenti e la fine dei suoi affari legati principalmente alla lavorazione e al traffico di eroina, Cinisi e dintorni siano stati trascurati dall’attenzione generale e considerati come zone ormai liberate dal controllo. Questo fino all’arresto, nel 2007, di Lo Piccolo, boss di San Lorenzo che gestiva il potere mafioso fino al comprensorio di Carini e Cinisi, che aveva il suo covo nei pressi di Terrasini, ma era protetto dalla mafia locale di Cinisi e dalle sue connivenze. Gli arresti degli ultimi anni, l’ultimo verificatosi lo scorso 15 novembre, dimostrano che le cosche mafiose sono in piena attività.

L’avvocato Vincenzo Gervasi ha precisato che è stato nominato come legale di parte dalla famiglia Impastato, con il sostegno del Centro Impastato di Palermo e di Casa Memoria Impastato, visto che la Procura di Palermo ha deciso di aprire un’inchiesta per incendio doloso a carico di ignoti curata dal Sostituto Procuratore Ennio Petrigni. Ha anche comunicato che le indagini sono già cominciate con il sequestro ad opera della Procura dei locali interessati dal rogo.

L’ingegnere Francesco Agrò ha ricostruito le dinamiche dell’incendio così come emergono dalle conclusioni della perizia da lui effettuata e di seguito riportate.
A conclusione della indagine si può quindi ricostruire il sinistro come di seguito descritto:
1. Nella notte tra i giorni 8 e 9 dicembre 2011 ignoti hanno raggiunto il magazzino esterno dell’esercizio commerciale del sig. Impastato.
2. Gli ignoti sono entrati senza forzare i mezzi di chiusura atteso che il magazzino esterno non era chiuso ma dotato di varchi liberi d’accesso.
3. Gli ignoti hanno appiccato il fuoco al gruppo di attrezzature temporaneamente inutilizzate, poste nel secondo vano. Hanno appiccato il fuoco anche al secondo gruppo di sacchetti di rifiuti posto nel pianerottolo del corridoio, a sinistra salendo i gradini.
4. A parere del sottoscritto gli ignoti hanno determinato anche un terzo focolaio distinto, e cioè quello riconducibile al primo gruppo di sacchetti di rifiuti, anche se non si può escludere un remoto ed improbabile innesco determinato dalla caduta dall’alto di residui incandescenti dell’impianto di illuminazione bruciato, installato proprio sopra il gruppo di sacchetti sopracitato.
5. Le fiamme sono state inoltre ben alimentate dalle correnti d’aria che si sono generate nel magazzino, atteso che il magazzino medesimo non era chiuso.
6. Alle ore 1.00 del 9/12/2011 il Metronotte di servizio ha notato l’incendio ed ha lanciato l’allarme.
Casa Memoria “Felicia e Peppino Impastato” di Cinisi
Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo