Guerra e genocidio in Jugoslavia

Guerra e genocidio nella repubblica jugoslava
Le guerre per legittimarsi hanno fatto sempre ricorso a miti infondati e menzogne vere e proprie ma forse l’attuale guerra contro la repubblica jugoslava sta superando tutte le altre.
Nei wargames e nei talkshaws televisivi si dice continuamente che la guerra è un intervento della comunità internazionale che mira ad arrestare il genocidio dei kosovari ad opera di Milosevic e a isolare e mettere con le spalle al muro il dittatore serbo. Solo qualche voce isolata fa notare che la Nato, senza neppure una dichiarazione formale di guerra, ha deciso di aggredire la Jugoslavia, violando le norme fondamentali del diritto internazionale e il suo stesso statuto.
Anche se di fronte a quanto sta succedendo non si può non provare una grande impotenza, forse non è totalmente inutile richiamare alcuni principi fondamentali, irrinunciabili per una convivenza civile.
L’art. 51 della carta delle Nazioni Unite ammette l’uso delle forze militari solo per respingere un attacco armato di uno stato contro un altro e l’art. 7 dello statuto della Nato dice chiaramente che la responsabilità primaria del mantenimento della pace spetta al consiglio di sicurezza dell’Onu. Nell’art. 1 dello stesso statuto leggiamo: “le parti si impegnano a comporre ogni disputa internazionale in cui possono essere coinvolte attraverso vie pacifiche in maniera tale che pace, sicurezza e giustizia internazionale non siano messe in pericolo. Si impegnano altresì ad astenersi dal minacciare o dall’usare la forza in ogni maniera non conforme agli obiettivi della Nazioni unite”. L’art. 5 indica tassativamente l’unico caso in cui è possibile usare la forza: quando uno stato membro viene attaccato.
Ora tutti sanno 1) che nessuno stato membro della Nato è stato aggredito, 2) che il consiglio di sicurezza dell’Onu non ha dato nessuna autorizzazione, anzi le Nazioni Unite sono state messe brutalmente da canto.
Dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia la Nato, che si sarebbe dovuta sciogliere contestualmente per dare vita a una forza militare unitaria, non solo è rimasta in piedi ma di fatto ha cambiato pelle, da patto difensivo è diventata una struttura militare per l’affermazione degli interessi dell’Occidente, contro i nuovi “nemici” (cioè tutti coloro che possono intralciare quegli interessi, da Saddam a Milosevic). L’allargamento ad alcuni paesi dell’ex Patto di Varsavia, in nome della cosiddetta “partnership per la pace”, non è stato un passo verso la creazione di una forza internazionale ma un’ulteriore affermazione dell’egemonia americana e un “avvertimento” a una Russia ormai ridotta alla bancarotta interna e con un ruolo secondario sul piano internazionale, nonostante il potere di veto nel consiglio di sicurezza dell’Onu (ed è significativo il rapido fallimento della missione a Belgrado di Primakov).
Le guerre sono una vergogna per la specie umana in ogni caso ma questa, avviata e continuata in violazione di norme fondamentali del diritto internazionale, è il ritorno all’umanità primitiva in cui l’unica ragione è la clava che si ha in mano. Un pessimo precedente che non mancherà di avere conseguenze.
Per quanto riguarda l’Italia qualcuno ha richiamato l’art. 11 della Costituzione, che dice testualmente (ormai lo sappiamo a memoria): “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Partecipando a una guerra di aggressione, la Costituzione è stata palesemente violata ma né il presidente della Repubblica, che dovrebbe essere il garante della carta costituzionale, né tanto meno il presidente del Consiglio ci hanno fatto caso. Il discorso di D’Alema a reti unificate, non poteva essere più ipocrita: gli italiani onorano i loro impegni con gli alleati, ma non attaccano, si difendono. In televisione, tra un consiglio per gli acquisti e l’altro, beviamo tutto, pure la storiella della “difesa integrata”. Per nostra fortuna nella maggioranza c’è chi non sta al gioco: i ministri di Cossutta hanno la lettera di dimissioni in tasca ma finora si sono guardati bene dall’inviarla al destinatario, mentre i belati dei verdi sono più fievoli di quelli di un agnellino pasquale.
La guerra comunque è fatta con le migliori intenzioni: è una forma di “ingerenza umanitaria” che mira ad arrestare i massacri dei nazionalisti serbi. La realtà dice esattamente il contrario: i massacri continuano anzi si sono intensificati e non ci volevano capacità profetiche per prevederlo.
I bombardamenti favoriscono il genocidio, eccitando lo spirito di ritorsione e per di più è venuto a cadere ogni controllo. Qualche giorno prima della guerra c’erano nel Kosovo duemila osservatori dell’Osce ora non c’è più nessuno e le bande paramilitari hanno licenza di uccidere. Quanto ci vorrà per portare a compimento la “pulizia etnica”? Non lo so, ma è lecito prevedere che Milosevic si dirà pronto a negoziare dopo aver portato a compimento la sua “soluzione finale” della questione kosovara, eliminando fisicamente gli adulti, costringendo alla fuga vecchi, donne e bambini, distruggendo le loro case e perfino i registri anagrafici. Sembrerà paradossale, ma guerra e genocidio vanno a braccetto, mentre si proclama il contrario, e la decisione di mettere fine ad entrambi è nelle mani di Milosevic, la cui posizione all’interno del suo paese invece di indebolirsi si è rafforzata.

P.S. Giunge notizia che Clinton ha respinto la proposta vaticana di una tregua pasquale. Quest’anno bisognerà contentarsi del venerdì santo e rimandare a tempi migliori la Resurrezione.

Umberto Santino