Anna Puglisi

Per Antonietta Marino Renda

Antonietta Marino nasce nel 1923 a Mazzarino, in una famiglia di socialisti.
Giovanissima inizia l’attività politica nel Partito comunista. Preso il diploma magistrale nel ’40, vorrebbe prendere la maturità scientifica, con l’intenzione di scriversi all’Università, ma l’impegno politico ha il sopravvento. Nel ’45 viene fondata in paese la sezione del Partito comunista. Antonietta prende la tessera e le viene proposto di candidarsi alle elezioni comunali del ’46. Viene eletta e si attiva, assieme ai compagni, per risolvere i problemi del paese, tanto che, malgrado le elezioni fossero state vinte dalla Democrazia cristiana, sembrava che a governare fosse la sinistra, che effettivamente in seguito per anni amministrò il paese. Il suo impegno era rivolto specialmente alle donne, di cui ricorda la presenza alle sedute del consiglio comunale e nelle iniziative che si prendevano in paese “destando la sorpresa di chi pensava che le donne non si interessassero di politica” (Anna Puglisi, Storie di donne, Di Girolamo 2007). Ricorda che durante le assemblee con i contadini questi si meravigliavano che una ragazza, così giovane, intervenisse per parlare del loro diritto ad avere la terra. “E non dimenticavo mai di dire loro di far partecipare le donne… E le donne venivano, ed erano centinaia”.
La presenza numerosa delle donne alle iniziative sindacali e politiche, è una costante nel racconto dell’esperienza del suo lavoro politico, continuato a Caltanissetta come responsabile femminile alla Camera del lavoro e, dopo il matrimonio, ad Agrigento e poi a Palermo.
Per il suo impegno Antonietta (un lavoro volontario perché non è mai stata una funzionaria stipendiata), era costretta a spostarsi nei paesi. Ricorda l’estrema povertà di mezzi a disposizione ma anche l’affettuosa ospitalità della gente.
Antonietta nel ’49 si sposa, dopo un breve fidanzamento, con Francesco Renda, allora giovane dirigente della Confederterra. Si sposano civilmente perché entrambi non credenti. Lei aveva deciso di non andare più in chiesa da ragazzina dopo avere aver assistito a un episodio che l’aveva turbata profondamente: un prete aveva mandato via, perché non aveva le sei lire richieste, una donna che gli aveva chiesto di battezzare il suo bambino che stava morendo.
Nel ’50, dopo la nascita del primo figlio, Marcello, la famiglia si trasferisce ad Agrigento e nel ’55 a Palermo, perché il marito viene eletto all’Assemblea regionale. Antonietta, malgrado i figli siano ancora piccoli, continua a impegnarsi politicamente: come maestra volontaria nella scuola popolare dell’Udi (Unione donne italiane), nei quartieri popolari della città e nei paesi della provincia, nella lotta per la pace, durante le campagne elettorali.
Nel ’67 inizia a lavorare come maestra alle scuole elementari. Aveva partecipato a tre concorsi ottenendo l’idoneità, ma non era riuscita ad avere il posto in ruolo perché in Italia, per accedere all’insegnamento nella scuola elementare, c’erano due graduatorie, una per gli uomini e una per le donne che potevano essere scavalcate dagli uomini, anche se avevano un punteggio più elevato. Antonietta entra in ruolo dopo che le maestre riescono ad ottenere la graduatoria unica. È una vittoria delle donne siciliane. Infatti la lotta viene condotta specialmente dalle compagne di Palermo, che preparano il disegno di legge presentato dalle deputate palermitane del Pci, e vede Antonietta in prima fila.
Inizia l’insegnamento in paesi lontani da Palermo. Il marito era stato eletto senatore, ma Antonietta ricorda che in casa non c’era mai una lira, perché c’erano tre figli da mantenere e allora gli eletti dei partiti di sinistra lasciavano la metà dello stipendio al partito. E c’erano sempre compagni che avevano bisogno di aiuto economico. E ricorda con orgoglio di non avere abusato delle cariche di suo marito per avere il trasferimento in sedi meno disagiate, neanche nel periodo in cui suo marito fece parte della Commissione pubblica istruzione. Antonietta, rimasta una dolcissima comunista malgrado le tante delusioni accumulatesi negli anni, ha continuato a essere fedele ai suoi ideali di uguaglianza e di giustizia, anche se non più impegnata attivamente.
Antonietta ci ha lasciato il 17 marzo scorso.